HSBC MSCI Indonesia UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B46G8275)
Scheda completa dell’ETF sulla Borsa di Giacarta: il 4° Paese più popoloso al mondo, giovane, con una classe media in esplosione. Banche retail e nichel, la natura a distribuzione (occhio al fisco) e la tassazione italiana. Dati ufficiali datati.
- TER 0,50% · DISTRIBUZIONE · in USD
- Tutta la Borsa di Giacarta (~17 titoli)
- Banche ~52% (BCA un quarto) + nichel
- Scommessa demografica del Sud-est asiatico
Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: HSBC (factsheet ufficiale) e justETF.
L’HSBC MSCI Indonesia UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nella Borsa di Giacarta: le maggiori aziende quotate dell’Indonesia, il gigante del Sud-est asiatico. In un colpo solo si comprano le grandi banche retail indonesiane (BCA, BRI, Mandiri), il colosso delle telecomunicazioni Telkom, il conglomerato dell’auto e della moto Astra e le nuove aziende digitali e minerarie del Paese.
In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso: l’Indonesia è soprattutto una scommessa demografica. Con quasi 280 milioni di abitanti è il quarto Paese più popoloso del mondo (dopo India, Cina e Stati Uniti), ha un’eta’ mediana di circa 30 anni e una classe media in esplosione. È una nazione giovane, urbanizzata a meta’, che entra adesso nel pieno della propria crescita economica. L’indice riflette questa storia in modo molto diretto: è dominato dalle banche (oltre la meta’ del fondo!), perché investire in Indonesia significa, prima di tutto, scommettere sulla bancarizzazione e sui consumi di una popolazione giovane e numerosa. A questa leva demografica se ne aggiunge una seconda, sulle materie prime: l’Indonesia è il primo produttore mondiale di nichel, metallo chiave delle batterie. Capire questo doppio motore — demografia e nichel — è la chiave per usare bene questo ETF.
1. Scheda sintetica del fondo
| Nome completo | HSBC MSCI Indonesia UCITS ETF USD (Dist) |
|---|---|
| ISIN | IE00B46G8275 |
| Ticker | HIDR / H4ZT |
| Indice replicato | MSCI Indonesia |
| Costo annuo (TER) | 0,50% |
| Metodo di replica | Fisica a replica totale |
| Politica dei proventi | Distribuzione (semestrale) |
| Valuta del fondo | USD (dollaro USA) |
| Esposizione geografica | Indonesia (singolo Paese, mercato emergente) |
| Domicilio | Irlanda |
| UCITS / armonizzato | Sì (UCITS, armonizzato) |
| Patrimonio (AUM) | circa 150 milioni di euro (al giugno 2026) |
| Numero di titoli | circa 17 |
| Data di lancio | 28 marzo 2011 |
2. Cos’è un ETF sull’Indonesia (la scommessa demografica)
Partiamo da cosa significa investire in un ETF single-country su un mercato emergente come l’Indonesia. Non si compra una fetta diversificata del mondo, ma una scommessa concentrata su una sola nazione. Il fondo replica l’indice MSCI Indonesia, che raccoglie le maggiori società a grande e media capitalizzazione quotate a Giacarta — appena una diciassettina di titoli. È quindi uno strumento molto concentrato, sia geograficamente sia per numero di aziende.
Perché l’Indonesia? Perché è uno dei grandi protagonisti del secolo asiatico che pochi investitori europei conoscono. È il più grande Paese del Sud-est asiatico e dell’ASEAN, un arcipelago di oltre 17.000 isole con quasi 280 milioni di abitanti, un’economia che ha superato la soglia del reddito medio e che molti analisti collocano stabilmente tra le prime dieci del mondo entro pochi anni. I suoi punti di forza sono noti: una popolazione giovane e numerosa (il «dividendo demografico»), un mercato interno enorme e in crescita, una posizione strategica sulle rotte commerciali asiatiche e una straordinaria ricchezza di risorse naturali (nichel, carbone, rame, olio di palma). L’Indonesia è la classica storia di un’economia emergente che entra nella fase in cui una popolazione giovane comincia a guadagnare, consumare, indebitarsi per comprare casa e auto, aprire conti in banca: è proprio questa fase — la nascita di una grande classe media — che un ETF sull’Indonesia cerca di catturare. Come molti mercati emergenti, anche questo tratta a valutazioni più basse rispetto ai mercati maturi, in cambio di una maggiore volatilita’ e di rischi specifici.
