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iShares S&P 500 Information Technology: analisi (ISIN IE00B3WJKG14)

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iShares S&P 500 Information Technology: analisi (ISIN IE00B3WJKG14)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

iShares S&P 500 Information Technology Sector UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B3WJKG14)

Scheda completa dell’ETF sul settore tecnologico USA: il cuore «puro» della tech (chip, software, hardware), senza Amazon/Tesla/Meta/Google. La concentrazione estrema su NVIDIA-Apple-Microsoft, il boom dell’IA, la differenza con Nasdaq e semiconduttori, e la tassazione italiana.

  • TER 0,15% (bassissimo) · Accumulazione
  • Settore IT puro: NO Amazon/Tesla/Meta/Google
  • Iper-concentrato: NVIDIA+Apple+MSFT >50%
  • Scommessa sull’intelligenza artificiale

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. I rendimenti indicati sono dati di mercato.

L’iShares S&P 500 Information Technology Sector UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nel cuore tecnologico della Borsa americana: il settore «Information Technology» dell’indice S&P 500. In pratica isola e raccoglie i giganti della tecnologia USA in senso stretto — NVIDIA, Apple, Microsoft, Broadcom e decine di altre aziende di chip, software e hardware.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo molto preciso, perché questo ETF nasconde un equivoco diffuso: «settore tecnologico» non vuol dire quello che molti pensano. Per le regole di classificazione delle borse, colossi che tutti chiamerebbero «tech» — Amazon, Tesla, Meta (Facebook), Alphabet (Google)non fanno parte del settore tecnologico in senso stretto, ma di altri settori (consumi e comunicazioni). Capire cosa c’è davvero dentro (e cosa no) è fondamentale, perché distingue questo ETF dai suoi «cugini» più famosi, il Nasdaq 100 e gli ETF sui semiconduttori, ed è la chiave per non comprare due volte le stesse cose senza accorgersene.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares S&P 500 Information Technology Sector UCITS ETF USD (Acc)
ISIN IE00B3WJKG14
Ticker IUIT / QDVE
Indice replicato S&P 500 Capped 35/20 Information Technology
Costo annuo (TER) 0,15%
Metodo di replica Fisica a replica totale
Politica dei proventi Accumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondo USD (dollaro USA)
Esposizione geografica Stati Uniti (settore IT dell’S&P 500)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 15 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 74
Data di lancio 20 novembre 2015
In sintesi: il cuore tecnologico dell’S&P 500 (chip, software, hardware), costo bassissimo 0,15%. ATTENZIONE: è il settore IT STRETTO → NON contiene Amazon/Tesla/Meta/Google. Iper-concentrato: NVIDIA + Apple + Microsoft = oltre meta’ del fondo.

2. Cosa contiene davvero (e cosa no): l’equivoco del «tech»

Partiamo dall’equivoco, perché è il punto più importante. Quando si parla di «settore tecnologico», la mente corre alle grandi aziende digitali. Ma le borse seguono una classificazione ufficiale (il sistema GICS) che divide le aziende in settori secondo il loro business principale, e con criteri che a volte sorprendono. Secondo queste regole, il settore «Information Technology» comprende le aziende di semiconduttori (NVIDIA, Broadcom, AMD), di software (Microsoft) e di hardware ed elettronica (Apple).

Ma non comprende alcune delle aziende che tutti considererebbero «tecnologiche»: Amazon è classificata tra i «consumi discrezionali» (perché nasce come negozio online); Tesla anche (è un’azienda automobilistica); Alphabet (Google) e Meta (Facebook) sono nei «servizi di comunicazione» (vivono di pubblicita’ e media). Sono distinzioni a volte discutibili, ma hanno una conseguenza pratica enorme: questo ETF, che segue il «settore tecnologico» in senso stretto, non contiene quei quattro colossi. Comprandolo si prende il «nocciolo duro» della tecnologia — chip, software, hardware — ma non l’intero mondo digitale americano. È una sottigliezza che fa la differenza tra questo fondo e i suoi cugini più noti, come vedremo. Chi cerca «tutta la tecnologia», qui ne trova solo una parte (per quanto centrale e potente).

Da capire bene: per le regole delle borse, Amazon e Tesla sono «consumi», Google e Meta «comunicazioni»: NON sono nel settore IT. Questo ETF contiene chip/software/hardware (NVIDIA, Apple, Microsoft) ma NON quei quattro colossi.

