Approfondimento

Azioni Saipem (SPM): cosa fa, dividendi e fiscalità

in
Azioni Saipem (SPM): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Saipem (SPM): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe

Saipem è uno dei maggiori gruppi al mondo nell’ingegneria e costruzione di grandi impianti per energia: piattaforme, gasdotti sottomarini, raffinerie. È un titolo molto diverso da una utility: ciclico, volatile, con una storia di dividendi interrotti per anni e poi ripresi. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa l’azienda, perché il dividendo è stato sospeso, come viene tassato e quali rischi corri tenendo una singola azione in portafoglio.

  • Settore: Energy services · Ingegneria e costruzioni (E&C)
  • Dividendo esercizio 2024: 0,17 €/azione (ripreso dopo anni di stop)
  • ISIN IT0005495657 · ticker SPM · FTSE MIB
  • Sede a Milano → ritenuta italiana del 26%

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext Milan (storico dividendi, ISIN IT0005495657) e Saipem Investor Relations. Saipem non ha distribuito dividendi sugli esercizi dal 2015 al 2023 ed è tornata alla cedola con l’esercizio 2024 (0,17 €, pagato nel 2025). Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Saipem è l’esempio perfetto del perché una scheda come questa serva. È un titolo che molti italiani conoscono e che è stato a lungo associato al dividendo, ma che il dividendo lo ha sospeso per anni, dopo una crisi profonda e due aumenti di capitale che hanno bruciato valore. È anche un titolo che fa un mestiere completamente diverso da una utility: non gestisce reti né vende energia, ma costruisce le grandi opere dell’energia in giro per il mondo. Capire questa differenza è la chiave per non leggere male il titolo. Qui ti spieghiamo tutto in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore.

Useremo Saipem come «caso di scuola» per un concetto fondamentale: il dividendo di un’azione non è garantito. La sua storia recente lo dimostra meglio di mille spiegazioni. Vedremo anche come si tassano dividendo e plusvalenza e quando un PIR può azzerare quelle imposte.

Carta d’identità: Saipem in breve

DenominazioneSaipem S.p.A.
TickerSPM (Euronext Milan)
ISINIT0005495657
MercatoEuronext Milan (ex Borsa Italiana) – segmento blue chip
IndiceFTSE MIB
SettoreServizi per l’energia – ingegneria e costruzioni (E&C)
Sede e domicilio fiscaleMilano (San Donato Milanese), Italia
AzionariatoEni e CDP Industria come azionisti di riferimento, poi flottante
Storia recenteAumenti di capitale 2016 e 2022; nuovo ISIN dopo il raggruppamento azioni del 2022

Saipem è uno dei leader mondiali nell’ingegneria e costruzione (in inglese «Engineering & Construction», E&C) di grandi impianti per l’industria dell’energia: piattaforme offshore, condotte sottomarine, impianti di gas naturale liquefatto, raffinerie. È un’azienda «di progetto»: realizza grandi opere su commessa per i colossi del petrolio e del gas, in tutto il mondo. È controllata di fatto da Eni e dalla Cassa Depositi e Prestiti, e fa parte del FTSE MIB.

Una nota tecnica importante: il codice ISIN attuale (IT0005495657) è diverso da quello storico, perché nel 2022 Saipem ha effettuato un raggruppamento di azioni (reverse split) nell’ambito di una ristrutturazione che ha incluso un grande aumento di capitale. Per questo, se confronti grafici e dividendi molto vecchi con quelli recenti, gli importi per azione non sono direttamente comparabili: il numero di azioni è cambiato. Verificare ISIN e mercato di quotazione è sempre il primo riflesso utile, e nel caso di Saipem è particolarmente importante proprio per non confondere serie storiche diverse.

Che cosa fa Saipem: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. I ricavi di Saipem non vengono da bollette o tariffe, ma da commesse: grandi contratti per costruire impianti, vinti in gara contro altri colossi internazionali. L’azienda è organizzata in alcune linee di business:

  • Offshore Engineering & Construction — la costruzione di piattaforme, condotte e infrastrutture in mare, spesso a grandi profondità. È il cuore tecnologico di Saipem, dove ha competenze difficili da replicare.
  • Onshore Engineering & Construction — impianti a terra: raffinerie, impianti di trattamento del gas, infrastrutture industriali.
  • Offshore Drilling — le navi e gli impianti di perforazione in mare noleggiati alle compagnie petrolifere.
  • Transizione energetica — eolico offshore, cattura della CO₂, idrogeno e nuove tecnologie: Saipem applica le sue competenze ingegneristiche anche ai progetti di decarbonizzazione.

