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WisdomTree Physical Platinum (platino): analisi e tassazione (ISIN JE00B1VS2W53)

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WisdomTree Physical Platinum (platino): analisi e tassazione (ISIN JE00B1VS2W53)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026

WisdomTree Physical Platinum (platino): analisi completa e tassazione (ISIN JE00B1VS2W53)

Scheda completa dell’ETC sul platino fisico: la doppia anima (prezioso ma soprattutto industriale, legato all’auto), la differenza con l’oro, i rischi e la tassazione italiana — che per un ETC è diversa (e spesso più conveniente) di un ETF. Dati ufficiali datati.

  • TER 0,49% · Platino fisico allocato
  • ETC, non ETF · Domicilio Jersey
  • Plusvalenze compensabili (redditi diversi)
  • Doppia anima: prezioso ma industriale

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (struttura) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: WisdomTree (scheda ufficiale) e justETF. La ripartizione della domanda è una stima di mercato, arrotondata e indicativa.

Il WisdomTree Physical Platinum permette di investire, con un solo acquisto, in uno dei metalli preziosi più particolari e meno conosciuti dai risparmiatori: il platino. Lo strumento è un ETC (Exchange Traded Commodity) fisicamente garantito: replica il prezzo del platino tenendo in caveau il metallo vero e proprio, allocato e custodito. Non è un ETF, ed è una differenza che — come vedremo — conta moltissimo, soprattutto sul piano fiscale.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — struttura, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso, perché il platino è una scommessa profondamente diversa da quella, più nota, sull’oro. L’oro è un bene quasi puramente monetario: un rifugio, una riserva di valore che sale soprattutto quando regnano la paura e l’incertezza. Il platino, invece, ha una doppia anima: è sì un metallo prezioso (gioielleria, investimento), ma è anche — e soprattutto — un metallo industriale, la cui domanda dipende in larga parte dall’industria dell’automobile (è il cuore delle marmitte catalitiche). Questo lo rende molto più legato al ciclo economico dell’oro, e gli da’ un profilo unico, a cavallo tra il bene rifugio e la materia prima industriale. Capire questa doppia natura — e il vantaggio fiscale dell’ETC — è la chiave per usarlo bene.

1. Scheda sintetica del prodotto

Nome completo WisdomTree Physical Platinum
ISIN JE00B1VS2W53
Tipo di strumento ETC (Exchange Traded Commodity) fisicamente garantito
Ticker PHPT / VZLD
Sottostante Prezzo spot del platino
Costo annuo (TER) 0,49%
Garanzia Platino fisico allocato (in caveau)
Emittente WisdomTree
Proventi Nessuno (il metallo non genera reddito)
Valuta del prodotto USD (non a cambio coperto)
Domicilio Jersey
UCITS No (è un ETC, non un fondo UCITS)
Patrimonio (AUM) circa 470 milioni di euro (al giugno 2026)
Data di lancio 2007
In sintesi: un ETC fisicamente garantito che replica il prezzo del platino, costo 0,49%, metallo allocato. È un ETC (non un ETF): fiscalità da «redditi diversi», COMPENSABILE. Metallo dalla DOPPIA ANIMA: ~40% domanda dall’auto → semi-industriale e ciclico, NON un rifugio come l’oro.

2. ETC, non ETF: la forma (e perché conta)

Partiamo dalla forma dello strumento, perché è un punto decisivo. Il WisdomTree Physical Platinum non è un ETF (un fondo che possiede un paniere di azioni o obbligazioni), ma un ETC, cioè un titolo di debito garantito da platino fisico depositato in caveau. In pratica, comprando una quota possiedi indirettamente una corrispondente quantità di metallo reale, custodito da un depositario. Questo significa che lo strumento non ha il rischio di «inseguire» male il prezzo (segue da vicino il platino fisico) e non usa derivati complessi: è tra le forme più semplici e dirette per esporsi a un metallo.

