Approfondimento

Divorzio 2026: costi, tipologie e durata

in
Fisco Investimenti - legale
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

Come aggiorniamo i contenuti
📅 Pubblicato il 11 Gennaio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Divorzio 2026: costi, tipologie e durata

Il divorzio in Italia segue regole precise dettate dalla L. 898/1970, profondamente modificata dalla riforma Cartabia. Nel 2026 esistono percorsi molto diversi per tempi e costi: dal divorzio breve consensuale (6 mesi dalla separazione) a quello giudiziale contenzioso, che può durare anni. Questa guida illustra le tipologie, i costi aggiornati e gli elementi che influenzano la durata del procedimento.

  • Differenza tra divorzio consensuale e giudiziale
  • Tempi minimi dopo la riforma Cartabia 2023
  • Costi reali: contributo unificato, spese legali, accordi patrimoniali
  • Esempi numerici su assegni e patrimoni condivisi

1. Quadro normativo: L. 898/1970 e riforma Cartabia

Il divorzio in Italia è disciplinato dalla Legge 1° dicembre 1970, n. 898, più volte modificata nel corso dei decenni. La riforma più significativa degli ultimi anni è stata introdotta dal D.Lgs. 149/2022 (riforma Cartabia), in vigore dal 28 febbraio 2023, che ha razionalizzato l’intero sistema processuale civile e ha impattato direttamente sulla gestione delle cause di famiglia.

Prima della riforma, la distinzione tra separazione e divorzio implicava due procedimenti completamente autonomi, spesso davanti a giudici diversi. Con la riforma Cartabia il legislatore ha introdotto la possibilità di trattare separazione e divorzio in un unico procedimento, ove i coniugi siano già d’accordo sulla definitiva cessazione della convivenza e intendano chiedere direttamente lo scioglimento del vincolo matrimoniale, purché siano già decorsi i termini di legge.

Il termine fondamentale è fissato dall’art. 3, n. 2, lett. b) della L. 898/1970, come modificato dalla L. 55/2015 (legge sul divorzio breve): il divorzio può essere richiesto decorso un anno dall’udienza presidenziale di separazione in caso di procedimento giudiziale, e sei mesi in caso di separazione consensuale omologata. Questi termini rimangono invariati nel 2026.

Punto chiave. La riforma Cartabia non ha modificato i termini minimi per chiedere il divorzio (6 mesi per il consensuale, 12 mesi per il giudiziale), ma ha semplificato la trattazione processuale e introdotto la mediazione familiare come strumento preferenziale nella gestione dei figli minori.

Un elemento rilevante introdotto dalla riforma riguarda la gestione delle crisi familiari con figli: il giudice deve ora valutare l’opportunità di disporre la mediazione familiare prima di assumere provvedimenti definitivi sull’affidamento, salvo nei casi di violenza domestica. Questo aspetto ha allungato in alcuni circondari i tempi delle cause contenziose, ma ha anche favorito accordi più stabili e meno conflittuali.

Sul piano tributario, il divorzio non è neutro: i trasferimenti di beni immobili tra coniugi in esecuzione di accordi di separazione e divorzio sono esenti da imposta di registro, ipotecaria e catastale ai sensi dell’art. 19 della L. 898/1970. Questa esenzione, confermata dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, si applica anche agli accordi conclusi davanti all’ufficiale dello stato civile o al notaio nell’ambito della negoziazione assistita.

2. Tipologie e tempi del divorzio nel 2026

Nel 2026 esistono quattro percorsi principali per ottenere il divorzio, ciascuno con caratteristiche, tempi e costi diversi. La scelta dipende dall’accordo tra le parti, dalla presenza di figli minori e dalla complessità del patrimonio da dividere.

Divorzio consensuale davanti al tribunale

E’ il percorso classico quando i coniugi concordano su tutte le condizioni: affidamento dei figli, mantenimento, assegnazione della casa coniugale e divisione del patrimonio. Il ricorso congiunto viene depositato davanti al tribunale competente (quello dell’ultima residenza comune o del convenuto). L’udienza presidenziale si tiene in genere entro 3-6 mesi dalla presentazione del ricorso, a seconda del carico del tribunale. Il decreto di omologazione dell’accordo arriva successivamente, di norma entro 30-60 giorni dall’udienza.

