Le due logiche a confronto
Il regime forfettario e il regime ordinario (contabilità semplificata o ordinaria) seguono logiche di tassazione profondamente diverse. Comprendere questa differenza è il presupposto per valutare quale convenga nel proprio caso.
Regime forfettario. Il reddito imponibile è determinato in modo presuntivo applicando un coefficiente di redditività ai ricavi. I costi non si deducono analiticamente: la quota di ricavi esclusa dall’imponibile (es. 22% per i professionisti con coefficiente 78%) rappresenta la deduzione forfettaria di tutti i costi, reali o presunti. Sul reddito imponibile si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per le nuove attività nei primi cinque anni), che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Non si versano liquidazioni IVA trimestrali.
Regime ordinario. Il reddito imponibile è la differenza tra ricavi effettivi e costi analiticamente documentati. Sul reddito netto si applica l’IRPEF a scaglioni progressivi (23%, 35%, 43%), più addizionali regionali e comunali (variabili, mediamente 1,5-3%). I costi sostenuti — affitti, attrezzature, utenze, compensi a terzi — si deducono integralmente se inerenti all’attività. Si sommano poi le detrazioni IRPEF: figli a carico, mutuo prima casa, spese mediche, ristrutturazioni, bonus energetico.
Quando il forfettario è vantaggioso
Il regime forfettario risulta convenientemente tassato in presenza delle seguenti condizioni:
- Costi effettivi bassi. Se i costi reali dell’attività sono inferiori alla quota dedotta forfettariamente, il regime sostitutivo tassa meno di quanto tasserebbero le aliquote IRPEF sui maggiori redditi.
- Assenza di detrazioni IRPEF significative. Chi non ha mutuo prima casa, figli a carico o spese mediche rilevanti non perde vantaggi fiscali passando al forfettario.
- Ricavi nella fascia bassa-media. Con ricavi fino a 30.000-40.000 euro, la differenza tra l’aliquota sostitutiva del 15% e le aliquote IRPEF è massima (23% primo scaglione), rendendo il forfettario sempre vantaggioso.
- Nuova attività nei primi cinque anni. Con l’aliquota del 5%, il risparmio fiscale è considerevole in qualsiasi fascia di reddito.
Quando il regime ordinario può risultare più conveniente
Il regime ordinario può diventare preferibile in alcuni scenari specifici:
- Costi elevati e documentati. Chi sostiene costi effettivi molto superiori alla quota forfettaria (es. un artigiano con coefficiente 86% ma costi reali pari al 50% dei ricavi) paga meno tasse deducendo i costi analiticamente.
- Detrazioni IRPEF rilevanti. Un contribuente con mutuo prima casa da 4.000 euro di interessi passivi (detrazione IRPEF del 19% = 760 euro) e due figli a carico perde questi benefici nel forfettario.
- Ricavi in fascia alta (vicino a 85.000 euro). Con redditi elevati, la progressività IRPEF può essere mitigata da deduzioni e detrazioni non disponibili nel forfettario.
- Perdite d’impresa. Nel regime ordinario le perdite fiscali si riportano negli anni successivi; nel forfettario non è possibile compensare un anno in perdita con un anno in utile.
Tabella di confronto forfettario vs ordinario 2026
| Aspetto | Forfettario | Regime ordinario semplificato |
|---|---|---|
| Aliquota fiscale | 15% (o 5%) | IRPEF 23%-43% + add. regionali/comunali |
| Determinazione reddito | Ricavi × coefficiente | Ricavi – costi analitici |
| IVA | Non applicata | Liquidazioni trimestrali/mensili |
| IRAP | Non dovuta | Dovuta (3,9% base) |
| Detrazioni IRPEF | Non fruibili | Fruibili (mutuo, mediche, figli, ecc.) |
| Ritenute d’acconto | Non subisce ritenute | Subisce ritenute del 20% |
| Contabilità | Nessun obbligo contabile formale | Libro cassa, registri IVA, libro beni amm. |
| Studi di settore/ISA | Esente | Soggetto agli ISA |
Simulazione comparativa con cifre reali 2026
Forfettario: reddito imponibile 40.000 × 78% = 31.200 euro. Contributi INPS gestione separata 26,07%: circa 6.445 euro. Base netta: 24.755 euro. Imposta sostitutiva 15%: 3.713 euro. Totale tasse + contributi: circa 10.158 euro.
