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Trust di scopo 2026: caratteristiche, normativa

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Fisco Investimenti - legale
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 12 Maggio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Trust di scopo 2026: caratteristiche e normativa

Il trust di scopo è la forma in cui non vi è un beneficiario persona fisica identificato: il trustee gestisce il patrimonio per realizzare uno scopo determinato, che può essere commerciale (garanzia di un finanziamento), familiare (mantenimento di un bene culturale) o filantropico. Una struttura meno conosciuta ma di crescente utilizzo nel diritto finanziario italiano, che questa guida analizza nei suoi profili giuridici e fiscali secondo la normativa 2026.

  • Definizione giuridica e differenza dal trust con beneficiari
  • Trust di scopo commerciale: project finance e garanzia
  • Trust di scopo familiare: preservazione patrimonio culturale
  • Regime fiscale: IRES 24% e obblighi dichiarativi

1. Definizione e struttura del trust di scopo

Il trust di scopo (purpose trust) è quella particolare forma di trust in cui il patrimonio segregato non è gestito nell’interesse di beneficiari identificati, ma per il conseguimento di uno scopo determinato specificato nell’atto istitutivo. Lo scopo può essere di natura commerciale, filantropica, familiare o di pubblica utilità. La caratteristica definitoria è l’assenza di beneficiari in senso tecnico: non vi è nessuno che abbia il diritto di ricevere i frutti o il capitale del trust, ma solo l’obbligo del trustee di perseguire lo scopo.

Questa struttura è ammessa nella maggior parte delle leggi regolatrici straniere utilizzabili in Italia tramite la L. 364/1989 (Convenzione dell’Aia): la legge di Jersey (art. 12, Trusts (Jersey) Law 1984), quella delle Isole Cayman (Special Trust (Alternative Regime) Law 1997), di Mauritius e di Cipro prevedono espressamente il purpose trust. Nel diritto interno, il trust di scopo trova un parallelo nell’art. 2645-ter c.c., che consente la destinazione di beni immobili a realizzazione di interessi meritevoli di tutela, anche privi di beneficiari individuati purché lo scopo sia determinato e lecito.

L’elemento essenziale che distingue il trust di scopo da un trust ordinario è l’assenza del diritto soggettivo del beneficiario a ricevere i beni: nel trust con beneficiari, questi hanno un’aspettativa giuridicamente tutelabile; nel trust di scopo, l’unica tutela è affidata al guardiano (enforcer), soggetto nominato nell’atto istitutivo con il compito di vigilare sul rispetto dello scopo da parte del trustee.

In sintesi. Il trust di scopo non ha beneficiari persone fisiche: il patrimonio è vincolato al perseguimento di uno scopo specifico, e la vigilanza è affidata a un enforcer. È uno strumento giuridico sofisticato, utilizzato principalmente in operazioni strutturate di finanza e nella tutela di patrimoni culturali.
Caratteristica Trust ordinario Trust di scopo
Beneficiario Persona fisica/giuridica identificata Assente (scopo è il fine)
Diritto al patrimonio Beneficiario ha aspettativa tutelabile Nessuno ha diritto al patrimonio
Organo di controllo Guardiano (opzionale) Enforcer (obbligatorio)
Fine del trust Attribuzione ai beneficiari Realizzazione dello scopo
Durata tipica Vita del disponente + distribuzione Fino al conseguimento dello scopo

2. Tipologie e usi pratici in Italia nel 2026

Trust di scopo commerciale: garanzia finanziaria

L’utilizzo più rilevante nel diritto finanziario italiano è il trust di scopo come strumento di garanzia: l’impresa che accede a un finanziamento sindacato conferisce i propri assets (beni immobili, crediti, partecipazioni) in un trust di scopo a beneficio del pool di finanziatori. Il trustee gestisce il patrimonio nell’interesse del rimborso del debito, e in caso di inadempimento liquida i beni per soddisfare i creditori. Questo schema è alternativo alla cessione in garanzia e al pegno, con il vantaggio della piena segregazione patrimoniale: i beni nel trust non sono aggredibili dagli altri creditori dell’impresa in caso di insolvenza.

