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iShares EUR High Yield Corporate Bond (IHYG): analisi completa (ISIN IE00B66F4759)

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iShares EUR High Yield Corporate Bond (IHYG): analisi completa (ISIN IE00B66F4759)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 10 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

iShares EUR High Yield Corporate Bond (IHYG): analisi completa (ISIN IE00B66F4759)

Scheda completa dell’ETF sulle obbligazioni societarie ad alto rendimento in euro: cos’è l’high yield, come si comporta nelle crisi, i rischi e la tassazione italiana — dove il 26% pieno cambia il giudizio. Dati ufficiali, sempre datati.

  • TER 0,50% · Cedole trimestrali ~5%
  • Oltre 600 bond · In euro (no cambio)
  • Rischio di credito (non tasso)
  • Tassato al 26% pieno (niente 12,5%)

Dati ufficiali aggiornati al giugno 2026. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. Rendimento cedolare e rendimenti per anno solare sono dati di mercato e variano nel tempo.

L’iShares EUR High Yield Corporate Bond UCITS ETF — ticker IHYG — è il più diffuso ETF europeo sulle obbligazioni «ad alto rendimento»: i bond emessi dalle aziende meno solide, quelle con un rating inferiore al cosiddetto «investment grade». In cambio del maggior rischio, queste obbligazioni offrono cedole più generose — da cui il nome «high yield», alto rendimento — e questo ETF ne raccoglie oltre 600 in un unico paniere, tutte in euro.

Sono quelle che, con una certa brutalità, gli anglosassoni chiamano anche junk bonds, «obbligazioni spazzatura»: un nome ingeneroso, ma che rende l’idea del compromesso. In questa scheda lo analizziamo a fondo — che cosa contiene, come si comporta, i rischi e soprattutto la tassazione italiana, dove si nasconde un punto cruciale che molti ignorano. Perché su un’obbligazione che rende il 5% lordo, capire quanto resta dopo le tasse cambia completamente il giudizio.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares EUR High Yield Corporate Bond UCITS ETF EUR (Dist)
ISIN IE00B66F4759
Ticker su Borsa Italiana IHYG
Altri ticker EUNW (Xetra)
Indice replicato iBoxx EUR Liquid High Yield
Costo annuo (TER) 0,50%
Metodo di replica Fisica a campionamento (sampling)
Politica dei proventi Distribuzione (cedole trimestrali)
Rendimento cedolare lordo circa 5% (variabile)
Valuta del fondo EUR (nessun rischio di cambio)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 5 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di obbligazioni oltre 600
Data di lancio 3 settembre 2010
In sintesi: oltre 600 obbligazioni societarie ad alto rendimento in euro, rendimento cedolare ~5% lordo, costo 0,50%. In euro (nessun rischio di cambio). Ma attenzione: si comporta più come un’azione che come un titolo di Stato, ed è tassato al 26% pieno.

2. Che cosa sono le obbligazioni high yield

Per capire questo ETF bisogna partire dai rating di credito. Le agenzie (Moody’s, S&P, Fitch) assegnano a ogni emittente un «voto» di affidabilità. Sopra una certa soglia si parla di investment grade (alta qualità, basso rischio di fallimento): sono i bond delle aziende più solide. Sotto quella soglia si entra nel territorio high yield (o «speculative grade»): aziende più fragili, più indebitate o più esposte al ciclo economico, con un rischio più alto di non ripagare il debito.

Per convincere gli investitori a prestare loro denaro nonostante questo rischio, queste aziende devono offrire un interesse più alto. È il cuore del compromesso: più rendimento in cambio di più rischio. Questo ETF replica un indice — l’iBoxx EUR Liquid High Yield — che raccoglie le obbligazioni high yield più liquide denominate in euro, emesse da centinaia di aziende europee (e non solo). Comprandolo, si presta denaro a un ampio paniere di società «di seconda fascia», incassando in cambio una cedola complessiva interessante.

All’interno del mondo high yield ci sono comunque gradazioni: la maggior parte del paniere è composta da emittenti con rating BB (la fascia più alta del «sotto investment grade», la meno rischiosa) e B, con una quota minore di CCC, la più rischiosa. Non è quindi un fondo di pura «spazzatura»: è soprattutto un paniere di aziende mediamente fragili ma non disperate, in cui i casi più rischiosi sono una minoranza.

