Tassazione capital gain su ETF e azioni

La plusvalenza realizzata dalla vendita di ETF, azioni e obbligazioni corporate sconta il 26%. Titoli di Stato italiani ed esteri white list pagano il 12,5%. Calcola il netto effettivo con minusvalenze pregresse e bollo titoli.

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Le tre aliquote sui guadagni finanziari

In Italia il capital gain (e i dividendi/cedole) realizzati da persona fisica residente sconta tre aliquote diverse:

Per gli ETF misti (governativo + corporate, tipo «aggregate bond») si applica un’aliquota mista pesata: 12,5% sulla quota governativa, 26% sulla parte corporate. Il TER non incide sulla tassazione, solo sul rendimento lordo.

Minusvalenze: 4 anni per recuperare

Le minusvalenze realizzate (vendita in perdita) sono compensabili con plusvalenze future entro il 4° anno successivo a quello di realizzo. Esempio: minus 5.000 € nel 2024 → compensabile fino al 31/12/2028. Vanno in zaino fiscale personale presso ogni intermediario (non sono cumulabili tra broker diversi automaticamente).

Asimmetria critica: i dividendi e le cedole NON sono compensabili con minusvalenze. Solo le plusvalenze da capital gain lo sono. Per questo i fondi comuni e gli ETF armonizzati che distribuiscono utili creano un problema fiscale: le distribuzioni periodiche restano tassate a pieno 26%, e le minusvalenze accumulate scadono.

Regime dichiarativo vs amministrato

Il regime amministrato (banca/broker italiano) calcola e versa l’imposta a ogni operazione, gestisce automaticamente lo zainetto fiscale, tu non fai dichiarazione. Comodo ma poco flessibile: niente compensazione cross-broker.

Il regime dichiarativo (obbligatorio con broker esteri come Interactive Brokers o Degiro estero) richiede di compilare il quadro RT nella dichiarazione dei redditi. Più flessibile sulla compensazione, ma serve un commercialista o tanta pazienza.

Domande frequenti

I dividendi degli ETF sono tassati al 26%?

Sì, indipendentemente dal Paese dell’ETF e dei titoli sottostanti, i dividendi distribuiti da un ETF UCITS a residenti italiani sono tassati al 26% per la quota azionaria/corporate e al 12,5% per la quota di titoli di Stato. Su ETF irlandesi/lussemburghesi la ritenuta in fonte sui dividendi dai titoli USA è già del 15% (convenzione), poi in Italia si applica la differenza.

Cosa cambia per i titoli white list?

I Paesi in white list (decreto MEF 4/9/1996, aggiornato) godono dell’aliquota agevolata 12,5% perché hanno accordi di scambio informazioni con l’Italia. Esempi: USA, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Giappone, Australia, Canada. Sono ESCLUSI: Brasile, Cina, Russia, India per i quali si applica il 26%.

Bollo titoli 0,20%: ogni anno?

Sì, il bollo titoli (anche detto «imposta di bollo sui dossier») si applica al 31/12 di ogni anno sul valore complessivo del deposito titoli, indipendentemente dal fatto che tu abbia venduto o no. Minimo 34,20 € per persone fisiche, massimo 14.000 € per società. È un costo fisso che incide molto su patrimoni piccoli.

Posso vendere e ricomprare per «monetizzare» le minusvalenze?

Tecnicamente sì: vendi un ETF in perdita per realizzare la minusvalenza, e ricompri uno strumento equivalente (es. ETF S&P500 di altra casa) per restare investito. Attenzione: l’Agenzia Entrate considera abuso del diritto se ricompri lo stesso identico ISIN entro pochi giorni. Cambiare emittente (BlackRock → Vanguard) o sottostante simile evita contestazioni.

I PIR sono esenti? E il PIR alternativo?

I PIR ordinari sono esenti da capital gain se mantenuti almeno 5 anni e investiti per il 70% in strumenti italiani / 30% PMI. Tetto: 40.000 €/anno, 200.000 € totali. Il PIR alternativo (FIA) ha tetto 300.000 €/anno (1,5M complessivi) ed esenta sia capital gain sia successione, ma richiede capitali importanti e illiquidi (5-10 anni).

Contenuto informativo aggiornato a maggio 2026. Per casi con strumenti esteri, derivati complessi, criptovalute, residenza in Paese diverso o transito al regime dichiarativo, rivolgersi a un commercialista o consulente finanziario abilitato.