Contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026: calcolo e ottimizzazione
Per artigiani e commercianti titolari di partita IVA in regime ordinario, la gestione contributiva INPS rappresenta uno dei capitoli di spesa più rilevanti dell’attività. Nel 2026 le regole sono sostanzialmente confermate rispetto al biennio precedente, ma i valori del reddito minimale e massimale sono stati aggiornati in base alla variazione del costo della vita. Comprendere esattamente come si calcolano i contributi, quali scadenze rispettare e come ottimizzare lecitamente il carico contributivo è fondamentale per una corretta pianificazione finanziaria dell’impresa individuale o familiare. Questa guida, realizzata con taglio consulenziale, copre ogni aspetto della contribuzione INPS per artigiani e commercianti nel 2026: dalla differenza tra le due gestioni separate, alle aliquote vigenti, agli esempi numerici completi, fino alle strategie di ottimizzazione e ai diritti dei coadiuvanti familiari. Per un approfondimento sul regime fiscale personale, ti consigliamo anche la nostra guida su partita IVA in regime ordinario e aliquote IRPEF 2026.
1. Gestione Artigiani e Gestione Commercianti INPS: differenze essenziali
L’INPS gestisce le posizioni previdenziali degli autonomi non agricoli attraverso due gestioni distinte, entrambe facenti parte della cosiddetta Gestione Previdenziale degli Artigiani e dei Commercianti (ex Legge 4 luglio 1959, n. 463 per gli artigiani; Legge 22 luglio 1966, n. 613 per i commercianti), oggi disciplinata organicamente dal D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151 e successive modificazioni.
La distinzione rilevante ai fini pratici riguarda principalmente l’aliquota contributiva aggiuntiva per la maternità: la Gestione Commercianti applica un contributo aggiuntivo dello 0,48% sul reddito imponibile (entro il massimale) rispetto alla Gestione Artigiani. Questo contributo, destinato al Fondo per il finanziamento dell’indennità di maternità e degli assegni familiari ai commercianti, porta l’aliquota complessiva dei commercianti a un livello lievemente superiore rispetto a quella degli artigiani.
Le condizioni per l’iscrizione nelle rispettive gestioni sono stabilite dalla legge e fanno riferimento alla natura prevalente dell’attività svolta:
- Gestione Artigiani: vi si iscrivono coloro che svolgono attività di produzione, riparazione o trasformazione di beni, con prevalenza del lavoro manuale del titolare e dei familiari rispetto al capitale impiegato. L’iscrizione avviene all’Albo delle Imprese Artigiane e automaticamente all’INPS.
- Gestione Commercianti: vi si iscrivono i titolari di imprese di commercio al dettaglio, all’ingrosso, somministrazione di alimenti e bevande (bar, ristoranti), intermediazione commerciale, agenti e rappresentanti di commercio, gestori di distributori di carburante. Anche qui l’iscrizione al Registro delle Imprese in Camera di Commercio trascina l’obbligo di iscrizione all’INPS.
In entrambi i casi, l’obbligo contributivo sorge dal primo giorno di attività e cessa con la cessazione dell’impresa, indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto. Anche in assenza di reddito, o in caso di perdita d’esercizio, l’iscritto è tenuto a versare i contributi minimi (fissi) calcolati sul reddito minimale convenzionale.
2. Aliquote contributive 2026
Le aliquote 2026 sono state confermate dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) e dall’aggiornamento delle circolari INPS. Di seguito la tabella riepilogativa completa delle aliquote vigenti per il 2026.