3. Dentro l’indice: banche, consumi, digitale, materie prime
Guardando dentro il fondo (al 31 maggio 2026), la sua struttura racconta una storia molto chiara e per certi versi estrema. Il settore dominante è, in modo schiacciante, quello finanziario: le banche pesano da sole oltre la meta’ dell’intero indice (~52%). E non sono banche qualunque: in testa c’è Bank Central Asia (BCA), da sola quasi un quarto del fondo, considerata una delle banche meglio gestite e più redditizie di tutta l’Asia emergente; seguono Bank Rakyat Indonesia (BRI), specializzata nel microcredito alle piccole attività e ai villaggi, e Bank Mandiri, il grande istituto pubblico. Questo peso enorme delle banche non è un caso: in un Paese dove una larga parte della popolazione è ancora «non bancarizzata» (senza conto corrente, senza accesso al credito), le banche sono il modo più diretto per scommettere sull’ingresso di centinaia di milioni di persone nel sistema finanziario formale. Investire in Indonesia significa, in larghissima parte, investire nelle sue banche retail e nella loro crescita.
Accanto al cuore bancario, l’indice ha alcune altre anime ben riconoscibili. C’è la telefonia, con Telkom Indonesia (l’ex monopolista, ancora dominante nella connettivita’ di un arcipelago enorme). C’è il consumo, rappresentato soprattutto da Astra International, un conglomerato che vende gran parte delle auto e delle moto del Paese (in Indonesia la moto è il mezzo di trasporto di massa) ed è un termometro perfetto della spesa della classe media. C’è la nuova economia digitale, con GoTo, nata dalla fusione tra Gojek (i trasporti e le consegne, una sorta di Uber locale) e Tokopedia (l’e-commerce). E c’è, infine, l’anima delle materie prime, con Amman Mineral (rame e oro) e United Tractors (macchinari per il minerario), che aggancia l’indice all’enorme ricchezza mineraria del Paese. Il ritratto è quello di un’economia emergente «classica»: tantissime banche, i consumi della classe media (auto, moto, telefoni), il digitale che cresce e le materie prime sullo sfondo.
| # | Società | Paese | Peso |
|---|---|---|---|
| 1 | Bank Central Asia (BCA) | Banca | 22.89% |
| 2 | Bank Rakyat Indonesia (BRI) | Banca | 14.53% |
| 3 | Bank Mandiri | Banca | 11.27% |
| 4 | Telkom Indonesia | Telecomunicazioni | 9.70% |
| 5 | Astra International | Auto/moto e conglomerato | 8.09% |
| 6 | Amman Mineral | Rame e oro (minerario) | 4.57% |
| 7 | Dian Swastatika Sentosa | Energia/chimica | 4.24% |
| 8 | Bank Negara Indonesia (BNI) | Banca | 3.59% |
| 9 | United Tractors | Macchinari/minerario | 2.97% |
| 10 | GoTo (Gojek Tokopedia) | Tecnologia/e-commerce | 2.91% |
| Settore prevalente | Finanziari (~52%) |
|---|---|
| Classificazione | Mercato emergente (MSCI EM) |
| Titoli | circa 17 |
4. I due motori: dividendo demografico e nichel
La tesi d’investimento dell’Indonesia poggia su due grandi motori, che vale la pena capire bene perché sono il vero motivo per cui un investitore potrebbe interessarsi a questo Paese. Il primo è il dividendo demografico. Con quasi 280 milioni di abitanti, un’eta’ mediana attorno ai 30 anni e una classe media che cresce di milioni di persone ogni anno, l’Indonesia ha davanti a se’ decenni di urbanizzazione e di aumento dei consumi. Una popolazione giovane che entra nel mercato del lavoro, guadagna, apre il primo conto in banca, chiede il primo prestito, compra la prima moto o il primo smartphone: è esattamente il tipo di crescita strutturale che le banche (BCA, BRI, Mandiri), le aziende di consumo (Astra) e il digitale (GoTo) sono posizionate per intercettare. È una scommessa di lungo periodo sulla «convergenza» di un’enorme nazione giovane verso i livelli di reddito e di consumo dei Paesi più ricchi.