La distinzione tra ETC ed ETF non è un cavillo: ha conseguenze fiscali molto concrete per l’investitore italiano, che vedremo nel dettaglio più avanti e che — anticipiamo — rappresentano spesso un vantaggio dell’ETC. Sul piano pratico, il prodotto è fisicamente garantito (niente leva, niente scommesse sintetiche sul prezzo), è negoziabile in borsa come un’azione qualunque, e ha un costo annuo (TER) contenuto. Una caratteristica da tenere a mente è che il platino, come tutti i metalli, non genera reddito: non paga interessi ne’ dividendi. Il suo rendimento dipende esclusivamente dalla variazione del prezzo del metallo. È una scommessa «pura» sul valore del platino, senza cedole ne’ distribuzioni: si guadagna (o si perde) solo se il prezzo sale (o scende).

Da ricordare: ETC = titolo garantito da platino fisico in caveau (no leva, no derivati). La differenza con l’ETF non è un cavillo: cambia la FISCALITÀ (spesso a vantaggio dell’ETC). Il metallo non da’ cedole: si guadagna solo se sale il prezzo.

3. La doppia anima del platino: prezioso ma industriale

Veniamo al cuore della questione: la doppia anima del platino, che lo distingue nettamente dall’oro. L’oro è un bene quasi esclusivamente monetario: la stragrande maggioranza della sua domanda viene da banche centrali, investitori e gioielleria «da tesoro», e il suo ruolo è quello di rifugio — sale quando c’è paura (inflazione, crisi, guerre), perché è percepito come riserva di valore millenaria. L’industria ne usa pochissimo. Il platino è tutta un’altra storia: è un metallo prezioso, certo (raro, usato in gioielleria e come investimento), ma la fetta più grande della sua domanda — circa quattro decimi — viene dall’industria dell’automobile, dove è il componente chiave delle marmitte catalitiche (i dispositivi che riducono le emissioni inquinanti dei veicoli, in particolare quelli diesel). Aggiungendo gli altri usi industriali (chimica, vetro, elettronica, raffinazione), la componente industriale domina largamente.

Questa doppia natura ha una conseguenza fondamentale: il prezzo del platino dipende molto dal ciclo economico e, in particolare, dalla salute dell’industria automobilistica, molto più di quanto accada all’oro. Quando l’economia rallenta e si vendono meno auto, la domanda di platino cala; quando l’economia e l’auto vanno bene, sale. Ne deriva che il platino è meno «rifugio» e più «ciclico» dell’oro: in una crisi finanziaria, l’oro tende a salire (paura), mentre il platino può addirittura scendere (recessione = meno auto). C’è poi un capitolo nuovo e potenzialmente importante: l’economia dell’idrogeno. Il platino è un catalizzatore essenziale nelle celle a combustibile e negli elettrolizzatori (le tecnologie che producono e usano l’idrogeno «verde»): se questa filiera decollera’, potrebbe diventare una nuova, robusta fonte di domanda industriale per il metallo. È una delle scommesse «di lungo periodo» più interessanti legate al platino.

Auto/marmitte ~40%
Industria ~25%
Gioielleria ~25%
Investimento ~10%
Domanda mondiale di platino (ripartizione indicativa)Auto (marmitte catalitiche)40.0%Gioielleria25.0%Industria (chimica, vetro, elettronica)25.0%Investimento (lingotti, ETC)10.0%
Ripartizione INDICATIVA della domanda mondiale di platino (struttura nota del mercato, valori arrotondati). Fonte: stime di mercato PGM.
Da ricordare: a differenza dell’oro (puro rifugio monetario), il platino è per ~40% domanda AUTO (marmitte catalitiche) → ciclico, legato all’economia reale. Nuovo possibile driver: l’IDROGENO (catalizzatore per celle a combustibile).

