Partita IVA Ordinaria 2026: aliquote, scaglioni IRPEF e calcolo tasse
Aprire una partita IVA in regime ordinario nel 2026 significa confrontarsi con un sistema fiscale articolato, fatto di scaglioni IRPEF, addizionali regionali e comunali, contributi previdenziali e adempimenti IVA periodici. Eppure, per molti professionisti e imprenditori individuali, il regime ordinario rappresenta la scelta più conveniente — soprattutto al crescere del fatturato e delle spese deducibili. In questa guida completa a cura di Andrea Marton, Praticante commercialista, troverai tutto ciò che devi sapere per calcolare le tue tasse nel 2026: dagli scaglioni IRPEF aggiornati agli esempi numerici concreti, dal confronto con il forfettario alle scadenze dei versamenti. Leggila con attenzione prima di prendere decisioni strategiche sulla tua posizione fiscale.
Cos’è la partita IVA ordinaria e come si differenzia dal forfettario
La partita IVA in regime ordinario (o regime semplificato per chi non supera le soglie contabili) si contrappone al regime forfettario introdotto dalla Legge n. 190/2014 e successivamente modificato. La distinzione fondamentale riguarda il metodo di determinazione del reddito imponibile:
- Regime ordinario: il reddito imponibile si calcola sottraendo le spese effettivamente sostenute e documentate dai ricavi. L’IRPEF si applica per scaglioni progressivi. Si è soggetti a IVA come contribuenti normali (con obbligo di rivalsa e detrazione).
- Regime forfettario: il reddito imponibile si determina applicando un coefficiente di redditività predefinito (variabile per categoria) al fatturato lordo, senza possibilità di dedurre le spese reali. L’aliquota sostitutiva è del 15% (5% nei primi cinque anni di attività, al ricorrere di determinati requisiti). Non si applica l’IVA in fattura.
Nel 2026, il regime forfettario è accessibile ai titolari di partita IVA con ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro nell’anno precedente, purché non ricorrano le cause di esclusione previste dalla normativa (partecipazione in società di persone, controllo di SRL con attività riconducibile, redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000 euro netti, ecc.).
Chi supera la soglia degli 85.000 euro, o chi per scelta o per obbligo non accede al forfettario, opera in regime ordinario. Per i liberi professionisti iscritti agli ordini (avvocati, commercialisti, ingegneri, medici ecc.) la determinazione del reddito avviene secondo le regole dell’articolo 54 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Gli scaglioni IRPEF 2026: aliquote e fasce di reddito
L’IRPEF — Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche — è un’imposta progressiva, il che significa che all’aumentare del reddito imponibile si applicano aliquote più elevate, ma solo sulla parte di reddito che eccede ogni singola soglia. Nel 2026, la struttura degli scaglioni è la seguente:
| Scaglione di reddito imponibile | Aliquota IRPEF | Imposta massima per scaglione |
|---|---|---|
| Da 0 a 28.000 € | 23% | 6.440 € |
| Da 28.001 € a 50.000 € | 35% | 7.700 € |
| Oltre 50.000 € | 43% | — |
Nota: l’aliquota del 43% si applica sull’intera quota di reddito che eccede 50.000 euro. Non esiste un tetto massimo per questa fascia.
La progressività dell’IRPEF è un elemento cruciale da comprendere: se guadagni 60.000 euro imponibili, non pagherai il 43% su tutto il reddito, ma solo sulla parte eccedente i 50.000 euro (ovvero sui 10.000 euro finali). Le prime due fasce vengono tassate rispettivamente al 23% e al 35%.
Come si calcola l’IRPEF lorda step by step
Il calcolo dell’IRPEF lorda segue questo schema:
- Si calcola il 23% sulla prima fascia (fino a 28.000 €): 6.440 €
- Si calcola il 35% sulla seconda fascia (da 28.001 a 50.000 €, quindi su 21.999 €): 7.699,65 €
- Si calcola il 43% sulla terza fascia (quota eccedente 50.000 €)
- Si sommano i tre importi per ottenere l’IRPEF lorda totale
Dall’IRPEF lorda si sottraggono poi le detrazioni d’imposta (per lavoro autonomo, familiari a carico, spese mediche, interessi mutuo ecc.) per ottenere l’IRPEF netta da versare.
