Successione figli 2026: quote, divisione, conflitti
I figli sono i legittimari per eccellenza: la legge riserva loro una quota minima del patrimonio del genitore che non può essere sottratta nemmeno per testamento. Le quote variano in base al numero di figli e alla presenza del coniuge. La divisione ereditaria tra più fratelli è spesso fonte di conflitti su immobili indivisibili.
- Quote di legittima per uno, due o più figli
- Divisione giudiziale quando i coeredi non si accordano
- Imputazione delle donazioni ricevute in vita
- Tassazione: aliquota 4% e franchigia 1.000.000 euro per figlio
1. Quote dei figli nella successione legittima e testamentaria
I figli — siano essi nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio riconosciuti o adottivi — hanno tutti gli stessi diritti successori dal 2013 (D.Lgs. 154/2013, che ha eliminato ogni distinzione). Sono legittimari ai sensi dell’art. 536 c.c. e concorrono all’eredità secondo le seguenti quote nella successione ab intestato (senza testamento).
| Composizione degli eredi | Quota figli (totale) | Quota di legittima (totale figli) |
|---|---|---|
| Un figlio solo (no coniuge) | Intero patrimonio | 1/2 |
| Due figli (no coniuge) | Intero patrimonio in parti uguali | 2/3 (1/3 per figlio) |
| Tre o più figli (no coniuge) | Intero patrimonio in parti uguali | 3/4 |
| Un figlio + coniuge | 1/2 | 1/3 |
| Due figli + coniuge | 2/3 in parti uguali | 1/2 (1/4 per figlio) |
| Tre o più figli + coniuge | 3/4 in parti uguali | 1/2 |
In presenza di testamento, il testatore può distribuire liberamente la quota disponibile (ciò che eccede la legittima), ma non può ridurre le quote riservate ai legittimari. Se il testamento lede la legittima, i figli pretermessi possono agire con l’azione di riduzione entro dieci anni dall’apertura della successione (art. 554 c.c.).
2. Tassazione della quota dei figli 2026
I figli godono dell’aliquota più favorevole (4%) e di una franchigia di 1.000.000 euro ciascuno. La franchigia è individuale e si applica alla quota di ogni singolo figlio, il che rende le famiglie numerose fiscalmente avvantaggiate rispetto alle famiglie con un solo erede.
| N° figli | Asse ereditario | Quota per figlio | Franchigia per figlio | Imposta totale |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 800.000 € | 800.000 € | 1.000.000 € | 0 € |
| 2 | 2.400.000 € | 1.200.000 € | 1.000.000 € | 16.000 € |
| 3 | 3.900.000 € | 1.300.000 € | 1.000.000 € | 36.000 € |
| 4 | 4.400.000 € | 1.100.000 € | 1.000.000 € | 16.000 € |
3. Esempi pratici di divisione ereditaria
Esempio 1 — Due figli, un appartamento e liquidità
Asse ereditario: appartamento valore 900.000 euro + conto corrente 300.000 euro = 1.200.000 euro totali.
Quote: figlio A e figlio B, 600.000 euro ciascuno (in assenza di coniuge).
Imposta di successione: 0 euro (quota sotto franchigia individuale di 1.000.000).
Divisione: il conto corrente da 300.000 euro si divide facilmente. L’appartamento entra in comproprietà 50/50. Per evitare la comproprietà forzata, i fratelli possono stipulare un accordo di divisione: uno dei due acquista la quota dell’altro compensandolo in denaro, o si vende l’immobile e si divide il ricavato.
Tassazione sull’accordo di divisione: se un figlio liquida l’altro con conguaglio in denaro, l’atto di divisione è soggetto a imposta di registro all’1% sul conguaglio.
Esempio 2 — Tre figli, imputazione della donazione precedente
Asse ereditario: 900.000 euro. Il figlio A ha ricevuto in vita una donazione di 200.000 euro dal genitore.
Collazione: ai sensi dell’art. 737 c.c., il figlio A deve conferire la donazione ricevuta alla massa ereditaria per il calcolo delle quote (salvo che il donante lo abbia dispensato dalla collazione per testamento o nell’atto di donazione).