Il secondo motore è quello delle materie prime, e in particolare del nichel. L’Indonesia è di gran lunga il primo produttore mondiale di questo metallo, che è un componente chiave delle batterie per le auto elettriche. Il governo di Giacarta ha fatto del nichel una vera e propria strategia industriale: ha vietato l’esportazione del minerale grezzo per costringere le aziende a costruire raffinerie e impianti sul territorio, con l’obiettivo di trasformare il Paese da semplice esportatore di materia prima a hub della filiera delle batterie e, un domani, dell’auto elettrica. È una mossa ambiziosa che, se riuscira’, potrebbe aggiungere un potente motore industriale alla crescita demografica. Va detto che questo tema, nell’indice, è rappresentato solo in parte (Amman Mineral è soprattutto rame e oro), ma fa da sfondo all’intera narrazione economica del Paese. Demografia e nichel: sono questi i due fili che tengono insieme la tesi indonesiana.
5. I rischi: concentrazione, rupia, politica, emergenti
Come ogni scommessa concentrata su un singolo mercato emergente, anche l’Indonesia porta con se’ rischi importanti, che vanno conosciuti a fondo. Il primo è la concentrazione estrema: con appena 17 titoli e oltre la meta’ del fondo in mano alle banche (la sola BCA pesa quasi un quarto!), questo ETF è tutt’altro che diversificato. La sua sorte è legata a pochissime aziende e, soprattutto, alla salute del sistema bancario indonesiano: un rallentamento del credito o una crisi finanziaria avrebbero un impatto enorme.
Il secondo rischio è quello del cambio. L’economia indonesiana usa la rupia, una valuta storicamente volatile e vulnerabile nei momenti di tensione sui mercati emergenti. Quando gli investitori internazionali si spaventano, tendono a ritirare i capitali dai mercati emergenti, indebolendone le valute: la rupia indonesiana ha vissuto più volte fasi di brusco deprezzamento. Poiché il fondo è denominato in dollari ma le aziende guadagnano in rupie, l’investitore italiano è esposto a un doppio rischio valutario (rupia e dollaro contro euro) che può incidere parecchio sul risultato. Il terzo rischio è politico e regolatorio: l’Indonesia è una democrazia giovane, in cui lo Stato ha un ruolo importante in molte aziende e in cui le scelte di politica economica (come il blocco delle esportazioni di nichel) possono cambiare le regole del gioco per interi settori. Ci sono poi i rischi più generali dei mercati emergenti: maggiore volatilita’, dipendenza dai flussi di capitale esteri, sensibilita’ ai tassi americani (quando i tassi USA salgono, i capitali tendono a tornare verso gli Stati Uniti, penalizzando mercati come questo) e l’esposizione ai prezzi delle materie prime.
6. Attenzione: è un ETF a distribuzione (non accumulazione)
C’è una caratteristica di questo fondo che merita un’attenzione particolare, perché lo distingue da quasi tutti gli altri ETF che analizziamo in queste schede e ha conseguenze fiscali concrete: è un ETF a distribuzione, non ad accumulazione. In pratica, due volte l’anno il fondo stacca un dividendo e lo versa sul conto dell’investitore, anziche’ reinvestirlo automaticamente al proprio interno. Le banche indonesiane, infatti, sono storicamente molto generose nel distribuire utili, e questo si riflette in un flusso di dividendi non trascurabile.