4. Offerta concentrata e domanda ciclica

Sul fronte dell’offerta, il platino ha una caratteristica che lo rende strutturalmente particolare — e potenzialmente esplosivo nei prezzi: la sua estrazione è geograficamente concentratissima. Una grandissima parte della produzione mineraria mondiale viene da un solo Paese, il Sudafrica (con un contributo importante anche dalla Russia e dallo Zimbabwe). Significa che l’offerta dipende fortemente dalle vicende di poche miniere in poche aree: scioperi, blackout (il Sudafrica soffre di una cronica crisi energetica), problemi tecnici o instabilita’ politica possono ridurre l’offerta di colpo, facendo impennare il prezzo. È un rischio «di offerta» che l’oro, estratto in mezzo mondo, ha in misura molto minore.

Sul fronte della domanda, oltre all’auto (la voce principale) e agli altri usi industriali, pesano la gioielleria e l’investimento. Un tema molto seguito è quello della sostituzione tra platino e palladio (un metallo «cugino», anch’esso usato nelle marmitte catalitiche): a seconda dei prezzi relativi e delle tecnologie, l’industria dell’auto può spostare la domanda dall’uno all’altro, con effetti sui prezzi di entrambi. C’è poi l’incognita di lungo periodo dell’auto elettrica: le auto a batteria non hanno marmitta catalitica, quindi non usano platino — un fattore che, in prospettiva, potrebbe ridurre la domanda «auto» tradizionale. A questo si contrappone, però, la possibile crescita della domanda legata all’idrogeno. È questo intreccio di forze — offerta concentrata e fragile, domanda industriale ciclica, transizione energetica con luci (idrogeno) e ombre (auto elettrica) — a rendere il platino un metallo dal prezzo volatile e difficile da prevedere.

C’è un’ultima curiosita’ che vale la pena conoscere, perché alimenta molte tesi di chi compra platino: il rapporto storico con l’oro. Per gran parte del Novecento e fino a pochi anni fa, il platino valeva più dell’oro — non a caso era considerato il metallo «più nobile», quello delle carte di credito di lusso e dei premi più prestigiosi («disco di platino»). Negli ultimi anni, però, questo rapporto si è rovesciato: il platino è arrivato a costare meno dell’oro, a volte molto meno. Le ragioni sono quelle viste — la debolezza ciclica della domanda auto, i timori sull’elettrico, mentre l’oro volava spinto dalla sua natura di rifugio. Per alcuni investitori questo «sconto» storico del platino sull’oro rappresenta un’opportunita’ (la scommessa che il rapporto torni a normalizzarsi); per altri è semplicemente il riflesso di un cambiamento strutturale (un mondo che usa meno platino). È una delle chiavi di lettura più seguite del metallo, ma — come sempre — non c’è alcuna garanzia che le anomalie del passato si ripetano.

Da capire: offerta quasi tutta SUDAFRICANA (+Russia/Zimbabwe) → scioperi/blackout possono far impennare il prezzo. Domanda: sostituzione col palladio, incognita auto elettrica (non usa platino) vs crescita idrogeno. Mercato piccolo e volatile.

5. Platino, oro, argento, minatori: come usarlo

Vale la pena fissare bene la differenza tra platino e oro, perché è il cuore di questa scheda e spiega perché i due metalli non sono intercambiabili in portafoglio. L’oro è il rifugio per eccellenza: bene monetario, poco legato al ciclo economico, tende a salire nelle crisi e nelle fasi di paura e di inflazione. È la «polizza assicurativa» del portafoglio. Il platino è un’altra cosa: un metallo semi-industriale, legato all’auto e all’industria, più ciclico e meno «difensivo». In una recessione, l’oro spesso protegge, il platino spesso soffre (meno auto vendute). Comprare platino non equivale quindi a comprare un altro po’ d’oro: è una scommessa diversa, più legata all’economia reale e all’industria che alla paura e alla moneta.

Anche rispetto all’argento — l’altro metallo dalla «doppia anima» — il platino ha un profilo suo: l’argento è meta’ rifugio e meta’ industriale (con un grande peso del solare), il platino è industriale soprattutto per via dell’auto e con un’offerta molto più concentrata. Una seconda distinzione importante è quella tra il metallo (questo ETC) e le aziende minatrici di platino (che si comprano con ETF azionari): le minatrici offrono un effetto «leva» sul prezzo del metallo (e dividendi), ma con i rischi tipici delle aziende (gestione, debiti, Paese) e con una fiscalità diversa (quella degli ETF azionari, senza il vantaggio della compensazione che vedremo). Chi vuole l’esposizione «pura» al metallo, senza rischio d’impresa e con il vantaggio fiscale dell’ETC, sceglie un prodotto come questo; chi cerca l’effetto leva e i dividendi guarda alle minatrici.

