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Azioni Sanlorenzo (SL): cosa fa, dividendi e fiscalità

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Azioni Sanlorenzo (SL): cosa fa, dividendi e fiscalità
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 14 Giugno 2026

Sanlorenzo (SL): profilo, dividendi e tasse, spiegati a chi investe

Sanlorenzo costruisce yacht e superyacht di altissima gamma per una clientela molto facoltosa. È una mid cap del segmento STAR di Piazza Affari, fuori dal FTSE MIB, e ha una storia di dividendi in crescita. Questa scheda non ti dice se comprarla: ti spiega che cosa fa davvero il cantiere, quanto e come paga i dividendi, come vengono tassati e quali rischi corri con una singola azione.

  • Settore: Lusso · Nautica di altissima gamma (yacht e superyacht)
  • Dividendo esercizio 2024: 1,00 €/azione (annuale)
  • ISIN IT0003549422 · ticker SL · FTSE Italia Mid Cap (STAR)
  • Sede ad Ameglia → ritenuta italiana del 26% + PIR-eligibile

Dati aggiornati al 14 giugno 2026. Fonti: Borsa Italiana – Euronext STAR Milan (storico dividendi, ISIN IT0003549422, indice FTSE Italia Mid Cap) e Sanlorenzo Investor Relations. Contenuto informativo: non è una raccomandazione di acquisto o vendita.

Sanlorenzo non è un produttore di barche «di serie»: costruisce poche decine di yacht e superyacht all’anno, ognuno su misura, per una clientela tra le più ricche del pianeta. È un modello di business molto particolare, fatto di ordini lunghi, anticipi dei clienti e personalizzazione estrema. Capire questa meccanica — e capire la fiscalità del dividendo e della plusvalenza — è il modo serio di avvicinarsi al titolo. Qui trovi tutto in chiave didattica e fiscale, senza giudizi di valore né target di prezzo.

Useremo Sanlorenzo anche come «caso di scuola» per due cose: il modello del lusso «su commessa», molto diverso da quello dei marchi che vendono milioni di pezzi, e il fatto che — essendo una mid cap fuori dal FTSE MIB — è un titolo particolarmente interessante per chi costruisce un PIR. È un angolo fiscale che su una big cap non esiste, e che spieghiamo passo per passo.

Carta d’identità: Sanlorenzo in breve

DenominazioneSanlorenzo S.p.A.
TickerSL (Euronext STAR Milan)
ISINIT0003549422
MercatoEuronext STAR Milan (segmento ad alti requisiti)
IndiceFTSE Italia Mid Cap · FTSE Italia STAR
SettoreLusso – nautica di altissima gamma
Sede e domicilio fiscaleAmeglia (La Spezia), Italia
Azionista di riferimentoMassimo Perotti (tramite la holding Happy Life)
In Borsa dal2019 (IPO)

Sanlorenzo è uno dei nomi più prestigiosi della nautica di lusso mondiale: costruisce yacht e superyacht di altissima gamma, oltre ai motoryacht sportivi del marchio Bluegame. È un’azienda guidata da Massimo Perotti, che ne è anche il principale azionista, e quotata a Piazza Affari nel segmento STAR, riservato alle società che rispettano requisiti elevati di governance, trasparenza e liquidità.

Il codice ISIN (IT0003549422) è la «targa» internazionale del titolo: è il riferimento che usi quando cerchi l’azione nel tuo home banking o nella piattaforma del broker, ed è più affidabile del semplice nome. Il prefisso «IT» ti dice subito una cosa fiscalmente importante: Sanlorenzo è una società italiana a tutti gli effetti, con tutte le conseguenze — semplici — che vedremo sulla tassazione del dividendo. L’appartenenza al segmento STAR, inoltre, è un indizio di qualità: vi accedono solo le mid cap con standard di trasparenza più stringenti.

Che cosa fa Sanlorenzo: i mestieri dietro l’azione

Per capire un’azione bisogna capire da dove arrivano i suoi soldi. Sanlorenzo opera su pochi segmenti, tutti nella fascia altissima del mercato nautico:

  • Yacht — imbarcazioni a motore in composito di media-grande dimensione, il cuore storico del marchio: prodotti su misura, dal design riconoscibile, per clienti privati di alto profilo.
  • Superyacht — le imbarcazioni più grandi, in alluminio e acciaio, vere e proprie ville galleggianti costruite quasi interamente su specifiche del committente.
  • Bluegame — il marchio dei motoryacht sportivi e innovativi, con cui Sanlorenzo sperimenta soluzioni tecnologiche (incluse propulsioni a idrogeno e a celle a combustibile).
  • Servizi e refit — assistenza, manutenzione e rinnovo delle imbarcazioni esistenti, una parte di ricavi più stabile e ricorrente.