| Categoria | Gestione | Aliquota IVS | Aliquota maternità/aggiuntiva | Aliquota totale |
|---|---|---|---|---|
| Titolare / Socio con più di 21 anni | Artigiani | 24,00% | 0,48% | 24,48% |
| Titolare / Socio con più di 21 anni | Commercianti | 24,00% | 0,48% + 0,48% maternità | 24,96% |
| Coadiuvante / Coadiutore con più di 21 anni | Artigiani | 24,00% | 0,48% | 24,48% |
| Coadiuvante / Coadiutore con più di 21 anni | Commercianti | 24,00% | 0,48% + 0,48% | 24,96% |
| Coadiuvante / Coadiutore fino a 21 anni | Artigiani | 17,00% | 0,48% | 17,48% |
| Coadiuvante / Coadiutore fino a 21 anni | Commercianti | 17,00% | 0,48% + 0,48% | 17,96% |
Nota bene: l’aliquota ridotta del 17% (anziché 24%) si applica esclusivamente ai collaboratori familiari di età non superiore a 21 anni. Al compimento del 22° anno di età, l’aliquota passa automaticamente al 24% a partire dal mese successivo. L’agevolazione per i giovani coadiuvanti è prevista dall’art. 1, comma 2 della L. 233/1990 e successive modificazioni.
3. Reddito minimale e massimale 2026: i valori aggiornati
La contribuzione INPS per artigiani e commercianti non si calcola esclusivamente sul reddito effettivo dichiarato ai fini fiscali. Esistono un reddito minimale e un reddito massimale convenzionali che rappresentano rispettivamente il pavimento e il soffitto della base contributiva.
3.1 Reddito minimale 2026: il contributo fisso obbligatorio
Il reddito minimale 2026 è fissato in 18.415 euro. Questo significa che, indipendentemente dal reddito d’impresa effettivamente prodotto nell’anno, ogni iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti è tenuto a versare almeno i contributi calcolati su questa base convenzionale. Si tratta dei cosiddetti contributi fissi o contributi minimi, che devono essere versati in quattro rate alle scadenze previste (si veda la sezione sulle scadenze) anche se l’attività è in perdita o il reddito è inferiore alla soglia.
Il contributo fisso annuo lordo per il 2026 è quindi:
- Artigiani: 18.415 € × 24,48% = 4.508,00 € circa
- Commercianti: 18.415 € × 24,96% = 4.596,00 € circa
Se il reddito effettivo è inferiore al minimale, non è previsto alcun rimborso: il contribuente paga comunque il minimo. Se invece il reddito supera il minimale, si versano anche i contributi variabili sulla quota eccedente (si veda la sezione successiva e gli esempi numerici).
3.2 Reddito massimale 2026 e aliquota ridotta
La normativa prevede un doppio massimale: un primo massimale entro il quale si applica l’aliquota piena, e un secondo massimale oltre il quale non sono dovuti ulteriori contributi.
| Fascia di reddito 2026 | Aliquota contributiva (Artigiani) | Aliquota contributiva (Commercianti) | Note |
|---|---|---|---|
| Fino a 18.415 € (minimale) | 24,48% (contributo fisso) | 24,96% (contributo fisso) | Contributo minimo obbligatorio |
| Da 18.415 € a 48.279 € | 24,48% | 24,96% | Aliquota piena sulla quota eccedente il minimale |
| Da 48.279 € a 113.520 € | 24,48% | 24,96% | Aliquota piena, soglia del massimale pensionabile |
| Oltre 113.520 € | Nessun contributo aggiuntivo | Nessun contributo aggiuntivo | Massimale oltre il quale cessa l’obbligo contributivo |
Precisazione tecnica: il reddito massimale di 113.520 euro rappresenta il tetto oltre il quale il reddito non è più assoggettato a contribuzione IVS. La soglia di 48.279 euro è invece rilevante ai fini dell’accreditamento delle settimane contributive: i redditi superiori a questa soglia non generano settimane aggiuntive di contribuzione previdenziale ai fini del calcolo della pensione (oltre questa soglia i contributi sono versati ma non incrementano il montante pensionistico in modo proporzionale). Tali valori sono soggetti ad aggiornamento annuale sulla base degli indici ISTAT.