Perché è importante? Per due motivi. Il primo è fiscale (lo approfondiamo più avanti): ogni dividendo incassato viene tassato subito al 26%, anno per anno, anche se non vendi mai la tua quota. Si perde quindi quel vantaggio del differimento d’imposta tipico degli ETF ad accumulazione, dove i proventi crescono internamente senza essere tassati fino alla vendita. Il secondo motivo riguarda l’interesse composto: con un ETF a distribuzione, sei tu a dover decidere cosa fare dei dividendi incassati (reinvestirli a mano, pagando di nuovo le commissioni, oppure spenderli). Per chi punta alla crescita di lungo periodo, la versione ad accumulazione è generalmente più efficiente; la versione a distribuzione può invece piacere a chi cerca un flusso di reddito periodico. Su questo ETF, semplicemente, la scelta non c’è: esiste solo nella forma a distribuzione, ed è bene saperlo prima di comprarlo.
7. Indonesia, India, emergenti, Arabia: come usarlo bene
Veniamo alla precisazione di sempre, qui essenziale: questo non è un mattone «core» da portafoglio principale, ma una scommessa satellite molto mirata su un singolo Paese emergente. Comprarlo significa sovrappesare deliberatamente l’Indonesia rispetto al suo peso, modesto, in qualunque indice globale o emergente.
Va poi chiarito il rapporto con gli altri modi di esporsi all’Asia emergente. Rispetto a un ETF sui mercati emergenti «in generale» (un ampio MSCI EM, dominato da Cina, India, Taiwan e Corea): quello è diversificato su decine di Paesi, e l’Indonesia vi pesa poco; questo, al contrario, è una scommessa pura su una sola nazione. Rispetto a un ETF sull’India (un altro grande single-country asiatico che analizziamo a parte): entrambi sono storie demografiche, ma molto diverse. L’India è una scommessa più ampia e «tecnologica» (forte presenza di IT, software, farmaceutica e una grande industria dei servizi); l’Indonesia è una scommessa più «bancaria e di consumo» (le banche retail, i consumi della classe media, le materie prime). Rispetto a un ETF sull’Arabia Saudita (altro nostro single-country): là si scommette su un petrostato e sulla rendita energetica; qui su una grande economia demografica, giovane e in crescita organica. Affiancare l’Indonesia a un portafoglio emergente già diversificato ha senso per chi crede in modo specifico nella storia del Sud-est asiatico e vuole scommetterci sopra; non come unico mattone azionario. E va ricordata la sua natura a distribuzione, che lo rende meno efficiente di un accumulazione per chi punta alla pura crescita di lungo periodo.
8. Per chi ha senso (e per chi no)
Per chi ha senso, allora, questo ETF? Ha senso per l’investitore che ha una tesi precisa sul Sud-est asiatico e sull’Indonesia in particolare: chi crede nel suo dividendo demografico (una popolazione giovane e numerosa, una classe media in esplosione) e nella crescita strutturale delle sue banche, dei suoi consumi e — sullo sfondo — della sua filiera del nichel per le batterie. È una scommessa di lungo periodo su una delle economie destinate a salire nella classifica mondiale nei prossimi decenni, e può servire a chi vuole diversificare un portafoglio emergente troppo sbilanciato su Cina e India.
Ha invece meno senso per l’investitore prudente o alle prime armi, e per chi cerca un mattone «core»: per questo restano molto più adatti un ETF globale o un ampio ETF sui mercati emergenti. Ha poco senso per chi non è disposto a convivere con la concentrazione estrema (oltre meta’ in banche, un quarto nella sola BCA), con il doppio rischio di cambio (rupia e dollaro) e con la volatilita’ tipica dei mercati emergenti. E va considerato che è un fondo a distribuzione: chi punta alla pura crescita, e non a un flusso di reddito, paghera’ le tasse sui dividendi ogni anno, perdendo il vantaggio del differimento. Come ogni scommessa su un singolo Paese, va inserita con misura — una piccola quota satellite, mai il nucleo del portafoglio — e con la consapevolezza che si tratta di uno strumento volatile e specifico. Usato così, come tassello convinto e dosato su una delle grandi storie demografiche del pianeta, è uno strumento sensato; comprato d’impulso, espone a oscillazioni che possono essere ampie e improvvise.