Massa fittizia: 900.000 + 200.000 = 1.100.000 euro. Quota per ciascuno: 366.667 euro.
Figlio A: riceve 366.667 − 200.000 = 166.667 euro dall’eredità (il resto è già stato ricevuto).
Figli B e C: ricevono 366.667 euro ciascuno.
La collazione redistribuisce le ricchezze per garantire l’uguaglianza tra i coeredi. Ai fini fiscali, l’imposta si calcola sulle quote effettive ricevute, non sulla massa fittizia.
4. Conflitti tra coeredi e divisione giudiziale
Quando i coeredi non raggiungono un accordo sulla divisione del patrimonio ereditario, chiunque può agire in giudizio per ottenere la divisione (art. 713 c.c.). Il giudice può disporre la divisione in natura (assegnando beni determinati a ciascun erede con eventuale conguaglio) oppure, se la divisione in natura non è possibile o conveniente, ordinare la vendita all’incanto dei beni e la ripartizione del ricavato.
Immobili indivisibili
Un appartamento non può essere fisicamente diviso tra più eredi. Il giudice può assegnarlo a uno degli eredi che abbia maggiore interesse (tipicamente chi ci abita), con obbligo di corrispondere il conguaglio agli altri. Se nessuno vuole il bene, viene venduto all’asta giudiziaria, spesso a prezzi inferiori al mercato. La durata media di un giudizio di divisione è di tre-cinque anni.
Per evitare questi scenari, i genitori possono redigere un testamento che assegni specificamente i beni immobili ai singoli figli (con eventuale conguaglio liquidato in denaro) e contenga una clausola di non divisione temporanea (art. 713, comma 2, c.c., fino a cinque anni) per permettere di trovare accordi.
Si veda anche la guida Imposta successione 2026: aliquote e franchigie per il quadro fiscale complessivo.
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Domande frequenti
Un figlio può essere diseredato?
No, i figli non possono essere completamente diseredati in Italia. Il codice civile (artt. 536-564 c.c.) garantisce loro una quota di legittima che il testatore non può ridurre. È possibile solo escluderli dalla quota disponibile. La diseredazione totale è consentita solo nei rari casi di indegnità (art. 463 c.c.), come l’aver attentato alla vita del testatore.
I figli non riconosciuti hanno diritti successori?
Sì. Dal 2013 (D.Lgs. 154/2013) tutti i figli — nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio, adottivi — hanno gli stessi diritti successori. Il figlio non riconosciuto deve però prima ottenere il riconoscimento giudiziale della filiazione (art. 269 c.c.) per poter esercitare i diritti ereditari. Il termine per agire si prescrive in dieci anni dalla maggiore età.
Che cos’è la collazione ereditaria?
La collazione (art. 737 c.c.) è l’obbligo del figlio di conferire alla massa ereditaria le donazioni ricevute dal genitore in vita, per il calcolo delle quote tra i coeredi. Serve a garantire uguaglianza tra i figli. Il donante può dispensare il figlio dalla collazione nell’atto di donazione o nel testamento. L’imputazione non incide sull’imposta: questa si calcola sulle quote effettive ricevute.
Come si gestisce la comproprietà di un immobile ereditato?
I coeredi diventano comproprietari pro quota dell’immobile. Possono accordarsi privatamente per l’assegnazione a uno di loro (con conguaglio) tramite atto notarile di divisione, soggetto a imposta di registro all’1% sul conguaglio. In alternativa vendono l’immobile a terzi e dividono il ricavato. Se non c’è accordo, uno dei coeredi può avviare il giudizio di divisione (art. 713 c.c.).
Quanto dura un giudizio di divisione ereditaria?
I tempi variano significativamente in base alla complessità del patrimonio e al Tribunale competente. In media, un giudizio di divisione ereditaria dura da tre a sette anni nei tribunali più congestionati (Milano, Roma, Napoli). La presenza di immobili che richiedono perizia tecnica e aste giudiziarie allunga ulteriormente i tempi. La mediazione civile obbligatoria (D.Lgs. 28/2010) precede il giudizio e può risolvere la controversia in tempi più brevi.
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