3. Perché un ETF: la diversificazione del rischio

La grande utilità di un ETF, su questo segmento, è la diversificazione. Comprare una singola obbligazione high yield è pericoloso: se quell’azienda fallisce, si può perdere gran parte del capitale. Con oltre 600 obbligazioni di centinaia di emittenti diversi, invece, il fallimento di una singola società incide pochissimo sul fondo. Il rischio di credito, da concentrato e potenzialmente devastante, diventa diluito e gestibile: è la differenza tra scommettere sulla salute di una sola azienda e scommettere sulla salute media di un intero settore.

Questo non elimina il rischio, lo trasforma: il fondo non teme tanto il singolo fallimento, quanto un’ondata di fallimenti che colpisca molte aziende insieme — cioè una recessione. È un punto che riprenderemo, perché è la chiave per capire quando questo strumento fa bene il suo lavoro e quando, invece, può deludere proprio nel momento peggiore.

Vale la pena aggiungere che la diversificazione di un ETF risolve anche un problema pratico per il piccolo investitore: le singole obbligazioni societarie hanno spesso tagli minimi elevati (decine o centinaia di migliaia di euro) e sono scomode da comprare e rivendere. Con un ETF, con poche centinaia di euro si accede a un intero paniere, già gestito e ribilanciato, negoziabile in borsa come un’azione. È uno dei motivi per cui, su un segmento complesso come l’high yield, lo strumento ETF è particolarmente adatto al risparmiatore individuale rispetto all’acquisto diretto dei singoli titoli.

4. Non è un’obbligazione «sicura»: il nodo degli spread

Ecco il concetto più importante di tutta questa scheda, quello che distingue chi capisce l’high yield da chi ci si scotta: questa non è un’obbligazione «sicura». Molti investitori associano la parola «obbligazione» a «porto sicuro», pensando ai titoli di Stato. L’high yield è un’altra cosa: si comporta, per molti versi, più come un’azione che come un titolo di Stato.

La ragione sta nei cosiddetti spread. Il rendimento di un bond high yield è dato dal tasso «sicuro» più un premio (lo spread) che compensa il rischio di fallimento. Quando l’economia va bene, gli spread sono stretti e tutto fila liscio. Ma quando arriva la paura di una recessione, gli investitori temono un’ondata di fallimenti e pretendono un premio molto più alto: gli spread si allargano di colpo e il prezzo delle obbligazioni high yield crolla, spesso negli stessi momenti in cui crollano anche le azioni. Lo si è visto nel 2022, con una perdita di quasi il 10%. In altre parole, l’high yield tende a deludere proprio nelle crisi, quando si vorrebbe che la parte obbligazionaria del portafoglio facesse da cuscinetto: non offre la stessa protezione dei titoli di Stato di qualità. È un rischio «azionario travestito da obbligazione», e va trattato come tale.

Da capire bene: l’high yield NON è la parte difensiva di un portafoglio. Nelle crisi tende a crollare insieme alle azioni (−9,72% nel 2022), proprio quando si vorrebbe protezione. Il suo rischio principale è il credito, non i tassi.

5. Il rendimento e la durata breve

Veniamo al lato positivo, quello che attira gli investitori: il rendimento. Grazie alle cedole elevate dei suoi emittenti, questo ETF offre un rendimento cedolare lordo interessante, dell’ordine del 5% annuo (variabile nel tempo con i tassi e con gli spread). È molto più di quanto rendano i titoli di Stato di qualità o le obbligazioni societarie investment grade, ed è il motivo per cui molti lo guardano come fonte di reddito: la classe più diffusa, infatti, è a distribuzione, e stacca cedole trimestrali.

Una caratteristica tecnica importante è la durata finanziaria (duration) relativamente breve. Le obbligazioni high yield hanno tipicamente scadenze più ravvicinate rispetto ai titoli di Stato a lungo termine, e questo le rende meno sensibili ai movimenti dei tassi di interesse: quando i tassi salgono, soffrono meno di un ETF su titoli di Stato a lunga scadenza. Il loro vero fattore di rischio non è il tasso, ma il credito (la salute delle aziende). È una distinzione fondamentale: chi compra high yield non sta scommettendo tanto sulla direzione dei tassi, quanto sulla tenuta dell’economia e sulla capacità delle aziende fragili di non fallire.