9. Replica, costi e alternative
Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a replica totale (compra effettivamente le azioni quotate a Giacarta), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato ma — come abbiamo visto — a distribuzione (proventi staccati semestralmente). Il costo annuo (TER) è dello 0,50%: più alto degli ETF globali ma più contenuto di molti single-country emergenti. Il fondo ha dimensioni relativamente modeste (attorno ai 150 milioni di euro), un aspetto da tenere presente: i fondi più piccoli e di nicchia possono avere spread di negoziazione un po’ più ampi e, in teoria, un maggior rischio di chiusura/fusione se non raccolgono masse sufficienti.
La valuta del fondo è il dollaro, ma le aziende sottostanti operano e guadagnano in rupie indonesiane: l’investitore italiano è quindi esposto a un doppio passaggio valutario (rupia verso dollaro, dollaro verso euro), particolarmente rilevante data la storica volatilita’ della rupia. L’offerta di ETF sull’Indonesia per l’investitore europeo è ristretta: questo HSBC è tra i pochi disponibili. Chi cercasse un’esposizione meno concentrata potrebbe valutare un ETF sull’intera area ASEAN o sul Sud-est asiatico, oppure restare su un ampio ETF emergente in cui l’Indonesia sia solo una componente tra le tante. Chi invece preferisse evitare la distribuzione e il suo trattamento fiscale dovrebbe verificare se esiste una classe ad accumulazione (su questo prodotto, al momento, c’è solo la distribuzione).
10. Tassazione italiana
Sul piano fiscale, l’HSBC MSCI Indonesia è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari. Il fatto che investa in un Paese emergente non cambia nulla: cio’ che conta è che sia armonizzato (UCITS), e lo è. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.
C’è però una differenza pratica importante rispetto agli ETF ad accumulazione che analizziamo di solito, e discende dalla natura distributiva di questo fondo. Ogni dividendo semestrale incassato è tassato subito al 26%, nell’anno in cui lo ricevi, a prescindere dal fatto che tu venda o meno la quota. Si perde quindi il vantaggio del differimento d’imposta: con un ETF ad accumulazione i proventi crescono internamente senza essere tassati fino alla vendita, qui invece paghi il fisco ogni anno sui dividendi. È un dettaglio che, sui lunghi orizzonti e con l’effetto dell’interesse composto, può fare una differenza non banale a sfavore del rendimento netto. In compenso, chi cerca un flusso di reddito periodico apprezzera’ proprio questa caratteristica.
Vale poi la consueta asimmetria sulle plusvalenze da vendita: il guadagno è «reddito di capitale», la perdita è «reddito diverso». Non puoi compensare un guadagno con minusvalenze pregresse, e le minusvalenze che generi finiscono nello zainetto fiscale (4 anni). Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (trattiene il 26% sui dividendi e sulle plusvalenze, applica il bollo dello 0,2%, nessun obbligo dichiarativo); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con quadro RW e IVAFE (0,2%) — e ricorda che i dividendi di un fondo estero vanno comunque dichiarati e tassati al 26%, oltre alla gestione del doppio rischio di cambio.
Esempio pratico
Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF. Ogni anno incassi, poniamo, 200 euro di dividendi: su questi paghi subito il 26%, cioè 52 euro l’anno, anche senza vendere nulla (è la differenza con un ETF ad accumulazione, dove non pagheresti niente fino alla vendita). Dopo qualche anno, se la Borsa di Giacarta è cresciuta e rivendi la quota a 13.000 euro, sulla plusvalenza di 3.000 euro paghi un altro 26%, cioè 780 euro. Quei 780 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse. E ricorda: il risultato finale in euro dipende molto anche dal cambio — la storica volatilita’ della rupia può amplificare o erodere sensibilmente sia i dividendi sia la plusvalenza, una volta riconvertiti in euro.
