RES (Recupero Etico Sostenibile): rifiuti, dividendi e tasse
RES – Recupero Etico Sostenibile è una piccola società dell’economia circolare quotata sull’Euronext Growth Milan, il segmento delle PMI di Piazza Affari: gestisce rifiuti urbani e industriali, ricicla la plastica e produce energia dal recupero. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero, com’è andata la sua giovane storia di dividendi — compreso un taglio della cedola — come si tassa il guadagno e perché su un titolo dell’EGM il rischio di liquidità conta quanto i conti.
- Settore: gestione rifiuti · economia circolare · riciclo plastica
- Dividendo esercizio 2025: 0,08 €/azione (era 0,14 € sul 2024)
- ISIN IT0005543613 · ticker RES · Euronext Growth Milan
- Sede a Pettoranello del Molise (IS) → ritenuta italiana del 26% + PIR
Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: RES – Recupero Etico Sostenibile (Investor Relations) e Borsa Italiana / Euronext Growth Milan (delibere assembleari, quotazione). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.
RES è un ottimo caso di scuola per capire le PMI quotate sull’Euronext Growth Milan (l’EGM, l’ex AIM Italia): il mercato «non regolamentato» di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese in crescita. Qui non troviamo una blue chip da migliaia di azionisti, ma una società piccola, con un flottante ridotto, scambi sottili e una storia in Borsa cominciata solo nel 2023. Imparare a leggerla significa imparare a leggere tutto il segmento growth, dove le opportunità e i rischi sono entrambi amplificati.
Useremo RES per spiegare concetti che valgono per qualsiasi azione italiana di piccola taglia: come si legge una storia di dividendi ancora giovane (e cosa significa quando una società taglia la cedola), come si tassa il dividendo e la plusvalenza al 26%, perché una PMI dell’EGM è il tipico titolo che riempie il «sotto-vincolo» di un PIR, e soprattutto perché su questi titoli il rischio di liquidità è un capitolo a sé. Niente giudizi di valore, niente target di prezzo: solo gli strumenti per ragionare con la tua testa.
Carta d’identità: RES in breve
| Denominazione | RES – Recupero Etico Sostenibile S.p.A. |
|---|---|
| Ticker | RES (Euronext Growth Milan) |
| ISIN | IT0005543613 |
| Mercato | Euronext Growth Milan (EGM, ex AIM Italia) – segmento PMI |
| Settore | Gestione rifiuti · economia circolare · riciclo della plastica |
| Sede e domicilio fiscale | Pettoranello del Molise (Isernia), Italia |
| Quotazione (IPO) | 4 maggio 2023, prezzo di collocamento 4,00 € |
| Dividendo esercizio 2025 | 0,08 € per azione (era 0,14 € sull’esercizio 2024) |
RES – Recupero Etico Sostenibile S.p.A. è una società italiana attiva da oltre trent’anni nel mondo della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare, con sede nella zona industriale di Pettoranello del Molise, in provincia di Isernia. Si occupa dell’intero ciclo del rifiuto — selezione, raccolta, trasporto, trattamento e recupero — fino al riciclo dei materiali e alla produzione di energia. È sbarcata in Borsa il 4 maggio 2023, quotandosi sull’Euronext Growth Milan al prezzo di 4,00 € per azione e raccogliendo capitali per finanziare la propria crescita.
Il codice ISIN (IT0005543613) è la «targa» internazionale del titolo: il riferimento da usare nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, più affidabile del solo nome o del ticker RES. Il prefisso «IT» segnala una cosa che pesa sulla fiscalità: è una società italiana, con domicilio fiscale in Italia. Da qui discendono due conseguenze pratiche che vedremo: la tassazione è quella semplice italiana (ritenuta secca del 26%, niente complicazioni da doppia imposizione estera) e il titolo può entrare in un PIR.
Che cosa fa RES (e cos’è l’Euronext Growth Milan)
Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di RES nascono dalla filiera del rifiuto, con un mix che spazia dal servizio per gli enti pubblici alla vendita di materiali recuperati. In estrema sintesi, l’azienda guadagna in più modi:
- Trattamento dei rifiuti urbani — la voce principale dei ricavi: la gestione e il trattamento dei rifiuti raccolti dai Comuni e dagli enti del territorio, con impianti di trattamento meccanico-biologico, selezione e lavorazione.
