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Mutuo prima casa imposta sostitutiva 2026: 0,25%, chi paga e come funziona

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A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 28 Febbraio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Imposta sostitutiva mutuo prima casa 2026: 0,25%, chi paga e come funziona

L’imposta sostitutiva sul mutuo prima casa e pari allo 0,25% dell’importo del finanziamento erogato. Disciplinata dagli artt. 15-20-bis del DPR 601/1973, sostituisce le ordinarie imposte di registro, ipotecaria e catastale che si applicherebbero all’atto notarile. Nel 2026 il regime resta invariato: l’applicazione corretta dipende dalla qualifica dell’immobile come abitazione principale e dai requisiti dell’acquirente. Questa guida spiega chi paga, quando si applica e come si calcola.

  • Normativa: artt. 15-20-bis DPR 601/1973
  • Quando si applica lo 0,25% e quando il 2%
  • Calcolo su esempi concreti 2026
  • Differenza tra imposta sostitutiva e detraibilita degli interessi

1. Imposta sostitutiva mutuo: normativa e presupposto

Il Titolo IV del DPR 601/1973 (“Agevolazioni tributarie”) disciplina il regime sostitutivo per i finanziamenti a medio-lungo termine erogati da banche e istituti finanziari autorizzati. L’art. 15 stabilisce che i finanziamenti agevolati — tra cui i mutui ipotecari concessi da banche per l’acquisto della prima abitazione — sono soggetti a un’imposta sostitutiva che tiene luogo di tutte le imposte ordinariamente dovute sull’atto: imposta di registro, imposta ipotecaria, imposta catastale, imposta di bollo e tasse sulle concessioni governative.

L’imposta sostitutiva si applica al momento della stipula del mutuo ed e prelevata direttamente dalla banca erogante, che la versa all’Erario in nome e per conto del mutuatario. L’importo viene solitamente scalato dall’erogazione netta o addebitato contestualmente. Il mutuatario non deve effettuare alcun versamento autonomo: la banca agisce come sostituto d’imposta.

Sostitutiva, non aggiuntiva. L’imposta sostitutiva sostituisce (e non si cumula con) le imposte ordinarie. Chi accede al regime sostitutivo 0,25% non paga poi imposta ipotecaria e catastale sull’iscrizione ipotecaria: sono gia assorbite nella sostitutiva. Questo e il principale vantaggio economico del regime.

2. Aliquote e condizioni nel 2026

L’art. 17 DPR 601/1973 stabilisce le due aliquote dell’imposta sostitutiva:

Tipologia mutuo Aliquota sostitutiva Requisiti
Prima casa abitazione principale 0,25% Immobile non di lusso, acquirente residente o con impegno residenza entro 18 mesi
Seconda casa / altri immobili 2,00% Qualsiasi altro caso non rientrante nella prima casa
Mutuo ristrutturazione prima casa 0,25% Se l’immobile ristrutturato diventa/resta prima casa
Mutuo liquidita / chirografario Non applicabile La sostitutiva si applica solo ai mutui fondiari (con ipoteca)

Requisiti per l’aliquota 0,25%

L’agevolazione 0,25% si applica se: (1) il mutuatario e una persona fisica; (2) il finanziamento e erogato da una banca o intermediario finanziario autorizzato; (3) il mutuo ha durata superiore a 18 mesi (requisito “medio-lungo termine”); (4) l’immobile non rientra nelle categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A/9); (5) il mutuatario dichiarerà di voler adibire l’immobile ad abitazione principale entro 18 mesi dall’acquisto (impegno da inserire nell’atto notarile). I requisiti sono analoghi a quelli per le agevolazioni prima casa ai fini dell’imposta di registro.

Decadenza dall’agevolazione

Se il mutuatario non trasferisce la residenza nell’immobile entro 18 mesi, decade dall’agevolazione e l’Agenzia delle Entrate procede al recupero della differenza tra imposta sostitutiva 0,25% versata e imposta sostitutiva 2% dovuta, maggiorata di sanzioni (30%) e interessi di mora. La decadenza si applica anche se il mutuatario vende l’immobile entro 5 anni dall’acquisto senza riacquistare un altro immobile come prima casa nello stesso termine.

3. Esempi numerici: calcolo dell’imposta

Esempio 1 — Mutuo prima casa 200.000 euro

Federica acquista un appartamento come prima casa (categoria catastale A/3, non di lusso) per 250.000 euro. Mutuo richiesto: 200.000 euro, durata 25 anni. Imposta sostitutiva 0,25%: 200.000 × 0,25% = 500 euro. La banca preleva i 500 euro dall’erogazione: il netto accreditato e 199.500 euro (oppure i 500 euro vengono addebitati sul conto). Federica non paga separatamente imposta ipotecaria (200 euro ordinarie) ne catastale (50 euro ordinarie): queste sono incorporate nella sostitutiva. Risparmio rispetto al regime ordinario: le imposte ordinarie su mutuo prima casa sarebbero state di importo simile, ma con la sostitutiva si semplifica il regime e si evita l’imposta di bollo sugli atti.