4. Esempio di calcolo completo: artigiano con reddito 40.000 euro
Consideriamo il caso di un artigiano (imbianchino, falegname, idraulico o qualsiasi altra attività iscritta all’Albo Artigiani) con reddito d’impresa dichiarato ai fini IRPEF di 40.000 euro per l’anno 2026.
Dati di partenza:
- Reddito d’impresa 2026: 40.000 €
- Gestione: Artigiani
- Aliquota: 24,48%
- Reddito minimale 2026: 18.415 €
- Massimale 2026: 113.520 €
Calcolo passo per passo:
- Verifica soglia minimale: il reddito (40.000 €) supera il minimale (18.415 €), quindi si versano sia i contributi fissi che quelli variabili.
- Contributi fissi sul minimale: 18.415 € × 24,48% = 4.507,99 € (arrotondato a 4.508 €).
- Reddito eccedente il minimale: 40.000 € − 18.415 € = 21.585 €.
- Contributi variabili sull’eccedenza: 21.585 € × 24,48% = 5.284,01 €.
- Totale contributi dovuti per il 2026: 4.508 € + 5.284 € = 9.792 €.
Ripartizione dei versamenti:
- 1ª rata contributi fissi (scadenza 16 maggio 2026): 1.127 €
- 2ª rata contributi fissi (scadenza 22 agosto 2026): 1.127 €
- 3ª rata contributi fissi (scadenza 16 novembre 2026): 1.127 €
- 4ª rata contributi fissi (scadenza 16 febbraio 2027): 1.127 €
- Saldo (acconto e saldo a giugno/novembre dell’anno successivo): 5.284 €
Contributi totali annui 2026: circa 9.792 euro, pari al 24,48% del reddito complessivo di 40.000 euro. Si noti che i contributi sono interamente deducibili dal reddito IRPEF nella dichiarazione dei redditi, riducendo la base imponibile per le imposte dirette.
5. Esempio di calcolo: artigiano con reddito 80.000 euro
Passiamo ora a un caso con reddito più elevato: un artigiano con reddito d’impresa 2026 di 80.000 euro.
Dati di partenza:
- Reddito d’impresa 2026: 80.000 €
- Gestione: Artigiani
- Aliquota: 24,48%
- Reddito minimale 2026: 18.415 €
- Massimale 2026: 113.520 €
Calcolo passo per passo:
- Verifica soglia massimale: il reddito (80.000 €) è inferiore al massimale (113.520 €), quindi si paga l’aliquota piena sull’intero reddito fino al massimale.
- Contributi fissi sul minimale: 18.415 € × 24,48% = 4.508 €.
- Reddito eccedente il minimale: 80.000 € − 18.415 € = 61.585 €.
- Contributi variabili sull’eccedenza: 61.585 € × 24,48% = 15.076,01 €.
- Totale contributi dovuti per il 2026: 4.508 € + 15.076 € = 19.584 €.
Incidenza percentuale sul reddito: 19.584 / 80.000 = 24,48%, in linea con l’aliquota piena. Il peso contributivo è pertanto costante sull’intera fascia fino al massimale, senza progressività. La deducibilità integrale dei contributi dall’IRPEF mitiga però l’impatto complessivo: con aliquota marginale IRPEF al 43% (scaglione oltre 50.000 €), ogni 1.000 € di contributi versati produce un risparmio IRPEF di circa 430 €, riducendo il costo netto effettivo dei contributi a circa il 13-14% del reddito.
Per comprendere meglio come interagisce questa contribuzione con il calcolo delle imposte sul reddito, leggi anche la nostra guida sulla pensione anticipata 2026 e i requisiti contributivi.