Divorzio con negoziazione assistita

Introdotta dal D.L. 132/2014 convertito in L. 162/2014, la negoziazione assistita consente ai coniugi senza figli minori (o con figli maggiorenni economicamente autonomi) di sciogliere il matrimonio attraverso un accordo raggiunto con l’assistenza obbligatoria di almeno un avvocato per parte. L’accordo viene trasmesso al Procuratore della Repubblica per il nulla osta (o al tribunale se vi sono figli) e poi all’ufficiale dello stato civile per la trascrizione. I tempi sono generalmente molto più brevi: 2-4 mesi complessivi.

Divorzio davanti all’ufficiale dello stato civile (Comune)

Dal 2015 è possibile, in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti e senza accordi patrimoniali complessi, sciogliere il matrimonio direttamente in Comune. Le parti si presentano davanti all’ufficiale dello stato civile, esprimono la volontà di divorziare e fissano un secondo appuntamento dopo 30 giorni (termine per ripensamenti). Se entrambi confermano la volontà, il divorzio viene trascritto nei registri. E’ il percorso meno costoso ma applicabile solo in situazioni semplici.

Divorzio giudiziale contenzioso

Quando non vi è accordo tra i coniugi, il divorzio si ottiene attraverso un processo contenzioso che può durare da 2 a 5 anni nei tribunali con maggiore arretrato. Il coniuge che intende divorziare deposita un ricorso, il presidente del tribunale fissa un’udienza presidenziale, emette i provvedimenti provvisori e poi il processo entra nella fase istruttoria. La sentenza definitiva, impugnabile in appello, conclude il procedimento.

Tipologia Tempo medio Costo stimato (spese legali) Requisiti
Comune (ufficiale stato civile) 2-3 mesi Nessun costo legale obbligatorio No figli minori, no accordi patrimoniali
Negoziazione assistita 2-4 mesi 1.500-4.000 euro (2 avvocati) No figli minori o autonomi; accordo tra parti
Consensuale in tribunale 4-8 mesi 2.000-6.000 euro Accordo su tutte le condizioni
Giudiziale contenzioso 2-5 anni 5.000-20.000 euro o più Disaccordo su condizioni economiche o figli
Attenzione. I tempi indicati sono medi e variano sensibilmente da tribunale a tribunale. Milano, Roma e Napoli registrano attese significativamente superiori rispetto ai tribunali di provincia.

3. Costi del divorzio: voci di spesa aggiornate al 2026

Il costo complessivo di un divorzio dipende dalla tipologia scelta, dalla complessità del patrimonio e dalla necessità o meno di ricorrere a perizie, consulenze tecniche d’ufficio o procedure esecutive. Di seguito le principali voci di spesa.

Contributo unificato

Per i procedimenti di divorzio davanti al tribunale ordinario è dovuto il contributo unificato, determinato in base al valore della causa ai sensi del D.P.R. 115/2002. Per cause di valore indeterminabile (come i procedimenti di separazione e divorzio senza richieste economiche quantificate), il contributo unificato è fissato in misura fissa di 98 euro dal D.L. 98/2011. Se vi sono domande economiche quantificate (assegno divorzile, divisione patrimonio), il contributo si calcola sul valore della causa.

Onorari degli avvocati

I parametri forensi per la determinazione degli onorari sono stabiliti dal D.M. 55/2014, aggiornato dal D.M. 147/2022. Per un divorzio consensuale senza particolari complessità, l’onorario di un avvocato si colloca tipicamente tra 1.500 e 3.000 euro + IVA al 22%. Per un divorzio contenzioso con figli e patrimoni da dividere, gli onorari possono superare i 10.000 euro per parte.