3. Concentrazione estrema: tre titoli, meta’ del fondo

La seconda cosa che salta all’occhio guardando la composizione è la concentrazione spaventosa. Al 31 maggio 2026 il fondo era dominato da appena tre titoli giganteschi: NVIDIA (il colosso dei chip per l’intelligenza artificiale, oltre il 23%), Apple (oltre il 18%) e Microsoft (oltre il 15%). Le prime tre posizioni, da sole, valgono oltre la meta’ dell’intero fondo; aggiungendo Broadcom (oltre l’8%), le prime quattro arrivano a circa due terzi.

È una concentrazione tra le più alte che si possano trovare in un ETF «diversificato», e va capita bene perché ha conseguenze concrete. Comprando questo fondo non si compra un’ampia platea di aziende tecnologiche, ma in larga parte una scommessa su NVIDIA, Apple e Microsoft — tre delle aziende più grandi e di maggior valore al mondo, ma pur sempre tre soli nomi. Il loro destino determina in misura schiacciante quello del fondo: se uno di questi giganti incespica, l’intero ETF ne risente pesantemente. Il resto del paniere (una settantina di titoli in tutto) completa il quadro con altri nomi importanti dei chip (Micron, AMD, Applied Materials, Lam Research), del software (Palantir) e delle reti (Cisco), ma pesa relativamente poco rispetto ai tre-quattro colossi in testa. È la natura di questo settore, oggi: poche aziende enormi che valgono quanto interi mercati. Chi investe qui deve essere consapevole di star concentrando molto su pochissimi nomi.

# Società Paese Peso
1 NVIDIA Chip per l'intelligenza artificiale 23.01%
2 Apple Elettronica di consumo/servizi 18.53%
3 Microsoft Software/cloud 15.36%
4 Broadcom Semiconduttori/software 8.20%
5 Micron Technology Memorie 2.12%
6 Palantir Technologies Software per analisi dati 1.87%
7 AMD Microprocessori 1.85%
8 Cisco Systems Reti e apparati 1.71%
9 Applied Materials Macchine per semiconduttori 1.52%
10 Lam Research Macchine per semiconduttori 1.49%
Prime 10 posizioni (al 31 maggio 2026)NVIDIA23.0%Apple18.5%Microsoft15.4%Broadcom8.2%Micron Technology2.1%Palantir Technologies1.9%AMD1.9%Cisco Systems1.7%Applied Materials1.5%Lam Research1.5%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Ultimi 12 mesi +37,95%
Ultimi 3 anni +111,91%
Settore Tecnologia (96%)
Attenzione: NVIDIA + Apple + Microsoft valgono oltre il 50% del fondo, con Broadcom circa due terzi. Comprarlo significa in larga parte scommettere su questi 3-4 titoli: è tra gli ETF «diversificati» più concentrati che esistano.

4. NVIDIA e il boom dell’intelligenza artificiale

Vale la pena soffermarsi sul fenomeno che, più di ogni altro, sta guidando questo settore negli ultimi anni: il boom dell’intelligenza artificiale, e in particolare l’ascesa di NVIDIA. In pochi anni NVIDIA è passata da azienda nota soprattutto ai videogiocatori (produceva schede grafiche) a fornitore numero uno dei «motori» dell’intelligenza artificiale: i suoi chip sono diventati lo strumento indispensabile per addestrare i grandi modelli di IA, e la domanda è esplosa al punto da farne una delle aziende di maggior valore del pianeta.

Questo ha due implicazioni per chi guarda l’ETF. La prima è che il fondo è oggi, in larga misura, una scommessa sull’intelligenza artificiale: NVIDIA da sola pesa quasi un quarto, e gran parte degli altri titoli (i produttori di chip e di memorie, le aziende di software) beneficiano dello stesso megatrend. La seconda è che questa dipendenza è anche un rischio: se l’entusiasmo per l’IA dovesse raffreddarsi, o se la crescita di NVIDIA dovesse rallentare, il fondo — così concentrato — soffrirebbe in modo amplificato. La tecnologia, del resto, è un settore ciclico e volatile: capace di rialzi straordinari (il +111% a tre anni ne è un esempio) ma anche di cadute brutali quando le aspettative, gonfiate, si ridimensionano (è già successo, dalla bolla «dot-com» del 2000 al brusco calo del 2022). Le valutazioni elevate di molti di questi titoli rendono il settore particolarmente sensibile alle delusioni: un risultato sotto le attese può innescare correzioni rapide e profonde. È la natura del settore: grandi promesse, grandi oscillazioni.

Da ricordare: il fondo è oggi in larga parte una scommessa sull’IA, trainata da NVIDIA (~23%). È anche il suo rischio: se l’entusiasmo per l’IA si raffredda, un fondo così concentrato soffre in modo amplificato.