La caratteristica decisiva è la clientela: Sanlorenzo vende a privati con patrimoni molto elevati, in numero limitato. Questo significa che non insegue volumi, ma esclusività e margini alti. È l’opposto di un produttore di massa: pochi pezzi, prezzi altissimi, personalizzazione totale. Per chi guarda all’azione, significa che la domanda dipende dalla ricchezza e dalla fiducia di una nicchia ristretta di compratori globali, più che dall’andamento dei consumi generali.

Questo modello ha conseguenze pratiche per l’azionista: i ricavi sono in buona parte «prenotati» in anticipo. Un superyacht si costruisce in anni, e il cliente versa acconti progressivi man mano che la barca prende forma. Sanlorenzo ha quindi una visibilità sui ricavi futuri che pochi settori hanno: l’azienda sa, con buon anticipo, quanto fatturerà nei prossimi anni grazie al portafoglio ordini. È un punto di forza che la rende meno «cieca» di un’azienda che vende beni di consumo immediato.

Sul piano industriale Sanlorenzo punta su artigianalità, design e innovazione (anche nella propulsione sostenibile per le imbarcazioni). La sua forza è la reputazione del marchio nell’iper-lusso, un terreno in cui contano la storia, la qualità costruttiva e l’esclusività più del prezzo. Su rischi e crescita torniamo nell’ultima sezione.

Il modello del lusso «su commessa»

Vale la pena soffermarsi sulla particolarità del modello di business, perché aiuta a leggere i conti — e quindi il titolo — in modo corretto. Sanlorenzo lavora su commessa: costruisce ogni imbarcazione solo dopo aver ricevuto l’ordine, su specifiche del cliente, incassando acconti durante la lavorazione. Non riempie un magazzino di barche sperando di venderle.

Questo cambia il modo in cui si valuta l’azienda. Il numero più importante non è solo il fatturato dell’anno, ma il portafoglio ordini (il «backlog»): l’insieme delle barche già vendute e in costruzione, che dice quanto l’azienda incasserà nei prossimi esercizi. Un backlog solido offre visibilità e stabilità; un backlog che si assottiglia è il primo segnale di un rallentamento della domanda. Per un titolo come Sanlorenzo, seguire l’andamento degli ordini è più utile che inseguire il dato di un singolo trimestre. È una logica completamente diversa da quella di un marchio del lusso che vende milioni di prodotti di consumo, e che è bene tenere a mente per non confondere i due mondi.

Storia e politica dei dividendi

Dividendo Sanlorenzo per azione, per esercizio (€)20200.30 €20210.60 €20220.66 €20231.00 €20241.00 €
Dividendo annuale per azione per esercizio (pagato nel maggio successivo). Fonte: Borsa Italiana.

Da quando si è quotata nel 2019, Sanlorenzo ha costruito una storia di dividendi in forte crescita, sulla scia di anni molto positivi per la nautica di lusso. La cedola annuale per azione è passata da 0,30 € (esercizio 2020) a 1,00 € (esercizi 2023 e 2024), pagata di norma nel maggio successivo all’esercizio di competenza, dopo l’assemblea. È una progressione che racconta un’azienda in espansione e con conti solidi.

Va però letta con la consapevolezza che si tratta di un settore ciclico, anche se di lusso: la crescita della cedola riflette una fase eccezionalmente buona del mercato dei superyacht, e non è garantito che il ritmo si mantenga se la domanda dei super-ricchi dovesse rallentare. Per valutare quanto «rende» davvero un’azione conviene quindi guardare alla storia completa dei dividendi e al contesto in cui è maturata, non all’ultimo dato isolato.

Vale anche qui il principio generale: il dividendo di un’azione, a differenza della cedola di un titolo di Stato, non è un obbligo contrattuale: dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio, e in un anno difficile può essere ridotto. Un rendimento da dividendo molto alto su un’azienda ciclica può riflettere un anno particolarmente buono che non si ripeterà: è una variante del fenomeno della «dividend trap». Per il confronto tra chi punta sulle cedole e chi preferisce far crescere il capitale, vedi dividendi o accumulazione.