Spese notarili

Se la divisione del patrimonio include immobili e le parti scelgono di formalizzare gli accordi davanti a un notaio (ad esempio per il trasferimento della quota di un immobile), si aggiungono le spese notarili. Grazie all’esenzione prevista dall’art. 19 L. 898/1970, le imposte di registro, ipotecaria e catastale non sono dovute, ma restano le spese vive del notaio (parcella e bolli), che variano tipicamente tra 500 e 2.000 euro a seconda della complessità dell’atto.

Esempio 1 — Divorzio consensuale senza immobili

Marco e Lucia, sposati da 8 anni, hanno un figlio di 10 anni e un reddito mensile di 2.800 euro (Marco) e 1.600 euro (Lucia). Concordano l’affidamento condiviso, un assegno di mantenimento per il figlio di 500 euro/mese a carico di Marco e nessuna divisione immobiliare. Scelgono il divorzio consensuale in tribunale con un avvocato a testa. Costi: contributo unificato 98 euro, onorari legali circa 2.400 euro ciascuno + IVA. Totale complessivo stimato: 5.900-6.500 euro. Tempi: udienza presidenziale entro 5 mesi, decreto di omologazione entro 2 mesi dall’udienza.

Esempio 2 — Divorzio consensuale con immobile in comproprietà

Elena e Roberto hanno un appartamento in comproprietà del valore catastale di 180.000 euro (valore di mercato 320.000 euro) e un mutuo residuo di 95.000 euro. Concordano che Roberto acquisti la quota di Elena, corrispondendo a Elena 80.000 euro (metà del valore netto di 225.000 euro dopo il mutuo, pari a 112.500 euro, ridotta per l’accollo del mutuo). L’accordo viene formalizzato nell’ambito del divorzio consensuale. Il trasferimento della quota beneficia dell’esenzione da imposta di registro (art. 19 L. 898/1970). Spese: onorari avvocati circa 3.000 euro ciascuno + IVA, spese notarili 900 euro, contributo unificato 98 euro. Totale: 8.000-9.000 euro circa.

4. Errori frequenti e come gestire la trattativa

Affrontare un divorzio senza una strategia chiara espone a rischi sia sotto il profilo economico sia sotto quello del tempo. Di seguito i principali errori che gli avvocati segnalano con maggiore frequenza.

Confondere separazione e divorzio

La separazione (personale o consensuale) non scioglie il matrimonio: le parti rimangono coniugi, con tutti i diritti e i doveri che ne derivano (tra cui il diritto di successione reciproca). Il divorzio è l’atto che scioglie definitivamente il vincolo matrimoniale. Chi vuole risposarsi deve prima ottenere il divorzio, non la sola separazione. La riforma Cartabia ha reso possibile, in alcuni casi, presentare contestualmente la domanda di separazione e divorzio, ma questa opzione va valutata con attenzione.

Sottovalutare le implicazioni fiscali degli accordi patrimoniali

L’esenzione da imposte indirette sui trasferimenti immobiliari in sede di divorzio è un vantaggio rilevante, ma non copre tutti i casi. Se il trasferimento avviene dopo la definizione del divorzio (e non nell’ambito degli accordi di divorzio), l’esenzione non si applica. Occorre pianificare con attenzione il momento e le modalità del trasferimento patrimoniale. Analogamente, l’assegno divorzile non è deducibile dal reddito del coniuge erogante dal 2019 (Cass. SS.UU. 18287/2018 ha cambiato i criteri di determinazione dell’assegno, e la riforma fiscale 2024 ha confermato la non deducibilità per i procedimenti instaurati dopo quella data).

Non considerare la mediazione familiare

La mediazione familiare non è obbligatoria, ma può ridurre significativamente i costi e i tempi di un divorzio contenzioso, favorendo un accordo che il giudice si limita a omologare. I costi della mediazione variano tra 80 e 150 euro per seduta per ciascuna parte, ma il risparmio sulle spese legali di una causa contenzioso può essere molto superiore. Per un approfondimento sul confronto tra separazione consensuale e giudiziale si rinvia alla guida specifica.