Le addizionali regionali e comunali IRPEF
Oltre all’IRPEF erariale, i titolari di partita IVA in regime ordinario devono versare le addizionali regionale e comunale, che si calcolano — come l’IRPEF — sul reddito imponibile. Le aliquote variano in base alla regione e al comune di residenza del contribuente.
Addizionale regionale
La legge prevede un’aliquota base dello 1,23%, che le regioni possono aumentare fino a un massimo del 3,33% (con aliquote differenziate per scaglioni in alcune regioni). In media, considerando le regioni a statuto ordinario, si stima un’aliquota effettiva intorno all’1,5%–2,5%.
Addizionale comunale
I comuni possono istituire un’addizionale IRPEF con aliquota massima dello 0,8%. La media nazionale si attesta intorno allo 0,5%–0,6%. Alcune città metropolitane come Milano, Roma e Napoli applicano l’aliquota massima dello 0,8%.
Come stima prudenziale ai fini della pianificazione fiscale, è ragionevole ipotizzare un’addizionale complessiva (regionale + comunale) pari al 2,5%–3% del reddito imponibile IRPEF. Questo dato va sempre verificato in base alla residenza effettiva del contribuente.
Contributi INPS per i titolari di partita IVA ordinaria nel 2026
I contributi previdenziali rappresentano una delle voci di costo più significative per il libero professionista in regime ordinario. La gestione previdenziale di riferimento dipende dall’attività svolta:
- Professionisti iscritti a casse private (es. avvocati → Cassa Forense, ingegneri → Inarcassa, medici → ENPAM ecc.): versano i contributi alla propria cassa di appartenenza secondo le aliquote specifiche di ciascun ente.
- Professionisti senza cassa di categoria (es. informatici, consulenti, formatori, copywriter ecc.): sono iscritti alla Gestione Separata INPS.
- Artigiani e commercianti individuali: sono iscritti alle gestioni INPS Artigiani o Commercianti, con contributi fissi sul minimale + quota percentuale sui redditi eccedenti.
Gestione Separata INPS 2026: aliquota 26,23%
Per i professionisti senza altra copertura previdenziale (non iscritti ad altra cassa né titolari di pensione), l’aliquota contributiva alla Gestione Separata INPS nel 2026 è pari al 26,23% del reddito netto (al netto dei contributi stessi, con una procedura di calcolo iterativa che nella pratica equivale ad applicare circa il 20,77% al reddito lordo, oppure è possibile usare la formula diretta sul reddito al netto dei contributi).
I contributi versati alla Gestione Separata sono interamente deducibili dal reddito complessivo, riducendo la base imponibile IRPEF. Questo è un elemento fondamentale nella pianificazione fiscale del professionista in ordinario.
Esempio numerico completo: professionista con 60.000 € di fatturato
Vediamo in dettaglio come si calcola il carico fiscale effettivo per un professionista (non iscritto ad altra cassa previdenziale) con un fatturato di 60.000 euro, spese professionali documentate di 8.000 euro e nessun familiare a carico.
| Voce | Importo (€) | Note |
|---|---|---|
| Fatturato lordo | 60.000 | Compensi incassati (principio di cassa) |
| Spese professionali deducibili | — 8.000 | Affitto studio, utenze, software, formazione ecc. |
| Reddito ante contributi | 52.000 | Base di calcolo contributi INPS GS |
| Contributi INPS Gestione Separata (26,23% su reddito netto contributi) | — 10.803 | Calcolo iterativo; circa 20,77% su 52.000 |
| Reddito imponibile IRPEF | 41.197 | Dopo deduzione contributi INPS |
| IRPEF lorda — 1ª fascia (23% × 28.000) | 6.440 | Scaglione fino a 28.000 € |
| IRPEF lorda — 2ª fascia (35% × 13.197) | 4.619 | Scaglione 28.001–41.197 € |
| IRPEF lorda totale | 11.059 | Somma dei due scaglioni |
| Detrazione lavoro autonomo (stima) | — 825 | Detrazione art. 13 TUIR, decrescente al crescere del reddito |
| IRPEF netta | 10.234 | Da versare tramite F24 |
| Addizionale regionale + comunale (stima 2,5%) | 1.030 | Calcolata sul reddito imponibile IRPEF |
| Carico fiscale totale (imposte) | 11.264 | IRPEF netta + addizionali |
| Carico totale (imposte + contributi) | 22.067 | Onere complessivo annuo stimato |
| Reddito netto disponibile | 37.933 | Dopo tutte le imposte e i contributi |
I valori sono stime indicative. Il calcolo reale dipende dalla specifica situazione fiscale del contribuente, dal comune di residenza, dalla presenza di detrazioni aggiuntive e dalla composizione esatta delle spese deducibili.
