Trust in Italia 2026: come funziona e come si tassa dopo la riforma
Il trust è lo strumento più potente — e più frainteso — della pianificazione patrimoniale italiana. La riforma del D.Lgs. 139/2024 ha finalmente scritto regole fiscali chiare: imposta di donazione all’uscita come regola, con la possibilità di optare per la tassazione all’ingresso e “bloccare” aliquote e franchigie di oggi. Ecco come funziona, quanto costa e quando ha davvero senso.
Come si tassa un trust nel 2026?
1. Cos’è un trust (e perché in Italia funziona anche senza una legge italiana)
Il trust è un rapporto in cui un soggetto (disponente) trasferisce beni a un trustee, che li amministra nell’interesse di uno o più beneficiari o per uno scopo, secondo le regole dell’atto istitutivo; un guardiano può vigilare sul trustee. L’effetto chiave è la segregazione: i beni in trust non appartengono più al disponente, non entrano nel patrimonio personale del trustee e non sono aggredibili dai creditori personali di nessuno dei due.
L’Italia non ha una legge civilistica sul trust, ma ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1985 (L. 364/1989): i trust “interni” — beni e soggetti italiani, legge regolatrice straniera, tipicamente di Jersey o inglese — sono pienamente riconosciuti da giurisprudenza e prassi.
2. La riforma: uscita come regola, entrata come opzione
Fino al 2024 la fiscalità del trust era un campo di battaglia tra Agenzia e Cassazione. Il D.Lgs. 139/2024 ha codificato l’approccio della giurisprudenza: non si tassa il vincolo, si tassa l’arricchimento del beneficiario.
| Tassazione in uscita (regola) | Tassazione in entrata (opzione) | |
|---|---|---|
| Quando si paga | All’attribuzione dei beni ai beneficiari | Subito, al conferimento in trust |
| Aliquote e franchigie | Quelle vigenti al momento dell’attribuzione, sul valore di allora | Quelle di oggi, sul valore di oggi |
| Crescita del patrimonio nel trust | Tassata (si tassa il valore finale) | Non tassata: le attribuzioni successive non scontano imposta |
| Chi può esercitarla | — | Disponente o trustee |
L’opzione per l’entrata è una scommessa sulla crescita: se il patrimonio conferito è destinato a rivalutarsi molto (partecipazioni, immobili di pregio) o se si teme un futuro inasprimento di aliquote e franchigie, pagare oggi il 4% su 100 può costare molto meno che pagare domani il 4% (o peggio) su 300. Un decreto correttivo approvato nel giugno 2026 ha esteso gli effetti dell’opzione anche alle imposte ipotecarie e catastali sugli immobili.
3. Aliquote e franchigie: le stesse di successioni e donazioni
| Rapporto disponente → beneficiario | Franchigia | Aliquota oltre franchigia |
|---|---|---|
| Coniuge e figli (linea retta) | 1.000.000 € ciascuno | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € ciascuno | 6% |
| Altri parenti fino al 4° grado, affini fino al 3° | nessuna | 6% |
| Altri soggetti | nessuna | 8% |
| Beneficiario con disabilità grave | 1.500.000 € | aliquota per parentela |
Il quadro completo di franchigie, immobili e autoliquidazione è nella guida a successioni e donazioni 2026; per i numeri puoi usare il calcolatore dell’imposta di successione. Caso speciale: i trust “Dopo di Noi” a favore di persone con disabilità grave (L. 112/2016) sono esenti dall’imposta su successioni e donazioni, nel rispetto delle condizioni di legge.
4. E i redditi prodotti dal trust?
- Trust opaco (beneficiari non individuati): è soggetto passivo IRES al 24%; le successive attribuzioni ai beneficiari non sono ritassate come reddito;
- trust trasparente (beneficiari individuati con diritto attuale al reddito): i redditi sono imputati per trasparenza ai beneficiari, che li tassano in IRPEF;
- trust interposto: se il disponente conserva di fatto il controllo (revoca ad nutum, istruzioni vincolanti al trustee), per il fisco il trust non esiste e i redditi restano suoi — è la contestazione più frequente (Circ. 34/E/2022);
- trust esteri in paradisi fiscali: le attribuzioni a beneficiari residenti in Italia sono tassate come reddito di capitale.
Attenzione al monitoraggio: disponente, beneficiari e titolari effettivi di trust con attività estere hanno obblighi di Quadro RW.
5. Quando il trust ha senso (e quando no)
Ha senso per patrimoni rilevanti con esigenze che gli strumenti semplici non coprono: passaggio generazionale con figli minori o fragili, tutela di un familiare con disabilità, patrimoni complessi (partecipazioni + immobili + estero), esigenze di governance familiare che una holding da sola non risolve, protezione da rischi professionali futuri.
Non ha senso come scudo contro debiti già esistenti (revocatoria e art. 2929-bis c.c. lo smontano, come per il fondo patrimoniale), né per patrimoni modesti: tra atto istitutivo, trustee professionale e adempimenti fiscali i costi ricorrenti si giustificano tipicamente da qualche milione di euro in su. Per obiettivi più semplici spesso bastano donazioni con franchigia, patto di famiglia o una polizza vita di private insurance.
Fonti normative
- D.Lgs. 139/2024 (riforma dell’imposta su successioni e donazioni; nuovo art. 4-bis D.Lgs. 346/1990)
- Convenzione dell’Aja 1/7/1985, ratificata con L. 364/1989
- Art. 73 TUIR (trust soggetti IRES); art. 44, co. 1, lett. g-sexies TUIR
- Circolare Agenzia delle Entrate 34/E/2022; L. 112/2016 (“Dopo di Noi”)
Stai valutando un trust per il tuo patrimonio?
La differenza tra un trust che funziona e uno che il fisco disconosce sta tutta nella progettazione iniziale.
Domande frequenti
Il trust protegge dai creditori?
Sì, ma solo dai rischi futuri: i beni segregati prima che il debito sorga sono fuori dalla portata dei creditori. Se il debito esiste già, il conferimento è attaccabile con revocatoria ordinaria (5 anni) e, per immobili e beni registrati, con l’esecuzione diretta ex art. 2929-bis c.c. entro un anno dalla trascrizione.
Conviene la tassazione in entrata o in uscita?
In entrata conviene se il patrimonio crescerà molto o se si vogliono bloccare le regole attuali (franchigia 1M, aliquota 4%); in uscita conviene se i beneficiari finali non sono ancora certi o se il valore resterà stabile — e nel frattempo non si anticipa nulla. È una scelta irreversibile, da simulare con numeri veri.
Che differenza c’è tra trust e fondo patrimoniale?
Il fondo patrimoniale è gratuito e semplice ma protegge solo i beni destinati ai bisogni della famiglia, cessa con il matrimonio e ha molte falle; il trust è flessibile, sopravvive al disponente e segrega davvero, ma costa. Il confronto completo è nella guida al fondo patrimoniale.
Il trustee può essere un familiare?
Può, ma è la scorciatoia che più spesso fa riqualificare il trust come interposto: se il trustee è di fatto un prestanome del disponente, la segregazione (civilistica e fiscale) salta. Per patrimoni seri, trustee professionale e guardiano di famiglia.
Vedi anche
- Fondo patrimoniale: cosa protegge davvero
- Successioni e donazioni 2026: guida completa
- Patto di famiglia
- Polizza vita lussemburghese
- Hai venduto l’azienda: come gestire il ricavato