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iShares Nasdaq 100 UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B53SZB19)

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iShares Nasdaq 100 UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B53SZB19)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 10 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

iShares Nasdaq 100 UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B53SZB19)

Scheda completa dell’ETF sulle cento maggiori aziende non finanziarie del Nasdaq: indice, composizione reale, costi, rischi, confronto con l’S&P 500 e tassazione italiana. Dati ufficiali, sempre datati.

  • TER 0,30% · Replica fisica
  • 101 titoli · USA ~93%
  • Accumulazione · Valuta USD
  • UCITS armonizzato · Domicilio Irlanda

Dati ufficiali aggiornati al 31 marzo 2026 (composizione e settori) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. I rendimenti per anno solare sono dati di mercato.

L’iShares Nasdaq 100 UCITS ETF è il modo più diffuso, in Europa, per investire nelle cento maggiori aziende non finanziarie quotate al Nasdaq: di fatto, l’élite della tecnologia e dell’innovazione americana, da NVIDIA ad Apple, da Microsoft ad Amazon. È uno degli ETF più cercati e popolari tra gli investitori italiani, complice la straordinaria corsa della tecnologia degli ultimi anni.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — indice, composizione reale, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E affrontiamo subito l’equivoco più importante e diffuso: il Nasdaq 100 non è l’S&P 500, e non è «il mercato americano». È qualcosa di molto più concentrato e specifico, con un potenziale e dei rischi diversi. Capire questa differenza è il primo passo per usarlo bene.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares Nasdaq 100 UCITS ETF USD (Acc)
ISIN IE00B53SZB19
Ticker su Borsa Italiana CSNDX
Altri ticker SXRV (Xetra), CNDX (LSE)
Indice replicato Nasdaq 100 (100 società non finanziarie del Nasdaq)
Costo annuo (TER) 0,30%
Metodo di replica Fisica a replica totale (full replication)
Politica dei proventi Accumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondo USD (dollaro USA)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 23 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 101
Data di lancio 26 gennaio 2010
In sintesi: le 100 maggiori società non finanziarie del Nasdaq, a replica fisica, costo 0,30% annuo. Dominato dalla tecnologia, molto concentrato e più volatile dell’S&P 500. Non è «il mercato americano»: è una scommessa sull’innovazione USA.

2. Che cos’è davvero il Nasdaq 100

Il fondo replica il Nasdaq 100, l’indice che raccoglie le 100 maggiori società non finanziarie quotate sulla borsa tecnologica americana, il Nasdaq. Due parole pesano in questa definizione. «Non finanziarie»: per costruzione l’indice esclude banche e assicurazioni, che invece abbondano nell’S&P 500. «Nasdaq»: è la borsa storicamente prediletta dalle aziende tecnologiche e di crescita, dove sono quotate le grandi società dell’informatica, dei semiconduttori, di internet e della biotecnologia.

Il risultato è un indice fortemente sbilanciato verso la tecnologia e la crescita. Non è un «ETF settoriale» puro — al suo interno ci sono anche colossi dei consumi come Amazon, Costco o PepsiCo, e aziende della salute come Amgen — ma è dominato dalle grandi società tecnologiche, che ne determinano l’andamento. È, in sostanza, il termometro dell’innovazione e del «growth» americano, più che del mercato azionario nel suo complesso.

3. Nasdaq 100 contro S&P 500: la differenza che conta

Veniamo al confronto cruciale, quello che ogni investitore italiano dovrebbe fare prima di comprare: che differenza c’è tra il Nasdaq 100 e l’S&P 500? Sono spesso usati come sinonimi di «borsa americana», ma sono cose diverse.

L’S&P 500 raccoglie le 500 maggiori società americane di tutti i settori: tecnologia, ma anche banche, energia, industria, sanità, consumi. È una fotografia ampia e diversificata dell’economia statunitense. Il Nasdaq 100, con sole 100 società e senza finanziari, è molto più concentrato e sbilanciato sulla tecnologia: il peso del settore tech supera abbondantemente quello dell’S&P 500, e le prime posizioni pesano di più.