Stacco, record date e pagamento: come funziona

Per incassare un dividendo non basta «possedere l’azione»: conta possederla nei giorni giusti. Il calendario di ogni cedola ruota intorno a tre date che è utile conoscere, perché valgono per qualsiasi azione, non solo per Sanlorenzo:

  • Data di stacco (ex-date) — il giorno in cui l’azione comincia a quotare «senza» il dividendo. Da quel momento il prezzo si abbassa, in teoria, di un importo pari alla cedola: per questo non esiste un «trucco» per incassare il dividendo e rivendere subito guadagnandoci.
  • Record date — il giorno in cui si fotografa chi sono gli azionisti aventi diritto. Cade tipicamente il giorno lavorativo successivo allo stacco.
  • Data di pagamento — il giorno in cui il denaro arriva effettivamente sul conto, già al netto della ritenuta del 26%.

Sanlorenzo paga in genere un’unica cedola annuale, in maggio, dopo l’approvazione del bilancio. Il punto da ricordare è concettuale: comprare un’azione il giorno prima dello stacco solo «per prendere il dividendo» non crea valore, perché il prezzo si aggiusta da solo. Il dividendo è un modo per distribuire utili reali nel tempo, non un’occasione di guadagno immediato.

Quanto rende il dividendo e come si tassa

Il rendimento da dividendo (dividend yield) si calcola dividendo la cedola annua per il prezzo dell’azione: se per esempio il titolo valesse 33 € e il dividendo fosse 1,00 €, il rendimento lordo sarebbe circa il 3%. È un valore che cambia ogni giorno con il prezzo, quindi qui non ne diamo uno «ufficiale»: trovi la formula spiegata passo-passo nella guida al rendimento da dividendi.

Sul piano fiscale Sanlorenzo è semplice, perché è una società italiana: il dividendo incassato tramite un intermediario italiano sconta una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, applicata direttamente dalla banca o dal broker. Non devi dichiarare nulla e ricevi l’importo già netto.

Esempio. Possiedi 200 azioni Sanlorenzo e incassi il dividendo da 1,00 € ad azione: il lordo è 200 €. La ritenuta del 26% vale 52 €, quindi ti restano 148 € netti. Lo stesso meccanismo si applica a qualsiasi importo, indipendentemente da quanto sale la cedola.

Il meccanismo tecnico si chiama «sostituto d’imposta»: l’intermediario trattiene il 26% e lo versa allo Stato al posto tuo, così il dividendo non concorre al tuo reddito IRPEF e non va riportato in dichiarazione. È un vantaggio di semplicità non da poco, ma ha anche un risvolto: poiché la ritenuta è «a titolo d’imposta» e non «d’acconto», non puoi recuperarla nemmeno se hai un’aliquota IRPEF più bassa. Il 26% è secco, uguale per tutti.

Questa semplicità è esattamente il vantaggio di un titolo italiano come Sanlorenzo rispetto a una blue chip domiciliata all’estero, dove entra in gioco anche una ritenuta estera e il tema della doppia imposizione. Per Sanlorenzo, società di Ameglia, non è un problema. Per il quadro completo vedi la tassazione dei dividendi italiani ed esteri e, per i casi esteri, i dividendi esteri e la doppia imposizione.

Plusvalenze: la tassa se vendi in guadagno

Se un giorno vendi le azioni a un prezzo più alto di quello d’acquisto, la differenza è una plusvalenza e viene tassata al 26%, come il dividendo. La buona notizia è che le plusvalenze su azioni rientrano tra i «redditi diversi» e quindi possono essere compensate con le minusvalenze (le perdite) realizzate su altri titoli.

Le minusvalenze restano utilizzabili per compensare guadagni futuri fino al quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Se usi un broker in «regime amministrato» è la banca a fare tutti i calcoli e i versamenti per te; in «regime dichiarativo» devi riportare tutto nel quadro RT della dichiarazione. I dettagli e gli esempi sono in guida al capital gain al 26% e in compensazione delle minusvalenze.