Trascurare l’aggiornamento dell’assegno divorzile

L’assegno divorzile stabilito in sede di divorzio non è definitivo: entrambe le parti possono chiederne la revisione al mutare delle condizioni economiche (art. 9 L. 898/1970). Un aumento del reddito del coniuge beneficiario, un nuovo matrimonio o una stabile convivenza more uxorio fanno venire meno il diritto all’assegno. Per il mantenimento dei figli si rinvia alla guida sull’assegno di mantenimento figli 2026.

In sintesi. Il divorzio consensuale, quando le condizioni lo permettono, è di gran lunga la scelta piu rapida ed economica. La differenza di costo tra un consensuale semplice e un contenzioso lungo puo superare i 30.000 euro complessivi tra spese legali, CTU e tempi di attesa.

Valuta il tuo caso con un avvocato civilista

Ogni divorzio ha implicazioni patrimoniali, fiscali e sui figli che richiedono una valutazione professionale. Un avvocato specializzato in diritto di famiglia puo aiutarti a scegliere il percorso piu conveniente e a tutelare i tuoi diritti.

Trova avvocato civilista

Domande frequenti

Dopo quanti anni di separazione si puo chiedere il divorzio nel 2026?

I termini sono stati ridotti dalla L. 55/2015 (divorzio breve): 6 mesi dall’udienza presidenziale di separazione in caso di separazione consensuale, e 12 mesi in caso di separazione giudiziale. Questi termini non sono stati modificati dalla riforma Cartabia e restano in vigore nel 2026. Il termine decorre dall’udienza presidenziale, non dalla data di deposito del ricorso di separazione.

Il divorzio al Comune e gratuito?

Il procedimento davanti all’ufficiale dello stato civile non prevede contributo unificato e non richiede obbligatoriamente un avvocato, ma e applicabile solo in assenza di figli minori o non autosufficienti e senza accordi patrimoniali da regolamentare. I diritti di segreteria del Comune sono di importo modesto (in genere 16 euro di marca da bollo). Se ci sono figli maggiorenni non economicamente autonomi, occorre comunque il nulla osta del Procuratore della Repubblica.

L’assegno divorzile e sempre riconosciuto?

No. Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 18287/2018) hanno ridefinito i criteri: l’assegno divorzile non e automatico ma va riconosciuto solo quando il coniuge richiedente non abbia adeguati mezzi propri e non sia in grado di procurarseli per ragioni oggettive legate al matrimonio. Il giudice valuta la durata del matrimonio, il contributo dato alla vita familiare, le rinunce professionali compiute e le prospettive reddituali. Un coniuge con reddito autonomo sufficiente, in linea generale, non ha diritto all’assegno.

I trasferimenti immobiliari nel divorzio sono esenti da tasse?

Si, in base all’art. 19 della L. 898/1970. I trasferimenti di immobili tra coniugi (o ex coniugi) disposti nell’ambito degli accordi di separazione e divorzio sono esenti da imposta di registro, ipotecaria e catastale. L’esenzione si applica anche agli accordi in negoziazione assistita e, per orientamento prevalente della giurisprudenza, anche quando il trasferimento avviene successivamente ma in diretta attuazione degli accordi di divorzio.

Cosa cambia con la riforma Cartabia per le coppie con figli?

La riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) ha introdotto un procedimento unificato per le controversie familiari, con un giudice unico che segue l’intera vicenda. Ha rafforzato il ruolo della mediazione familiare come strumento preferenziale nella gestione dei conflitti sui figli. Ha anche previsto la possibilita, in casi urgenti, di provvedimenti temporanei piu rapidi. Nei procedimenti con figli minori il tribunale deve sempre sentire il minore che abbia compiuto 12 anni, o anche di eta inferiore se capace di discernimento.

Approfondisci

Guide e analisi correlate per inquadrare meglio il tema.

Hai bisogno di un esperto
Trova avvocato civilista ›

Disclaimer. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Riferimenti normativi aggiornati al 2026.

AM
Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

Scopri di più → · LinkedIn

Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.