Esempio 2 — Mutuo seconda casa 180.000 euro: confronto costi

Giorgio acquista un bilocale come seconda casa (categoria A/2). Mutuo richiesto: 180.000 euro, durata 20 anni. Imposta sostitutiva 2%: 180.000 × 2% = 3.600 euro. Confronto con l’ipotetica prima casa per lo stesso importo: 180.000 × 0,25% = 450 euro. Differenza: 3.150 euro. Questa differenza va sommata alle altre maggiorazioni della seconda casa (spread piu elevato, nessuna detrazione interessi IRPEF) per calcolare il costo totale aggiuntivo rispetto alla prima casa. Vedi anche la guida sul mutuo seconda casa 2026 per un confronto completo.

Per i mutui di importo elevato, la differenza tra 0,25% e 2% e molto significativa. Su un mutuo da 500.000 euro: sostitutiva prima casa = 1.250 euro, sostitutiva seconda casa = 10.000 euro. Il delta di 8.750 euro e un costo una tantum rilevante da considerare nella valutazione dell’investimento immobiliare.

4. Imposta sostitutiva e detraibilita degli interessi: relazione

L’imposta sostitutiva e la detraibilita degli interessi passivi (art. 15 TUIR) sono due benefici fiscali distinti e cumulabili per la prima casa. Il mutuatario che acquista la prima casa con mutuo ipotecario gode di entrambi: (1) paga l’imposta sostitutiva ridotta allo 0,25%; (2) detrae il 19% degli interessi passivi sul mutuo fino a un massimo di 4.000 euro di interessi l’anno (detrazione massima 760 euro/anno ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. b, TUIR).

La detrazione IRPEF degli interessi e condizionata all’effettiva adibizione dell’immobile ad abitazione principale. Se il contribuente si trasferisce nell’immobile e poi cambia residenza (es. per lavoro), la detrazione decade per gli anni successivi al cambio. La cumulabilita con la sostitutiva ridotta resta invece valida per tutta la durata del mutuo se i requisiti originari erano soddisfatti al momento della stipula.

Calcolo risparmio fiscale complessivo prima casa

Su un mutuo prima casa da 200.000 euro, tasso 3,50%, 25 anni: interessi primo anno circa 6.900 euro. Detrazione IRPEF: 19% × 4.000 euro (limite) = 760 euro di risparmio fiscale. Imposta sostitutiva: 500 euro (una tantum). Risparmio complessivo nel primo anno rispetto alla seconda casa: (3.600 – 500) + 760 = 3.860 euro. Nel corso del mutuo, il beneficio fiscale totale della prima casa e molto rilevante.

Attenzione alla residenza. La detrazione degli interessi richiede che l’immobile sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto (o dalla stipula del mutuo per la costruzione). Se si ritarda il trasferimento della residenza, si perdono le detrazioni per quell’anno anche se i requisiti sostitutiva erano rispettati all’atto del mutuo.

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Domande frequenti

L’imposta sostitutiva 0,25% si applica anche al mutuo di costruzione prima casa?

Si. L’art. 15 DPR 601/1973 si applica ai finanziamenti a medio-lungo termine erogati per l’acquisto ma anche per la costruzione e la ristrutturazione della prima abitazione. Condizione necessaria e che l’immobile, al termine dei lavori, sia adibito ad abitazione principale e non rientri nelle categorie catastali di lusso. Il mutuo di costruzione deve avere durata superiore a 18 mesi.

Posso perdere l’agevolazione 0,25% dopo aver stipulato il mutuo?

Si, in caso di decadenza dai requisiti prima casa: mancato trasferimento della residenza entro 18 mesi, vendita dell’immobile entro 5 anni senza riacquisto, o dichiarazione mendace sui requisiti. In questi casi, l’Agenzia delle Entrate recupera la differenza tra l’imposta versata (0,25%) e quella dovuta (2%), applicando sanzioni del 30% e interessi. La decadenza non retroagisce automaticamente: e necessario un atto formale dell’Agenzia.

Chi paga concretamente l’imposta sostitutiva alla banca?

La banca erogante agisce come sostituto d’imposta e versa l’importo all’Erario per conto del mutuatario. Il mutuatario la “paga” indirettamente: l’importo viene scalato dall’erogazione netta o addebitato contestualmente sul conto. Non vi e quindi alcun versamento autonomo da effettuare da parte del mutuatario: la banca gestisce l’adempimento tributario.

L’imposta sostitutiva e detraibile ai fini IRPEF?

No. L’imposta sostitutiva non e un onere detraibile ai fini IRPEF: non rientra tra le spese ammesse dalla detrazione ex art. 15 TUIR. Solo gli interessi passivi del mutuo prima casa sono detraibili (19% su massimo 4.000 euro/anno). L’imposta sostitutiva e un costo una tantum che va computato nel costo totale dell’operazione ma non genera benefici fiscali successivi.

Il regime sostitutivo si applica anche al rifinanziamento (surroga) del mutuo?

Nel caso della surroga (portabilita ex art. 120-quater TUB), non vi e un nuovo finanziamento ma il trasferimento del mutuo esistente: non si paga quindi una nuova imposta sostitutiva. Se invece si procede a un vero e proprio rifinanziamento (estinzione del vecchio mutuo e stipula di uno nuovo), la nuova imposta sostitutiva si applica sull’importo del nuovo contratto di mutuo, con le aliquote ordinarie (0,25% o 2% a seconda del requisito prima casa).

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Disclaimer. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Riferimenti normativi aggiornati al 2026.

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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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