Le conseguenze pratiche sono tre. Primo, rendimento: nelle fasi favorevoli alla tecnologia il Nasdaq 100 tende a correre di più dell’S&P 500 (lo si è visto nel 2023 e nel 2024). Secondo, rischio: nei ribassi tende a scendere di più, come nel 2022, quando perse quasi il 30% contro il -18% circa dell’S&P 500. Terzo, diversificazione: il Nasdaq 100 è meno diversificato, più «scommessa concentrata» sui giganti tecnologici che fotografia dell’intera economia. Non è «meglio» o «peggio»: è più aggressivo. Chi vuole il cuore diversificato del mercato USA guarda all’S&P 500; chi vuole puntare sull’innovazione, accettando più volatilità, guarda al Nasdaq 100.

Da ricordare: S&P 500 = ampio e diversificato; Nasdaq 100 = concentrato e tecnologico. Più potenziale nelle fasi buone, più rischio nei ribassi (nel 2022 −28,5% contro circa −18% dell’S&P 500).

4. Le «Magnifiche Sette» e la scommessa sull’AI

Per capire il Nasdaq 100 di oggi bisogna parlare delle cosiddette «Magnifiche Sette»: NVIDIA, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta e Tesla. Questo gruppo ristretto di colossi tecnologici è stato il vero motore dei rendimenti degli ultimi anni e pesa enormemente nell’indice. È una notizia a doppia faccia.

Da un lato, sono tra le aziende più redditizie, innovative e finanziariamente solide mai esistite, con posizioni di quasi-monopolio in mercati in crescita (cloud, pubblicità digitale, semiconduttori per l’intelligenza artificiale). Dall’altro, una simile concentrazione introduce un rischio sistemico interno all’indice: il destino del Nasdaq 100 è legato a doppio filo a quello di una manciata di società e, in misura crescente, a un solo grande tema, l’intelligenza artificiale. Una parte importante delle valutazioni odierne incorpora aspettative molto elevate sulla crescita futura legata all’AI; se questa crescita dovesse deludere, o se cambiasse il quadro competitivo o normativo, le ripercussioni sull’indice sarebbero amplificate proprio dal peso di questi titoli. Investire nel Nasdaq 100 oggi significa, in buona parte, condividere questa scommessa sulla tecnologia americana e sull’AI: un potenziale notevole, ma con un rischio di concentrazione che va compreso e accettato.

5. Composizione: i giganti che lo guidano

Al 31 marzo 2026 il fondo deteneva circa 101 titoli, ma il suo comportamento è guidato da una manciata di giganti. In testa c’è NVIDIA, diventata il simbolo del boom dell’intelligenza artificiale, seguita da Apple e Microsoft. Insieme, le prime tre posizioni valgono oltre un quinto dell’intero fondo; le prime dieci sfiorano il 47%. È una concentrazione molto elevata.

Subito dietro i tre giganti troviamo Amazon, Tesla, Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), le due classi di azioni di Alphabet (Google) e Broadcom, uno dei grandi nomi dei semiconduttori. Sono, in larga parte, le stesse «Magnifiche Sette» che dominano anche l’S&P 500 e gli indici mondiali: ed è proprio questo il punto da cui dipende gran parte del discorso sulla diversificazione di portafoglio, come vedremo. La composizione viene aggiornata periodicamente secondo le regole dell’indice, che prevede anche un meccanismo di «tetto» per evitare che un singolo titolo diventi troppo dominante.

