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Pensione di vecchiaia 2026: 67 anni, requisiti e calcolo

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A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 27 Febbraio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Pensione di vecchiaia 2026: 67 anni, requisiti e calcolo

La pensione di vecchiaia ordinaria è il cardine del sistema previdenziale pubblico: nel 2026 richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, con calcolo misto o contributivo a seconda dell’anno di prima iscrizione. È la misura senza limitazioni di importo né restrizioni lavorative, ma l’età può aumentare dal 2027 per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

  • 67 anni di età + 20 anni di contributi nel 2026
  • Calcolo misto (pre/post 1996) o contributivo puro
  • Integrazione al minimo per assegni sotto soglia
  • Possibile aumento a 67 anni e 3 mesi dal 2027

1. Requisiti e normativa 2026

La pensione di vecchiaia è disciplinata dall’art. 24, commi 6 e 7, L. 214/2011 (riforma Fornero), che ha fissato l’età a 66 anni (con progressiva equiparazione tra uomini e donne) e l’ha poi portata a 67 anni dal 2019 a seguito dell’adeguamento alla speranza di vita. Per il 2026 il requisito di 67 anni è confermato senza variazioni.

Il requisito contributivo minimo è di 20 anni, ma è prevista una condizione di importo minimo per i contributivi puri: chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 deve raggiungere un assegno pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale (circa 598 × 1,5 = 897 euro mensili nel 2026) oppure attendere i 71 anni di età con soli 5 anni di contributi. Per i lavoratori con carriera mista o retributiva non è previsto questo limite di importo.

Tipologia di carriera Età minima Contributi minimi Condizione importo
Retributiva o mista (pre-1996) 67 anni 20 anni Nessuna
Contributiva pura (post-1996) 67 anni 20 anni Assegno ≥ 1,5x sociale (ca. 897 €)
Contributiva pura alternativa 71 anni 5 anni Nessuna condizione importo
Integrazione al minimo. Se l’assegno calcolato è inferiore al trattamento minimo INPS (598,61 euro mensili nel 2026) e il pensionato ha redditi bassi, l’INPS integra l’assegno fino al minimo. L’integrazione è soggetta a verifica reddituale annuale.

2. Come si calcola l’assegno

Il calcolo dipende dall’anno di prima iscrizione alla previdenza: chi ha iniziato prima del 1996 usa il metodo misto (retributivo per il periodo ante-1996, contributivo per quello successivo); chi ha iniziato dopo il 1996 usa il metodo contributivo puro.

Per il metodo contributivo puro, il montante accumulato viene moltiplicato per il coefficiente di trasformazione vigente all’età di pensionamento. A 67 anni il coefficiente è 6,136% (D.M. 2023). Posticipare il pensionamento di un anno aumenta il coefficiente a 6,361% (+0,225 punti), incrementando ulteriormente l’assegno in modo permanente.

Pensione annua (contributiva) = Montante contributivo × 6,136% (a 67 anni)

Il montante contributivo si forma sommando ogni anno il 33% dell’imponibile IVS (per i dipendenti) rivalutato al tasso di capitalizzazione, pari alla media quinquennale mobile del PIL nominale italiano.

3. Esempi numerici

Esempio 1 — Donna, 67 anni, RAL 28.000 euro, carriera mista

Carla, 67 anni, dipendente privata, ha iniziato a lavorare nel 1988 (10 anni pre-1996, 31 anni post-1996). RAL media ultimi 10 anni: 28.000 euro. Quota retributiva pre-1996: 10 anni × 2% × retribuzione pensionabile (26.500 euro) = 5.300 euro/anno. Quota contributiva post-1996: montante stimato 200.000 euro × 6,136% = 12.272 euro/anno. Pensione totale: 17.572 euro/anno = 1.352 euro mensili lordi. Netto stimato: circa 1.160 euro dopo IRPEF con detrazioni da pensione.

Esempio 2 — Uomo, 67 anni, carriera contributiva pura post-1996

Stefano, iscritto all’INPS Gestione Separata dal 1997, 67 anni, reddito medio annuo 45.000 euro. Aliquota IVS Gestione Separata: 26,23%. Montante accumulato stimato su 30 anni con rivalutazione: 340.000 euro. Coefficiente 67 anni: 6,136%. Pensione: 340.000 × 6,136% = 20.862 euro/anno = 1.605 euro mensili lordi. L’assegno supera la soglia di 1,5x il trattamento sociale (897 euro), quindi l’accesso a 67 anni non è precluso dalla condizione di importo minimo.

4. Adeguamento 2027 e pensione posticipata

Dal 1° gennaio 2027 è atteso il prossimo adeguamento alla speranza di vita: secondo le proiezioni ISTAT, la variazione dovrebbe essere di circa 3 mesi, portando l’età di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi. Chi compie 67 anni nel corso del 2026 deve verificare se matura anche il requisito contributivo entro il 31 dicembre 2026 per essere al riparo dall’eventuale incremento.

Chi decide volontariamente di posticipare il pensionamento oltre i 67 anni beneficia di un incremento permanente dell’assegno: ogni anno di posticipo aggiunge circa 0,22-0,25 punti al coefficiente di trasformazione e, ovviamente, accresce il montante contributivo. La cosiddetta “pensione posticipata” può essere vantaggiosa in particolare per chi ha carriere discontinue con montanti contenuti, perché ogni anno in più migliora significativamente il rapporto montante/assegno.

Per pianificare in modo integrato la data ottimale di pensionamento, è utile affiancare la previdenza pubblica con strumenti complementari. Si veda a questo proposito la guida al riscatto della laurea e quella sul cumulo gratuito dei contributi.

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Domande frequenti

Cosa succede se a 67 anni ho meno di 20 anni di contributi?

Se si hanno meno di 20 anni di contributi a 67 anni, non si matura il diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria. Occorre attendere i 71 anni con almeno 5 anni di contributi per accedere alla pensione contributiva pura alternativa, oppure continuare a versare contributi fino al raggiungimento dei 20 anni richiesti.

L’età di pensionamento è uguale per uomini e donne nel 2026?

Sì. Dal 2018 l’età di vecchiaia è unificata a 67 anni per uomini e donne nel settore privato e pubblico, comprese le lavoratrici autonome. In passato esistevano età diverse per le donne, ma l’equiparazione è ormai completata.

Posso lavorare dopo aver preso la pensione di vecchiaia?

Sì, la pensione di vecchiaia è pienamente cumulabile con qualsiasi reddito da lavoro dipendente o autonomo. I redditi da lavoro non incidono sull’importo della pensione già erogata; si aggiungono al reddito complessivo ai fini IRPEF.

Come funziona l’integrazione al minimo?

Se la pensione calcolata è inferiore al trattamento minimo INPS (598,61 euro mensili nel 2026), l’INPS può integrare l’assegno fino al minimo, a condizione che il pensionato non superi un reddito annuo complessivo pari a due volte il minimo per l’integrazione piena (o una volta per l’integrazione parziale).

L’età di vecchiaia cambierà nel 2027?

Probabilmente sì. Il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita è sospeso fino al 31 dicembre 2026. Le proiezioni ISTAT indicano un incremento di circa 3 mesi dal 2027, portando l’età di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi. La conferma avverrà con il decreto ministeriale che sarà pubblicato entro la fine del 2026.

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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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