Le deduzioni ammesse in regime ordinario
Uno dei principali vantaggi del regime ordinario rispetto al forfettario è la possibilità di dedurre le spese effettivamente sostenute nell’esercizio dell’attività professionale. Ecco le principali categorie di deduzione previste dall’articolo 54 del TUIR per i professionisti:
Spese professionali deducibili
- Affitto dello studio professionale: interamente deducibile se destinato esclusivamente all’attività. In caso di uso promiscuo (casa-studio), deducibilità limitata al 50%.
- Utenze: telefono fisso interamente deducibile se intestato all’attività; cellulare deducibile all’80% (con limite).
- Software e abbonamenti professionali: interamente deducibili se inerenti all’attività.
- Formazione e aggiornamento professionale: deducibili integralmente nel limite del 50% del compenso percepito (articolo 54, comma 5 TUIR).
- Spese di rappresentanza: deducibili nel limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.
- Ammortamento beni strumentali: computer, attrezzature, arredi studio ecc. — deducibili secondo i coefficienti di ammortamento ministeriali.
- Compensi a collaboratori: interamente deducibili se correttamente documentati.
Contributi previdenziali
I contributi versati a qualunque forma di previdenza obbligatoria (INPS Gestione Separata, casse private di categoria, gestione artigiani/commercianti) sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai sensi dell’articolo 10 del TUIR. Questa è una delle deduzioni più importanti per il professionista in ordinario, poiché abbatte significativamente la base imponibile IRPEF.
Interessi passivi
Gli interessi passivi su mutui ipotecari per l’acquisto dell’abitazione principale danno diritto a una detrazione d’imposta del 19% (non deduzione), calcolata su un importo massimo di 4.000 euro annui. Gli interessi passivi su finanziamenti contratti nell’esercizio dell’attività professionale sono invece deducibili come costo.
Il regime IVA: mensile o trimestrale?
I titolari di partita IVA in regime ordinario sono contribuenti IVA a tutti gli effetti: devono applicare l’IVA sulle proprie prestazioni (rivalsa IVA) e hanno il diritto di detrarre l’IVA pagata sugli acquisti inerenti all’attività (detrazione IVA).
Liquidazione IVA mensile
Si applica in via ordinaria a tutti i contribuenti. Entro il giorno 16 di ciascun mese, il contribuente calcola la differenza tra IVA a debito (incassata dai clienti) e IVA a credito (pagata ai fornitori) e versa l’eventuale saldo tramite modello F24. Se l’IVA a credito supera quella a debito, si genera un credito che viene riportato al periodo successivo o — al superamento di determinate soglie — può essere chiesto a rimborso o utilizzato in compensazione.
Liquidazione IVA trimestrale
I contribuenti con volume d’affari non superiore a:
- 400.000 euro per prestatori di servizi
- 700.000 euro per chi esercita attività diverse (commercio, ecc.)
…possono optare per la liquidazione trimestrale. I versamenti avvengono entro il 16 del secondo mese successivo a ciascun trimestre (16 maggio, 16 agosto, 16 novembre) con una maggiorazione dell’1% a titolo di interessi. Il quarto trimestre è versato in sede di dichiarazione IVA annuale (entro il 16 marzo dell’anno successivo).
La scelta tra mensile e trimestrale dipende dalla struttura dei flussi di cassa: chi ha IVA a credito elevata nei primi mesi può preferire la liquidazione mensile per recuperare prima la liquidità; chi invece ha picchi di incassi stagionali può avvantaggiarsi del trimestrale per dilazionare i versamenti.
Partita IVA ordinaria vs forfettario: quando conviene davvero il regime ordinario?
La domanda che ogni professionista si pone almeno una volta è: mi conviene restare in ordinario o passare al forfettario? La risposta dipende da diversi fattori che vanno analizzati caso per caso.