- Servizi di smaltimento — la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, una componente importante del fatturato.
- Vendita di materiali riciclati — i materiali recuperati (per esempio le plastiche selezionate e rigenerate) rivenduti come materie prime seconde all’industria.
- Energia da fonti rinnovabili — una quota minore dei ricavi, legata al recupero energetico e alla produzione di energia.
Detto in modo semplice: RES prende ciò che noi buttiamo via e cerca di trasformarlo in un valore — un materiale da rivendere, energia, un servizio per il territorio. È il cuore dell’idea di economia circolare: ridurre lo spreco trasformando il rifiuto in risorsa. Per l’azionista è importante notare che una parte rilevante dei ricavi è legata a servizi per la pubblica amministrazione, tipicamente più stabili, ma anche dipendenti dalle gare e dai contratti con gli enti.
C’è poi un secondo elemento da capire bene, perché cambia tutto il profilo del titolo: RES è quotata sull’Euronext Growth Milan, l’EGM (l’ex AIM Italia). È il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese in crescita. A differenza del mercato principale (dove stanno Eni, Enel e le altre big), l’EGM è un sistema multilaterale di negoziazione con requisiti di accesso più leggeri, obblighi informativi ridotti e — questo è il punto — società molto più piccole, con flottanti contenuti e scambi ridotti. È un mercato pensato per far crescere le PMI italiane, ma proprio per questo richiede all’investitore più attenzione e più consapevolezza del rischio.
Tradotto: comprando un’azione come RES non stai comprando un colosso da migliaia di azionisti, ma una piccola società in cui il tuo capitale è esposto sia all’andamento di uno specifico business locale, sia alle caratteristiche tecniche del segmento growth. Su entrambi i fronti torneremo: prima sui dividendi e sulla fiscalità, poi sul rischio di liquidità, che su questi titoli è centrale.
L’angolo economia circolare: rifiuti, plastica ed energia
L’angolo che rende RES un titolo interessante da capire è il suo posizionamento sul tema «etico e sostenibile»: il nome stesso — Recupero Etico Sostenibile — racconta la scommessa. L’idea di fondo è che la gestione dei rifiuti e il riciclo non siano più solo un costo o un obbligo di legge, ma un settore in crescita, spinto dalle normative europee sull’economia circolare, dagli obiettivi di riciclo e dalla pressione a ridurre le discariche.
Negli ultimi tempi RES ha comunicato iniziative di sviluppo proprio in questa direzione: progetti sul riciclo della plastica, comprese tecnologie di riciclo chimico, e l’ingresso in attività legate alle plastiche biodegradabili. Sono mosse coerenti con il tema, ma è importante distinguere — come sempre con le piccole società in crescita — tra l’annuncio di un progetto e i ricavi e i margini che quel progetto genererà davvero, e in quanto tempo. È una distinzione cruciale per ragionare con lucidità su qualsiasi titolo dell’EGM.
La lezione pratica è che un’azienda dell’economia circolare combina una parte di business più «da servizio» — la gestione dei rifiuti, relativamente stabile e legata ai contratti pubblici — con una parte più «da crescita», legata ai nuovi impianti, alle nuove tecnologie e all’espansione. Per l’investitore significa che il titolo può muoversi sia sui risultati ordinari, sia sulle aspettative legate ai progetti futuri: capire quale delle due anime stai comprando è il primo passo per non confondere una storia industriale solida con una semplice narrazione.
Storia e politica dei dividendi: una cedola giovane (e tagliata)
Veniamo al punto che interessa molti: RES paga un dividendo. È una notizia tutt’altro che scontata per una società appena quotata sull’EGM, dove molte PMI in crescita preferiscono trattenere gli utili per finanziare gli investimenti. La storia della cedola, però, è ancora giovane e — importante — non è una linea sempre crescente: anzi, l’ultimo dato segna un taglio rispetto all’anno prima.
Leggiamo la serie con onestà, perché racconta una storia precisa. Sull’esercizio 2023, primo anno parziale dopo la quotazione di maggio, RES non ha distribuito dividendi. Sull’esercizio 2024 l’assemblea ha deliberato una cedola di 0,14 € per azione, pagata nel 2025: il primo, vero dividendo da società quotata. Sull’esercizio 2025, però, l’assemblea dell’aprile 2026 ha deliberato un dividendo di 0,08 € per azione — quindi quasi dimezzato rispetto all’anno precedente.