11. Conclusione
L’HSBC MSCI Indonesia è lo strumento per scommettere, con un solo acquisto, su uno dei grandi protagonisti del secolo asiatico: il quarto Paese più popoloso del mondo, giovane, con una classe media in esplosione e una straordinaria ricchezza di materie prime. La sua tesi poggia su due motori: il dividendo demografico (banche retail e consumi di una popolazione giovane che si bancarizza e compra la sua prima moto, il suo primo smartphone) e il tema delle materie prime, con l’Indonesia primo produttore mondiale di nichel per le batterie. L’indice riflette tutto questo in modo estremo: oltre meta’ in banche (la sola BCA quasi un quarto), più Telkom, Astra, il digitale di GoTo e il minerario.
Va però trattato per quello che è: una scommessa concentrata, volatile e specifica su un singolo Paese emergente. Pochissimi titoli, una fortissima dipendenza dalle banche, una valuta — la rupia — storicamente fragile (con il conseguente doppio rischio di cambio) e i consueti rischi politici e di flusso dei capitali dei mercati emergenti. Ha inoltre una particolarita’ da non trascurare: è un fondo a distribuzione, quindi tassa i dividendi ogni anno e perde il vantaggio del differimento d’imposta rispetto a un accumulazione — un dettaglio rilevante per chi punta alla pura crescita di lungo periodo. Sul piano fiscale resta un normale ETF azionario armonizzato (26% su dividendi e plusvalenze, asimmetria delle minusvalenze). Per capire quanto spazio dare a una scommessa su un singolo Paese emergente, vale la pena consultare le nostre altre schede o un professionista. La sintesi: l’Indonesia è una delle storie demografiche più affascinanti del pianeta — il modo per esporsi alla nascita di una grande classe media asiatica — ma proprio per la sua concentrazione, la sua volatilita’ e la sua natura distributiva va dosata con misura, come tassello satellite convinto e mai come nucleo del portafoglio. Per chi conosce e accetta questi rischi, è una finestra su un’Asia giovane che cresce in fretta e che, lontano dai riflettori, sta costruendo una delle maggiori economie del futuro.
Domande frequenti
Perché' investire in Indonesia?
Perché è una grande scommessa demografica: quasi 280 milioni di abitanti (4° Paese più popoloso al mondo), eta’ mediana ~30 anni, classe media in esplosione. Una popolazione giovane che si bancarizza, consuma e cresce. In più è ricchissima di materie prime, prima al mondo per il nichel delle batterie.
Perché' l'indice e' fatto per oltre meta' di banche?
Perché in un Paese dove molte persone sono ancora «non bancarizzate», le banche sono il modo più diretto per scommettere sull’ingresso di centinaia di milioni di persone nel sistema finanziario. BCA, BRI (microcredito) e Mandiri sono tra le banche più redditizie dell’Asia emergente. La sola BCA pesa quasi un quarto del fondo.
Che ruolo ha il nichel?
L’Indonesia è il primo produttore mondiale di nichel, metallo chiave delle batterie per auto elettriche. Il governo ha vietato l’export del minerale grezzo per costruire una filiera interna delle batterie. Nell’indice il tema è rappresentato solo in parte (Amman Mineral è soprattutto rame/oro), ma fa da sfondo alla narrazione del Paese.
Questo ETF distribuisce o accumula i dividendi?
DISTRIBUISCE: stacca un dividendo due volte l’anno. È importante perché ogni dividendo è tassato subito al 26%, anno per anno, anche senza vendere: si perde il differimento d’imposta tipico degli ETF ad accumulazione. Su questo prodotto esiste solo la versione a distribuzione.
Come e' tassato in Italia?
