Il libretto di risparmio postale è uno strumento semplice e diffusissimo: un «salvadanaio» garantito dallo Stato dove parcheggiare liquidità, oggi disponibile anche in versione online (Libretto Smart). È comodo e sicuro, ma sul piano del rendimento e della tassazione va inquadrato bene per non confonderlo con i Buoni Fruttiferi Postali, che seguono regole diverse.
Vediamo come funziona, quanto rende e quando ha senso.
- È un deposito liquido garantito dallo Stato, per parcheggiare somme con disponibilità immediata.
- Gli interessi sono tassati al 26%, come un conto deposito (non al 12,5% dei buoni).
- Il bollo è quello dei conti: 34,20 € fissi l’anno, esente sotto 5.000 € di giacenza media.
- Il rendimento è in genere basso: è uno strumento di liquidità, non di investimento.
Cos'è il libretto postale
Il libretto di risparmio postale è un prodotto di Cassa Depositi e Prestiti collocato da Poste, garantito dallo Stato, che funziona come un deposito: ci versi somme e le prelevi quando vuoi, con piena liquidità. Ne esistono versioni diverse, dall’ordinario cartaceo al Libretto Smart gestibile online e in app. A differenza dei Buoni Fruttiferi Postali — che sono titoli con un orizzonte e un rendimento crescente — il libretto è pensato per tenere liquidità accessibile in sicurezza, non per farla fruttare in modo significativo.
Rendimento e tassazione: attenzione alla differenza coi buoni
Qui sta il punto che molti confondono. Gli interessi del libretto postale sono tassati al 26%, come quelli di un conto deposito o di un conto corrente — non al 12,5% agevolato dei Buoni Fruttiferi Postali e dei titoli di Stato. Anche l’imposta di bollo segue le regole dei conti: è fissa, 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, dovuta solo se la giacenza media annua supera i 5.000 euro (sotto quella soglia si è esenti). Il rendimento lordo offerto è in genere modesto, spesso legato a promozioni su somme vincolate per qualche mese: al netto di tasse e bollo, e soprattutto dell’inflazione, il guadagno reale è di norma molto contenuto o nullo.
Stesso emittente (CDP) e stessa garanzia statale, ma trattamento diverso: il Buono Fruttifero è un titolo tassato al 12,5%, esente da successione, con rendimento crescente a scadenza; il Libretto è liquidità tassata al 26% con bollo fisso. Per far fruttare somme nel tempo guardano ai buoni o ai BTP; per la liquidità immediata, al libretto o al conto deposito.
Sicurezza e comodità
Il libretto unisce due pregi: la garanzia dello Stato e la semplicità d’uso, con la versione Smart che ha reso possibile gestirlo interamente online. Per chi vuole un posto sicuro e facile dove tenere somme che potrebbero servire in qualsiasi momento — un cuscinetto di liquidità, il denaro per le spese di breve periodo — è uno strumento adeguato e senza sorprese. Non comporta rischio di mercato e la disponibilità è immediata. Il prezzo di questa tranquillità è, appunto, un rendimento basso: va bene per la funzione che svolge, non come modo per «investire».
Quando ha senso (e quando no)
Il libretto postale ha senso come parcheggio di liquidità sicuro e immediato, in alternativa o in aggiunta al conto corrente, soprattutto per chi apprezza la garanzia statale e la rete capillare di Poste. Non ha senso, invece, come strumento per far crescere il capitale nel tempo: per quell’obiettivo, a parità di prudenza, i Buoni Fruttiferi Postali (12,5% ed esenzione successione) o i titoli di Stato brevi sono più efficienti, mentre per somme rilevanti vanno confrontati i rendimenti netti delle varie opzioni. La regola è la stessa di tutta la parte «sicura» del patrimonio: scegliere lo strumento in base alla funzione (liquidità vs rendimento) e confrontare sempre il netto. Per il confronto pratico, vedi l’articolo su buoni postali, BTP e conto deposito e quello su dove tenere la liquidità.
Errori da evitare
- Confondere il libretto (interessi al 26%) con i Buoni Fruttiferi Postali (12,5%).
- Usarlo per «investire»: è uno strumento di liquidità a basso rendimento.
- Dimenticare il bollo fisso di 34,20 € sopra i 5.000 € di giacenza media.
- Non confrontare il rendimento netto con buoni, BTP brevi e conti deposito.
Quando conviene farsi seguire
Distinguere la funzione di liquidità da quella di rendimento aiuta a usare il libretto per ciò che è.
Un professionista può aiutarti a collocare la liquidità in modo efficiente tra gli strumenti disponibili.
La fiscalità degli investimenti si gioca sui dettagli: aliquote, compensazioni, adempimenti esteri e scadenze si sommano in modo poco visibile. Un professionista può leggere la tua situazione e dirti cosa ottimizzare.
Domande frequenti
Come sono tassati gli interessi del libretto postale?
Al 26%, come un conto deposito o un conto corrente, non al 12,5% dei Buoni Fruttiferi Postali. L’imposta di bollo è fissa, 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, dovuta solo oltre 5.000 euro di giacenza media.
Che differenza c'è tra libretto e buoni postali?
Stesso emittente (CDP) e garanzia statale, ma il libretto è liquidità tassata al 26% con bollo fisso, mentre il Buono Fruttifero è un titolo tassato al 12,5%, esente da successione e con rendimento crescente a scadenza. Servono a scopi diversi.
Il libretto postale conviene per investire?
No: è uno strumento di liquidità sicuro e immediato, con rendimento basso. Per far crescere il capitale a parità di prudenza sono più efficienti i Buoni Fruttiferi Postali o i titoli di Stato brevi, confrontando sempre i rendimenti netti.
Fonti ufficiali
Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.
- Normattiva — TUIR (D.P.R. 917/1986)
- Agenzia delle Entrate — imposta di bollo
- Poste Italiane — Buoni e Libretti postali
Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.
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