Conviene il regime ordinario quando:
- Le spese professionali effettive sono superiori alle spese “figurative” del forfettario (il coefficiente di redditività per la maggior parte dei professionisti è del 78%, quindi il forfettario deduce il 22% del fatturato come costo figurativo — se le tue spese reali superano questa percentuale, l’ordinario è più favorevole)
- Il fatturato supera stabilmente i 85.000 euro (limite per accedere al forfettario)
- Hai contribuenti INPS significativi (deducibili al 100% in ordinario, ma solo in quota forfettaria nel regime flat)
- Hai intenzione di costituire una SRL nel breve periodo: leggere anche il confronto tra ditta individuale e SRL nel 2026
- Hai familiari a carico che danno diritto a detrazioni significative
- Hai detrazioni per spese mediche, ristrutturazioni, mutuo prima casa che abbattono l’IRPEF netta
Conviene il regime forfettario quando:
- Il fatturato è contenuto (sotto i 50.000–60.000 euro) e le spese reali sono basse
- Sei nella fase di start-up dell’attività (aliquota del 5% per i primi 5 anni)
- Vuoi semplificazione amministrativa: niente liquidazioni IVA, niente ritenute d’acconto, contabilità semplificata
- Non hai significative deduzioni/detrazioni aggiuntive rispetto alla quota forfettaria
Per un’analisi approfondita di tutte le spese che puoi portare in deduzione nel regime ordinario, consulta anche la guida sulle spese deducibili per partita IVA ordinaria nel 2026.
I versamenti IRPEF: saldo e acconti, scadenze e F24
I titolari di partita IVA in regime ordinario devono gestire con attenzione il calendario dei versamenti IRPEF. Il sistema prevede il pagamento del saldo dell’anno precedente e degli acconti per l’anno in corso, tutto tramite modello F24.
Saldo IRPEF (giugno)
Entro il 30 giugno di ogni anno (o con maggiorazione dello 0,40% entro il 30 luglio), il contribuente versa il saldo IRPEF risultante dalla dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF). Il saldo è la differenza tra l’IRPEF dovuta sull’anno precedente e gli acconti già versati.
Primo acconto IRPEF (giugno)
Contestualmente al saldo, entro il 30 giugno si versa anche il primo acconto IRPEF per l’anno in corso, pari al 40% dell’acconto complessivo (calcolato sul 100% dell’IRPEF dell’anno precedente, se l’acconto supera 257,52 euro). Chi utilizza il metodo previsionale — se prevede un reddito inferiore — può versare acconti ridotti, assumendosi però il rischio di sanzioni e interessi se la previsione si rivela errata.
Secondo acconto IRPEF (novembre)
Entro il 30 novembre, il contribuente versa il secondo acconto IRPEF, pari al 60% dell’acconto complessivo. Anche questo importo è versato tramite F24 e può essere compensato con eventuali crediti fiscali disponibili (IVA a credito, contributi ecc.).
Schema riassuntivo scadenze versamenti
In pratica, nella maggioranza dei casi un professionista in regime ordinario con una posizione fiscale “a regime” si trova a versare:
- Giugno: saldo IRPEF anno precedente + 1° acconto anno corrente + eventuale saldo addizionali
- Novembre: 2° acconto IRPEF + addizionale comunale in acconto
- Tutto l’anno: versamenti IVA mensili o trimestrali + contributi INPS GS trimestrali (se previsto)
La gestione degli acconti e del cash flow fiscale è uno degli aspetti più delicati per chi opera in ordinario. Pianificare per tempo — accantonando mensilmente le somme necessarie — è fondamentale per evitare crisi di liquidità nelle scadenze di giugno e novembre.
Domande Frequenti (FAQ)
Qual è la differenza principale tra partita IVA ordinaria e forfettaria?
La differenza fondamentale è nel metodo di calcolo del reddito imponibile: in ordinario si deducono le spese reali dai ricavi e si applica l’IRPEF progressiva per scaglioni; nel forfettario si applica un coefficiente di redditività predefinito al fatturato e si paga un’imposta sostitutiva flat del 15% (o 5% per i nuovi professionisti). Anche il trattamento IVA è diverso: il forfettario non addebita IVA in fattura.
Quanto paga di tasse un professionista con 40.000 euro di reddito imponibile in ordinario?
Su un reddito imponibile IRPEF di 40.000 euro, nel 2026 si paga: 6.440 euro di IRPEF sulla prima fascia (23% × 28.000) + 4.200 euro sulla seconda fascia (35% × 12.000) = 10.640 euro di IRPEF lorda. Sottraendo la detrazione per lavoro autonomo (circa 1.000–1.500 euro a seconda del reddito) si ottiene un’IRPEF netta di circa 9.200–9.600 euro, più le addizionali (circa 1.000 euro). Il totale imposte si attesta intorno ai 10.200–10.600 euro, a cui vanno sommati i contributi previdenziali.