Questo taglio è esattamente il tipo di informazione che una scheda onesta deve mettere in evidenza, non nascondere. Una cedola che scende può avere molte spiegazioni — la scelta di trattenere più cassa per finanziare gli investimenti e i nuovi impianti, un andamento dei conti meno brillante, o entrambe le cose — ma il dato di fatto è che la rendita da dividendo di RES, su una storia ancora cortissima, ha già mostrato variabilità. Per chi cerca una cedola prevedibile e crescente, una micro-cap dell’EGM con tre soli esercizi di storia (di cui uno senza dividendo e uno in calo) è il profilo sbagliato: il dividendo qui è un «di più» eventuale, non una rendita su cui costruire un piano.
È utile inquadrare il fenomeno in un concetto generale: il dividendo non è mai garantito, è deciso anno per anno dall’assemblea sulla base degli utili e delle scelte di investimento. Su una società piccola e in crescita questa discrezionalità è massima. Diffida sempre di chi presenta come «stabile» o «in crescita» una serie di dividendi così breve: tre punti, uno dei quali a zero, non fanno una politica di dividendo consolidata. Per ragionare sui rendimenti vedi come si calcola il rendimento da dividendo e, sul tema dei rendimenti troppo allettanti, la dividend trap.
Stacco, record date e pagamento: come funziona
Per chi non ha mai incassato un dividendo, conviene capire il meccanismo delle date, perché vale per qualsiasi azione e perché su RES abbiamo dati concreti dall’ultima distribuzione. Tre sono i giorni che contano:
- Data di stacco (ex-date) — il giorno da cui l’azione viene scambiata «senza» il diritto al dividendo. Per il dividendo sull’esercizio 2025, RES ha indicato lo stacco al 18 maggio 2026. Chi compra a partire da quel giorno non riceve quella cedola.
- Record date — il giorno in cui si «fotografa» chi ha diritto al dividendo: per RES il 19 maggio 2026. Per via dei tempi tecnici di regolamento, coincide di norma con il giorno lavorativo successivo allo stacco.
- Data di pagamento — il giorno in cui i soldi arrivano sul conto: per RES a partire dal 20 maggio 2026.
Un dettaglio che spiazza i principianti: il giorno dello stacco il prezzo del titolo «scende» tipicamente di un importo pari al dividendo. Non è una perdita — è solo che quel valore esce dall’azione sotto forma di cedola e arriverà sul tuo conto. In altre parole, comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo per «prendere il dividendo» non regala nulla: incassi la cedola ma il titolo vale corrispondentemente meno, e in più pagherai il 26% di imposta su quel dividendo. È un equivoco classico da evitare.
Quanto rende il dividendo e come si tassa
Veniamo alla fiscalità del dividendo, che per RES è semplice proprio perché è una società italiana. Sul dividendo incassato si applica una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, trattenuta direttamente dall’intermediario italiano (banca o broker) che fa da «sostituto d’imposta». Tu ricevi l’importo già netto e non devi dichiarare nulla.
La ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto»: è secca e definitiva, non si recupera né si ricalcola in dichiarazione con un’aliquota IRPEF più bassa. Trattandosi di una società italiana, non c’è alcuna complicazione da doppia imposizione estera: nessuna ritenuta straniera da scontare, nessun credito d’imposta da chiedere, nessun quadro RW da compilare per il titolo. È la situazione più lineare possibile. Per il quadro generale vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.
Un’avvertenza pratica sul rendimento: il «dividend yield» che vedi sui portali (per esempio attorno al 2% su questo titolo) è un dato che cambia ogni giorno, perché dipende dal prezzo di mercato, ed è calcolato sul lordo. Il rendimento netto che incassi davvero è quello al netto del 26%. E, soprattutto su RES, ricorda che il numeratore — il dividendo — non è affatto stabile: è già stato tagliato una volta. Calcolare un rendimento su una cedola variabile è esercizio da prendere con le pinze.
Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno
L’altro modo per guadagnare con RES è venderla a un prezzo più alto di quello d’acquisto: la differenza è una plusvalenza, tassata anch’essa al 26%. Su una società dell’EGM, dove il dividendo è piccolo e incerto, è probabile che il vero motore (in un senso o nell’altro) sia proprio l’andamento del prezzo.
