Fiscalità di opzioni e derivati: la guida completa 2026
Il 26% vale anche qui, ma con regole tutte loro: premi che diventano redditi solo alla chiusura, compensazione piena con lo zainetto, e il quadro RT che spaventa chi usa broker esteri. Mettiamo ordine.
In sintesi: i risultati di opzioni, futures, CFD e degli altri derivati sono redditi diversi di natura finanziaria (art. 67, comma 1, lettera c-quater del TUIR) tassati con imposta sostitutiva del 26%. Si compensano integralmente con le minusvalenze pregresse, anche di azioni e obbligazioni. Con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca; con un broker estero tocca a te, nel quadro RT (più RW per il conto).
1. La qualificazione: sempre redditi diversi
A differenza di ETF e fondi — dove i guadagni sono redditi da capitale — tutto ciò che producono i derivati è reddito diverso: il profitto di un future chiuso in gain, il premio di un’opzione venduta e scaduta senza valore, il differenziale di un CFD. Questa qualificazione è una buona notizia: i redditi diversi sono l’unica categoria che può usare lo zainetto fiscale, quindi i risultati dei derivati compensano e sono compensati da minusvalenze su azioni, obbligazioni e certificati, entro i 4 anni successivi.
Attenzione a un dettaglio che sorprende: l’aliquota è il 26% anche se il sottostante è un BTP o un altro titolo di Stato. Il 12,5% agevolato riguarda i redditi dei titoli pubblici, non i derivati che li usano come sottostante.
2. Quando nasce il reddito
| Evento | Cosa succede fiscalmente |
|---|---|
| Compri un’opzione e la rivendi | Differenza premio incassato − premio pagato = reddito diverso (o minusvalenza) |
| Compri un’opzione e scade senza valore | Il premio pagato è una minusvalenza deducibile |
| Vendi un’opzione e scade senza valore | Il premio incassato è reddito diverso, imponibile alla scadenza |
| Eserciti una call su azioni | Nessuna tassazione immediata: il premio si somma al prezzo di carico delle azioni |
| Vieni esercitato su una put venduta | Il premio riduce il costo di carico delle azioni consegnate |
| Chiudi un future / CFD | Il differenziale è reddito diverso (o minusvalenza) alla chiusura |
Il principio generale: finché la posizione è aperta non c’è imponibile; alla chiusura (o scadenza) il risultato diventa definitivo. Nel caso dell’esercizio fisico, il premio non sparisce: si incorpora nel prezzo di carico del sottostante e verrà tassato (o dedotto) quando venderai le azioni.
3. Amministrato vs dichiarativo
Con un intermediario italiano (o estero con stabile organizzazione che opera da sostituto) in regime amministrato l’imposta è applicata operazione per operazione, le minusvalenze finiscono automaticamente nello zainetto presso quell’intermediario e tu non dichiari nulla.
Con un broker estero senza sostituto (Interactive Brokers, Degiro per i derivati, Tastytrade e simili) sei in regime dichiarativo: ogni anno riporti i risultati nel quadro RT, sezione II del modello Redditi, calcoli il 26% sul saldo netto positivo e usi le minusvalenze pregresse indicate nelle righe apposite. In più, il conto presso il broker va monitorato nel quadro RW/W (con IVAFE al 0,2% se il conto è qualificabile come prodotto finanziario). Il lato positivo del dichiarativo: compensi in un unico calderone i risultati di tutti i tuoi intermediari, cosa che l’amministrato non permette.
4. Esempio completo
Anno 2026, broker estero, regime dichiarativo. Vendi put su azioni per 2.400 € di premi incassati (tutte scadute senza esercizio), chiudi futures con +1.100 € e −1.900 €, e un’opzione comprata scade senza valore (−600 € di premio).