6. Coadiuvanti e coadiutori familiari: regime contributivo 2026
Un aspetto spesso trascurato riguarda la posizione previdenziale dei familiari collaboratori dell’artigiano o del commerciante. La normativa prevede figure specifiche:
6.1 Coadiuvanti e coadiutori: chi sono
Sono considerati collaboratori familiari ai fini della Gestione Artigiani/Commercianti INPS i familiari che partecipano con carattere di abitualità e prevalenza all’attività d’impresa del titolare. Possono essere:
- Il coniuge (o la parte di un’unione civile)
- I figli (anche adottivi e affidati)
- I nipoti in linea retta
- I genitori, fratelli e sorelle
- Il coniuge del figlio
La differenza tra coadiuvante e coadiutore è di carattere formale: il coadiuvante è il collaboratore nell’impresa artigiana, il coadiutore è il collaboratore nell’impresa commerciale. In entrambi i casi, l’obbligo di iscrizione all’INPS e di versamento dei contributi sussiste dal primo giorno di collaborazione effettiva con carattere di abitualità.
6.2 Aliquota ridotta per i giovani collaboratori
Il vantaggio contributivo più significativo per le imprese familiari è l’aliquota ridotta del 17% (invece del 24%) applicabile ai collaboratori di età non superiore a 21 anni. Questa riduzione, introdotta per incentivare il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle imprese familiari, si applica fino al compimento del 22° anno di età e genera un risparmio significativo nei primi anni di attività del giovane collaboratore.
Esempio pratico: un figlio di 19 anni che collabora nell’impresa artigiana del padre, con reddito attribuito di 15.000 € (inferiore al minimale), versa contributi sul minimale di 18.415 € × 17,48% (aliquota ridotta artigiani) = 3.219 € annui, contro i 4.508 € che verserebbe con l’aliquota piena: un risparmio di circa 1.289 € l’anno.
6.3 Imputazione del reddito nella collaborazione familiare
Dal punto di vista fiscale, il reddito prodotto dall’impresa familiare può essere imputato al collaboratore fino al 49% del reddito complessivo dell’impresa (art. 5, comma 4 del TUIR). La quota imputata è deducibile dal reddito del titolare e tassata in capo al collaboratore, con possibili vantaggi se quest’ultimo si trova in uno scaglione IRPEF più basso. Tuttavia, questa imputazione richiede che il collaboratore sia regolarmente iscritto all’INPS e che la partecipazione all’impresa sia effettiva e documentata.
7. Scadenze dei versamenti contributivi 2026
I contributi INPS per artigiani e commercianti si versano tramite modello F24 con la causale RR (contributi per gestione artigiani e commercianti). Le scadenze 2026 sono le seguenti:
7.1 Contributi fissi sul minimale (quattro rate uguali)
- 1ª rata: 16 maggio 2026
- 2ª rata: 22 agosto 2026 (proroga estiva del termine del 20 agosto)
- 3ª rata: 16 novembre 2026
- 4ª rata: 16 febbraio 2027 (riferita all’anno 2026 ma versata nel 2027)
7.2 Contributi variabili sull’eccedenza del minimale
I contributi variabili, calcolati sulla parte di reddito eccedente il minimale, vengono versati contestualmente al saldo IRPEF, sulla base del reddito definitivo risultante dalla dichiarazione dei redditi. Le scadenze per la campagna fiscale 2026 (su redditi 2025) sono:
- Saldo 2025 + 1° acconto 2026: entro il 30 giugno 2026 (o 31 luglio 2026 con maggiorazione dello 0,40%)
- 2° acconto contributi 2026: entro il 30 novembre 2026
L’acconto dei contributi variabili 2026 si calcola sulla base del reddito 2025 dichiarato nel Modello Redditi 2026 (presentato nell’anno), applicando le percentuali previste: il primo acconto è pari all’80% del dovuto complessivo stimato, il secondo acconto (a novembre) completa il versamento, con conguaglio definitivo al momento della dichiarazione dell’anno successivo.