Un modo utile di leggere il rendimento dell’high yield è scomporlo mentalmente in due parti. Una parte è il premio per il rischio che il mercato chiede in cambio della possibilità di fallimenti: in tempi tranquilli questo premio è basso (e allora l’high yield rende poco più dei bond sicuri, offrendo un compenso magro per il rischio che si corre), mentre dopo una crisi il premio si impenna (e allora l’high yield diventa davvero interessante, ma proprio perché la paura è alta). L’altra parte è la perdita attesa per i fallimenti: ogni anno una piccola percentuale di emittenti high yield, fisiologicamente, non ripaga il debito, e questo erode una fetta del rendimento. Il rendimento «vero» dell’investitore è quello che resta dopo aver assorbito queste perdite: per questo guardare solo alla cedola lorda, senza considerare i fallimenti, dà un’immagine troppo ottimistica.

2025 +3,51%
2024 +6,67%
2023 +11,33%
2022 −9,72%
Rendimento per anno solare (in euro)20253.51%20246.67%202311.33%2022-9.72%
Rendimenti per anno solare in euro. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al giugno 2026.

6. In euro: nessun rischio di cambio

Un pregio non scontato di questo specifico ETF è che è denominato in euro e investe in obbligazioni in euro: per l’investitore italiano non c’è rischio di cambio. È un vantaggio importante rispetto a molti ETF obbligazionari globali o americani, in cui i movimenti valutari possono stravolgere il rendimento e, su uno strumento «da reddito» come questo, vanificare l’incasso delle cedole. Qui ciò che rende l’ETF è ciò che incassi, senza l’incognita del dollaro.

Il fondo è inoltre molto grande e liquido (diversi miliardi di euro di patrimonio), a replica fisica e domiciliato in Irlanda, con lo status UCITS armonizzato. Adotta una replica fisica «a campionamento», cioè possiede un’ampia selezione rappresentativa delle obbligazioni dell’indice anziché tutte: è la prassi normale per gli indici obbligazionari, che contengono moltissimi titoli poco liquidi. Il costo annuo (TER) è dello 0,50%: più alto di un ETF su titoli di Stato, ma giustificato dalla complessità e dai costi di negoziazione del mercato high yield.

7. High yield, investment grade e titoli di Stato a confronto

È utile collocare questo ETF rispetto agli altri «mattoni» obbligazionari. Rispetto a un ETF su obbligazioni societarie investment grade (le aziende solide), l’high yield offre cedole più alte ma con un rischio di credito molto maggiore e un comportamento più «azionario» nelle crisi. Rispetto ai titoli di Stato, la differenza è ancora più netta: i titoli di Stato di qualità offrono protezione nelle recessioni (tendono a salire quando le borse scendono), mentre l’high yield fa l’opposto.

In una scala ideale del rischio, l’high yield si colloca a metà strada tra le obbligazioni e le azioni: rende più delle prime, rischia meno delle seconde, ma condivide con le azioni la sensibilità al ciclo economico. Per questo molti lo considerano non un sostituto della componente obbligazionaria «difensiva» di un portafoglio, bensì una categoria a sé, da dosare con consapevolezza: aggiunge reddito, ma anche una dose di rischio che assomiglia più a quello azionario di quanto la parola «bond» suggerisca.

Sorge allora una domanda legittima: se l’high yield ha un rischio «quasi azionario», perché non comprare direttamente azioni? La risposta sta nel profilo dei rendimenti. Un’obbligazione, anche high yield, ha un rendimento più «limitato e prevedibile»: incassi le cedole e, se l’azienda non fallisce, a scadenza ti restituiscono il capitale. Non partecipi alla crescita illimitata di un’azienda di successo, ma sei anche più in alto nella «scala» dei creditori in caso di fallimento, recuperando in genere qualcosa. L’high yield, insomma, offre meno rialzo delle azioni ma anche, in media, meno rovinose cadute totali sul singolo nome: è un compromesso, non un doppione delle azioni. Capire questo aiuta a collocarlo correttamente, come categoria intermedia e autonoma.

8. I rischi (da leggere con attenzione)

Riassumiamo i rischi. Il principale è il rischio di credito: in una recessione, le aziende fragili faticano a ripagare i debiti, i fallimenti aumentano e il valore del fondo può scendere in modo marcato, come nel 2022. Il secondo è la correlazione con le azioni nei momenti di stress: proprio quando servirebbe protezione, l’high yield tende a soffrire insieme alle borse. Il terzo, più contenuto, è il rischio di tasso, attenuato però dalla durata breve.