5. Tech, Nasdaq 100 e semiconduttori: tre cerchi concentrici

Veniamo al confronto più importante, quello che da’ identità a questo ETF: la differenza con il Nasdaq 100 e con gli ETF sui semiconduttori, i suoi due cugini più famosi. Sono spesso confusi, ma sono tre cose diverse, ed è essenziale non sovrapporle.

Il Nasdaq 100 raccoglie le 100 maggiori aziende quotate sulla borsa Nasdaq, a prescindere dal settore: e siccome quasi tutte le grandi aziende digitali sono quotate li’, il Nasdaq 100 include anche Amazon, Tesla, Meta e Alphabet — proprio i colossi che questo ETF, legato al solo settore IT, esclude. Il Nasdaq 100 è quindi più ampio: è «la grande tecnologia in senso largo». Questo ETF, invece, è più puro e ristretto: solo il settore tecnologico stretto (chip, software, hardware) dell’S&P 500. Gli ETF sui semiconduttori (come quello che analizziamo a parte) sono ancora più specifici: contengono solo le aziende dei chip, una parte di questo settore. Si può pensarli come tre cerchi concentrici: i semiconduttori (il più stretto) stanno dentro il settore IT (questo ETF, intermedio), che a sua volta è una parte del mondo tecnologico ampio del Nasdaq 100. La conseguenza pratica è che tenerli tutti e tre insieme significa comprare molte volte le stesse aziende (NVIDIA, per dire, è pesantissima in tutti e tre): un classico modo per concentrarsi troppo senza accorgersene. Conviene sceglierne uno, in base a quanto ampia o concentrata si vuole la propria scommessa sulla tecnologia.

Da ricordare: semiconduttori (il più stretto) dentro il settore IT (questo ETF) dentro il Nasdaq 100 (il più ampio, con Amazon/Tesla/Meta/Google). Tenerli insieme = comprare molte volte le stesse aziende. Meglio sceglierne UNO.

6. Boom, bolle e valutazioni: la storia della tecnologia

Per investire con consapevolezza in questo settore conviene conoscerne la storia, fatta di entusiasmi travolgenti e di brusche cadute. La tecnologia è il settore della crescita per eccellenza: le sue aziende promettono di cambiare il mondo, e quando le promesse sembrano avverarsi i prezzi possono salire con una rapidita’ impressionante. Ma proprio per questo è anche il settore delle bolle e delle delusioni più clamorose.

L’esempio storico più famoso è la bolla «dot-com» del 2000: alla fine degli anni ’90 l’entusiasmo per internet aveva gonfiato a dismisura le valutazioni delle aziende tecnologiche, molte delle quali senza profitti reali; quando la bolla scoppio’, l’indice Nasdaq crollo’ di circa l’80% e impiego’ anni a recuperare. Un episodio più recente è il 2022: con l’impennata dei tassi d’interesse, i titoli tecnologici di crescita — i più sensibili al costo del denaro — subirono un calo molto pesante, prima di ripartire negli anni successivi sull’onda dell’intelligenza artificiale. La lezione di fondo è che la tecnologia tende ad amplificare tutto: i rialzi sono spettacolari, ma le correzioni possono essere altrettanto violente. C’è poi un tema attualissimo: le valutazioni elevate. Dopo anni di forti rialzi, molti dei titoli in cima al fondo scambiano a prezzi alti rispetto ai loro profitti, scontando aspettative di crescita molto ottimistiche. Questo non significa che debbano per forza scendere — le aziende migliori hanno continuato a crescere abbastanza da giustificare i prezzi — ma rende il settore fragile rispetto alle delusioni: basta un risultato sotto le attese, o un raffreddamento dell’entusiasmo per l’IA, per innescare correzioni rapide. Chi investe qui, in sostanza, deve mettere in conto oscillazioni ampie e accettare che il potenziale di rendimento elevato viene «pagato» con un rischio altrettanto elevato. È il patto di fondo della tecnologia: grandi promesse, grandi montagne russe.

Da capire bene: la tecnologia amplifica tutto — rialzi spettacolari ma anche crolli violenti (dot-com 2000: −80%; 2022). Oggi le valutazioni sono alte: il settore è fragile rispetto alle delusioni. Potenziale elevato «pagato» con rischio elevato.

7. È una «fetta» (già pesante negli indici): come usarla bene

Da qui discende la precisazione di sempre, qui più importante che mai: questo fondo non è un investimento «diverso» dal mercato americano, ma una sua fetta — e una fetta che, oltretutto, pesa già tantissimo negli indici generali. Il settore tecnologico è ormai la parte più grande dell’S&P 500 e degli indici mondiali: chi possiede un normale ETF sull’S&P 500 o sul mondo ha già NVIDIA, Apple e Microsoft come prime posizioni, sia pure in dose minore.