I contributi INPS Gestione Separata sono deducibili dalla base imponibile IRPEF?
Sì, i contributi previdenziali versati alla Gestione Separata INPS — così come quelli versati alle casse professionali private — sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e) del TUIR. Questa deduzione abbatte la base imponibile IRPEF e rappresenta uno dei principali vantaggi fiscali del regime ordinario rispetto al forfettario.
Quando devo versare gli acconti IRPEF e come li calcolo?
Gli acconti IRPEF si versano in due rate: la prima entro il 30 giugno (contestualmente al saldo) per il 40% dell’acconto dovuto, e la seconda entro il 30 novembre per il rimanente 60%. L’acconto si calcola in via ordinaria applicando il 100% all’IRPEF dell’anno precedente (metodo storico), oppure può essere ridotto se si prevede un reddito inferiore nell’anno corrente (metodo previsionale). Si consiglia il metodo storico per evitare rischi di sanzioni.
Posso passare dal forfettario all’ordinario durante l’anno?
No, il regime fiscale si applica per anno solare intero. Il passaggio dal forfettario all’ordinario (o viceversa) avviene dall’anno successivo a quello in cui si verifica il superamento della soglia di accesso al forfettario (85.000 euro di ricavi), oppure dall’inizio del nuovo anno in caso di opzione volontaria. In caso di superamento in corso d’anno della soglia di 100.000 euro, il passaggio all’ordinario avviene dall’anno stesso con effetti retroattivi sull’IVA.
Quali sono le spese deducibili più importanti per un libero professionista in regime ordinario?
Le principali categorie di spesa deducibile per un professionista in ordinario sono: contributi previdenziali obbligatori (100% deducibili), affitto dello studio professionale, utenze, attrezzature e beni strumentali (tramite ammortamento), software e abbonamenti professionali, spese di formazione e aggiornamento (nel limite del 50% dei compensi), compensi a collaboratori e dipendenti, spese di rappresentanza (entro l’1% dei compensi). Per un elenco dettagliato e aggiornato consulta la guida sulle spese deducibili per partita IVA ordinaria nel 2026.
Conviene optare per la liquidazione IVA trimestrale invece che mensile?
Dipende dalla struttura dei flussi di cassa dell’attività. La liquidazione trimestrale è più semplice amministrativamente e consente di gestire la liquidità su orizzonti più lunghi, ma comporta una maggiorazione dell’1% sugli importi versati (a titolo di interessi per la dilazione). Se l’attività genera costantemente IVA a debito (incassi superiori ai pagamenti IVA) e si vuole semplificare gli adempimenti, il trimestrale è spesso preferibile. Se invece si hanno mesi con IVA a credito significativa (per acquisti importanti), il mensile permette di recuperare prima la liquidità.
Come funziona la detrazione IRPEF per lavoro autonomo?
L’articolo 13 del TUIR prevede una detrazione d’imposta per i titolari di reddito di lavoro autonomo. L’importo è di 1.265 euro per redditi fino a 5.500 euro e decresce progressivamente al crescere del reddito, azzerandosi intorno ai 55.000 euro di reddito complessivo. Per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro è previsto anche un bonus aggiuntivo (il cosiddetto “trattamento integrativo speciale” introdotto dalla legge di bilancio) che contribuisce ad attenuare il salto di aliquota tra il secondo e il terzo scaglione IRPEF.
Pianifica la tua posizione fiscale con un esperto
Calcolare le tasse di una partita IVA in regime ordinario richiede precisione, aggiornamento normativo e una visione strategica che tenga conto della tua situazione complessiva: patrimonio, famiglia, investimenti, prospettive di crescita del fatturato e obiettivi di lungo periodo. Un errore nelle deduzioni o negli acconti può tradursi in sanzioni significative; viceversa, una pianificazione accurata può ridurre il carico fiscale in modo del tutto legale e documentato.
Se vuoi capire esattamente quanto paghi di tasse, se conviene il regime ordinario o il forfettario nel tuo caso specifico, o se stai valutando il passaggio a una struttura societaria più efficiente, il primo passo è un’analisi personalizzata. Trova un esperto fiscale personalizzato con Andrea Marton, Praticante commercialista, per ricevere una valutazione concreta e orientata alla tua situazione.
Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la consulenza professionale.
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