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Buoni Fruttiferi Postali: come funzionano e quanto rendono

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Buoni Fruttiferi Postali: come funzionano e quanto rendono
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026


I Buoni Fruttiferi Postali (BFP) sono il risparmio degli italiani per antonomasia: garantiti dallo Stato, semplici, con il capitale sempre restituito. Dietro la loro fama di prodotto «sicuro e tranquillo» ci sono però regole precise — sul rendimento, sulla tassazione e sul rimborso — che conviene conoscere per capire quando convengono davvero.

Vediamo come funzionano, i loro vantaggi fiscali e i limiti.

In sintesi

  • Sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato: capitale sempre restituito.
  • Gli interessi sono tassati al 12,5% (come i titoli di Stato), non al 26%.
  • Sono esenti da imposta di successione; il bollo dello 0,20% si applica solo oltre 5.000 € di valore.
  • Il rendimento è crescente nel tempo: rimborsando presto si perde gran parte degli interessi.

Cosa sono e la garanzia dello Stato

I Buoni Fruttiferi Postali sono titoli di debito emessi da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e collocati da Poste Italiane, con la garanzia dello Stato italiano. Questo li rende uno degli strumenti percepiti come più sicuri in assoluto: il capitale versato è sempre restituito, indipendentemente dall’andamento dei mercati. A differenza di un conto deposito, dove la tutela è quella del Fondo Interbancario fino a 100.000 euro, qui la garanzia è direttamente statale e senza un tetto di questo tipo. È la ragione storica della loro popolarità tra i risparmiatori prudenti.

Come funziona il rendimento (crescente)

Il meccanismo chiave da capire è che il rendimento dei BFP è quasi sempre crescente nel tempo: gli interessi maturano poco nei primi anni e molto più avvicinandosi alla scadenza. Il capitale è sempre restituito e puoi chiedere il rimborso quando vuoi, ma se lo fai presto incassi pochissimi interessi: il rendimento «pieno» si ottiene portando il buono a scadenza. Esistono varie tipologie (ordinari, a termine, dedicati a minori, indicizzati), con durate e profili di rendimento diversi. Il tasso effettivo dichiarato vale a scadenza: è quello da guardare, non il rendimento dei primi anni.

Capitale garantito, ma costo-opportunità

Il fatto che il capitale sia sempre restituito non rende i BFP «gratis»: bloccare i soldi per anni a un rendimento modesto ha un costo-opportunità e, soprattutto, espone all’inflazione, che erode il potere d’acquisto del capitale nominale. La garanzia è sul valore nominale, non su quello reale.

I vantaggi fiscali

Sul piano fiscale i BFP sono trattati come i titoli di Stato, con vantaggi concreti. Gli interessi scontano l’imposta sostitutiva agevolata del 12,5%, non il 26% delle altre rendite finanziarie. Sono esenti dall’imposta di successione, il che li rende uno strumento usato anche in ottica di passaggio generazionale. L’imposta di bollo dello 0,20% si applica solo se il valore complessivo dei buoni supera i 5.000 euro (sotto quella soglia c’è esenzione). E non ci sono costi di sottoscrizione, gestione o rimborso. È un trattamento fiscale tra i più favorevoli per uno strumento così semplice.

Quando convengono

I BFP hanno senso per chi cerca la massima sicurezza percepita e la garanzia dello Stato, accetta rendimenti contenuti e ha un orizzonte sufficientemente lungo da arrivare verso la scadenza, dove il rendimento si concentra. Sono adatti alla parte davvero prudente del patrimonio e a obiettivi di lungo periodo (anche per i figli). Vanno però confrontati con le alternative a parità di prudenza e tassazione: un BTP di durata simile, anch’esso tassato al 12,5% e garantito dallo Stato, può offrire un rendimento diverso ed è negoziabile sul mercato. Il confronto tra buoni postali, BTP e conto deposito è il tema dell’articolo dedicato; qui basti dire che «sicuro» non significa automaticamente «più conveniente».

Errori da evitare

  • Rimborsare i buoni presto, perdendo gran parte degli interessi che maturano verso la scadenza.
  • Guardare il rendimento dei primi anni invece del tasso effettivo a scadenza.
  • Dimenticare l’inflazione: la garanzia è sul capitale nominale, non sul potere d’acquisto.
  • Non confrontarli con un BTP di durata simile, anch’esso al 12,5% e garantito dallo Stato.

Quando conviene farsi seguire

Capire quale tipologia di buono e quale durata si addicono ai propri obiettivi richiede un confronto.

Un professionista può aiutarti a confrontare i BFP con BTP e altre alternative prudenti al netto delle imposte.

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Domande frequenti

Come sono tassati i Buoni Fruttiferi Postali?

Gli interessi scontano l’imposta sostitutiva agevolata del 12,5%, come i titoli di Stato (non il 26%). I BFP sono inoltre esenti da imposta di successione e il bollo dello 0,20% si applica solo oltre 5.000 euro di valore complessivo.

I Buoni Fruttiferi Postali sono sicuri?

Sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato italiano: il capitale è sempre restituito. È tra gli strumenti percepiti come più sicuri, ma la garanzia è sul valore nominale, non protegge dall’inflazione.

Cosa succede se rimborso un buono prima della scadenza?

Il capitale è sempre restituito, ma il rendimento dei BFP è crescente: rimborsando presto si incassano pochissimi interessi. Il rendimento pieno (il tasso effettivo dichiarato) si ottiene portando il buono a scadenza.

Fonti ufficiali

Le regole fiscali cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre la norma vigente nell’anno d’imposta che ti interessa sulle fonti ufficiali.

Contenuto informativo, non sostituisce la consulenza di un professionista abilitato sul tuo caso concreto.

Buoni fruttiferi e prodotti postali

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.