Comprare questo ETF, quindi, significa sovrappesare deliberatamente la tecnologia rispetto al suo peso (già alto) negli indici. Ha senso solo per chi ha una convinzione precisa: crede che il settore tecnologico — e in particolare il megatrend dell’intelligenza artificiale — continuera’ a sovraperformare, e vuole scommetterci sopra in modo concentrato. Non ha invece molto senso come aggiunta distratta accanto a un S&P 500 o a un indice mondiale che già ne sono pieni: si finirebbe per avere un portafoglio sbilanciatissimo su pochi titoli tecnologici, con un rischio di concentrazione spesso sottovalutato. E ha ancora meno senso affiancarlo a un Nasdaq 100 o a un ETF sui semiconduttori, con cui — come abbiamo visto — si sovrappone pesantemente. Come ogni scommessa settoriale, va fatta con intenzione e come inclinazione misurata, tenendo bene a mente quanto pesa davvero la tecnologia nel proprio portafoglio complessivo, sommando quella «nascosta» dentro gli indici generali. È un errore classico ritrovarsi, senza averlo deciso, con meta’ del portafoglio su cinque aziende tecnologiche.

8. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso per l’investitore che ha una forte convinzione sul settore tecnologico in senso stretto e sul megatrend dell’intelligenza artificiale, e vuole una scommessa concentrata e «pura» su chip, software e hardware (senza Amazon, Tesla, Meta e Google, che preferisce escludere o avere altrove). Ha senso per chi cerca il potenziale di crescita più alto del mercato, accettando in cambio una volatilita’ elevata. Ed è a costo bassissimo (TER 0,15%), un vantaggio non da poco.

Ha invece meno senso per l’investitore prudente o avverso alle forti oscillazioni: è uno dei settori più volatili, con valutazioni elevate e una concentrazione estrema su tre-quattro titoli che amplifica il rischio. Ha poco senso per chi già possiede un S&P 500, un Nasdaq 100 o un ETF mondiale, perché li’ la tecnologia è già la componente dominante: aggiungere questo fondo sopra significa sbilanciarsi ancora di più, spesso inconsapevolmente. E ha poco senso per chi crede nella diversificazione come prima regola: per definizione, questo è un fondo poco diversificato, una scommessa concentrata. Come ogni scommessa settoriale, va inserito con misura — una quota satellite, non il nucleo del portafoglio — e con la consapevolezza, ribadita, che la tecnologia che già si possiede «nascosta» dentro gli indici generali è quasi sempre più di quanto si creda. Usato così, con intenzione e dosaggio, è uno strumento potente; comprato per inerzia o entusiasmo, è un moltiplicatore di rischio.

9. Replica, costi e le varianti (globale, equal weight)

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a replica totale (compra effettivamente le azioni del settore), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e ad accumulazione (i dividendi sono reinvestiti). Il costo annuo (TER) è di appena lo 0,15%, molto basso per un ETF settoriale, e il fondo è enorme (oltre 15 miliardi di euro di patrimonio) e liquidissimo, negoziabile su Borsa Italiana. La valuta di riferimento è il dollaro, con il consueto rischio di cambio per l’investitore italiano.

L’indice applica dei tetti al peso dei singoli titoli (la sigla «35/20» nel nome dell’indice indica proprio i limiti per evitare che una sola azienda domini troppo), anche se — come mostrano i numeri — NVIDIA, Apple e Microsoft restano comunque pesantissime. Trattandosi della «fetta tecnologica» dell’S&P 500, l’esposizione è interamente statunitense: è un investimento sulla tecnologia americana, la più avanzata e di maggior valore al mondo. Esistono anche ETF sul settore tecnologico a livello globale (che includono i campioni asiatici ed europei) o varianti «equal weight» che danno lo stesso peso a tutte le aziende per ridurre la concentrazione: chi teme di scommettere troppo su tre soli nomi può valutarle come alternativa. Resta uno strumento da maneggiare con consapevolezza: ad altissimo potenziale, ma anche ad altissima concentrazione.

10. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’iShares S&P 500 Information Technology è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un qualunque ETF azionario (la natura settoriale non comporta particolarita’ fiscali). Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno è «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni. Su un settore così volatile, dove le cadute possono essere profonde quanto i rialzi, è un meccanismo da conoscere bene.

