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Trust o holding 2026: cosa conviene per la famiglia

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Fisco Investimenti - legale
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 16 Febbraio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Trust o holding 2026: cosa conviene per la famiglia

Trust familiare e holding di famiglia sono i due strumenti più utilizzati per pianificare la governance e il trasferimento del patrimonio aziendale tra generazioni. La scelta non è banale: dipende dalla composizione del patrimonio, dal numero di eredi, dall’orizzonte temporale e dagli obiettivi fiscali. Questa guida comparativa analizza vantaggi, svantaggi e costi reali di ciascuna struttura nel contesto normativo 2026, con esempi pratici per patrimoni tra 1 e 10 milioni di euro.

  • Confronto strutturale: governance, flessibilità e riservatezza
  • Fiscalità comparata: ISD, IRES, regime partecipation exemption
  • Costi di strutturazione e gestione annua
  • Quando scegliere il trust, quando la holding: guida pratica

1. Struttura e governance: trust vs holding familiare

Trust familiare e holding sono strumenti di pianificazione patrimoniale che operano su logiche giuridiche profondamente diverse, il che determina effetti pratici molto distinti.

Il trust: flessibilità fiduciaria senza personalità giuridica

Il trust è un rapporto giuridico fiduciario, non un soggetto di diritto autonomo. I beni appartengono al trustee (persona fisica o giuridica) che li gestisce nell’interesse dei beneficiari secondo le istruzioni del disponente contenute nell’atto istitutivo. Il trust non ha personalità giuridica, quindi non può stipulare contratti in nome proprio, aprire conti bancari, o essere parte di un giudizio in modo autonomo: è sempre il trustee che agisce “in qualità di trustee del Trust X”. Questa caratteristica rende il trust più flessibile sul piano delle istruzioni (l’atto istitutivo può essere molto dettagliato e riservato) ma meno pratico nei rapporti commerciali.

Il disponente può modellare il trust con grande precisione: stabilire regole di governance per le partecipazioni societarie detenute nel trust, definire i poteri del trustee (investimento, distribuzione, alienazione), prevedere meccanismi di successione del trustee, e istituire un guardiano con poteri di veto. La riservatezza è elevata: l’atto istitutivo (trust deed) non è soggetto a registrazione pubblica obbligatoria (salvo per gli immobili, che richiedono la trascrizione dell’art. 2645-ter c.c.).

La holding di famiglia: personalità giuridica e chiarezza societaria

La holding familiare è una S.r.l. o S.p.A. (talvolta una S.a.p.A. per garantire il controllo del socio accomandatario) il cui capitale è detenuto dai familiari e il cui oggetto sociale è la detenzione e gestione di partecipazioni in società operative. La holding ha personalità giuridica propria: può stipulare contratti, essere parte di giudizi, accedere al credito bancario in nome proprio. La governance è definita dallo statuto e dal patto parasociale, ed è più rigida del trust ma più familiare alle controparti commerciali e creditizie.

La trasparenza della holding è maggiore: le modifiche dello statuto e le variazioni di assetto societario richiedono atti notarili registrati nel Registro delle Imprese e sono quindi pubbliche. Questo può essere uno svantaggio in termini di riservatezza, ma un vantaggio in termini di chiarezza nei rapporti con banche, partner commerciali e potenziali investitori.

Caratteristica Trust familiare Holding di famiglia (S.r.l./S.p.A.)
Personalità giuridica No Si
Riservatezza Alta (trust deed privato) Limitata (Registro Imprese)
Flessibilità governance Molto alta Media (vincoli societari)
Rapporti con le banche Complessi Semplici
Successione generazionale Automatica (trustee sostituto) Richiede atti di trasferimento quote
Costo strutturazione 5.000-20.000 euro 2.000-8.000 euro

2. Fiscalità comparata: chi paga meno e quando

La scelta tra trust e holding ha implicazioni fiscali rilevanti che operano su due livelli: la tassazione del trasferimento patrimoniale (iniziale e alla successione generazionale) e la tassazione dei redditi annui prodotti dal patrimonio.

Tassazione del trasferimento iniziale

Il conferimento di partecipazioni in un trust “esistente” non sconta l’imposta di successione/donazione in ingresso (SS.UU. Cass. 8093/2024): l’imposta è differita all’uscita. Il conferimento di partecipazioni nella holding, invece, se avviene tramite donazione ai figli o mediante aumento di capitale con conferimento da parte del genitore, può scontare l’imposta di donazione (4% sopra la franchigia di 1.000.000 euro per figlio, ai sensi del D.Lgs. 346/1990). Tuttavia, la holding offre il vantaggio del regime di neutralità fiscale per i conferimenti di aziende o rami d’azienda (art. 176 TUIR) e per le fusioni e scissioni (artt. 172-173 TUIR).