C’è un’asimmetria fiscale che è importante conoscere proprio per chi compra singole azioni come Sanlorenzo: i dividendi non possono essere usati per recuperare le minusvalenze, mentre le plusvalenze sì. In altre parole, se hai accumulato perdite in passato, le abbatti solo vendendo altri titoli in guadagno, non incassando cedole. È una delle differenze tecniche che rendono la gestione di un portafoglio di azioni più «manuale» rispetto a un ETF ad accumulazione, dove la tassazione scatta solo al momento della vendita.

Va ricordato infine il criterio con cui si calcola il guadagno quando hai comprato lo stesso titolo in più momenti a prezzi diversi: si usa il costo medio ponderato. Tieni quindi traccia dei prezzi di carico, perché determinano quanta plusvalenza (e quindi quanta tassa) emergerà alla vendita. In regime amministrato ci pensa la banca, ma sapere come funziona ti aiuta a non avere sorprese.

Sanlorenzo dentro un PIR: il sotto-vincolo del 30%

Sanlorenzo può stare in un PIR? Sì, ed è un caso «forte». Un Piano Individuale di Risparmio «ordinario» deve investire almeno il 70% in strumenti di imprese italiane, e di quel 70% almeno il 30% deve andare a società non incluse nel FTSE MIB. Sanlorenzo, essendo una mid cap fuori dal FTSE MIB, rientra proprio in quel sotto-vincolo del 30%: è quindi uno dei titoli che possono dare «doppio» valore a un PIR, contribuendo alla quota più difficile da riempire.

Il vantaggio del PIR è notevole sul piano fiscale: se mantieni l’investimento per almeno 5 anni, le plusvalenze e i dividendi sono esenti da imposta. Su un titolo da dividendo come Sanlorenzo l’esenzione del 26% sulla cedola, ripetuta per anni, può incidere parecchio: è la differenza tra incassare 1,00 € lordo e vederne arrivare 0,74 € netti. Su orizzonti lunghi e su importi consistenti, è un risparmio tutt’altro che simbolico.

Lo strumento ha però regole stringenti: esiste un tetto annuo e complessivo agli importi investibili, il vincolo dei 5 anni va rispettato (vendere prima fa decadere i benefici, con recupero delle imposte), e va aperto presso un intermediario che offra il «contenitore» PIR. Proprio perché Sanlorenzo riempie il sotto-vincolo del 30%, è un mattone tipico di un PIR ben costruito, ma resta una tessera dentro un mosaico diversificato — tanto più per un titolo legato a un settore di nicchia. Per capire se fa al caso tuo, vantaggi e limiti sono spiegati nella guida ai PIR.

Come si compra Sanlorenzo dall’Italia

Come si compra dall’Italia

Per comprare azioni Sanlorenzo dall’Italia ti serve un conto titoli presso una banca o un broker che dia accesso a Euronext Milan (praticamente tutti). Cerchi il titolo con il codice ISIN IT0003549422 o il ticker SL e invii un ordine: «a mercato» per eseguire subito al prezzo corrente, oppure «con limite» per fissare il prezzo massimo che sei disposto a pagare. Trattandosi di una mid cap, può avere una liquidità inferiore alle big chip: l’ordine «con limite» è spesso la scelta più prudente.

Sui costi fai attenzione a due voci: le commissioni di negoziazione del broker e l’imposta di bollo sul deposito titoli (0,2% annuo sul controvalore). Comprare una singola azione non comporta i costi di gestione di un fondo, ma ti espone al rischio di un solo titolo: ne parliamo qui sotto.

Azione singola o ETF: come decidere il peso

È la domanda che si pone chiunque guardi un titolo come Sanlorenzo: meglio comprare la singola azione o un ETF che la contiene insieme a tante altre? Non c’è una risposta «giusta» universale, e soprattutto non è una risposta che possiamo darti noi: dipende dai tuoi obiettivi, dal tuo orizzonte temporale e da quanta concentrazione sei disposto a sopportare. Possiamo però mettere in fila le differenze che contano.

Con la singola azione scegli esattamente l’azienda su cui puntare, incassi il suo dividendo specifico e non paghi commissioni di gestione annue. In cambio, però, concentri tutto su un solo titolo, per giunta legato a un settore di nicchia: se la domanda di superyacht rallenta, non c’è nulla in portafoglio che compensi. Con un ETF — per esempio un fondo sul lusso, sulle mid cap italiane o sull’intero mercato — possiedi una piccola fetta di molte società: rinunci alla «scommessa mirata» e paghi un piccolo costo annuo (il TER), ma ottieni diversificazione automatica.