La parola chiave per capire Saipem è «backlog», cioè il portafoglio ordini: il valore complessivo dei lavori già acquisiti ma non ancora eseguiti. Per un’azienda di progetto è l’indicatore più importante, perché dice quanti ricavi sono «in cassaforte» per gli anni a venire. Un backlog in crescita segnala visibilità sui ricavi futuri; un backlog in calo è un segnale di allarme. È un modo di leggere l’azienda completamente diverso da quello di una utility, dove i ricavi arrivano in modo ricorrente dalle tariffe.

Il rovescio di questo modello è la marginalità sottile e rischiosa. I grandi progetti durano anni e hanno prezzi fissati in anticipo: se i costi delle materie prime o della manodopera salgono, o se un cantiere va in ritardo, l’azienda può trovarsi a perdere su una commessa già firmata. È esattamente ciò che è accaduto a Saipem in passato, con progetti che si sono rivelati molto meno redditizi del previsto e hanno contribuito alle sue crisi.

Saipem è un’azienda profondamente internazionale: lavora in Medio Oriente, Africa, Asia, Americhe, ovunque ci siano grandi progetti energetici. Questo le dà accesso a un mercato enorme ma la espone all’instabilità geopolitica, ai rischi di esecuzione in Paesi complessi e alle decisioni di investimento delle grandi compagnie petrolifere, che sono i suoi clienti. Quando i colossi dell’energia tagliano gli investimenti, le commesse per Saipem si riducono.

Un titolo ciclico, non una utility

L’errore più comune con Saipem è trattarla come se fosse una utility energetica, cioè un titolo stabile da dividendo. Non lo è. Saipem è un’azione fortemente ciclica: i suoi ricavi e i suoi utili dipendono dal ciclo degli investimenti nel settore energetico, che a sua volta segue il prezzo del petrolio e le strategie delle grandi compagnie. Quando il barile è alto e le compagnie investono, le commesse fioccano; quando il barile crolla e gli investimenti si fermano, Saipem soffre.

A questa ciclicità si aggiunge il rischio di esecuzione tipico delle aziende di progetto: un singolo contratto andato male può pesare enormemente sui conti di un anno. È una combinazione che rende il titolo molto più volatile della media: il prezzo può raddoppiare o dimezzarsi in tempi relativamente brevi. Per chi investe, questo significa che Saipem non è un titolo «da cassetto» nel senso tradizionale, ma un’azione che richiede una tolleranza al rischio elevata. Per capire la distinzione tra azioni cicliche e difensive vedi azioni difensive e cicliche.

La storia recente lo conferma in modo drammatico. Saipem ha attraversato due gravi crisi finanziarie, nel 2016 e nel 2022, ciascuna risolta con un aumento di capitale di miliardi di euro. Un aumento di capitale «diluisce» gli azionisti esistenti: chi non sottoscrive le nuove azioni si ritrova con una fetta più piccola dell’azienda, e il valore della singola azione tipicamente crolla. È uno dei rischi più concreti e meno conosciuti dell’investire in una singola azione in difficoltà, e Saipem ne è l’esempio da manuale.

Storia dei dividendi: la sospensione e il ritorno

Dividendo Saipem per azione, per esercizio (€)20210.00 €20220.00 €20230.00 €20240.17 €20250.17 €
Nessun dividendo sugli esercizi 2015-2023; ritorno alla cedola dall’esercizio 2024. Fonte: Borsa Italiana / Saipem IR.

La storia dei dividendi di Saipem è il cuore di questa scheda, perché racconta una lezione che vale per qualsiasi azione. Dopo la crisi del 2015-2016, Saipem ha sospeso completamente il dividendo: per gli esercizi dal 2015 al 2023 — quasi un decennio — gli azionisti non hanno incassato nessuna cedola. L’azienda doveva prima risanare i conti, ridurre il debito e superare una seconda crisi, quella del 2022, risolta con un nuovo aumento di capitale.

