CFD: costi reali, leva e fiscalita di uno strumento breve
Il costo che decide l’esito non e’ lo spread: e’ il finanziamento che matura ogni notte sulla posizione aperta. Con leva 20, dopo un anno, ha superato il capitale impegnato.
In sintesi: un CFD è un contratto per differenza stipulato con il broker, non su un mercato regolamentato. Non si possiede il sottostante: si scambia la differenza fra prezzo di apertura e di chiusura. I costi reali sono tre e solo il primo è visibile: lo spread, il finanziamento overnight che matura ogni notte sulla posizione aperta, e il costo di conversione valutaria. Dal 2018 le regole europee impongono limiti di leva (5:1 sulle azioni, 30:1 sulle valute principali), la protezione dal saldo negativo e l’obbligo per il broker di pubblicare la percentuale di clienti in perdita. Fiscalmente i differenziali sono redditi diversi al 26%, e con un broker estero l’imposta non la trattiene nessuno: va in dichiarazione.
Il punto che cambia tutto: la controparte è il broker
Quando si compra un’azione, il denaro finisce a chi l’ha venduta e il titolo è intestato a chi l’ha comprata, depositato presso un intermediario. Con un CFD non avviene nulla di tutto questo. Si firma un contratto bilaterale il cui valore dipende dal prezzo di un sottostante che non si possiede e che il broker non è obbligato a comprare.
Le conseguenze sono concrete e vanno conosciute prima di aprire il conto:
- Nessun diritto sul sottostante: niente voto in assemblea, niente dividendo. Chi ha un CFD long su un’azione riceve un aggiustamento in denaro pari al dividendo, non il dividendo.
- Rischio di controparte: se il broker fallisce, non c’è un titolo da rivendicare. Si è creditori.
- Il prezzo lo fa il broker: è allineato al mercato, ma è una quotazione dell’intermediario, non il prezzo di un book pubblico.
I tre costi, di cui due non si vedono nell’ordine
Lo spread è la differenza fra prezzo di acquisto e di vendita: si paga interamente all’apertura, perché la posizione nasce già in perdita di quell’importo. È l’unico costo dichiarato in modo trasparente.
Il finanziamento overnight è quello che fa la differenza fra un CFD tenuto un giorno e uno tenuto sei mesi. Poiché si è esposti per l’intero nozionale avendo versato solo il margine, la parte non versata è di fatto finanziata dal broker, che applica un tasso — tipicamente un tasso di riferimento più un ricarico — ogni notte in cui la posizione resta aperta. Su una posizione long il costo si somma; su una posizione short può in teoria essere un accredito, ma con i ricarichi applicati di solito resta un costo.
La conversione valutaria si aggiunge quando il sottostante è quotato in una valuta diversa dall’euro: il risultato della posizione viene convertito, e la conversione ha un suo ricarico.
Perché un CFD non è uno strumento da «tenere»
Facciamo il conto, con numeri dichiaratamente ipotetici ma nell’ordine di grandezza corretto. Posizione long su un indice, nozionale 20.000 euro, leva 20:1 (margine 1.000 euro), costo di finanziamento ipotizzato al 6,5% annuo sul nozionale.
| Durata della posizione | Costo di finanziamento | Sul margine di 1.000 € |
|---|---|---|
| 1 giorno | ≈ 3,6 € | 0,4% |
| 1 mese | ≈ 108 € | 10,8% |
| 6 mesi | ≈ 650 € | 65% |
| 12 mesi | ≈ 1.300 € | 130%: più del margine versato |
La riga da leggere è l’ultima. Con questa leva, dopo un anno il solo costo di finanziamento ha superato il capitale impegnato: l’indice deve salire del 6,5% solo per andare in pari. Il CFD è costruito per posizioni brevi, e chi lo usa come surrogato di un investimento paga una rendita crescente per un’esposizione che un ETF gli darebbe con una commissione annua di frazioni di punto.
Le tutele europee del 2018, e cosa proteggono davvero
Dopo anni di perdite diffuse nella clientela retail, le autorità europee hanno imposto tre presidi che oggi valgono per tutti i broker che offrono CFD a clienti retail nell’Unione:
- Limiti di leva per classe di sottostante: 30:1 sulle coppie valutarie principali, 20:1 su altre valute, oro e indici principali, 10:1 su altre materie prime e indici non principali, 5:1 sulle azioni, 2:1 sulle criptovalute.
- Protezione dal saldo negativo: la perdita non può eccedere il capitale sul conto. È la tutela più importante e distingue i CFD dai future, dove un movimento violento può lasciare un debito.