- Saldo derivati: 2.400 + 1.100 − 1.900 − 600 = +1.000 €
- Minusvalenze 2024 da azioni ancora nello zainetto: 800 € → imponibile 200 €
- Imposta: 200 × 26% = 52 €, da versare con F24 a giugno 2027 (codice della sostitutiva sui redditi diversi)
5. I CFD e il caso del broker che «fa tutto lui»
Alcuni broker CFD esteri applicano una ritenuta o mostrano un «conto fiscale»: non fidarti dell’apparenza. Se il broker non opera come sostituto d’imposta italiano, l’obbligo dichiarativo resta tuo anche se la piattaforma mostra grafici fiscali. Verifica sempre se rilascia la certificazione da sostituto (rara) o solo un report delle operazioni (il caso normale).
6. Bollo e IVAFE sul conto derivati
Oltre alla sostitutiva sui risultati, il conto va «mantenuto»: presso un intermediario italiano si applica l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore dei prodotti finanziari; presso un broker estero l’equivalente è l’IVAFE, sempre 0,2%, da liquidare in dichiarazione nel quadro RW/W. La liquidità non investita sul conto broker estero segue le regole dei conti correnti (34,20 € se la giacenza media supera 5.000 €). Nulla di drammatico, ma va messo nel conto del costo totale dell’operatività.
7. Gli errori tipici in dichiarazione
- Dimenticare le posizioni aperte a cavallo d’anno: il risultato si dichiara nell’anno di chiusura, non ripartito. Chi usa i report annuali del broker deve controllare che siano per data di chiusura, non di apertura.
- Confondere il conto in valuta: i risultati vanno convertiti in euro al cambio del giorno di chiusura di ciascuna operazione (o secondo i criteri del provvedimento AdE), non al cambio di fine anno. I report IBKR in dollari vanno rielaborati.
- Compensare con i redditi da capitale: le perdite su derivati non abbattono cedole e dividendi. Solo redditi diversi con redditi diversi.
- Saltare l’RW «perché il saldo è piccolo»: per i prodotti finanziari esteri il monitoraggio non ha la franchigia dei 15.000 € prevista per i soli conti correnti.
8. Quando il Fisco può dire che sei un professionista
Il tema torna ciclicamente: un’operatività molto intensa può essere riqualificata come attività d’impresa? Per la persona fisica che opera sul proprio patrimonio la risposta consolidata è no: frequenza e volumi non trasformano il trading in impresa, finché manca l’organizzazione in forma d’impresa (mezzi, personale, operare per conto terzi). Il vero spartiacque è gestire capitali altrui o prestare servizi: lì scattano ben altri obblighi. Resta il buon senso documentale: conserva i report annuali del broker per almeno 5 anni, perché in caso di controllo la ricostruzione delle operazioni spetta a te.
Domande frequenti
I premi delle opzioni vendute si tassano subito all’incasso?
No: diventano imponibili quando la posizione si chiude — alla scadenza, al riacquisto o all’esercizio. Se vieni esercitato, il premio non si tassa da solo ma corregge il prezzo di carico del sottostante.
Le perdite sui derivati compensano i guadagni sulle azioni?
Sì, integralmente: sono entrambi redditi diversi. Valgono le regole ordinarie dello zainetto: utilizzo entro il quarto anno successivo, prima le più vecchie.
Il mio broker è estero: devo compilare anche il quadro RW?
Sì: il conto presso il broker estero va indicato nel quadro RW/W ai fini del monitoraggio, con l’IVAFE dello 0,2% dove dovuta. Le sanzioni per l’omissione partono dal 3% del valore non dichiarato, quindi conviene non dimenticarlo.
Il 12,5% dei BTP vale per le opzioni sul BTP future?
No. I redditi da contratti derivati sono sempre al 26%, qualunque sia il sottostante: l’aliquota ridotta spetta solo a interessi e plusvalenze dei titoli di Stato detenuti direttamente.
Vedi anche
- Opzioni call e put: come funzionano davvero
- Simulatore zainetto fiscale: recupero minusvalenze
- Minusvalenze: la compensazione nei 4 anni
- Conto estero: quadro RW e IVAFE
- Capital gain al 26%: calcolo e compensazione
Trova un esperto →