# Società Paese Peso
1 NVIDIA USA 8.69%
2 Apple USA 7.64%
3 Microsoft USA 5.63%
4 Amazon USA 4.58%
5 Tesla USA 3.80%
6 Meta Platforms USA 3.46%
7 Walmart USA 3.44%
8 Alphabet (Google) A USA 3.43%
9 Alphabet (Google) C USA 3.20%
10 Broadcom USA 3.01%
Prime 10 posizioni (al 31 marzo 2026)NVIDIA8.7%Apple7.6%Microsoft5.6%Amazon4.6%Tesla3.8%Meta Platforms3.5%Walmart3.4%Alphabet (Google) A3.4%Alphabet (Google) C3.2%Broadcom3.0%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 marzo 2026.

6. Ripartizione settoriale

La ripartizione settoriale conferma la natura dell’indice: la tecnologia da sola pesa quasi la metà del fondo, e se si aggiungono i servizi di comunicazione (dove ricadono Meta, Alphabet e Netflix) si supera abbondantemente il 60% in attività legate al digitale. Seguono i beni di consumo discrezionali (trainati da Amazon e Tesla) e quelli di base (Costco, PepsiCo). Quasi del tutto assenti, invece, settori che nell’economia reale e nell’S&P 500 contano molto: banche e assicurazioni, energia, industria pesante e immobiliare sono poco o per nulla rappresentati.

Questo profilo spiega due cose. Da un lato il potenziale di crescita, perché il fondo concentra le aziende a più alta crescita e redditività del pianeta. Dall’altro la vulnerabilità: l’andamento del Nasdaq 100 dipende dalla salute di un solo grande tema — la tecnologia — e dalle valutazioni, spesso elevate, che il mercato attribuisce a queste società. Quando il sentiment verso la tecnologia cambia, l’intero indice ne risente.

Ripartizione settoriale (al 31 marzo 2026)Tecnologia49.0%Servizi di comunicazione15.3%Beni di consumo discrezionali12.6%Beni di consumo di base8.6%Altri settori14.6%
Ripartizione per settore. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 marzo 2026.

7. Concentrazione geografica e rischio di cambio

Sul piano geografico il fondo è quasi interamente americano: gli Stati Uniti pesano oltre il 92%, con una piccola quota di società estere quotate al Nasdaq. È, a tutti gli effetti, una scommessa concentrata sulle grandi aziende tecnologiche statunitensi.

Per l’investitore italiano questo comporta un punto da non trascurare: il rischio di cambio. Il fondo è in dollari e, anche acquistandolo in euro su Borsa Italiana, il rendimento dipende anche dall’andamento del cambio euro/dollaro. Esiste una versione a cambio coperto (EUR hedged) per chi vuole neutralizzare questo fattore, a fronte di un costo leggermente superiore. La concentrazione su un solo Paese, per quanto sia il più importante mercato azionario del mondo, è comunque un elemento di rischio rispetto a un indice globale.

8. Andamento per anno solare

2025 +6,58%
2024 +33,29%
2023 +49,07%
2022 −28,50%
Lettura: rialzi molto forti nel 2023 e 2024, ma un −28,5% nel 2022. È il ritratto di uno strumento ad alto potenziale e alta volatilità: i numeri passati non si proiettano nel futuro.

9. Una storia di rialzi euforici e crolli brutali

Una nota di contesto aiuta a non farsi illusioni sui rendimenti. Il Nasdaq 100 ha una storia di crescita spettacolare, ma anche di crolli memorabili. Durante la bolla di internet, tra il 2000 e il 2002, l’indice perse circa tre quarti del proprio valore e impiegò molti anni per recuperare: chi aveva comprato sul picco rimase in perdita a lungo. Nel 2008 e di nuovo nel 2022 ha registrato pesanti ribassi, salvo poi riprendersi con forza.