7.3 Codici tributo F24 per artigiani e commercianti
I principali codici tributo da utilizzare nel modello F24 sono:
- AF — Contributi IVS artigiani (fissi sul minimale)
- CF — Contributi IVS commercianti (fissi sul minimale)
- AV — Contributi IVS artigiani (variabili sull’eccedenza)
- CV — Contributi IVS commercianti (variabili sull’eccedenza)
8. Strategie di ottimizzazione contributiva
Pagare i contributi INPS è un obbligo di legge, ma esistono strategie lecite per ottimizzare la posizione contributiva in funzione degli obiettivi previdenziali e della situazione reddituale complessiva del contribuente.
8.1 Contribuzione volontaria
Chi prevede di avere un reddito d’impresa inferiore al minimale o chi sta attraversando un periodo di difficoltà economica può valutare la contribuzione volontaria aggiuntiva: versare contributi superiori al minimo obbligatorio per incrementare il montante contributivo e, di conseguenza, l’importo della futura pensione. La contribuzione volontaria è ammessa nei limiti del massimale previsto per la gestione. È una scelta che va valutata con attenzione in funzione dell’età anagrafica, degli anni mancanti alla pensione e del rendimento atteso del sistema contributivo.
8.2 Riscatto dei periodi non coperti
Il riscatto contributivo permette di coprire periodi della vita lavorativa non coperti da contribuzione INPS obbligatoria, come gli anni di studio universitario (laurea), i periodi di inattività, i periodi di lavoro all’estero non convenzionato, o i periodi di cassa integrazione non indennizzati. Il costo del riscatto dipende dall’aliquota contributiva della gestione di appartenenza e dalla retribuzione (o reddito) di riferimento nel momento in cui si presenta la domanda. Per gli artigiani e commercianti, il riscatto è particolarmente utile se mancano pochi anni al raggiungimento del requisito contributivo per la pensione anticipata. A partire dal 2024, è stato introdotto il cosiddetto riscatto agevolato per alcune categorie, con riduzioni del costo.
8.3 Ricongiunzione dei periodi contributivi
Chi ha periodi contributivi in gestioni previdenziali diverse (ad esempio, anni da lavoratore dipendente in INPS lavoratori dipendenti, poi anni come artigiano nella Gestione Artigiani) può richiedere la ricongiunzione dei contributi (art. 1 della L. 7 febbraio 1979, n. 29) per unificarli in un’unica gestione e maturare più velocemente i requisiti pensionistici. La ricongiunzione ha un costo, ma può essere conveniente se il differenziale tra le aliquote delle due gestioni è significativo o se si avvicina la soglia per la pensione anticipata. In alternativa alla ricongiunzione onerosa, esiste la totalizzazione gratuita (D.Lgs. 42/2006), che permette di sommare i periodi contributivi di gestioni diverse senza trasferire i contributi, per il diritto alla pensione (ma con calcolo separato pro-quota da ciascuna gestione).
8.4 Cumulo contributi e deducibilità fiscale
I contributi INPS versati sono interamente deducibili dal reddito ai fini IRPEF (art. 10, comma 1, lett. e) del TUIR). Questo significa che riducono la base imponibile delle imposte dirette. In una pianificazione fiscale efficiente, i contributi versati vanno considerati non come costo netto, ma come costo al netto del risparmio fiscale generato. Per chi è in regime ordinario con aliquota marginale IRPEF al 43%, ogni 1.000 € di contributi costa effettivamente circa 570 € netti. Questa deducibilità integrale rappresenta un vantaggio significativo rispetto ad altre forme di risparmio previdenziale.
9. Contributi INPS e pensione: il meccanismo contributivo
Il sistema pensionistico italiano per gli autonomi è interamente contributivo dal 1° gennaio 1996 (salvo i periodi ante 1996 per chi alla data del 31 dicembre 1995 aveva almeno 18 anni di contribuzione, per i quali si applica il sistema retributivo). Il meccanismo funziona nel modo seguente:
- Ogni anno, i contributi versati vengono accreditati in un montante individuale rivalutato sulla base del PIL nominale (media quinquennale).