La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli, fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Questo aspetto pesa molto su un titolo volatile come una micro-cap: se dovessi venderlo in perdita, quella minusvalenza non andrebbe sprecata ma potrebbe abbattere guadagni futuri su altri titoli (vedi il capital gain al 26% e la compensazione delle minusvalenze).
In «regime amministrato» è la banca a calcolare e versare l’imposta sulle plusvalenze e a gestire le minusvalenze; in «regime dichiarativo» riporti tutto nel quadro RT. Attenzione a un punto pratico molto concreto sull’EGM: se compri o vendi in più momenti, il guadagno si calcola sul costo medio ponderato. E poiché su un titolo poco liquido il prezzo «vero» di vendita può discostarsi da quello visto a schermo (per via dello spread denaro-lettera), tenere traccia con precisione dei prezzi di carico e di realizzo è ancora più importante per sapere quanta plusvalenza o minusvalenza emergerà.
RES dentro un PIR e i PIR Alternativi
C’è poi un veicolo ancora più calzante per un titolo così: i PIR Alternativi. Sono piani pensati proprio per convogliare risparmio verso le PMI, con limiti di investimento per emittente più ampi e una vocazione esplicita verso le società non quotate o quotate su mercati come l’EGM. Per l’economia delle piccole imprese italiane, i PIR Alternativi sono uno dei canali principali, e una società come RES ne è un classico bersaglio. È utile sapere che parte della domanda per i titoli dell’EGM arriva proprio da questi strumenti.
Il vantaggio fiscale del PIR è doppio e calza su entrambi i fronti di RES: l’esenzione dal 26% sia sui dividendi sia sulle plusvalenze, a patto di mantenere l’investimento per almeno 5 anni. Attenzione però a due cose. Primo: il PIR rende l’investimento più efficiente dal punto di vista fiscale, ma non riduce di un centesimo il rischio del titolo, che su una micro-cap dell’EGM è elevato. Secondo: il vincolo dei 5 anni va valutato con cautela proprio su un titolo poco liquido, perché vendere prima fa decadere i benefici e su questi titoli «uscire» non è sempre rapido. Lo strumento ha inoltre tetti annui e complessivi e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR: vantaggi e limiti nella guida ai PIR.
Come si compra RES dall’Italia
Come si compra dall’Italia
Per comprare azioni RES dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker con accesso all’Euronext Growth Milan (la quasi totalità degli intermediari italiani lo offre). Cerchi il titolo con l’ISIN (IT0005543613) o il ticker RES e invii un ordine. Su un titolo poco liquido come questo, l’ordine «con limite» — in cui fissi tu il prezzo massimo in acquisto o minimo in vendita — è quasi sempre più prudente dell’ordine «a mercato»: evita di vedersi eseguire l’operazione a un prezzo molto diverso da quello atteso quando gli scambi sono sottili.
Sui costi guarda due voci: le commissioni di negoziazione del broker (che su un titolo dagli scambi ridotti incidono di più in proporzione) e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo — qui, per giunta, una micro-cap dell’EGM: ne parliamo nell’ultima sezione.
Azione singola o ETF: come decidere il peso
È la domanda che ci si pone davanti a qualsiasi titolo: meglio la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta universale, e non possiamo dartela noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte e da quanta concentrazione e rischio sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano, con una premessa specifica per RES.
La premessa è questa: una micro-cap dell’EGM come RES difficilmente si trova dentro i grandi ETF diversificati (gli indici come il FTSE MIB o gli ETF Italia replicano le società maggiori). Comprare RES, quindi, è quasi per definizione una scelta attiva e di nicchia, non qualcosa che ottieni «di striscio» con un fondo. Con la singola azione scegli esattamente la scommessa — qui, l’economia circolare e la crescita di una piccola società molisana — senza pagare commissioni di gestione annue, ma concentri tutto su un solo titolo poco liquido.
Con un ETF — per esempio sull’economia circolare, sull’ambiente o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla scommessa mirata e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma diluisci il rischio del singolo emittente e, soprattutto, non hai il problema della liquidità del singolo titolo. Una logica molto usata è trattare una micro-cap come RES come una piccola quota satellite ad alto rischio, accanto a un nucleo di portafoglio fatto di fondi diversificati. Per ragionare sul peso da dare a un titolo vedi large, mid e small cap; per leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.