Nel contesto delle operazioni di project finance (grandi infrastrutture, energie rinnovabili, real estate development), il trust di scopo è utilizzato come veicolo per la gestione degli asset del progetto durante la costruzione, separati dal patrimonio dello sponsor. Il trustee (di norma una banca o una società di trustee professionale) gestisce i flussi di cassa del progetto nell’ordine di priorità definito nell’atto istitutivo (cascade of payments).

Trust di scopo familiare: preservazione del patrimonio culturale

A livello familiare, il trust di scopo è utilizzato per la conservazione di beni culturali (ville storiche, collezioni d’arte, biblioteche private) che il disponente intende mantenere integri e accessibili alle generazioni future senza attribuirli a un singolo erede. Lo scopo è la preservazione del bene e, eventualmente, la sua apertura al pubblico. L’enforcer può essere un’associazione culturale o un ente locale interessato alla conservazione.

Trust di scopo filantropico

Il trust di scopo filantropico, pur strutturalmente simile, si distingue per lo scopo di pubblica utilità (ricerca scientifica, assistenza sociale, istruzione). In Italia, la fondazione di diritto privato (artt. 14-42 c.c.) è lo strumento più consolidato per finalità analoghe, ma il trust di scopo offre maggiore flessibilità e riservatezza, pur scontando una minor tutela normativa (le fondazioni riconosciute godono di personalità giuridica, il trust no).

3. Regime fiscale e obblighi del trustee

Il trust di scopo, in assenza di beneficiari individuati, è necessariamente un trust “opaco” ai fini fiscali italiani: è soggetto passivo IRES con aliquota del 24% sui redditi prodotti (art. 73, comma 1, lettera d, TUIR). Non è applicabile il regime di trasparenza fiscale tipico del trust “trasparente”, poiché mancano beneficiari a cui imputare i redditi.

Gli obblighi dichiarativi del trustee comprendono: presentazione del Modello Redditi Enti non commerciali (o ENC) per il trust; compilazione del quadro RW se il trust detiene attività all’estero; dichiarazione IVA se il trust svolge attività commerciale; comunicazione al Registro dei beneficiari effettivi ai sensi del D.Lgs. 231/2007 — nel trust di scopo, il beneficiario effettivo è identificato nell’enforcer o nel soggetto che controlla il trust.

Per i trust di scopo commerciali utilizzati come garanzia finanziaria, la neutralità fiscale del conferimento è generalmente riconosciuta se il trasferimento avviene a titolo di garanzia e non comporta trasferimento definitivo della proprietà economica. Il trustee non realizza reddito dal conferimento; i proventi gestiti nell’interesse del rimborso del debito sono imputati ai soggetti aventi diritto secondo le regole ordinarie.

Obblighi del trustee. Il trustee di un trust di scopo deve tenere una contabilità separata per ciascun trust amministrato, presentare dichiarazione IRES annuale, e comunicare il trust al Registro imprese se svolge attività d’impresa. La mancata presentazione della dichiarazione comporta sanzioni ai sensi dell’art. 1, D.Lgs. 471/1997.

4. Limiti normativi e alternative comparabili

Il trust di scopo presenta limitazioni significative nell’ordinamento italiano che ne restringono l’ambito applicativo rispetto ai sistemi di common law.

Assenza di personalità giuridica

Il trust non ha personalità giuridica nel diritto italiano: il trustee agisce in nome proprio (come trustee di quel trust) e i beni del trust sono intestati a lui, non al trust. Questo complica i rapporti con i terzi (es. l’apertura di conti correnti bancari, la stipula di contratti) e richiede che ogni atto specifichi la qualità di trustee del soggetto agente. La fondazione riconosciuta, pur più costosa da costituire, ha personalità giuridica propria e semplifica i rapporti contrattuali.

