Sapere che le plusvalenze cripto si tassano al 33% dal 2026 è metà del lavoro. L’altra metà — quella che fa davvero la differenza sull’importo da pagare — è calcolare correttamente quanto hai guadagnato. E qui entra in gioco il costo di carico, cioè quanto «ti è costata» la cripto che hai venduto.
Con acquisti ripetuti nel tempo e a prezzi diversi, il calcolo si complica. Vediamo il metodo, con esempi numerici.
- La plusvalenza è la differenza tra corrispettivo del realizzo e costo di carico della cripto ceduta.
- Con acquisti a prezzi diversi si applica un criterio di abbinamento: tipicamente LIFO (ultimo entrato, primo uscito).
- Il costo va documentato: in mancanza di prova, rischia di essere considerato pari a zero.
- Sul risultato netto positivo si applica l’imposta sostitutiva (33% dal 2026; 26% per gli e-money token).
La formula di base
Il punto di partenza è semplice: plusvalenza = valore realizzato − costo di carico. Il valore realizzato è quanto ottieni convertendo in euro (o il valore di mercato se converti in e-money token o paghi un bene). Il costo di carico è quanto avevi speso per acquistare quella cripto, comprensivo degli oneri di acquisto documentati.
Se hai comprato in un’unica soluzione e venduto tutto, il calcolo finisce qui. I problemi nascono quando hai accumulato la stessa cripto in più acquisti, a prezzi diversi, e ne vendi solo una parte: quale costo usi?
Acquisti ripetuti: il criterio LIFO
Quando si vende parte di una posizione costruita con acquisti successivi, occorre stabilire quali «lotti» si considerano venduti. Il criterio comunemente adottato per le cripto-attività è il LIFO (Last In, First Out): si considerano cedute per prime le quantità acquistate più di recente.
- Compri 1 unità a 10.000 € (gennaio) e 1 unità a 20.000 € (giugno).
- A dicembre vendi 1 unità a 25.000 €.
- Con LIFO consideri venduta quella comprata a 20.000 €: plusvalenza = 25.000 − 20.000 = 5.000 €.
- Imposta al 33% = 1.650 €. Ti resta in carico l’unità da 10.000 € per il futuro.
Lo stesso realizzo, con un criterio diverso, darebbe una plusvalenza diversa: per questo è importante applicare il criterio in modo coerente e documentato, anno dopo anno.
Documentare il costo: l'errore più caro
Il rischio più costoso non è sbagliare l’aliquota, ma non riuscire a provare il costo di carico. In assenza di documentazione idonea, il rischio è che la plusvalenza venga determinata sull’intero corrispettivo, come se il costo fosse zero. Conserva quindi gli storici degli exchange, le ricevute degli acquisti e i movimenti che ricostruiscono la catena.
Quando entrano in gioco permute, reward da staking e operazioni su più piattaforme, la ricostruzione del costo richiede metodo. Trovi gli approfondimenti dedicati nell’hub Criptovalute.
Determinare il corrispettivo: non sempre c'è un prezzo in euro
Quando vendi in euro, il valore realizzato è evidente: è l’importo accreditato. Ma il realizzo può avvenire anche senza passare dall’euro — convertendo in un e-money token o pagando un bene o un servizio. In questi casi il corrispettivo da usare nel calcolo è il valore di mercato della cripto ceduta al momento dell’operazione, espresso in euro.
Questo significa che devi essere in grado di ricostruire il cambio di riferimento alla data e all’ora dell’operazione. Gli exchange e i servizi specializzati offrono storici dei prezzi, ma quando si opera su mercati diversi i valori possono divergere leggermente: l’importante è adottare una fonte coerente e conservarne evidenza.
Compri una cripto a 800 €. Mesi dopo la usi per pagare un servizio quando il suo valore di mercato è 1.200 €. Anche se non hai incassato euro, hai realizzato una plusvalenza di 400 €, imponibile come se avessi venduto. Il pagamento con cripto è, fiscalmente, una vendita.
Errori da evitare
- Calcolare la plusvalenza sul prezzo di vendita senza sottrarre il costo di carico documentato.
- Cambiare criterio di abbinamento dei lotti da un anno all’altro in modo opportunistico.
- Non conservare gli storici: senza prova del costo, l’imposta rischia di essere calcolata sull’intero corrispettivo.
- Dimenticare di includere nel costo di carico i reward già tassati all’incasso.
Quando conviene farsi seguire
La riconciliazione di acquisti, permute e reward su più exchange è la parte tecnicamente più delicata della dichiarazione cripto.
Un professionista o un software fiscale specializzato possono ricostruire il costo di carico in modo difendibile.
La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.
Domande frequenti
Come si calcola la plusvalenza cripto?
È la differenza tra il valore realizzato (in euro o di mercato) e il costo di carico documentato della cripto ceduta. Sul netto positivo si applica l’imposta sostitutiva.
Quale criterio si usa con più acquisti?
Per le cripto-attività si adotta tipicamente il criterio LIFO: si considerano vendute per prime le quantità acquistate più di recente. Va applicato in modo coerente.
Cosa succede se non ho la prova del costo?
Rischi che la plusvalenza sia calcolata sull’intero corrispettivo, come se il costo fosse zero. Per questo conservare gli storici è essenziale.
Fonti ufficiali
Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.
- Normattiva — TUIR (D.P.R. 917/1986)
- Agenzia delle Entrate — cripto-attività (circolare 30/E 2023)
- Agenzia delle Entrate — dichiarazione e quadri RT/RW
Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.