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Xtrackers MSCI World ex USA: analisi (ISIN IE0006WW1TQ4)

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Xtrackers MSCI World ex USA: analisi (ISIN IE0006WW1TQ4)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

Xtrackers MSCI World ex USA UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE0006WW1TQ4)

Scheda completa dell’ETF sul mondo sviluppato SENZA gli Stati Uniti: il tassello per de-concentrare i portafogli troppo «americani», quando ha senso usarlo e la tassazione italiana. Dati ufficiali datati.

  • TER 0,15% · Accumulazione · multivaluta
  • Mondo sviluppato SENZA gli USA (~760 aziende)
  • Il «tassello mancante» anti-concentrazione USA
  • Più Giappone/Europa/Canada, meno tech-mega

Dati ufficiali aggiornati al giugno 2026 (patrimonio e caratteristiche). Fonte: Xtrackers / DWS (scheda ufficiale) e justETF. Pesi per Paese e settore sono indicativi e variano nel tempo.

L’Xtrackers MSCI World ex USA UCITS ETF permette di investire in un’unica mossa nelle grandi e medie aziende dei Paesi sviluppati di tutto il mondo… tranne gli Stati Uniti. È una precisazione che sembra un dettaglio, ma è invece l’intero senso del prodotto: replica l’indice MSCI World ex USA, cioè il celebre indice azionario mondiale dei Paesi avanzati privato della sua componente americana. Dentro ci sono circa 760 aziende di Giappone, Regno Unito, Canada, Francia, Svizzera, Germania, Australia e di tutti gli altri mercati sviluppati — ma zero azioni statunitensi.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati, e con un angolo molto preciso. Perché mai si dovrebbe volere il mondo «senza l’America»? La risposta sta in un problema che riguarda milioni di investitori, spesso senza che se ne rendano conto: il classico ETF azionario mondiale (MSCI World) è oggi composto per circa il 70% da azioni americane. Chi possiede un MSCI World — o, peggio, un S&P 500 — è quindi fortemente sbilanciato sugli Stati Uniti e, in particolare, sui pochi colossi tecnologici (le «Magnifiche Sette»). Questo ETF è il tassello mancante: lo strumento pensato per ribilanciare il portafoglio, riducendo il peso eccessivo dell’America e dando più spazio a Europa, Giappone e Canada. Capire quando e perché serve è la chiave per usarlo bene.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo Xtrackers MSCI World ex USA UCITS ETF 1C (Acc)
ISIN IE0006WW1TQ4
Ticker EXUS
Indice replicato MSCI World ex USA
Costo annuo (TER) 0,15%
Metodo di replica Fisica (completa)
Politica dei proventi Accumulazione (dividendi reinvestiti)
Valuta del fondo USD (ma sottostante multivaluta)
Esposizione geografica Paesi sviluppati ESCLUSI gli USA
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 5 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 760
Data di lancio marzo 2024
In sintesi: il mondo sviluppato SENZA l’America (~760 aziende, USA esclusi). Serve a DE-CONCENTRARE i portafogli troppo esposti agli USA (un MSCI World è al ~70% americano). Più Giappone/Europa/Canada, più value/dividendi, meno tech-mega. TER 0,15% acc, volatilita’ ~11%.

2. Perché togliere l’America: il problema del ~70% USA

Partiamo dal capire perché il «peso dell’America» sia diventato un tema così importante. L’indice azionario mondiale più seguito, l’MSCI World, raccoglie le grandi e medie aziende di tutti i Paesi sviluppati (circa 23 nazioni). Il punto è che le aziende vengono pesate in base alla loro dimensione (capitalizzazione di mercato), e poiché le borse americane sono le più grandi del mondo — e i colossi tecnologici USA sono diventati enormi — la fetta statunitense dell’MSCI World è cresciuta fino a circa il 70%. Significa che chi compra un «ETF mondiale» pensando di essere globalmente diversificato sta in realta’ investendo, per oltre due terzi, in un solo Paese: gli Stati Uniti. E, all’interno di quel 70%, una quota molto rilevante è concentrata su pochissime aziende (Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla). La diversificazione «mondiale» è, oggi, molto più americana di quanto il nome suggerisca.