Tassazione dei dividendi

I dividendi distribuiti dalla società operativa alla holding beneficiano della Participation Exemption (PEX) all’87,5% (art. 89 TUIR): solo il 12,5% del dividendo è soggetto a IRES al 24%, con effettiva tassazione del 3% (24% x 12,5%). Nel trust, i dividendi ricevuti dal trust opaco scontano IRES al 24% sulla quota non esente (con la PEX se il trust detiene partecipazioni per almeno 12 mesi). Nel trust trasparente, i dividendi sono imputati al beneficiario persona fisica che li tassa al 26% (se non qualificata) o secondo le aliquote IRPEF progressive (se partecipazione qualificata, con concorso al 58,14%).

Successione generazionale: patto di famiglia come alternativa

Per entrambe le strutture, al momento del trasferimento generazionale si applicano le imposte di successione/donazione. Il patto di famiglia (art. 768-bis c.c.) è esente da imposta di successione se il trasferimento riguarda l’azienda o partecipazioni di controllo a un discendente, ma richiede il consenso di tutti i legittimari presenti. La holding rende più semplice il patto di famiglia, perché le partecipazioni della holding (e non i singoli asset) sono l’oggetto del trasferimento.

Vantaggio fiscale della holding. La PEX sui dividendi (tassazione effettiva 3%) e la neutralità dei conferimenti aziendali rendono la holding fiscalmente vantaggiosa per chi vuole reinvestire i proventi dell’attività imprenditoriale. Il trust è più vantaggioso per chi vuole pianificare la successione con flessibilità e riservatezza.

3. Esempi pratici con patrimoni reali 2026

Esempio 1 — Patrimonio 3 milioni di euro: confronto su 10 anni

Famiglia Rossi: patrimonio di 3.000.000 euro (2.000.000 euro in partecipazioni S.r.l. operativa, 1.000.000 euro in immobili). Due figli eredi. Opzione A (Trust): conferimento partecipazioni e immobili nel trust opaco. Costo strutturazione: 15.000 euro. Imposta ingresso: zero (tassazione in uscita). IRES annua su dividendi ricevuti dalla S.r.l. operativa (100.000 euro/anno): 100.000 x 12,5% x 24% = 3.000 euro/anno. In 10 anni: 30.000 euro. All’uscita, imposta di successione per i due figli (1.500.000 euro ciascuno, sotto franchigia 1.000.000 euro: 500.000 euro imponibili per figlio x 4% = 20.000 euro per figlio, totale 40.000 euro). Totale imposte 10 anni: 85.000 euro. Opzione B (Holding S.r.l.): conferimento partecipazioni nella holding con donazione ai figli. Donazione quota 50% per figlio (1.500.000 euro ciascuno): imposta 4% su 500.000 euro eccedenti la franchigia = 20.000 euro per figlio, totale 40.000 euro subito. Dividendi dalla S.r.l. operativa alla holding: PEX 87,5%, IRES su 12,500 euro = 3.000 euro/anno. In 10 anni: 30.000 euro. Totale imposte 10 anni: 70.000 euro. La holding risulta leggermente meno costosa, ma il trust offre maggiore riservatezza e flessibilità nella distribuzione.

Esempio 2 — Patrimonio 8 milioni di euro con più di due eredi

Famiglia Bianchi: patrimonio di 8.000.000 euro, quattro figli. Opzione Trust: i quattro figli sono beneficiari con quote uguali (2.000.000 euro ciascuno). All’uscita, imposta di successione: ciascun figlio riceve 2.000.000 euro. Franchigia 1.000.000 euro per figlio. Imponibile: 1.000.000 euro per figlio x 4% = 40.000 euro per figlio. Totale: 160.000 euro. Opzione Holding: i quattro figli detengono quote della holding. Se il patrimonio cresce a 10.000.000 euro in 10 anni, la successione tramite holding richiede il trasferimento delle quote della holding agli eredi degli eredi (seconda generazione), con ulteriore tassazione. Il trust, se strutturato con durata sufficiente, evita questa seconda tassazione mantenendo il patrimonio integro per più generazioni.

