Donare oggi o lasciare in eredità: il confronto fiscale dopo la riforma
La riforma del 2025 ha cambiato la risposta: donare in vita non «consuma» più la franchigia della successione. Ma il fisco delle imposte dirette gioca una partita opposta — e quasi nessuno la calcola.
In sintesi: donazione e successione hanno le stesse aliquote e franchigie (4% oltre 1 milione per coniuge e figli). La novità che cambia i piani è l’abolizione del coacervo successorio dal 1° gennaio 2025 (D.Lgs. 139/2024): le donazioni fatte in vita non erodono più la franchigia disponibile in successione. Tradotto: un figlio può ricevere 1 milione in donazione e un altro milione in eredità, entrambi esenti. Ma sul fronte opposto lavora il costo fiscale: chi dona trasferisce anche le plusvalenze latenti, chi lascia in eredità le azzera.
1. La rivoluzione silenziosa: franchigie separate
Fino al 2024 valeva il coacervo: le donazioni ricevute in vita si sommavano all’eredità per calcolare la franchigia residua. La riforma ha abrogato l’istituto per le successioni: oggi donazione e successione viaggiano su binari fiscali indipendenti. Resta invece il coacervo donativo: più donazioni allo stesso beneficiario condividono tra loro la franchigia da 1 milione. La conseguenza pratica per i patrimoni sopra il milione per erede è enorme: donare in vita raddoppia di fatto l’esenzione disponibile — una leva di pianificazione che prima non esisteva.
| Patrimonio a figlio unico: 2 milioni | Tutto in successione | 1M donato + 1M ereditato |
|---|---|---|
| Imposta donazione | — | 0 (entro franchigia) |
| Imposta successione | (2M − 1M) × 4% = 40.000 € | (1M − 1M) × 4% = 0 |
2. Il contro-argomento che quasi nessuno calcola: il costo fiscale
L’imposta di donazione è solo metà della partita. L’altra metà sono le imposte sui redditi future, e qui le due strade divergono in direzione opposta:
- Donazione: il beneficiario subentra nel costo fiscale del donante (art. 68 TUIR). Ricevi in dono azioni comprate a 100.000 che valgono 500.000? La plusvalenza latente da 400.000 viaggia con te: alla vendita pagherai il 26% su di essa.
- Successione: il costo fiscale dell’erede è il valore dichiarato in successione. Le stesse azioni ereditate a 500.000 hanno costo fiscale 500.000: la plusvalenza maturata in vita del de cuius si azzera (il cosiddetto step-up).
Su asset molto apprezzati la differenza può ribaltare il verdetto: 400.000 di plusvalenza latente valgono 104.000 € di imposta sostitutiva che l’eredità cancella e la donazione conserva. La regola operativa: si donano volentieri liquidità e asset a basso guadagno latente; gli asset molto apprezzati spesso conviene lasciarli in successione (o affrancarli prima di donarli: la rivalutazione al 18% serve esattamente a questo).
3. Gli immobili: ipocatastali identiche, ma occhio alle banche
Per gli immobili le imposte ipotecaria e catastale (2% + 1%, o 200+200 € con requisiti prima casa) si pagano uguali nei due scenari: nessun vantaggio differenziale. La donazione immobiliare però porta un problema commerciale suo: per vent’anni resta esposta all’azione di riduzione e restituzione degli eventuali legittimari lesi, e per questo molte banche esitano a concedere mutui su immobili di provenienza donativa (e gli acquirenti a comprarli). Chi dona la casa al figlio pensando di fargli un favore gli sta anche consegnando un bene temporaneamente meno commerciabile — esistono correttivi (rinunce, polizze dedicate), ma vanno costruiti con il notaio.
4. Legittima e liti: la donazione è un anticipo, non un regalo libero
Le donazioni ai futuri eredi sono per default soggette a collazione (rientrano nei conti tra coeredi alla divisione) e comunque al rispetto della quota di legittima: donare tutto a un figlio ignorando l’altro prepara una causa, non un risparmio. La dispensa dalla collazione e una regia complessiva (testamento + donazioni coordinate) trasformano la leva fiscale in un piano che tiene — le quote di legittima sono il perimetro dentro cui tutto deve stare.
5. Le vie di mezzo che spesso vincono
- Donazione con riserva di usufrutto: trasferisci la nuda proprietà (che ai fini dell’imposta vale una frazione del pieno valore, tanto minore quanto più giovane è l’usufruttuario) e mantieni reddito e controllo vita natural durante; alla tua morte l’usufrutto si consolida senza ulteriori imposte;
- polizza vita: designare beneficiari i figli sposta capitale fuori dall’asse ereditario, esente da imposta di successione;
- patto di famiglia per l’azienda: trasferimento esente ex art. 3, c. 4-ter TUS con prosecuzione quinquennale;
- donazione indiretta (es. pagare direttamente l’acquisto della casa del figlio): fiscalmente riconosciuta, con formalità ridotte — ma da documentare bene proprio per i conti di collazione futuri.
6. La tabella di decisione
| Situazione | Strada favorita | Perché |
|---|---|---|
| Patrimonio > 1M per erede, liquidità abbondante | Donare (in vita) la parte eccedente | Franchigia doppia post-riforma |
| Azioni/quote con forte plusvalenza latente | Successione, o affrancamento + donazione | Step-up del costo fiscale |
| Immobile da mantenere in famiglia | Nuda proprietà con usufrutto | Valore imponibile ridotto + controllo |
| Azienda a un figlio che la guida | Patto di famiglia | Esenzione totale condizionata |
| Beneficiari da proteggere fuori asse | Polizza vita | Esente e fuori successione |
Domande frequenti
La franchigia da 1 milione si rinnova nel tempo?
No: tra donazioni allo stesso beneficiario resta il coacervo donativo, quindi la franchigia da 1 milione è unica per l’intera storia donativa di quella coppia donante-beneficiario. La separazione introdotta nel 2025 riguarda solo il rapporto tra donazioni e successione.
Donare oggi protegge dai futuri aumenti delle aliquote?
Sì, nel senso che cristallizza il regime vigente: la donazione sconta le regole del momento in cui è fatta. È uno degli argomenti concreti a favore dell’anticipo per i grandi patrimoni, visto che franchigie e aliquote italiane sono tra le più generose d’Europa e periodicamente in discussione.
Il denaro donato con bonifico va tassato?
Le donazioni di denaro tra parenti in linea retta sotto franchigia non generano imposta, ma per importi rilevanti la forma conta: la donazione «tipica» richiede l’atto pubblico. Il bonifico va sempre tracciato con causale chiara — la nostra guida sulla donazione di denaro spiega quando serve il notaio.
Cosa succede se dono e poi le regole cambiano di nuovo?
Le donazioni già perfezionate restano regolate dalle norme del loro tempo. Il rischio regolatorio corre semmai in avanti: è una ragione in più per cui la pianificazione patrimoniale si rivede ogni pochi anni, non si fa una volta per sempre.
Vedi anche
- Successioni e donazioni: la guida completa
- Simulatore di pianificazione patrimoniale
- Donazione ai figli: franchigie e errori
- Affrancamento partecipazioni al 18%
- Donazione con usufrutto e nuda proprietà
Trova un esperto →