L’MSCI World ex USA rovescia questa prospettiva: prende lo stesso universo dei Paesi sviluppati ma toglie gli Stati Uniti. Quello che resta è un indice di circa 760 aziende guidato da Giappone (il Paese di gran lunga più rappresentato), Regno Unito, Canada, Francia, Svizzera, Germania e Australia, più tutti gli altri mercati avanzati. Ne esce un portafoglio dal volto molto diverso da quello americano: più industria, finanza (banche e assicurazioni), beni di consumo, materie prime ed energia, e molto meno tecnologia dei mega-colossi. È un mondo di aziende spesso «value» (a valutazioni più contenute), più cicliche e con dividendi mediamente più generosi rispetto al mercato americano, dominato dalla crescita tecnologica. Non è «meglio» o «peggio» dell’America: è diverso, e questa diversita’ è esattamente cio’ che lo rende utile per chi è già troppo esposto agli USA.

MSCI World «normale»: peso degli Stati Uniti circa 70%
Questo ETF (World ex USA): peso degli Stati Uniti 0% (esclusi per costruzione)
Numero di Paesi sviluppati nel fondo circa 23 (USA esclusi)
Numero di aziende circa 760
Da ricordare: l’MSCI World «normale» è al ~70% USA (per via dei colossi tech) → chi lo possiede non è «mondiale», è soprattutto americano. Il World ex USA toglie gli USA e lascia Giappone/UK/Canada/Europa/Australia: volto più value, finanza/industria, meno tech.

3. Dentro il fondo: Giappone in testa, nessuno domina

Cosa significa, in pratica, possedere questo ETF (dati al 31 maggio 2026)? Significa possedere un pezzo di circa 760 grandi e medie aziende dei Paesi sviluppati esclusi gli Stati Uniti. La geografia è guidata dal Giappone (intorno al 20% del fondo: è il singolo Paese più rappresentato), seguito da Regno Unito, Canada, Francia e poi Svizzera, Germania, Australia e gli altri. È una diversificazione geografica autentica: nessun singolo Paese domina come fanno gli USA nell’MSCI World «normale». Tra i principali titoli compaiono nomi europei e asiatici molto noti — colossi dei semiconduttori e della farmaceutica (ASML, AstraZeneca, Novartis, Roche), banche (HSBC), energia (Shell), beni di consumo (Nestle), automobili (Toyota) — ognuno dei quali pesa poco (intorno o sotto il 2%): nessuna azienda «fa la pioggia e il bel tempo».

Sul piano settoriale, il volto del fondo è molto diverso da quello americano: la finanza (banche e assicurazioni) è il settore più importante, seguita dall’industria; la tecnologia, che negli USA domina, qui pesa molto meno. Crescono in proporzione i settori «dell’economia reale»: consumi, sanita’, materie prime, energia, beni di prima necessità. È la fotografia di un’economia mondiale più «tradizionale» e bilanciata, meno trainata dalla corsa di pochi giganti tecnologici. Anche la volatilita’ riflette questa natura: storicamente intorno all’11% su base annua, in linea (o leggermente sotto) quella di un MSCI World classico. È uno strumento ampio e ben diversificato — su centinaia di aziende e decine di Paesi — il cui unico, deliberato «buco» è proprio l’America.

Principali Paesi del fondo (% indicativa)Giappone20.0%Regno Unito12.0%Canada11.0%Francia8.0%Svizzera / Germania / Australia (ciascuno)7.0%Altri Paesi sviluppati35.0%
Principali Paesi al 31 maggio 2026 (pesi indicativi, variano nel tempo). Fonte: Xtrackers / DWS (scheda ufficiale) e justETF.
Composizione settoriale (% indicativa)Finanza (banche, assicurazioni)25.0%Industria17.0%Tecnologia8.0%Consumi discrezionali8.0%Altri settori42.0%
Composizione settoriale indicativa: domina la finanza, segue l’industria; la tecnologia pesa poco (è quasi tutta negli USA, qui esclusi).
Indice MSCI World ex USA
Numero di titoli circa 760
Volatilita' (1 anno) circa 11% (contenuta)
Da ricordare: Giappone primo Paese (~20%), poi UK/Canada/Francia/Svizzera/Germania/Australia. Nessuna azienda pesa più del ~2%. Diversificazione geografica AUTENTICA, volatilita’ ~11%.