6. I rischi (da leggere con attenzione)

I rischi di un ETC sul platino sono elevati e vanno conosciuti bene. Il primo è la volatilita’: il platino è un metallo dal prezzo molto ballerino, capace di ampie oscillazioni in entrambe le direzioni, anche maggiori di quelle dell’oro. Non è uno strumento tranquillo. Il secondo, già visto, è la ciclicita’: essendo un metallo in gran parte industriale e legato all’auto, soffre nelle fasi di rallentamento economico — il che, paradossalmente, ne fa un rifugio molto meno affidabile dell’oro proprio quando servirebbe (nelle crisi-recessione). Il terzo è il rischio «di lungo periodo» sull’auto: la transizione verso l’auto elettrica (che non usa marmitte catalitiche) potrebbe erodere nel tempo la principale fonte di domanda del platino, anche se la possibile crescita dell’idrogeno gioca in senso opposto.

Il quarto è il rischio valutario: il prezzo del platino è in dollari e questo ETC non è a cambio coperto, per cui l’investitore italiano è esposto alle oscillazioni del cambio euro/dollaro (che possono aggiungersi o sottrarsi al rendimento del metallo). Il quinto è il rischio «di nicchia»: il platino è un mercato relativamente piccolo e sottile rispetto all’oro, il che può amplificare i movimenti di prezzo. Pur essendo fisicamente garantito (il che riduce molto il rischio «di controparte»), resta uno strumento speculativo e di nicchia, adatto solo a una piccola parte del portafoglio. In sintesi: alto potenziale ma anche alta volatilita’ e forte ciclicita’, con la consapevolezza che il platino non è un oro «alternativo», ma una scommessa industriale travestita da metallo prezioso.

Avvertenza: alta volatilita’, forte ciclicita’ (NON è un rifugio come l’oro: in recessione può scendere), rischio offerta sudafricana, incognita auto elettrica di lungo periodo, rischio cambio dollaro (non coperto), mercato di nicchia.

7. Costi e rischio di cambio

Sul piano tecnico, il WisdomTree Physical Platinum è un ETC fisicamente garantito (il platino è realmente custodito in caveau, allocato), domiciliato a Jersey, con un costo annuo (TER) dello 0,49% — in linea con gli ETC sui metalli preziosi «minori» (l’oro costa meno, ma il platino è un mercato più piccolo). Il prodotto ha dimensioni discrete (intorno ai 470 milioni di euro) ed è negoziabile su Borsa Italiana. Trattandosi di un metallo, non distribuisce proventi (niente cedole ne’ dividendi): il rendimento è tutto nella variazione del prezzo.

La valuta di riferimento è il dollaro e il prodotto non è a cambio coperto: l’investitore italiano è quindi esposto al rischio di cambio sul dollaro, che si somma (o si sottrae) all’andamento del metallo. È bene sapere che, oltre al platino, esistono ETC anche su altri metalli del gruppo del platino (PGM), in particolare il palladio, e cesti misti: chi è interessato a questa nicchia può confrontarli, ricordando che ciascun metallo ha dinamiche di domanda e offerta proprie. Per un’esposizione «pura» e diretta al platino fisico, con il vantaggio fiscale dell’ETC, questo è uno dei riferimenti europei più noti.

8. Tassazione italiana: il vantaggio dell’ETC

Sul piano fiscale vale, identico, il grande vantaggio già visto per l’oro e l’argento fisici: trattandosi di un ETC senza leva e non di un ETF, le plusvalenze sono qualificate come «redditi diversi» di natura finanziaria, tassate al 26% ma — ed è il punto cruciale — compensabili con le minusvalenze pregresse presenti nello «zainetto fiscale» (da azioni, certificati, obbligazioni o altri ETC), entro quattro anni. Non si applica l’aliquota del 12,5% (il platino non è un titolo di Stato).