Limite di ordine pubblico interno

Lo scopo del trust deve essere lecito e non contrario all’ordine pubblico italiano. Gli scopi che eludono obblighi di legge (es. riduzione dell’asse ereditario ai fini del calcolo della legittima) possono essere dichiarati invalidi dai tribunali italiani, che applicano le norme di ordine pubblico italiano anche ai trust regolati da legge straniera (art. 15, Convenzione Aia).

Alternative: patrimoni destinati e fondazioni

Per finalità commerciali, il patrimonio destinato (art. 2447-bis c.c.) consente alle S.p.A. di segregare fino al 10% del patrimonio netto per uno specifico affare, con effetti simili al trust di scopo ma senza necessità di una struttura straniera. Per finalità filantropiche, la fondazione di partecipazione (una forma ibrida tra fondazione e associazione) offre personalità giuridica e possibilità di accogliere nuovi partecipanti, avvicinandosi alle esigenze tipiche del trust di scopo filantropico. Per il confronto con il trust familiare tradizionale, si rimanda alla guida trust in Italia 2026: quando è utile e quali sono i costi.

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Il trust di scopo è uno strumento sofisticato che richiede una strutturazione legale precisa. Un errore nella definizione dello scopo o nella scelta dell’enforcer può rendere il trust inapplicabile o fiscalmente inefficiente.

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Domande frequenti

Chi controlla il trustee in un trust di scopo?

In assenza di beneficiari, il controllo è affidato all’enforcer (o guardiano di scopo), soggetto nominato nell’atto istitutivo con il potere di vigilare sul rispetto dello scopo e di agire in giudizio contro il trustee inadempiente. L’enforcer può essere una persona fisica, un’associazione, un ente pubblico o un soggetto professionale. La sua designazione è un elemento essenziale per la validità del trust di scopo in molte leggi regolatrici straniere.

Il trust di scopo commerciale è riconosciuto dalle banche italiane?

Sì, le principali banche italiane hanno sviluppato prassi operative per gestire finanziamenti garantiti da trust di scopo, specialmente in operazioni di project finance e leasing strutturato. La Banca d’Italia ha riconosciuto gli effetti segregativi del trust nelle proprie disposizioni di vigilanza. L’apertura di un conto corrente intestato al trustee “in qualità di trustee del Trust X” è prassi consolidata presso gli istituti di credito.

Come viene tassato un trust di scopo in Italia?

Il trust di scopo è necessariamente “opaco” ai fini fiscali italiani, poiché mancano beneficiari individuati. Paga IRES al 24% sui redditi prodotti. Se svolge attività commerciale, è soggetto anche a IRAP. Non beneficia dell’esenzione da imposta di successione e donazione al conferimento, ma questo aspetto è meno rilevante poiché il trust di scopo non ha finalità successorie.

Quale legge straniera si usa per un trust di scopo in Italia?

Le leggi più utilizzate per i trust di scopo italiani sono quelle di Jersey (Trusts (Jersey) Law 1984, art. 12), delle Isole Cayman (Special Trust (Alternative Regime) Law 1997) e di Cipro (Trusts Law Cap. 193). La scelta dipende dal tipo di scopo (commerciale o filantropico), dai costi di gestione e dalla praticabilità con le controparti finanziarie coinvolte nell’operazione.

Un trust di scopo può trasformarsi in trust con beneficiari?

Dipende dalla legge regolatrice e dall’atto istitutivo. Alcune leggi straniere consentono la conversione del trust di scopo in trust con beneficiari (o viceversa) se previsto nell’atto originario. In Italia, una modifica di questa natura richiede un atto notarile e, se il trust ha beni immobili, la trascrizione della modifica nei registri immobiliari. Le conseguenze fiscali della conversione devono essere valutate caso per caso con un professionista specializzato.

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Disclaimer. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Riferimenti normativi aggiornati al 2026.


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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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