4. Costi reali e criteri di scelta

Costi di strutturazione

La holding S.r.l. costa tra 2.000 e 5.000 euro per la costituzione (atto notarile, imposta di registro 200 euro, diritto camerale). Il trust richiede tra 5.000 e 20.000 euro per l’atto istitutivo (redazione da parte di un avvocato specializzato), la sua traduzione se in lingua straniera, e la trascrizione nei registri immobiliari se il trust ha immobili. I costi di gestione annua del trust (trustee professionale) variano da 1.500 a 8.000 euro. I costi di gestione della holding includono: tenuta della contabilità (1.500-4.000 euro/anno), assemblee, deposito bilancio (300-500 euro/anno).

Criteri di scelta

Il trust è preferibile quando: (a) il patrimonio include asset diversificati (immobili, partecipazioni, liquidità) che si vuole gestire in modo unitario e flessibile; (b) si desidera massima riservatezza sulle istruzioni di distribuzione; (c) si vuole evitare la frammentazione del patrimonio in caso di eredi multipli con interessi divergenti; (d) la pianificazione successoria richiede condizioni e tempi di distribuzione differenziati per i beneficiari. La holding è preferibile quando: (a) il patrimonio è prevalentemente aziendale; (b) si vogliono sfruttare i vantaggi fiscali della PEX sui dividendi e del consolidato fiscale; (c) è necessario un soggetto con personalità giuridica per i rapporti con banche e partner; (d) il patto di famiglia è uno strumento successorio pianificato. Per approfondire il regime fiscale specifico del trust, si rimanda alla guida trust e tassazione 2026: imposte in ingresso e in uscita.

Valuta il caso con un avvocato tributarista

La scelta tra trust e holding dipende da variabili patrimoniali, fiscali e familiari che richiedono un’analisi personalizzata. Un avvocato tributarista esperto può costruire la struttura ottimale per la tua situazione specifica.

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Domande frequenti

Trust e holding possono coesistere nella stessa struttura?

Sì, ed è anzi una struttura frequente: il trust detiene le quote della holding familiare. In questo modo, il trustee (non i singoli familiari) è il socio della holding, concentrando il controllo societario nel trust e garantendo la continuità della governance anche in caso di successione o incapacità di uno dei familiari. Questa struttura combina i vantaggi di entrambi gli strumenti: personalità giuridica della holding per i rapporti commerciali, flessibilità e riservatezza del trust per la governance familiare.

La holding familiare garantisce la protezione dai creditori come il trust?

La holding offre una separazione patrimoniale diversa: i beni detenuti dalla holding sono protetti dai creditori personali dei soci (che possono pignorare le quote, non i beni della holding). Ma se i creditori del socio ottengono le quote tramite pignoramento, acquisiscono i diritti di socio, inclusa la partecipazione agli utili. Il trust, con la segregazione fiduciaria, offre una protezione più robusta perché i beni non appartengono né al disponente né ai beneficiari, ma al trustee a titolo fiduciario.

Quale struttura è più vantaggiosa ai fini dell’imposta di successione?

Non esiste una risposta universale. Il trust offre il vantaggio della tassazione in uscita (differita al momento dell’attribuzione al beneficiario) e della possibilità di strutturare la distribuzione in modo da ottimizzare le franchigie. La holding permette invece di sfruttare il patto di famiglia per trasferire le partecipazioni senza imposta di successione, ma richiede il consenso di tutti i legittimari. L’analisi deve essere condotta caso per caso considerando composizione del patrimonio e numero di eredi.

La holding può detenere immobili come il trust?

Si, ma con una differenza fiscale rilevante: gli immobili detenuti dalla holding sono soggetti a IRES sui canoni (aliquota 24%), mentre gli immobili nel trust opaco scontano anch’essi IRES. La differenza principale è che la holding, essendo soggetto IRES per definizione, ha più strumenti di deduzione dei costi (ammortamenti, interessi passivi) rispetto al trust, che deve essere strutturato come ente non commerciale o impresa per accedere a tali deduzioni.

Quanto tempo ci vuole per istituire un trust familiare?

La redazione dell’atto istitutivo richiede da quattro a otto settimane, considerando la fase di raccolta delle informazioni sul patrimonio, la scelta della legge regolatrice, la negoziazione delle clausole di governance e la firma dell’atto davanti al notaio. La trascrizione nei registri immobiliari (se il trust ha immobili) richiede ulteriori due-quattro settimane. In totale, dall’incarico professionale al trust operativo si stima tra due e quattro mesi.

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Disclaimer. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Riferimenti normativi aggiornati al 2026.


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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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