È esattamente cio’ che con un ETF non potresti fare: negli ETF il guadagno è «reddito di capitale» e non si compensa con le minusvalenze, che restano «intrappolate» in un binario separato. Qui sì. Questo rende il platino via ETC non solo un’esposizione al metallo, ma anche un possibile strumento di pianificazione fiscale per chi ha minusvalenze da recuperare — con l’avvertenza, però, che la volatilita’ del platino lo rende un veicolo «scomodo» e rischioso per questo scopo. Una differenza importante rispetto ai minatori di platino (ETF azionari): quelli sono tassati con le regole degli ETF (26%, asimmetria, niente compensazione dei guadagni). Il metallo via ETC, invece, gode della compensabilita’: è un punto a favore dell’ETC che quasi nessuno evidenzia.

Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (imposta, bollo dello 0,2%, niente quadro RW); con un broker estero servono il quadro RW (monitoraggio) e l’IVAFE (0,2%). Non essendoci proventi distribuiti, durante il possesso non c’è nulla da tassare: il 26% scatta solo alla vendita, sul guadagno effettivamente realizzato. Resta da gestire il rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico: compensare le minusvalenze

Un esempio numerico (con il vantaggio fiscale). Immagina di avere nello «zainetto fiscale» 2.000 euro di minusvalenze pregresse (per esempio da una vecchia vendita in perdita di azioni o certificati), che rischi di perdere allo scadere dei quattro anni. Investi in questo ETC sul platino e, dopo qualche tempo, lo rivendi con una plusvalenza di 3.000 euro. Poiché la plusvalenza dell’ETC è un «reddito diverso», puoi compensarla con i 2.000 euro di minusvalenze: pagherai il 26% solo sui 1.000 euro residui (260 euro), anziche’ sull’intero guadagno (che sarebbe stato 780 euro). Hai risparmiato 520 euro di imposte e «salvato» minusvalenze che altrimenti sarebbero scadute. Con un ETF, questo non sarebbe stato possibile. Attenzione però: il platino è volatile e ciclico, e il risultato in euro dipende anche dal cambio sul dollaro; il vantaggio fiscale è un di più, non una ragione sufficiente per esporsi a un metallo così rischioso.

Da ricordare: 26% come «redditi diversi» → COMPENSABILI con le minusvalenze pregresse (a differenza degli ETF e degli ETF sui minatori). Niente 12,5%. RW/IVAFE solo con broker estero. Si tassa solo alla vendita.

9. Che ruolo può avere in portafoglio

Che ruolo può avere il platino in un portafoglio? Un ruolo satellite, piccolo e ben consapevole. A differenza dell’oro — che molti tengono come «polizza assicurativa» difensiva, per proteggersi nelle crisi — il platino non è un buon rifugio (è ciclico, legato all’industria): non va inserito con quella logica. Ha senso, semmai, come scommessa industriale e speculativa per chi ha una tesi precisa: per esempio chi crede in un recupero della domanda auto, in una sostituzione a favore del platino rispetto al palladio, o nel decollo dell’idrogeno (che userebbe platino nelle celle a combustibile). Oppure per chi vuole diversificare la propria esposizione ai metalli oltre il classico oro/argento.

In ogni caso, va dosato con misura: una piccola quota satellite, mai una posizione importante, vista la volatilita’ e la natura di nicchia del metallo. Può avere un senso anche come strumento di pianificazione fiscale (per la compensabilita’ delle minusvalenze, propria dell’ETC), ma — ripetiamo — solo come motivo accessorio, mai come ragione principale: non si compra un metallo rischioso «per le tasse». In sintesi, il platino è una tessera tattica e specialistica, adatta a chi conosce le sue dinamiche (auto, offerta sudafricana, idrogeno) e ne accetta le forti oscillazioni — non un mattone del portafoglio, ne’ un sostituto dell’oro.