4. Perché sceglierlo (ribilanciare o scommettere sul valore)

Perché scegliere il mondo «senza l’America»? La ragione principale è il ribilanciamento. La stragrande maggioranza degli investitori italiani che possiede ETF azionari ha, oggi, un’esposizione enorme e spesso involontaria agli Stati Uniti: chi ha un MSCI World è al ~70% americano, chi ha un S&P 500 è al 100% americano, e molti hanno entrambi. Il risultato è un portafoglio sbilanciato su un solo Paese e, all’interno di esso, su pochi colossi tecnologici. Il World ex USA è lo strumento perfetto per correggere questo squilibrio: aggiungendolo, si riporta peso su Europa, Giappone, Canada e gli altri mercati sviluppati, ottenendo una diversificazione geografica più equilibrata e riducendo la dipendenza dall’andamento di Wall Street e delle Magnifiche Sette.

La seconda ragione è una scommessa di valore. Dopo molti anni in cui le borse americane hanno sovraperformato nettamente il resto del mondo, le azioni statunitensi sono diventate relativamente care (valutazioni elevate), mentre Europa, Giappone e gli altri mercati sviluppati trattano spesso a prezzi più contenuti e offrono dividendi più alti. Chi crede che, prima o poi, questo divario possa ridursi — con il «resto del mondo» che recupera terreno sugli USA — trova nel World ex USA il modo diretto di esprimere questa tesi. Va detto con onesta’, però, che è esattamente la scommessa opposta a quella che ha pagato negli ultimi anni: per un lungo periodo, escludere l’America è stato penalizzante, perché gli USA hanno corso più di tutti. Non c’è alcuna garanzia che il vento cambi a breve. Il World ex USA, quindi, non è uno strumento «migliore» in assoluto: è uno strumento di equilibrio, che ha senso soprattutto come complemento per chi è già troppo carico di America, e come scommessa per chi crede in una rotazione a favore del resto del mondo.

Da ricordare: due motivi — 1) RIBILANCIARE un portafoglio troppo «americano»; 2) scommessa di VALORE (resto del mondo a valutazioni più basse, dividendi più alti, che recupera sugli USA). MA: è la scommessa opposta a quella che ha pagato negli ultimi anni.

5. I rischi: «restare indietro» rispetto a Wall Street

I rischi di questo ETF sono, nel complesso, quelli tipici di un ampio azionario internazionale: è un fondo molto diversificato (centinaia di aziende, decine di Paesi), quindi privo dei rischi «estremi» dei prodotti tematici o concentrati. Resta comunque un investimento azionario: nelle fasi di calo generale delle borse mondiali, scende anch’esso. Il rischio più specifico è quello «di scommessa relativa»: escludendo gli Stati Uniti, questo ETF fa peggio di un MSCI World «normale» ogni volta che l’America corre più del resto del mondo — come è accaduto, in modo netto, in gran parte dell’ultimo decennio. Chi lo possiede deve essere pronto a «restare indietro» rispetto a Wall Street per periodi anche lunghi, e ad accettare che la sua scommessa (il resto del mondo che recupera) potrebbe non realizzarsi presto.

Il secondo rischio è di natura valutaria, ed è qui particolarmente «ricco»: il fondo contiene aziende in tante valute diverse (yen giapponese, sterlina, dollaro canadese, euro, franco svizzero, dollaro australiano…). Per l’investitore italiano questo significa un’esposizione a un paniere di valute: è un fattore di diversificazione valutaria (non si dipende da una sola moneta), ma anche di oscillazione aggiuntiva, perché le variazioni di tutti questi cambi rispetto all’euro incidono sul rendimento. Il terzo è un rischio di composizione: escludendo gli USA (e quindi gran parte del settore tecnologico mondiale), il fondo è più esposto a settori «tradizionali» (finanza, industria, materie prime) e meno alla crescita tecnologica; se sara’ ancora la tecnologia americana a trainare i mercati, questo ETF ne restera’ tagliato fuori. Nel complesso, è uno strumento dal profilo solido e ben diversificato, il cui «rischio» principale non è tanto la volatilita’ quanto la scelta deliberata di escludere il mercato che, finora, ha corso di più.