C’è poi un rischio di liquidità tipico del segmento: in fasi di panico, le obbligazioni high yield possono diventare difficili da scambiare, allargando gli spread denaro-lettera. La diversificazione del fondo (centinaia di emittenti) mitiga molto il rischio del singolo fallimento, ma non quello «di sistema» di una crisi generalizzata. In sintesi: è uno strumento dal profilo intermedio, che offre un buon reddito ma chiede in cambio di accettare oscillazioni e, soprattutto, di non illudersi che si comporti come un’obbligazione «rifugio». Va compreso per quello che è, non per la rassicurante etichetta di «bond».

9. Che ruolo può avere in portafoglio

Che ruolo dare a questo ETF? Per molti investitori è una componente «satellite» del reddito: una quota contenuta destinata a innalzare il rendimento cedolare complessivo del portafoglio, nella piena consapevolezza che porta con sé un rischio più simile a quello azionario che a quello obbligazionario. Ha senso soprattutto in fasi di spread ampi (quando il premio per il rischio è generoso) e per chi cerca reddito ed è disposto ad accettarne la volatilità.

Va invece evitato l’errore di considerarlo la parte «sicura» e difensiva del portafoglio: per quel ruolo sono più adatti i titoli di Stato di qualità o le obbligazioni investment grade, che offrono vera protezione nelle crisi. Affidare a un ETF high yield il compito di «cuscinetto» significa scoprire, nel momento sbagliato, che il cuscinetto si sgonfia proprio quando serve. Usato con misura e con il giusto inquadramento — reddito aggiuntivo, non protezione — può invece arricchire un portafoglio diversificato. Anche qui, la consapevolezza del proprio reale profilo di rischio conta più di qualsiasi inseguimento del rendimento cedolare.

Un errore frequente, in particolare, è lasciarsi attrarre dal rendimento cedolare elevato in un momento di tassi bassi sugli strumenti sicuri, spostando in massa la liquidità «di sicurezza» sull’high yield per «far rendere di più». Funziona finché l’economia tira; poi, al primo serio spavento recessivo, ci si ritrova con perdite a doppia cifra su quella che si credeva la parte prudente del portafoglio. La regola pratica è semplice: l’high yield si finanzia con una fetta del rischio azionario che si è disposti a correre, non con i soldi destinati alla sicurezza. Inquadrato così, smette di essere una trappola e diventa un mattone sensato e ben compreso.

10. Tassazione italiana: il 26% che cambia tutto

Eccoci al punto in cui questa scheda vale particolarmente il tuo tempo, perché sull’high yield la fiscalità italiana incide molto sul giudizio finale — più che su quasi ogni altro ETF.

26% pieno, niente aliquota del 12,5%

Questo è un ETF obbligazionario societario (corporate) UCITS armonizzato. La differenza cruciale rispetto agli ETF su titoli di Stato è l’aliquota. Mentre gli ETF su titoli di Stato di Paesi «white list» godono dell’aliquota agevolata del 12,5%, un ETF su obbligazioni societarie come questo è tassato al 26% pieno, sia sulle cedole sia sulle plusvalenze. Non c’è alcuna quota al 12,5%, perché nel paniere non ci sono titoli di Stato.

Questa differenza ha un impatto enorme, e spesso sottovalutato, sul rendimento netto. Prendiamo il rendimento cedolare lordo dell’ordine del 5%: tassato al 26%, lascia in tasca circa il 3,7% netto. Un titolo di Stato che rendesse lordo, poniamo, il 3,5%, tassato al 12,5%, lascerebbe circa il 3,06% netto. Il vantaggio di rendimento dell’high yield, che lordo sembrava enorme (5% contro 3,5%), si assottiglia una volta considerate le imposte (3,7% contro 3,06%) — a fronte di un rischio molto più alto. È esattamente il tipo di calcolo che il marketing dei prodotti non fa per te, e che può cambiare la decisione: il rendimento che conta è quello che resta dopo il Fisco.

Asimmetria, cedole e adempimenti

Vale poi la consueta asimmetria fiscale degli ETF armonizzati: i proventi (cedole e plusvalenze) sono «redditi di capitale» e non sono compensabili con eventuali minusvalenze pregresse; le minusvalenze generate vendendo in perdita finiscono invece nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro «redditi diversi» (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni. Trattandosi di una classe a distribuzione, inoltre, le cedole trimestrali sono tassate al 26% a ogni incasso, senza il differimento d’imposta tipico degli ETF ad accumulazione.

Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca: applica il 26% su cedole e plusvalenze, applica l’imposta di bollo dello 0,2% annuo e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione di cedole e plusvalenze. Un punto a favore, già detto ma che vale anche fiscalmente: essendo in euro, non ci sono complicazioni né rischi legati al cambio.

