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Directa: come funziona la SIM, costi, strumenti e fisco

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Directa: come funziona la SIM, costi, strumenti e fisco
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026


Directa è una SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) italiana, tra le più longeve del Paese: nasce come broker online dedicato a chi investe in autonomia. Non è una banca, ma un intermediario specializzato negli investimenti, e come gli operatori italiani opera da sostituto d’imposta.

Vediamo, con taglio neutro, come funziona, com’è strutturata sui costi, cosa offre, come tutela il tuo patrimonio e come si comporta sul piano fiscale rispetto ai broker esteri.

In sintesi

  • È una SIM italiana storica, vigilata da CONSOB e Banca d’Italia.
  • Opera in regime amministrato come sostituto d’imposta: niente dichiarazione per i redditi finanziari.
  • Aderisce al Fondo Nazionale di Garanzia (indennizzo investitori, entro i limiti per le SIM).
  • Essendo una SIM e non una banca, la tutela sulla liquidità è diversa da quella di un conto bancario.

Che cos'è e chi lo controlla

Directa è una Società di Intermediazione Mobiliare italiana, vigilata da CONSOB e Banca d’Italia. La differenza rispetto a una banca-broker come Fineco è sostanziale: Directa è specializzata negli investimenti, non offre i servizi bancari completi (conto corrente principale, mutui, ecc.). È pensata per chi vuole uno strumento dedicato all’operatività sui mercati.

Per l’investitore italiano questo non cambia il punto fiscale chiave — Directa resta un intermediario residente e quindi sostituto d’imposta — ma cambia il profilo del rapporto e, come vedremo, alcune tutele.

Il regime fiscale

Il regime fiscale: sostituto d'imposta (amministrato)

Operando come sostituto d’imposta in regime amministrato, l’intermediario calcola, trattiene e versa direttamente all’Erario le imposte sui tuoi guadagni: 26% su plusvalenze, dividendi e interessi della maggior parte degli strumenti, 12,5% sui titoli di Stato ed equiparati, più l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul deposito titoli. Per questi redditi non devi presentare la dichiarazione né compilare i quadri RT e RW: gli adempimenti li gestisce il broker. Le minusvalenze alimentano il tuo «zainetto fiscale» presso l’intermediario e restano compensabili entro i 4 anni successivi.

Come per ogni intermediario italiano, il vantaggio è la semplicità: i redditi degli strumenti detenuti presso Directa non passano dalla tua dichiarazione, e non scatta il quadro RW. È il motivo principale per cui molti investitori italiani preferiscono restare su operatori nazionali.

Costi: come sono strutturati

Sui costi: verifica sempre il listino aggiornato

Le commissioni dei broker cambiano spesso (promozioni, nuovi piani, revisioni di listino). In questa scheda descriviamo la struttura dei costi, non le cifre esatte: per gli importi in vigore consulta sempre il foglio informativo o il listino ufficiale del broker prima di operare.

Directa è storicamente conosciuta per un modello di costo trasparente, con commissioni di negoziazione che in alcune fasce hanno un tetto massimo per ordine e formule pensate per chi opera con importi diversi. Come sempre, le voci da pesare sono tre: la commissione per ordine (per mercato), gli eventuali costi di gestione del dossier e i costi propri degli strumenti (TER di ETF e fondi). Resta dovuta l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul deposito titoli.

Cosa puoi negoziare

La gamma copre azioni italiane ed estere, ETF, obbligazioni e titoli di Stato, fondi, certificati e strumenti derivati per chi ne ha competenza. Directa offre anche funzionalità apprezzate da chi opera attivamente e piani di accumulo su ETF. Per un investitore di lungo periodo orientato ad azioni ed ETF, la dotazione è adeguata.

Sicurezza: cosa succede se la SIM va in difficoltà

Anche qui vale il principio della separazione patrimoniale: gli strumenti finanziari sono di tua proprietà, tenuti distinti dal patrimonio della SIM, e in caso di insolvenza non rientrano nella massa. Il Fondo Nazionale di Garanzia interviene nei casi di mancata restituzione di strumenti o liquidità, entro i limiti previsti per le SIM (storicamente fino a circa 20.000 € per investitore).

Una differenza da conoscere rispetto a una banca: la liquidità depositata presso una SIM non gode della copertura FITD fino a 100.000 € tipica dei conti bancari. Per questo, con una SIM, è prassi prudente non lasciare grandi somme ferme come liquidità, ma tenerle investite o su un conto bancario separato.

A chi si adatta (e a chi meno)

Directa è adatta a chi vuole un broker italiano dedicato agli investimenti, con la comodità del sostituto d’imposta e un modello di costo chiaro, senza bisogno dei servizi bancari completi. È meno indicata per chi cerca un unico conto «tutto in uno» banca + investimenti, o per chi tende a lasciare grandi giacenze di liquidità ferme sul conto del broker.

Errori da evitare

  • Trattare la liquidità su una SIM come quella su un conto bancario: non c’è la copertura FITD fino a 100.000 €.
  • Confrontare le sole commissioni per ordine senza considerare i costi di dossier e il TER degli strumenti.
  • Dare per scontate le condizioni: vanno verificate sul listino ufficiale aggiornato.
  • Dimenticare che le minusvalenze gestite in amministrato vanno utilizzate entro 4 anni.

Quando conviene farsi seguire

Se usi Directa insieme a un broker estero, la parte estera ti riporta in dichiarativo: vale la pena capire come gestire i due regimi senza errori.

Un professionista può aiutarti a impostare la gestione della liquidità e a valutare il broker più coerente con il tuo modo di operare.

Vuoi una verifica sul tuo caso concreto?

La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.

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Domande frequenti

Directa fa da sostituto d'imposta?

Sì. Essendo una SIM italiana opera in regime amministrato: calcola, trattiene e versa le imposte sui redditi finanziari e applica il bollo. Per questi redditi non presenti la dichiarazione.

La liquidità su Directa è garantita fino a 100.000 euro?

No: quella copertura (FITD) riguarda i conti bancari. Directa è una SIM; interviene il Fondo Nazionale di Garanzia entro i limiti per le SIM. Meglio non tenere grandi giacenze ferme.

I miei titoli sono al sicuro se Directa fallisce?

Sì: gli strumenti sono tuoi e tenuti separati dal patrimonio della SIM, quindi restituibili. Il Fondo Nazionale di Garanzia copre i casi di mancata restituzione, entro i limiti previsti.

Con Directa devo compilare il quadro RW?

No, per gli strumenti detenuti presso Directa: è un intermediario italiano residente, quindi non scattano gli obblighi di monitoraggio del quadro RW.

Fonti ufficiali

Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.

Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.