Solo con l’esercizio 2024, tornata stabilmente all’utile, Saipem ha ripristinato il dividendo, distribuendo 0,17 € per azione (pagati nel 2025) e confermando la cedola sull’esercizio successivo. È un ritorno importante, ma va letto per quello che è: l’inizio di una nuova storia, non la ripresa di una tradizione consolidata. Per chi investe, è la prova concreta che il rendimento da dividendo «storico» di un titolo può essere illusorio se l’azienda lo ha interrotto. La formula del rendimento è spiegata nella guida al rendimento da dividendi.

La morale è netta e vale per qualsiasi azione: il dividendo, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale. Dipende dagli utili e dalle decisioni dell’assemblea, e può essere ridotto o azzerato quando l’azienda è in difficoltà — proprio nel momento in cui, magari, il prezzo del titolo è già sceso. Un rendimento da dividendo molto alto su un’azienda fragile è spesso un campanello d’allarme più che un’occasione: è il fenomeno della «dividend trap». Per il confronto tra chi punta sulle cedole e chi preferisce far crescere il capitale, vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date, che valgono per qualsiasi azione e non solo per Saipem:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto, di solito il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Tornata al dividendo, Saipem lo paga in un’unica soluzione annuale, di norma a maggio, dopo l’approvazione del bilancio. Trattandosi di un titolo ciclico, però, il punto da ricordare è ancora più importante che altrove: comprare l’azione solo «per prendere il dividendo» non crea valore (il prezzo si aggiusta da solo) e, su un’azienda volatile, la cedola può cambiare molto da un anno all’altro.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: se per esempio il titolo valesse 2,50 € e il dividendo fosse 0,17 €, il rendimento lordo sarebbe circa il 6,8%. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, e su un titolo come Saipem va preso con prudenza perché la cedola futura è tutt’altro che scontata. Trovi la formula nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Saipem è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 1.000 azioni Saipem e incassi il dividendo da 0,17 € ad azione: il lordo è 170 €. La ritenuta del 26% vale 44,20 €, quindi ti restano 125,80 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a ogni cedola futura, qualunque sia l’importo.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità, ma ha un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.

Il caso si complica solo per le azioni di società con sede all’estero, dove entra in gioco anche una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per Saipem, società di San Donato Milanese, non è un problema. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Su un titolo volatile come Saipem la plusvalenza (o la minusvalenza) è spesso più rilevante del dividendo. Se vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è tassata al 26%, come il dividendo. Le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Su un titolo che può oscillare molto, questo «zainetto fiscale» delle perdite è tutt’altro che teorico: chi ha subito perdite su Saipem (per esempio durante gli aumenti di capitale) può usarle per abbattere guadagni futuri su altri titoli. In «regime amministrato» è la banca a fare i calcoli; in «regime dichiarativo» tutto va nel quadro RT. I dettagli sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

C’è un’asimmetria fiscale importante: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. In altre parole, se hai accumulato perdite, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una differenza tecnica che pesa soprattutto su chi gestisce un portafoglio di singole azioni volatili.

Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Su un’azione che ha vissuto un raggruppamento (reverse split) come Saipem, tenere traccia dei prezzi di carico corretti è ancora più importante per non sbagliare i conti. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona aiuta a non avere sorprese.

Saipem dentro un PIR: quando l’esenzione è possibile

Saipem può stare in un PIR? Sì, ma con un limite tecnico. Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% deve andare a società non incluse nel FTSE MIB. Saipem, essendo nel FTSE MIB, rientra nella quota principale del 70% ma non nel sotto-vincolo riservato alle aziende più piccole. Non puoi quindi riempire un PIR solo di Saipem, ma puoi inserirla.

Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Attenzione però: su un titolo volatile come Saipem il vincolo dei 5 anni va valutato con cura, perché ti impegna a non vendere proprio uno strumento che per natura può avere oscillazioni molto ampie. L’esenzione vale solo se rispetti l’orizzonte; vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte.

Lo strumento ha regole stringenti: un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni e l’apertura presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Non è quindi un modo per detenere una sola azione, ma una cornice fiscale dentro cui Saipem può convivere con altri titoli italiani, preferibilmente come piccola parte di un insieme diversificato. Vantaggi e limiti sono spiegati nella guida ai PIR.