Da capire bene: fa PEGGIO di un MSCI World ogni volta che gli USA corrono più del resto del mondo (come in gran parte dell’ultimo decennio): serve accettare di «restare indietro» per periodi lunghi. Esposizione a tante valute (diversifica ma oscilla). Meno tecnologia.

6. World ex USA, MSCI World, Europa: i mattoncini

Veniamo alla precisazione fondamentale, qui più importante che mai perché questo ETF si definisce proprio in rapporto ad altri. Il confronto cardine è con l’MSCI World «normale» (quello che include gli Stati Uniti, di cui parliamo a parte): sono complementari, non alternativi. L’MSCI World è un fondo «completo» del mondo sviluppato (USA inclusi, al ~70%); il World ex USA è lo stesso mondo meno l’America. Non ha senso, di norma, possederli entrambi nelle stesse proporzioni (si finirebbe per duplicare il «resto del mondo» e diluire… ma in modo disordinato). Ha senso, invece, usare il World ex USA in due modi: o come «correttivo» da affiancare a un’esposizione americana (per esempio un S&P 500) così da ricostruire un mondo bilanciato dosando a piacere il peso degli USA; oppure come scommessa autonoma per chi vuole, volutamente, stare fuori dall’America. La logica è quella dei «mattoncini»: World ex USA + un ETF USA, in proporzioni scelte da te, ti danno il controllo esatto sul peso dell’America nel tuo portafoglio — cosa che un MSCI World «tutto in uno» non permette.

Un secondo confronto utile è con un ETF sull’Europa sviluppata (di cui pure trattiamo): attenzione a non confonderli. Il World ex USA non è un ETF «europeo»: esclude l’America, ma include il Giappone (che ne è addirittura il primo Paese), il Canada, l’Australia e gli altri mercati sviluppati extra-europei. È molto più ampio di un ETF Europa: copre tutto il mondo avanzato tranne gli USA, non solo il vecchio continente. In un portafoglio, il World ex USA ha quindi il ruolo di «resto del mondo sviluppato»: il tassello che, unito a un’esposizione americana, ricostruisce il quadro globale completo con il peso degli USA deciso da te e non dal mercato. È lo strumento ideale per chi vuole diversificare via dall’America senza rinunciare ai grandi mercati sviluppati del mondo.

7. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso, prima di tutto, per chi è già troppo esposto agli Stati Uniti e vuole ribilanciare: chi possiede un S&P 500, un Nasdaq o un MSCI World (al ~70% americano) e si rende conto di dipendere troppo da Wall Street e dai pochi colossi tecnologici trova nel World ex USA il complemento naturale per riportare equilibrio verso Europa, Giappone e Canada. Ha senso, in secondo luogo, per chi vuole costruirsi un portafoglio globale «a mattoncini», decidendo lui il peso dell’America (per esempio combinando un ETF USA e un World ex USA nelle proporzioni preferite) anziche’ subire il ~70% imposto dall’MSCI World. Ha senso, infine, per chi fa una scommessa di valore: crede che il «resto del mondo», oggi a valutazioni più basse e con dividendi più alti, possa recuperare terreno sugli USA dopo anni di sottoperformance.

Ha invece meno senso per chi parte da zero e vuole un unico strumento «completo» per tutto l’azionario mondiale: per quello è più semplice un MSCI World o un azionario «All-World» (che includono già tutto, USA compresi), di cui parliamo in altre schede. Ha meno senso per chi è convinto che saranno ancora gli Stati Uniti (e la loro tecnologia) a trainare i mercati: per quel profilo, escludere l’America è controproducente. E ha poco senso, da solo, come unico ETF azionario di un portafoglio, perché lasciare completamente fuori il più grande mercato del mondo è una scelta estrema (di norma, il World ex USA si usa insieme a una componente americana, non al posto suo). Come ogni tassello «specializzato», va usato con un disegno preciso: è uno strumento di equilibrio e controllo, prezioso per chi sa esattamente perché lo sta aggiungendo.