Come un ETF azionario armonizzato: dividendi e plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze (zainetto 4 anni). Essendo a distribuzione, i dividendi sono tassati ogni anno. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.
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- WisdomTree Carbon — ETC materia prima (prezzo CO2 europeo)
- Invesco AT1 Capital Bond — Obbligazionario bancario (AT1/CoCo)
- JPMorgan US Equity Premium Income (JEPI) — Azionario reddito (covered call USA)
- WisdomTree Physical Ethereum — ETP cripto (Ethereum)
- Invesco Preferred Shares — Azioni privilegiate USA (ibrido)
- WisdomTree Agriculture — ETC materie prime agricole (cibo)
- KraneShares CSI China Internet (KWEB) — Azionario tematico (internet cinese)
- iShares US Mortgage Backed Securities — Obbligazionario USA (agency MBS)
- Global X Nasdaq 100 Covered Call (QYLD) — Azionario reddito (covered call estrema)
- iShares USD Floating Rate Bond — Obbligazionario tasso variabile (FRN)
- WisdomTree Brent Crude Oil — ETC materia prima (petrolio Brent)
- iShares European Property Yield — Azionario settore (immobiliare Europa)
- Xtrackers MSCI Thailand — Azionario emergente (Thailandia)
- iShares MSCI EMU Small Cap — Azionario Eurozona (small cap)
- iShares MSCI Japan Small Cap — Azionario Giappone (small cap)
- iShares Euro Covered Bond — Obbligazionario garantito (covered bond)
- iShares J.P. Morgan EM Corporate Bond — Obbligazionario emergente (corporate)
- iShares Asia Property Yield — Azionario settore (immobiliare Asia)
- iShares $ Treasury Bond 20+yr (IDTL) — Obbligazionario governativo USA (lungo)
- iShares $ High Yield Corp Bond (IHYU) — Obbligazionario high yield (USA)
- iShares MSCI EM Small Cap — Azionario emergente (small cap)
- iShares MSCI World Islamic — Azionario mondiale (Sharia-compliant)
- SPDR S&P Euro Dividend Aristocrats (SPYW) — Azionario reddito (dividend aristocrats Eurozona)
- iShares China CNY Bond — Obbligazionario governativo (Cina, yuan)
- 21Shares Solana Staking ETP — ETP cripto (Solana)
- iShares MSCI Canada — Azionario paese (Canada)
- Franklin FTSE Taiwan — Azionario paese (Taiwan)
- WisdomTree Global Quality Dividend Growth — Azionario globale (qualita’/dividend growth)
- iShares MSCI Australia — Azionario paese (Australia)
- Xtrackers MSCI Singapore — Azionario paese (Singapore)
- iShares USD TIPS — Obbligazionario di Stato USA (anti-inflazione)
- Xtrackers Spanish Equity — Azionario paese (Spagna)
- VanEck Junior Gold Miners — Azionario settoriale (miniere oro junior)
- iShares JPM USD EM Bond EUR Hedged — Obbligazionario sovrano emergente (coperto EUR)
- WisdomTree Europe Defence — Azionario tematico (difesa europea)
- VanEck Uranium & Nuclear Technologies — Azionario tematico (filiera nucleare)
- Amundi Global Luxury — Azionario tematico (lusso globale)
- iShares Electric Vehicles & Driving Technology — Azionario tematico (auto elettrica/guida)
- iShares JPM USD EM Corp Bond EUR Hedged — Obbligazionario CORPORATE emergente (coperto EUR)
- WisdomTree Industrial Metals — ETC commodity (metalli industriali)
- iShares EUR AAA CLO Active — Obbligazionario credito strutturato (CLO AAA)
- iShares Core DAX — Azionario paese (Germania)
- iShares FTSE MIB — Azionario paese (Italia)
- Amundi CAC 40 — Azionario paese (Francia)
- iShares AEX — Azionario paese (Olanda)
- iShares US Aggregate Bond — Obbligazionario IG USA (all-in-one)
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