- Chiusura automatica al 50% del margine e avvertenza standardizzata con la percentuale di conti in perdita di quel broker.
Quell’ultima percentuale è l’informazione più utile della pagina di un broker, ed è pubblicata per obbligo: vale la pena leggerla prima dei materiali promozionali. Attenzione però a non fraintendere la tutela: la protezione dal saldo negativo evita il debito, non la perdita. Il capitale sul conto può azzerarsi.
Leva 5:1 sulle azioni: che cosa significa in pratica
Con 2.000 euro di margine si controlla una posizione azionaria da 10.000 euro. Un movimento del 5% contro la posizione costa 500 euro, cioè il 25% del margine. Un movimento del 20% — normale su un singolo titolo dopo una trimestrale — lo azzera. Su azioni singole la leva 5:1 non è prudente: è il limite massimo consentito, che è una cosa diversa.
Fiscalità: 26%, e quasi sempre in dichiarazione
I differenziali positivi sui CFD sono redditi diversi di natura finanziaria ai sensi dell’art. 67, comma 1, lettera c-quater del TUIR, con imposta sostitutiva al 26%. I differenziali negativi sono minusvalenze utilizzabili in compensazione con plusvalenze e altri redditi diversi nei quattro anni successivi.
Il punto operativo riguarda chi versa l’imposta. La maggior parte dei broker che offrono CFD in Italia sono intermediari esteri e non agiscono da sostituto d’imposta: non trattengono nulla. Chi opera con loro è nel regime dichiarativo e deve:
- compilare il quadro RT per liquidare l’imposta sui differenziali dell’anno;
- compilare il quadro RW per il monitoraggio del conto estero;
- valutare l’IVAFE sul conto, se dovuta.
Un’avvertenza pratica che vale più di molte altre: l’estratto conto annuale di un broker estero è espresso nella sua valuta e con la sua convenzione contabile. Ricostruire l’imponibile significa convertire i singoli differenziali e tenere traccia delle chiusure. Scaricare il rendiconto a gennaio, non a giugno, è la differenza fra mezz’ora e due giorni di lavoro.
Quando un CFD è la scelta razionale
In due casi, entrambi brevi. Per coprire un’esposizione esistente per qualche giorno, quando la dimensione è troppo piccola per un future: il CFD è divisibile, il future no. E per prendere posizione short su un indice per un orizzonte di giorni, dove il costo di finanziamento è trascurabile e non si vuole cercare titoli in prestito.
Fuori da questi casi il confronto è impietoso: per esporsi a un mercato per mesi o anni esistono ETF quotati, con costi annui di frazioni di punto, nessun costo overnight, nessun rischio di controparte diretta e — sui titoli in regime amministrato — l’imposta gestita dalla banca.
Domande frequenti
Con i CFD posso perdere più di quanto ho versato?
No, se si è clienti retail di un broker soggetto alle regole europee: la protezione dal saldo negativo lo impedisce. Si può però perdere l’intero capitale presente sul conto, e la chiusura automatica scatta quando il margine scende al 50% di quello richiesto.
Quanto si paga di tasse sui CFD?
Il 26% sui differenziali positivi, come redditi diversi di natura finanziaria. Le perdite sono compensabili con plusvalenze e altri redditi diversi nei quattro anni successivi, ma non con i redditi di capitale come i proventi dei fondi.
Con i CFD ricevo i dividendi?
No. Si riceve un aggiustamento in denaro corrispondente al dividendo sulle posizioni long, e viene addebitato sulle posizioni short. Non è un dividendo: non dà diritto al relativo trattamento fiscale né a crediti per imposte estere.
Qual è la leva massima consentita sui CFD in Europa?
Dipende dal sottostante: 30:1 sulle valute principali, 20:1 su altre valute, oro e indici principali, 10:1 su altre materie prime e indici minori, 5:1 sulle azioni, 2:1 sulle criptovalute.
Meglio un CFD o un ETF per investire su un indice?
Per un orizzonte superiore a qualche settimana, l’ETF: non ha costo di finanziamento notturno, non ha rischio di controparte diretta col broker e in regime amministrato la fiscalità è gestita dall’intermediario. Il CFD resta utile per coperture brevi e per posizioni short di durata contenuta.
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Riferimenti normativi e fonti ufficiali
Quello che si legge qui sopra discende dai testi elencati di seguito. Sono i documenti originali, non riassunti: conviene verificarli, perché una norma può essere cambiata dopo la data di aggiornamento di questa pagina.