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Comunione o separazione dei beni: cosa scegliere

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Fisco Investimenti - legale
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 26 Gennaio 2026🔄 Aggiornato il 27 Maggio 2026

Comunione o separazione dei beni: come scegliere nel 2026

In Italia, in assenza di scelta esplicita, vige automaticamente il regime di comunione legale dei beni (art. 159 c.c.). Eppure secondo le ultime rilevazioni ISTAT oltre il 70% delle coppie sposate dal 2010 in poi opta per la separazione. Capire la differenza vale decine di migliaia di euro in caso di crisi familiare.

  • Comunione legale: tutti gli acquisti dopo il matrimonio sono al 50%
  • Separazione: ognuno mantiene la titolarità esclusiva dei propri beni
  • La scelta si fa in Comune o davanti al notaio
  • Modifica successiva possibile con atto pubblico (costo 600-1.200 euro)

1. Cosa prevede la comunione legale

Il regime di comunione legale dei beni (artt. 177-197 c.c.) è il regime patrimoniale che si applica automaticamente ai coniugi quando non scelgono diversamente. La regola fondamentale è semplice: tutto ciò che viene acquistato dopo il matrimonio (con poche eccezioni) appartiene al 50% a ciascun coniuge, anche se l’atto di acquisto è intestato a uno solo.

Restano esclusi dalla comunione (art. 179 c.c.): beni posseduti prima del matrimonio, beni ricevuti per donazione o successione, beni di uso strettamente personale, beni che servono all’esercizio della professione e gli indennizzi risarcitori. La comunione si applica invece a stipendi, redditi non consumati, aziende gestite da entrambi, acquisti immobiliari e mobiliari.

Esiste anche la cosiddetta comunione de residuo: redditi e frutti dei beni personali rientrano in comunione solo se non consumati al momento dello scioglimento del regime (divorzio o decesso).

2. Come funziona la separazione dei beni

La separazione dei beni (art. 215 c.c.) è il regime opposto: ciascun coniuge resta esclusivo proprietario di ciò che acquista durante il matrimonio, con totale autonomia di gestione e disposizione. È il regime più diffuso oggi tra le coppie italiane, anche per ragioni fiscali e di tutela patrimoniale.

La scelta della separazione si effettua in tre modi: dichiarazione contestuale all’atto di matrimonio davanti all’ufficiale di stato civile (gratuita), convenzione matrimoniale stipulata davanti al notaio prima o dopo le nozze (costo 600-1.200 euro tra onorario, imposta di registro 200 euro e bolli), oppure scelta automatica nei matrimoni celebrati con rito religioso seguendo la procedura concordataria con espressa dichiarazione.

Attenzione. Anche in regime di separazione, i beni acquistati in cointestazione (es. casa al 50%) restano cointestati. La separazione non impedisce comproprietà volontarie.

3. Esempio numerico: divisione patrimonio in caso di separazione

Vediamo come cambia concretamente la posizione patrimoniale a seconda del regime scelto, in caso di divorzio dopo 10 anni di matrimonio.

Esempio 1 — Coppia con stipendi diversi e immobile acquistato durante il matrimonio

Marco e Laura si sposano nel 2016. Marco lavora come dirigente (reddito netto 60.000 euro/anno), Laura è impiegata (reddito netto 28.000 euro/anno). Nel 2018 acquistano casa per 280.000 euro intestata solo a Marco. Nel 2026 si separano.

VoceComunioneSeparazione
Casa (valore 2026: 320.000)160.000 a Laura0 a Laura
Risparmi Marco (90.000)45.000 a Laura (de residuo)0 a Laura
Risparmi Laura (35.000)17.500 a Marco (de residuo)0 a Marco
Totale Laura187.50035.000

La differenza per Laura è di 152.500 euro. Resta invece l’eventuale assegno divorzile, valutato dal giudice secondo i criteri di Cass. SS.UU. 18287/2018 (funzione assistenziale + compensativa + perequativa).

4. Quando conviene scegliere uno o l’altro regime

Non esiste una risposta universale. La scelta dipende dal profilo economico-patrimoniale dei due coniugi e dagli obiettivi della coppia.

La comunione conviene quando: uno dei due coniugi è destinato a non avere reddito proprio (es. lavoro di cura familiare); si vuole creare una struttura patrimoniale paritaria; entrambi partono da una situazione patrimoniale simile; non vi sono attività di impresa con rischi rilevanti.

La separazione conviene quando: uno dei due esercita attività imprenditoriale o professionale con rischi patrimoniali (avvocato, medico, imprenditore, amministratore di SRL); vi è una significativa disparità di patrimoni preesistenti; si vogliono mantenere autonome strategie di investimento; si vuole semplificare la pianificazione successoria a favore di figli da precedenti relazioni.

Attenzione. La separazione dei beni non protegge integralmente da pretese creditorie. Un’azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.) può colpire trasferimenti effettuati in frode ai creditori anche all’interno della coppia.

5. Come modificare il regime dopo il matrimonio

I coniugi possono passare da un regime all’altro in qualsiasi momento durante il matrimonio, mediante convenzione matrimoniale stipulata per atto pubblico notarile (art. 162 c.c.). Non è necessaria autorizzazione del giudice. La convenzione viene annotata a margine dell’atto di matrimonio e diventa opponibile ai terzi solo dopo l’annotazione.

Costi tipici 2026 per il passaggio da comunione a separazione: onorario notarile 500-900 euro, imposta di registro 200 euro fissi (art. 11 Tariffa allegata al D.P.R. 131/86), imposta di bollo 156 euro, diritti vari 100-200 euro. Totale orientativo: 950-1.450 euro.

Il passaggio dalla comunione alla separazione comporta automaticamente lo scioglimento della comunione esistente: i beni acquistati durante la comunione vanno divisi al 50% (o assegnati con eventuali conguagli). Per gli immobili può servire un atto di divisione ulteriore con relative imposte (1% di registro sulla quota acquistata se prima casa, 9% se seconda casa).

È inoltre opportuno verificare la posizione bancaria: conti correnti cointestati in regime di comunione possono restare cointestati anche dopo il passaggio a separazione, ma i nuovi depositi seguiranno il nuovo regime. Anche per gli investimenti finanziari (fondi, dossier titoli) può essere utile aggiornare le intestazioni presso l’intermediario, evitando che vengano trattati come beni comuni nonostante il regime sia mutato. La banca o l’intermediario applica per default le risultanze dell’ultima dichiarazione.

Infine, sotto il profilo della pianificazione successoria, il passaggio a separazione semplifica spesso la trasmissione del patrimonio ai figli (specialmente in famiglie ricomposte) e riduce il rischio di contenziosi con il coniuge superstite sulla determinazione della quota in comunione legale rispetto a quella personale del defunto. Un confronto con un professionista qualificato in fase iniziale chiarisce vantaggi e limiti caso per caso.

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Disclaimer. Articolo a finalità informative e divulgative. Non costituisce raccomandazione personalizzata o consulenza professionale. Aliquote, soglie e procedure possono cambiare per normativa; verifica sempre la situazione vigente al momento dell’operazione con un professionista qualificato del nostro network.
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Autore

Andrea Marton

Praticante commercialista in formazione · Milano · Autore e responsabile editoriale

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