- Al momento del pensionamento, il montante accumulato viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che dipende dall’età al pensionamento (più si va in pensione tardi, più alto è il coefficiente e quindi più alta la pensione mensile).
- Il risultato determina l’importo della pensione annua lorda.
Questo meccanismo rende particolarmente importante la continuità contributiva: periodi di mancata contribuzione (o di contribuzione sul solo minimale) deprimono il montante e, a parità di età al pensionamento, riducono l’importo della pensione futura. Per chi è lontano dalla soglia pensionistica e ha redditi modesti, vale la pena simulare per tempo l’importo pensionistico atteso, anche con il servizio La mia pensione disponibile sul portale INPS.
10. Casi particolari: pluricommittenza, soci di società, pensionati attivi
10.1 Artigiano o commerciante già pensionato
Chi percepisce già una pensione (di vecchiaia o anticipata) e continua a svolgere attività come artigiano o commerciante è comunque tenuto a iscriversi e versare i contributi alla Gestione Artigiani/Commercianti. Tuttavia, ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 503/1992 e successive modificazioni, il pensionato attivo beneficia di una riduzione del 50% dei contributi dovuti (sia fissi che variabili). La riduzione è applicata d’ufficio dall’INPS per i titolari di pensione diretta INPS; per le pensioni erogate da altri enti occorre presentare apposita domanda.
10.2 Soci di SRL artigiane
I soci di SRL che svolgono attività artigiana all’interno della società, partecipando con carattere di abitualità e prevalenza al processo produttivo, possono essere soggetti all’iscrizione alla Gestione Artigiani/Commercianti anche in aggiunta alla contribuzione come lavoratori dipendenti della SRL. La questione è oggetto di giurisprudenza consolidata (Cassazione 2023) ed è consigliabile una verifica puntuale della propria posizione con un consulente previdenziale.
FAQ — Domande frequenti sui contributi INPS artigiani e commercianti 2026
Devo versare i contributi fissi INPS anche se non ho prodotto reddito nel 2026?
Sì. I contributi fissi sul minimale (18.415 € per il 2026) sono dovuti indipendentemente dal reddito effettivo prodotto. Anche in caso di perdita d’esercizio o reddito zero, l’iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti deve versare i contributi minimi alle quattro scadenze previste. L’unico modo per non versarli è cessare formalmente l’attività e cancellare l’iscrizione all’INPS e al Registro delle Imprese.
Qual è la differenza tra contributi fissi e contributi variabili?
I contributi fissi (o minimi) sono quelli calcolati sul reddito minimale convenzionale (18.415 € nel 2026) e si versano in quattro rate uguali durante l’anno. Sono dovuti da tutti gli iscritti, a prescindere dal reddito reale. I contributi variabili si calcolano sulla quota di reddito effettivo che supera il minimale (fino al massimale di 113.520 €) e si versano contestualmente al saldo IRPEF, sulla base del reddito definitivo risultante dalla dichiarazione.
Come funziona l’aliquota ridotta per i familiari collaboratori sotto i 21 anni?
I coadiuvanti (artigiani) e coadiutori (commercianti) con età non superiore a 21 anni versano contributi con aliquota ridotta al 17% (anziché 24%). L’agevolazione si applica dal momento dell’iscrizione all’INPS e cessa automaticamente al compimento del 22° anno di età, dal mese successivo. Non è necessaria alcuna domanda specifica: l’INPS applica l’aliquota corretta sulla base della data di nascita comunicata al momento dell’iscrizione.
I contributi INPS sono deducibili dal reddito ai fini IRPEF?
Sì, i contributi previdenziali obbligatori versati alla Gestione Artigiani o Commercianti INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo ai fini IRPEF, ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. e) del TUIR. La deducibilità si applica sia ai contributi fissi sia ai contributi variabili, e sia ai contributi versati per sé stessi che a quelli versati per i collaboratori familiari. Questa deducibilità integrale costituisce uno dei principali vantaggi della contribuzione obbligatoria rispetto ad altre forme di risparmio previdenziale.