La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF e, dopo qualche anno di boom tecnologico, rivendi a 16.000: la plusvalenza è di 6.000 euro, tassata al 26% per 1.560 euro. Trattandosi di un ETF, quei 1.560 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse; viceversa, se lo vendessi in perdita dopo una correzione del settore (come accaduto nel 2000 e nel 2022), la minusvalenza andrebbe nello zainetto, utilizzabile contro futuri redditi diversi entro quattro anni. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: è un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

11. Conclusione

L’iShares S&P 500 Information Technology è lo strumento per scommettere sul cuore tecnologico della Borsa americana: NVIDIA, Apple, Microsoft, Broadcom e gli altri campioni dei chip, del software e dell’hardware, in un unico ETF a costo bassissimo. Ma va capito per quello che è davvero: una scommessa concentratissima (tre titoli valgono oltre meta’ del fondo) e «pura» sul settore IT in senso stretto, che non contiene Amazon, Tesla, Meta e Google (classificati in altri settori). È oggi, in larga parte, una scommessa sul megatrend dell’intelligenza artificiale, trainata da NVIDIA.

Va trattato con consapevolezza: è un settore ad altissimo potenziale ma anche ad altissima volatilita’ e concentrazione, con valutazioni elevate e una lunga storia di rialzi spettacolari e cadute brutali. Soprattutto, va evitato l’errore più comune: comprarlo sopra un S&P 500, un Nasdaq 100 o un indice mondiale che già ne sono pieni, finendo per concentrare meta’ del portafoglio su cinque aziende senza averlo deciso. È una «fetta», non un mondo a se’, e si sovrappone pesantemente ai suoi cugini (Nasdaq 100 e semiconduttori): conviene sceglierne uno solo. Sul piano fiscale è un normale ETF azionario: 26%, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per capire quanto spazio dare a una scommessa così concentrata — e quanta tecnologia già possiedi senza saperlo — vale la pena consultare le nostre guide dedicate o un professionista. La sintesi: è il modo più diretto (e più rischioso) di puntare sulla tecnologia americana, da dosare con grande misura e con gli occhi bene aperti sulla sua concentrazione estrema. Resta uno strumento prezioso per chi ha una tesi forte e consapevole sul settore: a patto di ricordare sempre che dietro i rialzi spettacolari si nasconde un rischio altrettanto grande, e che la prudenza, in un settore così euforico e concentrato, non è mai di troppo. Chi lo affronta con questa lucidita’ — sapendo perché lo compra e quanto ne possiede già altrove — può trarne molto; chi lo insegue per moda o per paura di «restare fuori» rischia, troppo spesso, di entrare proprio sui massimi, quando il rischio è più alto e il margine di sicurezza più sottile.

Domande frequenti

Questo ETF contiene Amazon, Tesla, Google e Meta?

No, ed è la cosa più importante da sapere. Per le regole di classificazione delle borse, Amazon e Tesla sono nei «consumi», Alphabet (Google) e Meta nei «servizi di comunicazione», non nel settore tecnologico stretto. Questo ETF segue il solo settore IT, quindi contiene chip, software e hardware (NVIDIA, Apple, Microsoft…) ma non quei quattro colossi.

Quanto e' concentrato?

Moltissimo. Le prime tre posizioni — NVIDIA, Apple e Microsoft — valgono da sole oltre la meta’ del fondo; con Broadcom si arriva a circa due terzi. Comprarlo significa in larga parte scommettere su questi tre-quattro titoli. È uno degli ETF «diversificati» più concentrati che esistano.

Che differenza c'e' con il Nasdaq 100?

Il Nasdaq 100 raccoglie le 100 maggiori aziende della borsa Nasdaq a prescindere dal settore, quindi INCLUDE Amazon, Tesla, Meta e Google. Questo ETF segue solo il settore IT dell’S&P 500, più ristretto e «puro». Tenerli insieme significa comprare molte volte le stesse aziende: meglio sceglierne uno.

E' una scommessa sull'intelligenza artificiale?

In larga parte sì. NVIDIA, il principale fornitore di chip per l’IA, pesa da sola quasi un quarto del fondo, e molti altri titoli (chip, memorie, software) cavalcano lo stesso megatrend. È anche un rischio: se l’entusiasmo per l’IA si raffredda, il fondo — così concentrato — soffrirebbe in modo amplificato.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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Avvertenza: i contenuti di Fisco Investimenti hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa. L’autore è un praticante commercialista in formazione, non iscritto all’albo: i contenuti non costituiscono consulenza professionale. Per decisioni operative su casi specifici rivolgersi a un professionista abilitato.