Esempio pratico: il lordo inganna, conta il netto

Un esempio che mostra perché il netto conta. Investi 10.000 euro in questo ETF, con un rendimento cedolare lordo del 5%: incassi 500 euro lordi di cedole in un anno. Su questi il Fisco trattiene il 26%, cioè 130 euro, lasciandoti 370 euro netti. Se gli stessi 10.000 euro fossero investiti in un ETF di titoli di Stato con cedola lorda del 3,5% (350 euro), la tassazione al 12,5% tratterrebbe solo 43,75 euro, lasciandone circa 306. La differenza netta tra i due (370 contro 306 euro) è molto più piccola della differenza lorda — e va soppesata contro il fatto che l’high yield comporta un rischio ben maggiore. È il genere di confronto, al netto delle imposte, che dovrebbe guidare la scelta.

Da ricordare: 26% pieno su cedole e plusvalenze (niente 12,5%): il vantaggio di rendimento sui titoli di Stato si assottiglia molto al netto. A distribuzione (niente differimento). In euro: nessun rischio di cambio. RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

11. Conclusione

L’iShares EUR High Yield Corporate Bond è il principale strumento per esporsi, in modo diversificato e in euro, alle obbligazioni societarie ad alto rendimento. Offre un reddito cedolare interessante e il vantaggio non da poco dell’assenza di rischio di cambio. Ma va capito per quello che è: non un’obbligazione «rifugio», bensì uno strumento dal profilo intermedio tra bond e azioni, che nelle crisi tende a soffrire insieme alle borse e il cui rischio vero è quello di credito, non quello dei tassi.

Sul piano fiscale, il punto chiave è l’aliquota del 26% pieno (niente 12,5%), che riduce sensibilmente il vantaggio di rendimento rispetto ai titoli di Stato una volta fatti i conti al netto. La decisione, quindi, va presa confrontando i rendimenti dopo le tasse e soppesando il rischio aggiuntivo. Trattato come una componente satellite «da reddito», con misura e consapevolezza, può avere un posto in un portafoglio diversificato. Per gli aspetti fiscali — aliquote, asimmetria, tassazione delle cedole, quadro RW — vale la pena approfondire con le nostre guide dedicate o con un professionista. La parola d’ordine, su questo strumento, è una sola: sapere esattamente che cosa si sta comprando, perché l’etichetta rassicurante di «obbligazione», in questo caso specifico, può trarre seriamente in inganno il risparmiatore.

Domande frequenti

Che cosa sono le obbligazioni «high yield»?

Sono obbligazioni emesse da aziende con un rating inferiore all’investment grade, cioè considerate meno solide e più rischiose. Per compensare il maggior rischio di fallimento, offrono cedole più alte. Vengono talvolta chiamate junk bonds. Questo ETF ne raccoglie oltre 600 in euro, diluendo il rischio del singolo fallimento.

È un investimento sicuro perché sono «obbligazioni»?

No, ed è l’equivoco più pericoloso. L’high yield si comporta più come un’azione che come un titolo di Stato: nelle crisi economiche il prezzo può crollare (quasi −10% nel 2022), proprio quando si vorrebbe protezione. Il suo rischio principale è il credito (i fallimenti delle aziende), non i tassi. Non è la parte «difensiva» di un portafoglio.

Quanto rende e quanto resta dopo le tasse?

Il rendimento cedolare lordo è dell’ordine del 5% (variabile). Ma essendo un ETF su obbligazioni societarie, è tassato al 26% pieno, non al 12,5% dei titoli di Stato: un 5% lordo lascia circa il 3,7% netto. Il vantaggio rispetto ai titoli di Stato, al netto delle imposte, è molto più piccolo di quanto sembri guardando i rendimenti lordi.

Ha rischio di cambio?

No. È denominato in euro e investe in obbligazioni in euro: per l’investitore dell’area euro non c’è rischio di cambio. È un vantaggio rispetto agli ETF obbligazionari in dollari, dove i movimenti valutari possono stravolgere il rendimento, specie su uno strumento pensato per il reddito.

Come è tassato in Italia?

Al 26% pieno su cedole e plusvalenze (niente aliquota del 12,5%, riservata ai titoli di Stato). Vale l’asimmetria fiscale sulle minusvalenze. Essendo a distribuzione, le cedole sono tassate al 26% a ogni incasso. Con intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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