La lezione non è che il Nasdaq 100 sia un cattivo investimento — storicamente, sul lunghissimo periodo, ha premiato chi è rimasto investito — ma che la sua è una strada accidentata, fatta di rialzi euforici e cadute brutali. Proprio perché concentra le aziende a più alta crescita e valutazione, è particolarmente sensibile ai cambi di umore del mercato. Va affrontato con un orizzonte davvero lungo (molti anni), la disciplina di non vendere nei momenti di panico e, idealmente, un ingresso diluito nel tempo. Le straordinarie performance recenti non sono una garanzia per il futuro: sono, semmai, un promemoria di quanto questo indice possa muoversi in fretta in entrambe le direzioni.

10. Metodo di replica, domicilio e proventi

Il fondo adotta una replica fisica a piena replica: possiede direttamente le azioni dell’indice, senza derivati né controparti. È la modalità più trasparente e generalmente preferibile. Il prodotto è domiciliato in Irlanda, è un fondo UCITS armonizzato ed è molto grande e liquido, con un patrimonio superiore ai 20 miliardi di euro: un vantaggio per spread contenuti e facilità di negoziazione su Borsa Italiana.

La classe analizzata è ad accumulazione: i dividendi delle società (modesti, data la natura «growth» dell’indice) non vengono distribuiti ma reinvestiti nel fondo. Esistono anche una classe a distribuzione e la già citata versione a cambio coperto in euro, con ISIN differenti. Il domicilio irlandese, oltre alle conseguenze fiscali per l’investitore italiano, comporta anche una tassazione interna favorevole sui dividendi americani incassati dal fondo, un dettaglio tecnico che gioca a favore di questi ETF.

11. Costi reali e prodotti concorrenti

Il costo annuo (TER) è dello 0,30%. È un valore contenuto in assoluto, anche se più alto rispetto ai grandi ETF sull’S&P 500 (spesso intorno allo 0,07%) o sull’azionario mondiale. La differenza riflette in parte i costi di licenza dell’indice Nasdaq 100. Esistono prodotti concorrenti molto noti sullo stesso indice — il celebre Invesco EQQQ e l’Amundi Nasdaq-100, tra gli altri — con costi nello stesso ordine di grandezza.

Al TER vanno sommati lo spread denaro-lettera e le commissioni del proprio intermediario. La grande dimensione del fondo gioca a favore della liquidità. Nel confronto tra prodotti sullo stesso indice, a parità di replica, contano soprattutto costo, dimensione, liquidità su Borsa Italiana e politica dei proventi (accumulazione o distribuzione): l’indice replicato, e quindi il rendimento lordo, è sostanzialmente lo stesso.

12. Nasdaq 100 e gli strumenti «simili»: come non confonderli

Spesso il Nasdaq 100 viene confuso con altri strumenti «tecnologici», ma le differenze contano. Un ETF sul settore tecnologia mondiale (o sull’IT dell’S&P 500) è un prodotto settoriale puro: contiene solo aziende tecnologiche, anche non americane, ma esclude nomi che il Nasdaq 100 invece include, come Amazon, Tesla o le società dei consumi. Il Nasdaq 100, al contrario, non è un indice di settore ma un indice di «borsa»: prende le maggiori società non finanziarie del Nasdaq, qualunque sia il loro settore, e si ritrova dominato dalla tecnologia come conseguenza, non come regola.

Rispetto a un ETF azionario mondiale o sull’S&P 500, invece, il Nasdaq 100 è un sottoinsieme più concentrato e aggressivo, come abbiamo visto. La scelta pratica, allora, si riduce a tre opzioni: il massimo della diversificazione (un All-World), una via di mezzo molto popolare (l’S&P 500) o la scommessa concentrata sull’innovazione (il Nasdaq 100). Molti investitori combinano un nucleo diversificato con una piccola dose di Nasdaq 100, anziché scegliere l’uno o l’altro in modo esclusivo: è un modo per partecipare alla crescita della tecnologia senza affidarle l’intero portafoglio.

13. I rischi (da leggere con attenzione)

Avvertenza: elevata concentrazione su pochi titoli e su un solo settore (la tecnologia), valutazioni spesso alte, rischio di cambio e di Paese. Strumento volatile: adatto come posizione satellite, con orizzonte lungo e stomaco per i ribassi.