Regime ordinario: costi effettivi stimati 8.000 euro. Reddito IRPEF: 40.000 – 8.000 = 32.000 euro. IRPEF: circa 8.200 euro (23% su 28.000 + 35% su 4.000). Addizionali: circa 500 euro. Contributi gestione separata: circa 8.320 euro. Totale: circa 17.020 euro. Vantaggio forfettario: circa 6.862 euro.
Forfettario: reddito imponibile 60.000 × 86% = 51.600 euro. Contributi INPS artigiani (riduzione 35%): circa 4.800 euro. Base netta: 46.800 euro. Imposta sostitutiva 15%: 7.020 euro. Totale: circa 11.820 euro.
Regime ordinario: reddito IRPEF: 60.000 – 40.000 = 20.000 euro. IRPEF lorda: 4.600 euro. Detrazioni: mutuo (665 euro) + figli (circa 1.800 euro). IRPEF netta: 2.135 euro. Addizionali: 300 euro. Contributi: 5.200 euro. Totale: circa 7.635 euro. In questo caso il regime ordinario è più conveniente di 4.185 euro.
Domande frequenti
Con il forfettario si risparmia sempre rispetto al regime ordinario?
No. Come mostrano gli esempi, in presenza di costi effettivi elevati (superiori alla quota forfettaria), detrazioni IRPEF significative (mutuo, figli, spese mediche) o un profilo di attività con coefficiente alto (86% per le costruzioni), il regime ordinario può risultare fiscalmente più vantaggioso. La convenienza va valutata caso per caso con una simulazione specifica.
Nel regime ordinario si paga l’IVA in più rispetto al forfettario?
Nel regime ordinario si versa periodicamente l’IVA sulle operazioni attive al netto dell’IVA recuperata sugli acquisti. Se l’attività ha margini ridotti o molti acquisti imponibili, l’IVA a debito netta può essere modesta. Per il forfettario l’assenza di IVA è un vantaggio indiretto sul prezzo finale (il professionista forfettario non addebita IVA al cliente), ma non sempre si traduce in risparmio fiscale netto rispetto al regime ordinario.
Posso confrontare i due regimi prima di scegliere?
Sì, ed è consigliato. Prima di aprire la partita IVA o di cambiare regime, è utile elaborare una simulazione fiscale con un commercialista, inserendo i ricavi attesi, i costi stimati, la situazione familiare e le detrazioni disponibili. Molti commercialisti effettuano questa analisi comparativa come parte della consulenza di apertura, che ha un costo di norma compreso tra 200 e 600 euro.
Nel regime ordinario pago anche gli acconti IRPEF?
Sì. Nel regime ordinario il contribuente deve versare acconti IRPEF a giugno (o luglio con maggiorazione) e a novembre di ogni anno, pari rispettivamente al 40% e al 60% dell’imposta dell’anno precedente (metodo storico) o all’imposta presunta dell’anno in corso (metodo previsionale). Nel regime forfettario si versano analogamente acconti dell’imposta sostitutiva, ma l’ammontare è generalmente inferiore grazie all’aliquota ridotta.
I contributi INPS si pagano allo stesso modo nei due regimi?
No. Nel forfettario i contributi INPS sono calcolati sul reddito effettivo forfettario (ricavi × coefficiente) e non sull’utile dell’impresa. Nel regime ordinario, per i lavoratori autonomi con gestione separata, i contributi si calcolano sul reddito netto (ricavi meno costi). Per artigiani e commercianti, in entrambi i regimi si applica il minimale contributivo, ma il reddito eccedente è tassato diversamente. La scelta del regime incide quindi anche sul carico contributivo totale.
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