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Regime amministrato vs dichiarativo: quale scegliere

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Regime amministrato vs dichiarativo: quale scegliere
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 6 Gennaio 2026🔄 Aggiornato il 21 Maggio 2026

Regime amministrato o dichiarativo: il confronto che cambia il tuo Modello Redditi

Tra le scelte fiscali più importanti per chi investe c’è il regime di tassazione dei capital gain. Amministrato significa zero adempimenti e tutto sulle spalle del broker; dichiarativo significa flessibilità ma un quadro RT da compilare ogni anno.

  • Differenze pratiche di compilazione
  • Quale broker richiede quale regime
  • Impatto su minusvalenze e quadro RW
  • Esempio numerico con stesso portafoglio

1. I due regimi previsti dal D.Lgs. 461/1997

Il D.Lgs. 461/1997, ancora oggi pilastro della tassazione dei redditi finanziari, individua tre regimi: dichiarativo (art. 5), amministrato (art. 6) e gestito (art. 7). In questa guida ci concentriamo sui primi due, perché il gestito riguarda solo chi sottoscrive una gestione patrimoniale individuale (GPM) presso una banca o SGR.

La differenza sostanziale è chi calcola e versa l’imposta del 26% sulle plusvalenze: nel regime amministrato il broker italiano lo fa al posto tuo come sostituto d’imposta; nel regime dichiarativo lo fai tu in dichiarazione attraverso il quadro RT del Modello Redditi PF.

2. Regime amministrato: come funziona

È il regime di default offerto da banche e broker italiani autorizzati (Fineco, Directa, IWBank, Banca Sella, BG Saxo, Mediobanca Premier, BPER Trading). Il funzionamento è automatico:

  • ad ogni vendita, il sistema calcola la plusvalenza/minusvalenza sul costo medio ponderato;
  • se è plusvalenza, il broker trattiene il 26% (12,5% per titoli di Stato white list) e lo versa al Fisco entro il 16 del mese successivo;
  • se è minusvalenza, viene accantonata nello «zainetto fiscale» del cliente e utilizzata in automatico per compensare future plusvalenze entro 4 anni;
  • l’imposta di bollo titoli 0,2% è addebitata trimestralmente.

Vantaggi

Zero adempimenti dichiarativi (per le plusvalenze), nessun rischio di errori, conferma automatica del calcolo, comodità per chi opera con frequenza.

Limiti

Le minusvalenze restano vincolate a quel broker: cambiando intermediario si perde lo zainetto se non si certifica. Non è possibile compensare minusvalenze maturate su un broker con plusvalenze realizzate su un altro.

3. Regime dichiarativo: cosa devi fare

Si applica obbligatoriamente quando si opera con broker esteri non residenti fiscalmente in Italia (Degiro, Interactive Brokers, Trade Republic, eToro, Saxo Bank Germania, Lightyear). Il contribuente diventa responsabile diretto del calcolo e del versamento.

Adempimenti annuali

  • compilare il quadro RT del Modello Redditi PF per plusvalenze e minusvalenze;
  • compilare il quadro RW per il monitoraggio fiscale di tutte le attività finanziarie estere (anche se vuote a fine anno);
  • versare l’IVAFE (0,2% del valore dei prodotti finanziari esteri al 31 dicembre, art. 19 D.L. 201/2011);
  • versare il saldo IRPEF entro il 30 giugno 2027 per i redditi 2026.
Attenzione. Il quadro RW va sempre compilato se hai un conto titoli estero, anche se non hai realizzato operazioni nell’anno. Le sanzioni vanno dal 3% al 15% degli importi non dichiarati (art. 5 D.L. 167/1990), che diventano 6%-30% per Paesi black list.

4. Quando il regime è obbligato e quando si sceglie

Il regime amministrato è opzionale: il cliente di un broker italiano può chiedere il passaggio al regime dichiarativo, di solito per centralizzare la dichiarazione di più conti o per compensare minusvalenze accumulate altrove. Il regime dichiarativo è invece obbligato per:

  • broker esteri non operanti in Italia come sostituti d’imposta;
  • partecipazioni qualificate in società non quotate;
  • plusvalenze su criptovalute eccedenti 2.000 euro annui detenute su exchange esteri (Binance, Kraken);
  • operazioni di trading professionale dichiarate come reddito d’impresa.

5. Esempio numerico a confronto

Esempio — Portafoglio identico, due regimi a confronto

Anna nel 2026 realizza 4.000 euro di plusvalenze su azioni e ha 1.500 euro di minusvalenze pregresse del 2024 (utilizzabili fino al 2028). Confronto operativo:

VoceAmministrato (Fineco)Dichiarativo (Degiro)
Plusvalenza lorda 20264.000 €4.000 €
Minusvalenza compensata−1.500 €−1.500 €
Base imponibile2.500 €2.500 €
Imposta 26%650 €650 €
VersamentoTrattenuta brokerF24 entro 30/06/2027
DichiarazioneNessunaQuadri RT+RW

L’imposta finale è uguale, ma il regime dichiarativo richiede compilazione manuale e versamento tramite F24. L’amministrato è più comodo, il dichiarativo offre maggiore controllo nei casi complessi.

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Disclaimer. Articolo a finalità informative e divulgative. Non costituisce raccomandazione personalizzata o consulenza professionale. Aliquote, soglie e procedure possono cambiare per normativa; verifica sempre la situazione vigente al momento dell’operazione con un professionista qualificato del nostro network.
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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.