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Trasferire la residenza fiscale all’estero: regole 2026, AIRE e cosa succede agli investimenti

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Trasferire la residenza fiscale all’estero: regole 2026, AIRE e cosa succede agli investimenti
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 4 Luglio 2026
Fiscalità internazionale

Trasferire la residenza fiscale all’estero: regole 2026, AIRE e investimenti

Dal 2024 le regole sulla residenza fiscale sono cambiate: contano le relazioni personali e familiari e perfino la presenza fisica in Italia, mentre l’iscrizione AIRE da sola non basta più a proteggerti (né a condannarti). Ecco i nuovi criteri, gli errori che fanno scattare gli accertamenti e cosa succede a conti, dossier titoli e immobili di chi espatria.

Quando si smette davvero di essere residenti fiscali in Italia?

Dal 2024 sei residente in Italia se, per più di 183 giorni l’anno, hai nel Paese anche uno solo di questi elementi: la dimora abituale, il domicilio (inteso come centro delle relazioni personali e familiari), o la presenza fisica (contano anche le frazioni di giorno). L’iscrizione all’anagrafe italiana è una presunzione relativa: vale salvo prova contraria. Per espatriare davvero servono quindi: cancellazione dall’anagrafe con iscrizione AIRE e spostamento effettivo della vita personale e familiare.

1. I nuovi criteri di residenza (D.Lgs. 209/2023)

La riforma della fiscalità internazionale ha riscritto l’art. 2 del TUIR con effetto dal periodo d’imposta 2024. Sei fiscalmente residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni, 184 negli anni bisestili), si verifica almeno uno di questi criteri alternativi:

CriterioCosa significaNovità
Residenza civilisticaDimora abituale in ItaliaInvariato
DomicilioLuogo dove si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiariNuova definizione: prima prevalevano gli interessi economici
Presenza fisicaPresenza nel territorio dello Stato, contando anche le frazioni di giornoCriterio nuovo: il conteggio dei giorni diventa decisivo
Iscrizione anagraficaIscrizione all’anagrafe della popolazione residenteDegradata a presunzione relativa (ammessa prova contraria)

Le istruzioni operative sono nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 20/E del 4 novembre 2024. Il messaggio pratico: famiglia e giorni di presenza pesano più dei contratti. Se il coniuge e i figli restano in Italia, o se ci passi metà dell’anno, l’espatrio fiscale è a rischio anche con un lavoro e una casa all’estero.

2. AIRE: necessaria, non sufficiente

  • Chi si trasferisce all’estero per più di 12 mesi ha l’obbligo di iscriversi all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero); l’omessa iscrizione è sanzionata in via amministrativa;
  • restare iscritti all’anagrafe italiana fa scattare la presunzione di residenza — superabile solo dimostrando coi fatti la vita all’estero;
  • ma la sola AIRE non basta: con i nuovi criteri, relazioni familiari e presenza fisica in Italia possono comunque attrarre la residenza.

3. Trasferimenti verso paradisi fiscali: onere della prova invertito

I cittadini italiani cancellati dall’anagrafe e trasferiti in Stati a fiscalità privilegiata (individuati dal D.M. 4 maggio 1999) si presumono ancora residenti in Italia, salvo prova contraria (art. 2, comma 2-bis TUIR): è il contribuente a dover dimostrare l’effettività del trasferimento. Nota rilevante: la Svizzera è stata espunta dalla lista con effetto dal periodo d’imposta 2024.

4. L’anno del trasferimento: attenzione allo “split year”

L’Italia non prevede in via generale il frazionamento dell’anno: chi risulta residente per la maggior parte del periodo d’imposta è tassato in Italia sui redditi di tutto l’anno. Il frazionamento (split year) opera solo con i Paesi la cui convenzione lo prevede, come Svizzera e Germania. Con gli altri Stati, la tempistica del trasferimento va pianificata: espatriare nel primo semestre dell’anno fa in genere perdere la residenza italiana per quell’anno, nel secondo semestre la conserva.

5. Cosa succede ai tuoi investimenti quando diventi non residente

Da non residente, l’Italia ti tassa solo sui redditi di fonte italiana (art. 23 TUIR). Per il patrimonio finanziario e immobiliare gli effetti principali sono:

AssetTrattamento da non residente
Dividendi di società italianeRitenuta alla fonte in Italia (aliquota domestica 26%, riducibile in base alla convenzione col Paese di residenza)
Interessi di titoli di Stato e obbligazioni “grandi emittenti”Esenzione per i residenti in Paesi white-list (D.Lgs. 239/1996)
Plusvalenze su azioni italiane non qualificateIn genere non imponibili in Italia per i residenti in Paesi white-list
Immobili in ItaliaRestano tassati in Italia: IMU (per la ex prima casa divenuta “a disposizione”), redditi fondiari o cedolare secca se affittati — opzione possibile anche per non residenti
Quadro RW / IVAFE / IVIENon dovuti: il monitoraggio riguarda solo i residenti

Attenzione operativa: molte banche italiane, alla comunicazione del trasferimento, modificano o chiudono i rapporti di regime amministrato: la gestione fiscale dei dossier va riorganizzata prima della partenza, non dopo.

6. Gli errori che fanno scattare l’accertamento

  • famiglia rimasta in Italia (il domicilio “segue” coniuge e figli);
  • troppi giorni in Italia: con il criterio della presenza fisica, anche le frazioni di giorno contano — voli, weekend e smart working dall’Italia vanno tracciati;
  • mantenere in Italia utenze attive, auto, cariche sociali e conti movimentati quotidianamente;
  • omessa iscrizione AIRE o iscrizione tardiva;
  • trasferimento in Paese black-list senza un dossier probatorio solido (contratto di lavoro, casa, utenze, vita sociale nel nuovo Paese).

Fonti normative

  • Art. 2 e art. 23 TUIR (D.P.R. 917/1986), come modificati dal D.Lgs. 209/2023
  • Agenzia delle Entrate, circolare n. 20/E del 4 novembre 2024 (istruzioni operative sulla residenza fiscale)
  • D.M. 4 maggio 1999 (Stati a fiscalità privilegiata per le persone fisiche); D.Lgs. 239/1996 (esenzione interessi per non residenti white-list)

Stai pianificando il trasferimento all’estero?
Tempistica, riorganizzazione dei dossier titoli e dossier probatorio vanno preparati prima della partenza: dopo, ogni errore costa caro.

Parla con un esperto di fiscalità internazionale →

Domande frequenti

Mi iscrivo all’AIRE: sono a posto?

No. L’AIRE è obbligatoria e necessaria, ma con i criteri 2024 il fisco guarda alla sostanza: dove vivono famiglia e relazioni personali, e quanti giorni passi fisicamente in Italia.

Lavoro all’estero ma moglie e figli restano in Italia: rischio?

Sì, è il caso più contestato: il domicilio come “centro delle relazioni personali e familiari” tende ad attrarre la residenza in Italia anche con un contratto estero a tempo pieno.

Devo vendere la casa in Italia prima di partire?

No: puoi mantenerla. Pagherai l’IMU (non essendo più abitazione principale) e, se la affitti, potrai optare per la cedolare secca anche da non residente.

Che fine fa il mio dossier titoli in Italia?

Va segnalato l’expatrio all’intermediario: il regime amministrato viene in genere rivisto e la tassazione segue le regole per i non residenti (ritenute sui dividendi, esenzioni white-list su bond ed equity non qualificato). È il punto più trascurato — e più costoso — degli espatri fai-da-te.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.