8. Replica, costi e la questione delle valute

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica completa (possiede realmente tutte le azioni dell’indice), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e ad accumulazione (i dividendi sono reinvestiti). Il costo annuo (TER) è dello 0,15%: molto contenuto per un ETF così ampio e internazionale, in linea con i migliori prodotti «core» del mercato. Il fondo è grande e liquido (diversi miliardi di euro di patrimonio: è di gran lunga il principale ETF su questo indice) ed è negoziabile su Borsa Italiana. Segue l’indice MSCI World ex USA, cioè l’MSCI World privato della sola componente statunitense, comprendente circa 760 grandi e medie aziende di una ventina di Paesi sviluppati.

Una nota importante riguarda la valuta: a differenza di molti ETF (spesso denominati in dollari), qui l’esposizione è a un paniere di valute diverse — yen, sterlina, dollaro canadese, euro, franco svizzero, dollaro australiano e altre. Non c’è quindi una singola valuta «dominante» come il dollaro: è un fattore di diversificazione valutaria, ma anche di oscillazione aggiuntiva rispetto all’euro. Il fondo è relativamente giovane (lanciato nel 2024), nato proprio per rispondere alla crescente domanda di strumenti «de-USA» da parte di investitori preoccupati dall’eccessiva concentrazione americana dei portafogli. Esistono prodotti analoghi di altri emittenti (alcuni anche a distribuzione, per chi vuole incassare i dividendi): vale la pena confrontare costi e politica dei proventi, ma la sostanza dell’esposizione — il mondo sviluppato senza l’America — è la stessa.

9. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’Xtrackers MSCI World ex USA è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un qualunque altro ETF su azioni (compreso un MSCI World classico). Il fatto che escluda gli Stati Uniti non cambia nulla dal punto di vista fiscale: cio’ che conta è che sia armonizzato (UCITS), e lo è. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list (qui siamo su azioni).

Vale la consueta asimmetria degli ETF armonizzati: il guadagno è «reddito di capitale», la perdita è «reddito diverso». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; e le minusvalenze che generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro altri redditi diversi entro quattro anni. La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio del differimento: i dividendi (che, in un indice così ricco di aziende europee e giapponesi, sono mediamente generosi) vengono reinvestiti automaticamente e non generano tassazione durante il possesso; il 26% si applica solo alla vendita. Per un investitore di lungo periodo è un vantaggio concreto, perché i dividendi continuano a lavorare «a interesse composto» senza il prelievo annuale.

Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (preleva il 26% e applica il bollo dello 0,2%, senza obblighi dichiarativi); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu in dichiarazione, con il quadro RW (monitoraggio) e l’IVAFE (0,2%). Da ricordare la peculiarita’ valutaria: l’esposizione è a un paniere di valute (non al solo dollaro), il che diversifica ma aggiunge oscillazione rispetto all’euro.

Esempio: dosare il peso dell’America

Un esempio per capire il ribilanciamento. Immagina un investitore che ha 30.000 euro in un ETF S&P 500: è esposto al 100% agli Stati Uniti, e in larga parte ai pochi colossi tecnologici. Si rende conto di essere troppo sbilanciato e vuole un portafoglio più «mondiale». Una soluzione è affiancare al suo S&P 500 una quota di World ex USA. Se, per esempio, aggiunge 20.000 euro di World ex USA, il suo portafoglio azionario diventa 30.000 USA + 20.000 «resto del mondo» = un peso americano del 60% circa (anziche’ 100%), con il restante 40% distribuito tra Giappone, Europa, Canada e Australia. Ha così ricostruito un quadro globale e bilanciato, dosando l’America a piacere: è questo il «superpotere» dei mattoncini, impossibile con un MSCI World «tutto in uno» (che impone il ~70% USA deciso dal mercato).

Un secondo spunto riguarda la scommessa di valore. Supponiamo che, dopo anni di dominio americano, il «resto del mondo» inizi a recuperare (perché le aziende USA erano diventate troppo care, o perché Europa e Giappone ripartono). In questo scenario, il World ex USA sovraperforma il mercato americano, e chi lo aveva in portafoglio ne beneficia, riequilibrando i rendimenti dopo anni di sottoperformance del «non-USA». Attenzione, però: potrebbe anche accadere il contrario (gli USA continuano a correre di più), nel qual caso il World ex USA resterebbe indietro. È una scommessa sul futuro equilibrio tra America e resto del mondo: ragionevole, ma non garantita. Il risultato in euro dipende anche dai cambi delle molte valute del fondo.