10. Conclusione

Il WisdomTree Physical Platinum è lo strumento per esporsi, in modo diretto e fisicamente garantito, al platino: un metallo prezioso dalla doppia anima, molto più industriale dell’oro. La sua domanda dipende in larga parte dall’industria dell’automobile (marmitte catalitiche) e dagli usi industriali, il che lo rende ciclico e legato all’economia reale — l’opposto dell’oro, che è un rifugio monetario. È questa la lezione fondamentale: il platino non è un oro «alternativo», ma una scommessa diversa, più vicina a una materia prima industriale che a un bene rifugio. A favore giocano l’offerta concentrata e fragile (quasi tutta sudafricana, con rischi di interruzione che possono far impennare il prezzo) e la possibile nuova domanda dall’idrogeno; contro, la ciclicita’, la transizione verso l’auto elettrica e la volatilita’ tipica di un mercato piccolo.

Sul piano fiscale, il platino via ETC gode del consueto vantaggio degli ETC sui metalli preziosi rispetto agli ETF: le plusvalenze sono «redditi diversi», tassate al 26% ma compensabili con le minusvalenze pregresse — un beneficio che gli ETF e gli ETF sulle aziende minatrici non offrono. Resta il rischio di cambio sul dollaro (lo strumento non è coperto). In portafoglio va trattato per quello che è: una scommessa satellite, industriale e speculativa, da dosare con grande misura, adatta a chi ha una tesi precisa sul metallo (auto, palladio, idrogeno) e ne accetta le forti oscillazioni — e non come sostituto dell’oro a fini difensivi. Per capire quanto spazio dargli, vale la pena consultare le nostre altre schede (a partire da quelle su oro e argento) o un professionista. La sintesi: il platino è il metallo prezioso «che lavora in fabbrica» — affascinante, di nicchia e volatile — da maneggiare con competenza e misura.

Domande frequenti

Che differenza c'e' tra platino e oro come investimento?

L’oro è un bene monetario, un RIFUGIO: sale nelle crisi e con la paura, poco legato all’economia. Il platino è semi-INDUSTRIALE: ~40% della domanda viene dall’auto (marmitte catalitiche), quindi è ciclico e legato all’economia reale. In una recessione l’oro spesso protegge, il platino spesso soffre. Non sono intercambiabili: comprare platino non è come comprare oro.

Perché' il platino e' considerato rischioso?

Per tre motivi: è molto volatile (mercato piccolo e «sottile»); è ciclico (dipende dall’auto e dall’industria); ha un’offerta concentratissima (quasi tutta in Sudafrica, con rischi di scioperi e blackout). In più, la transizione all’auto elettrica (che non usa platino) è un’incognita di lungo periodo, in parte bilanciata dalla domanda potenziale dell’idrogeno.

Che vantaggio fiscale ha rispetto a un ETF?

Essendo un ETC (non un ETF), le plusvalenze sono «redditi diversi»: tassate al 26% ma COMPENSABILI con le minusvalenze pregresse nello zainetto fiscale (entro 4 anni). Con un ETF il guadagno è «reddito di capitale» e NON si compensa con le minusvalenze. È lo stesso vantaggio degli ETC su oro e argento.

Conviene tenerlo come «bene rifugio» al posto dell'oro?

No. Il platino NON è un buon rifugio: essendo ciclico e legato all’industria, in una crisi-recessione può scendere proprio quando servirebbe protezione (a differenza dell’oro). Va visto come scommessa industriale e speculativa, non come polizza assicurativa difensiva. Per quel ruolo c’è l’oro.

A cosa serve il platino nell'idrogeno?

Il platino è un catalizzatore essenziale nelle celle a combustibile e negli elettrolizzatori, cioè le tecnologie che usano e producono idrogeno «verde». Se l’economia dell’idrogeno decollera’, potrebbe diventare una nuova e robusta fonte di domanda industriale per il platino, in parte compensando il calo della domanda «auto» tradizionale dovuto all’elettrico.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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