I rischi del Nasdaq 100 sono il rovescio del suo potenziale. Il principale è la concentrazione: su pochi titoli (le prime dieci posizioni valgono quasi metà del fondo) e su un solo grande settore (la tecnologia). Un problema sui giganti tech — una delusione sugli utili, un cambio di regolamentazione, un raffreddamento dell’entusiasmo sull’intelligenza artificiale — si riflette in modo amplificato sull’intero indice.

Segue il rischio di valutazione: le società di crescita scambiano spesso a multipli elevati, che incorporano aspettative ottimistiche; se queste aspettative vengono deluse, le correzioni possono essere profonde. Lo ha mostrato il 2022, con un calo di circa il 30%. Ci sono poi il rischio di cambio euro/dollaro e la concentrazione geografica su un solo Paese. In sintesi: il Nasdaq 100 è uno strumento di qualità ma volatile e poco diversificato, che richiede un orizzonte lungo e la capacità di sopportare ribassi anche molto marcati senza farsi prendere dal panico.

Un rischio più sottile, ma reale, è quello comportamentale. Proprio perché il Nasdaq 100 alterna fasi di euforia e di paura, è lo strumento su cui è più facile commettere l’errore classico dell’investitore: comprare dopo i grandi rialzi (quando «tutti ne parlano» e le valutazioni sono alte) e vendere dopo i grandi ribassi (quando la paura è massima). Questo comportamento, ripetuto, distrugge i rendimenti più di qualsiasi caratteristica dell’indice. La volatilità del Nasdaq 100 non è un problema in sé per chi ha un orizzonte lungo: lo diventa se induce a decisioni emotive. Per questo conta avere un piano chiaro fin dall’inizio — quanto investire, per quanto tempo, con quale ruolo nel portafoglio — e attenervisi.

14. Che ruolo può avere in portafoglio (occhio alla sovrapposizione)

Qui arriva il consiglio di portafoglio più utile, e più trascurato. Prima di aggiungere un Nasdaq 100, chiediti: che cosa ho già? Se possiedi un ETF azionario mondiale (tipo un All-World) o sull’S&P 500, sappi che contieni già tutte le grandi società del Nasdaq 100 — NVIDIA, Apple, Microsoft, Amazon e le altre pesano moltissimo anche in quegli indici. Aggiungere un Nasdaq 100 non ti diversifica: ti fa raddoppiare la scommessa sui giganti tecnologici americani, aumentando la concentrazione del portafoglio proprio dove è già massima.

Questo non significa che sia un errore: significa che va fatto con consapevolezza. Per molti il Nasdaq 100 ha senso come posizione satellite — una quota contenuta che affianca un nucleo diversificato — per chi crede nella sovraperformance strutturale della tecnologia e accetta di correre più rischio. Va invece evitato l’uso come unico investimento azionario, perché manca di interi pezzi dell’economia (finanza, energia, industria) e concentra tutto su un tema e un Paese. Data la volatilità, un ingresso graduale (con versamenti periodici) aiuta a non concentrare l’acquisto su un picco delle valutazioni.

Una regola pratica che molti adottano è fissare in anticipo il peso massimo che si è disposti a dare al Nasdaq 100 (per esempio una quota contenuta del portafoglio azionario) e ribilanciare periodicamente per riportarlo a quel livello: così si evita che, dopo una lunga corsa, la posizione cresca fino a dominare il portafoglio e ad aumentarne silenziosamente il rischio complessivo. È l’opposto dell’inseguire la performance: si vende un po’ quando è salito molto e si compra un po’ quando è sceso, mantenendo costante l’esposizione decisa a mente fredda.

15. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’iShares Nasdaq 100 è un ETF UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda che investe in azioni: per il residente fiscale italiano valgono le regole degli ETF azionari. Le plusvalenze realizzate alla vendita sono tassate al 26%. Non si applica l’aliquota agevolata del 12,5%, riservata ai titoli di Stato white list e quindi agli ETF obbligazionari governativi.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno è «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica, non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi vendendolo in perdita finiscono nello «zainetto fiscale» e sono utilizzabili solo contro redditi diversi (come plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni. Su uno strumento volatile come questo è un meccanismo da conoscere bene.

La classe ad accumulazione offre un vantaggio: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro e rivendi a 16.000 dopo qualche anno: la plusvalenza è di 6.000 euro, tassata al 26% per 1.560 euro, netto 4.440. Se avessi 2.000 euro di minusvalenze pregresse da altri ETF, con un ETF armonizzato non potresti usarle per ridurre quei 1.560 euro. Se invece, in un anno negativo come il 2022, lo vendessi in perdita, la minusvalenza andrebbe nello zainetto, spendibile contro future plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC entro quattro anni. Ricorda inoltre che il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione, RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

16. Conclusione

L’iShares Nasdaq 100 UCITS ETF è uno strumento eccellente per esporsi al meglio della tecnologia e dell’innovazione americana: grande, liquido, a replica fisica, con un costo ragionevole. Ma non è un ETF «da comprare e dimenticare» come un indice mondiale: è una scommessa concentrata, volatile e fortemente tecnologica, che va capita e dosata. Il suo potenziale di rendimento superiore va di pari passo con ribassi potenzialmente più profondi e una diversificazione limitata.

La domanda da porsi non è «rende più dell’S&P 500?» — a volte sì, a volte no — ma «che ruolo ha nel mio portafoglio, e non sto già possedendo queste stesse aziende altrove?». Trattato come posizione satellite consapevole, con orizzonte lungo, può avere senso per chi crede nella tecnologia. Per gli aspetti fiscali — asimmetria delle minusvalenze, quadro RW, scelta tra accumulazione e distribuzione — vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista. La consapevolezza, in questo caso, vale ben più di qualsiasi previsione sul prossimo rendimento dell’indice.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra Nasdaq 100 e S&P 500?

L’S&P 500 raccoglie 500 grandi società americane di tutti i settori (inclusi banche, energia, industria): è ampio e diversificato. Il Nasdaq 100 ha 100 società non finanziarie, fortemente concentrate sulla tecnologia e la crescita. Il Nasdaq 100 tende a correre di più nelle fasi favorevoli e a scendere di più nei ribassi: è più aggressivo e meno diversificato.

Il Nasdaq 100 è solo tecnologia?

È dominato dalla tecnologia (quasi metà del fondo) e, contando i servizi di comunicazione, supera il 60% in attività digitali. Non è però un ETF settoriale puro: include anche giganti dei consumi come Amazon, Costco e PepsiCo e alcune aziende della salute. Esclude invece per costruzione banche e assicurazioni.

Conviene se ho già un ETF mondiale o sull'S&P 500?

Attenzione alla sovrapposizione: le grandi società del Nasdaq 100 (NVIDIA, Apple, Microsoft, Amazon…) pesano molto anche negli indici mondiali e nell’S&P 500. Aggiungere un Nasdaq 100 non diversifica, ma raddoppia la scommessa sui giganti tech americani. Può avere senso come piccola posizione satellite consapevole, non come unico investimento.

Come è tassato in Italia?

Come un ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, senza l’aliquota del 12,5%. Vale l’asimmetria fiscale (i guadagni non si compensano con le minusvalenze pregresse). Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Ha rischio di cambio?

Sì. Il fondo è in dollari e investe in azioni americane: anche comprandolo in euro su Borsa Italiana, il rendimento dipende anche dal cambio euro/dollaro. Esiste una versione a cambio coperto (EUR hedged) per neutralizzare questo fattore, a fronte di un costo leggermente superiore.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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