Da ricordare: ETF azionario armonizzato: 26% sulle plusvalenze, asimmetria, differimento grazie all’accumulazione (utile coi dividendi, qui generosi). Esposizione a un paniere di valute, non al solo dollaro.

10. Conclusione

L’Xtrackers MSCI World ex USA è lo strumento per possedere il mondo sviluppato senza l’America: circa 760 grandi e medie aziende di Giappone, Regno Unito, Canada, Europa e Australia, con zero azioni statunitensi. Il suo senso profondo è uno solo: de-concentrare il portafoglio dagli Stati Uniti. La maggior parte degli investitori, oggi, è fortemente (e spesso inconsapevolmente) sbilanciata sull’America — un MSCI World è al ~70% USA, un S&P 500 al 100% — e questo ETF è il tassello mancante per riportare equilibrio verso il resto del mondo avanzato, con un volto più «tradizionale» (più finanza, industria, materie prime; meno tecnologia dei mega-colossi) e dividendi mediamente più alti.

Va capito per quello che è: non un ETF «migliore» dell’azionario mondiale, ma uno strumento di equilibrio e controllo. Usato come complemento (insieme a una componente americana, per dosare a piacere il peso degli USA) è prezioso; usato come scommessa autonoma «contro l’America», è una scelta legittima ma impegnativa, perché significa restare indietro ogni volta che Wall Street corre più del resto del mondo (come accaduto in gran parte dell’ultimo decennio). Non è un ETF «europeo»: include Giappone, Canada e Australia. Sul piano fiscale è un normale ETF azionario armonizzato (26% sulle plusvalenze, asimmetria, differimento grazie all’accumulazione), con la peculiarita’ di un’esposizione a un paniere di valute (non al solo dollaro). Per capire se e in quale misura affiancarlo alla tua esposizione americana, vale la pena consultare le nostre altre schede (in particolare quelle sull’MSCI World, sull’S&P 500 e sull’Europa) o un professionista. La sintesi: è il modo più diretto per dire al tuo portafoglio «meno America, più resto del mondo» — nella misura esatta che decidi tu.

Domande frequenti

Cosa contiene esattamente questo ETF?

Le grandi e medie aziende dei Paesi SVILUPPATI di tutto il mondo, ESCLUSI gli Stati Uniti: circa 760 titoli, guidati da Giappone (~20%), Regno Unito, Canada, Francia, Svizzera, Germania, Australia. È l’MSCI World «normale» privato della sola componente americana (che pesa zero).

Perché' dovrei volere il mondo «senza l'America»?

Per RIBILANCIARE. Un MSCI World è al ~70% USA, un S&P 500 al 100%: chi li possiede è troppo esposto all’America e ai pochi colossi tech. Il World ex USA è il «tassello mancante» per riportare peso su Europa/Giappone/Canada e dosare TU il peso degli USA, anziche’ subire il ~70% imposto dal mercato.

E' la stessa cosa di un ETF sull'Europa?

No. Il World ex USA esclude gli USA ma INCLUDE Giappone (anzi, è il primo Paese!), Canada, Australia e gli altri mercati sviluppati extra-europei. È molto più ampio di un ETF Europa: copre tutto il mondo avanzato tranne l’America, non solo il vecchio continente.

Qual e' il rischio principale?

La «scommessa relativa»: escludendo gli USA, fa PEGGIO di un MSCI World ogni volta che l’America corre più del resto del mondo (come in gran parte dell’ultimo decennio). Bisogna accettare di poter «restare indietro» rispetto a Wall Street per periodi anche lunghi. C’è poi l’esposizione a tante valute diverse.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, asimmetria sulle minusvalenze (zainetto 4 anni). Essendo ad accumulazione, i dividendi (qui mediamente generosi) sono reinvestiti e si paga solo alla vendita (differimento). Esposizione a un paniere di valute, non al solo dollaro.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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