Come si compra Saipem dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Saipem dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0005495657 o il ticker SPM e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Su un titolo volatile come Saipem l’ordine «con limite» è particolarmente utile per non subire prezzi di esecuzione inattesi.

Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Saipem: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dall’orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Su un titolo volatile la domanda è ancora più rilevante.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio concentri tutto su un solo titolo: se Saipem attraversa una nuova fase difficile — e la sua storia mostra che può accadere — non c’è nulla in portafoglio che compensi, e in caso di aumento di capitale la diluizione colpisce direttamente le tue azioni. Con un ETF — per esempio un fondo sull’energia o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di tante società: rinunci alla «scommessa mirata» e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Con un titolo ciclico come Saipem, questo dimensionamento prudente è ancora più importante. Per ragionare sul peso di un titolo vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi specifici di una singola azione Saipem

Saipem è un titolo ad alto rischio. La sua storia recente — sospensione del dividendo per quasi un decennio e due aumenti di capitale che hanno diluito gli azionisti — mostra concretamente che cosa può accadere a chi tiene una singola azione ciclica in difficoltà. Un ETF azionario attutisce il colpo del singolo emittente; una singola azione no.

Oltre al rischio di concentrazione, un’azione Saipem porta con sé rischi specifici molto marcati. Il primo è il rischio di esecuzione: i grandi progetti hanno prezzi fissati in anticipo e durano anni; ritardi, aumenti dei costi o problemi tecnici su una singola commessa possono trasformare un contratto in perdita, come già accaduto. Il secondo è il rischio ciclico: i ricavi dipendono dagli investimenti delle compagnie petrolifere, a loro volta legati al prezzo del greggio; quando gli investimenti si fermano, le commesse si riducono.

Il terzo è il rischio geopolitico: Saipem lavora in molti Paesi instabili, dove un conflitto o un cambio di regime può bloccare un cantiere. Il quarto, e forse il più temuto da chi investe, è il rischio di diluizione: un’azienda fragile che deve rafforzare il capitale può lanciare un aumento di capitale che riduce il valore delle azioni esistenti. Saipem lo ha fatto due volte. Il quinto è il rischio sull’utile e sul cambio, dato che molte commesse sono in valuta estera.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più importante: quello di prezzo, che su Saipem è particolarmente elevato. Il valore dell’azione può muoversi in modo violento e restare a lungo lontano dal prezzo d’acquisto. È un titolo ciclico e volatile, l’opposto di un’azione difensiva: per la distinzione vedi azioni difensive e cicliche, e per il peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Saipem va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse gran parte del proprio valore.

Domande frequenti

Saipem paga il dividendo?

Sì, ma solo da poco. Saipem ha sospeso il dividendo per gli esercizi dal 2015 al 2023 ed è tornata a pagarlo con l’esercizio 2024, distribuendo 0,17 € per azione (pagati nel 2025). Per quasi un decennio gli azionisti non hanno incassato cedole.

Perché Saipem aveva smesso di pagare il dividendo?

Per via di due gravi crisi finanziarie (2016 e 2022), ciascuna risolta con un aumento di capitale. L’azienda ha dovuto risanare i conti e ridurre il debito prima di poter tornare a remunerare gli azionisti.

Quante tasse si pagano sul dividendo Saipem?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 0,17 € lordi ti restano circa 0,126 € netti per azione.

Saipem è un'azione rischiosa?

È un titolo ciclico e volatile, molto più rischioso di una utility. La sua storia recente — dividendo sospeso per anni e due aumenti di capitale che hanno diluito gli azionisti — lo conferma. Non va confuso con un titolo «da cassetto».

Le azioni Saipem si possono mettere in un PIR?

Sì, rientrano nella quota del 70% di imprese italiane di un PIR ordinario, ma non nel sotto-vincolo del 30% riservato alle società fuori dal FTSE MIB. Detenute 5 anni beneficiano dell’esenzione fiscale, ma il vincolo dei 5 anni va valutato con cura su un titolo così volatile.

Esplora il settore

Questa è una delle schede del settore Energia e utility: vedi tutte le aziende del comparto a confronto, con dividendi e fiscalità.

Azioni · Energia e utility · Indice «Azioni e dividendi»

Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
AM
Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

Scopri di più → · LinkedIn

Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.