Il rischio di liquidità dell’EGM (e gli altri rischi)
Il rischio più caratteristico di un titolo dell’EGM è il rischio di liquidità. Su un mercato dove gli scambi giornalieri sono sottili può succedere che, quando vuoi vendere, non ci sia un compratore al prezzo che vedi a schermo: per uscire devi accettare un prezzo più basso, oppure attendere. Lo spread tra il prezzo in acquisto e quello in vendita è spesso ampio, e questo è un costo nascosto che paghi a ogni operazione. È il motivo per cui, su questi titoli, gli ordini «con limite» sono quasi obbligatori e le posizioni andrebbero dimensionate pensando anche a come e quando si esce, non solo a quando si entra.
A questo si aggiungono i rischi tipici di una piccola società. Il rischio di business: una parte dei ricavi dipende da contratti e gare con la pubblica amministrazione, e i progetti di crescita (nuovi impianti, riciclo chimico, plastiche biodegradabili) devono ancora dimostrare di tradursi in utili stabili. Il rischio normativo: il settore rifiuti è fortemente regolato, e cambi di normativa o di incentivi possono spostare gli equilibri. La minore trasparenza: l’EGM prevede obblighi informativi più leggeri del mercato principale, quindi spesso hai meno dati e meno frequenti su cui ragionare. E la concentrazione e volatilità: con un flottante ridotto, poche operazioni possono muovere molto il prezzo.
Infine il dato che abbiamo già visto: la politica di dividendo non è consolidata. La cedola è giovane ed è già stata tagliata, quindi non va data per scontata. Tutti questi fattori si traducono nel rischio più concreto: la possibilità di perdere una quota rilevante del capitale investito, e di non poter uscire rapidamente quando lo si desidera. Su una micro-cap dell’EGM non è uno scenario teorico, ma una possibilità reale da mettere in conto prima di comprare. La regola di fondo, qui più che mai, è una sola: investi su RES solo la parte di portafoglio che potresti permetterti di vedere dimezzata — e che non ti serve poter vendere in fretta.
Domande frequenti
Che cosa fa RES – Recupero Etico Sostenibile?
È una società italiana dell’economia circolare attiva da oltre trent’anni nella gestione dei rifiuti: selezione, raccolta, trasporto, trattamento dei rifiuti urbani e industriali, riciclo dei materiali (in particolare della plastica) e produzione di energia dal recupero. È quotata sull’Euronext Growth Milan dal 2023.
RES paga dividendi?
Sì, ma la storia è giovane e variabile. Sull’esercizio 2024 ha distribuito 0,14 € per azione (pagati nel 2025); sull’esercizio 2025 ha deliberato 0,08 € per azione (stacco 18 maggio 2026, pagamento dal 20 maggio 2026), quindi una cedola quasi dimezzata. Sul primo anno parziale post-IPO (2023) non aveva distribuito nulla. Non è una rendita su cui contare.
Come si tassa il dividendo di RES?
Con una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, trattenuta direttamente dall’intermediario italiano. Trattandosi di una società italiana, ricevi l’importo già netto, non devi dichiarare nulla e non c’è doppia imposizione estera.
Le azioni RES si possono mettere in un PIR o in un PIR Alternativo?
Sì. Essendo una micro-cap italiana fuori dai grandi indici, RES riempie il sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario ed è un classico bersaglio dei PIR Alternativi, pensati per le PMI. Detenuta 5 anni dà l’esenzione dal 26% su dividendi e plusvalenze. Il PIR però non riduce il rischio, alto, del titolo, e il vincolo dei 5 anni va valutato con cautela su un titolo poco liquido.
Perché si parla di rischio di liquidità per RES?
Perché è quotata sull’Euronext Growth Milan, il segmento delle PMI: gli scambi sono ridotti, il flottante è contenuto e lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita può essere ampio. Significa che vendere al prezzo visto a schermo non è sempre immediato, e su questi titoli conviene usare ordini «con limite» e dimensionare le posizioni con prudenza.
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Questa è una delle schede del settore Industria e meccanica: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.
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