Quando scadono i versamenti dei contributi INPS per il 2026?
I contributi fissi sul minimale si versano in quattro rate: 16 maggio 2026, 22 agosto 2026, 16 novembre 2026 e 16 febbraio 2027. I contributi variabili sull’eccedenza si versano in acconto (30 giugno 2026 o 31 luglio con maggiorazione 0,40%) e a saldo (30 novembre 2026), sulla base del reddito risultante dalla dichiarazione dei redditi. Tutti i versamenti avvengono tramite modello F24 con causali specifiche (AF/CF per i fissi, AV/CV per i variabili).
Conviene richiedere la ricongiunzione dei contributi da un’altra gestione INPS?
Dipende dalla situazione individuale. La ricongiunzione ha un costo (versamento della differenza tra contributi già accreditati nelle varie gestioni e quanto sarebbe stato dovuto nella gestione di destinazione) e può essere conveniente se mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata, oppure se si vuole concentrare il montante in un’unica gestione per massimizzare il coefficiente di trasformazione. In alternativa, la totalizzazione gratuita (D.Lgs. 42/2006) permette di sommare i periodi senza costi, ma con calcolo pro-quota separato. È consigliabile fare una simulazione previdenziale prima di procedere.
Un artigiano che supera il massimale di 113.520 euro deve versare contributi sull’eccedenza?
No. Il reddito che eccede il massimale annuo di 113.520 euro (valore 2026) non è soggetto a contribuzione IVS. I contributi vengono calcolati e versati solo fino a questa soglia. Superato il massimale, il reddito aggiuntivo non genera ulteriore contribuzione previdenziale né incrementa il montante individuale ai fini della pensione. Questa regola è la stessa sia per gli artigiani che per i commercianti e si applica anche ai contributi dei collaboratori familiari.
Come si versano i contributi INPS se sono sia artigiano che titolare di partita IVA in altra gestione?
Se si svolgono contemporaneamente l’attività artigiana (con iscrizione alla Gestione Artigiani INPS) e un’attività professionale non iscritta ad albi o casse professionali (con iscrizione alla Gestione Separata INPS), le due contribuzioni sono distinte e si versano separatamente: i contributi alla Gestione Artigiani si versano con F24 causali AF/AV, quelli alla Gestione Separata con causale CXX. Non è previsto un tetto complessivo tra le due gestioni: entrambe si applicano autonomamente sui rispettivi redditi, salvo specifiche disposizioni di esclusione legate alla natura dell’attività prevalente.
Ottimizza la tua contribuzione INPS con il supporto di un professionista
Il calcolo dei contributi INPS per artigiani e commercianti può sembrare semplice, ma le variabili in gioco — redditi variabili anno su anno, collaboratori familiari, periodi misti tra gestioni diverse, scelta del momento ottimale di pensionamento — richiedono una pianificazione attenta e aggiornata. Un errore nelle scadenze o nella stima degli acconti può generare sanzioni e interessi evitabili.
Con una consulenza fiscale e previdenziale personalizzato, analizziamo la tua situazione, calcoliamo i contributi dovuti per il 2026 con precisione, valutiamo le opportunità di ottimizzazione e ti supportiamo nella gestione di tutte le scadenze F24.
Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo. Le aliquote, i valori del minimale e del massimale e le scadenze indicate si riferiscono all’anno 2026 sulla base delle disposizioni normative vigenti e delle circolari INPS disponibili alla data di pubblicazione. Prima di adottare qualsiasi decisione in materia previdenziale o fiscale, si raccomanda di consultare un commercialista o un consulente del lavoro abilitato, in grado di valutare la situazione individuale e aggiornare le indicazioni sulla base delle eventuali modifiche normative successive.
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