Una via di mezzo molto usata è considerare la singola azione come una quota satellite di un portafoglio che ha al centro fondi diversificati: una posizione contenuta, di cui conosci bene rischi e fiscalità, accanto a un nucleo più stabile. Per ragionare sul peso di un titolo e sulla sua dimensione vedi large, mid e small cap; per imparare a leggere i conti di un’azienda, l’analisi fondamentale.

I rischi specifici di una singola azione Sanlorenzo

Comprare una sola azione non è diversificare. Per quanto prestigioso sia il marchio, Sanlorenzo resta un singolo titolo legato a un settore molto specifico: se va male, non c’è nient’altro a compensare. Un ETF azionario contiene centinaia o migliaia di società e attutisce il colpo del singolo emittente.

Oltre al rischio generale di concentrazione, un’azione Sanlorenzo porta con sé rischi specifici. Il primo è la dipendenza da una nicchia ristretta di clienti molto ricchi: la domanda di superyacht è legata alla ricchezza, alla fiducia e alle scelte di poche migliaia di compratori nel mondo, e può raffreddarsi rapidamente in fasi di crisi finanziaria o di tensione geopolitica. Il secondo è la ciclicità: anche se è lusso, la nautica resta un bene voluttuario che si rinvia quando il clima economico peggiora.

Il terzo è il rischio di concentrazione settoriale e geografica: Sanlorenzo dipende da un unico business e da una clientela internazionale concentrata in poche aree del mondo, esposta a dazi, sanzioni e tensioni commerciali. Il quarto è la scala ridotta: pochi pezzi venduti all’anno significano che il rinvio di anche pochi ordini importanti può incidere in modo sensibile sui conti di un esercizio.

Tutti questi fattori si sommano al rischio più banale ma più importante: quello di prezzo. Il valore di un’azione oscilla ogni giorno e può restare sotto il prezzo d’acquisto per anni, e su una mid cap meno liquida i movimenti possono essere più ampi. È un titolo ciclico: per capire la differenza con le azioni difensive vedi azioni difensive e cicliche, e per ragionare sul peso da dare a un singolo titolo large, mid e small cap. La regola di fondo resta una sola: una posizione su Sanlorenzo va dimensionata in base a quanto saresti sereno se quella parte di portafoglio perdesse valore.

Domande frequenti

Ogni quanto Sanlorenzo paga il dividendo?

Di norma una volta l’anno, in maggio, dopo l’approvazione del bilancio. Per gli esercizi 2023 e 2024 la cedola è stata di 1,00 € per azione.

Quante tasse si pagano sul dividendo Sanlorenzo?

Il 26%, trattenuto direttamente dall’intermediario italiano come ritenuta a titolo d’imposta. Su 1,00 € lordo ti restano 0,74 € netti per azione.

Le azioni Sanlorenzo si possono mettere in un PIR?

Sì, ed è un caso «forte»: essendo una mid cap fuori dal FTSE MIB, Sanlorenzo rientra nel sotto-vincolo del 30% di un PIR ordinario riservato alle società più piccole. Detenuta 5 anni, beneficia dell’esenzione fiscale.

Il dividendo di Sanlorenzo è garantito?

No. Dipende dagli utili e dalle decisioni del consiglio. La forte crescita degli ultimi anni riflette una fase eccezionalmente positiva per la nautica di lusso, che non è detto si ripeta. Il dividendo azionario non è un obbligo contrattuale.

Cosa significa che Sanlorenzo lavora «su commessa»?

Costruisce ogni imbarcazione solo dopo aver ricevuto l’ordine, su misura del cliente, incassando acconti durante la lavorazione. Per questo il numero chiave è il portafoglio ordini (backlog), che dà visibilità sui ricavi futuri.

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Questa scheda ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria o fiscale, né una raccomandazione o un invito a comprare o vendere il titolo. Non contiene giudizi di valutazione, target di prezzo o segnali operativi. I dati societari e i dividendi sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo: verifica sempre i documenti aggiornati dell’emittente e di Borsa Italiana prima di qualsiasi decisione. Investire in singole azioni comporta rischi elevati, inclusa la possibile perdita del capitale.
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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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