JPMorgan US Equity Premium Income (JEPI) UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE000U5MJOZ6)
Scheda completa dell’ETF «income» a covered call su azioni USA: come genera l’~8% di reddito mensile, il compromesso (reddito in cambio di crescita), quando ha senso e la tassazione italiana. Dati ufficiali datati.
- TER 0,35% · Distribuzione mensile · in USD
- Reddito ~8% da «covered call» su azioni USA
- Volatilita’ ridotta (~9% vs ~15% S&P 500)
- Macchina da REDDITO, non da crescita
Dati ufficiali aggiornati al giugno 2026 (patrimonio e caratteristiche). Fonte: J.P. Morgan Asset Management (scheda ufficiale) e justETF. Rendimento da distribuzione e volatilita’ sono indicativi/storici e variano nel tempo.
Il JPMorgan US Equity Premium Income Active UCITS ETF — spesso citato con la sigla JEPI della sua celebre «sorella» americana — è uno strumento pensato per un obiettivo molto specifico: generare un reddito mensile elevato (storicamente intorno all’8% annuo) da un portafoglio di azioni americane. Lo fa con una tecnica particolare, la «covered call»: il fondo possiede un portafoglio difensivo di azioni dell’S&P 500 e, contemporaneamente, vende ogni mese delle opzioni sull’indice, incassando dei «premi» che trasforma in una cedola distribuita agli investitori. È un ETF a gestione attiva e a distribuzione mensile.
In questa scheda lo analizziamo a fondo — meccanismo, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati, e con un angolo molto preciso. Perché questo strumento è diventato così popolare, ma è anche molto frainteso. La promessa di un «8% all’anno» dalle azioni è allettante, ma nasconde un compromesso fondamentale: per ottenere quella cedola alta e una volatilita’ più bassa, l’investitore rinuncia a buona parte dei grandi rialzi del mercato. In altre parole, questo non è un ETF azionario «normale» con cui cavalcare la crescita di Wall Street: è una macchina da reddito, che funziona benissimo nei mercati laterali o moderatamente positivi, ma che resta indietro nei grandi rialzi. Capire questo scambio — reddito e stabilita’ in cambio di crescita — è la chiave assoluta per usarlo bene e non restare delusi.
1. Scheda sintetica del fondo
| Nome completo | JPMorgan US Equity Premium Income Active UCITS ETF USD (dist) |
|---|---|
| ISIN | IE000U5MJOZ6 |
| Ticker | JEPI |
| Strategia | Azioni USA difensive + covered call (opzioni) |
| Gestione | Attiva |
| Costo annuo (TER) | 0,35% |
| Metodo di replica | Fisica (gestione attiva) + opzioni |
| Politica dei proventi | Distribuzione MENSILE |
| Rendimento da distribuzione | circa 8% l’anno (storico, variabile) |
| Valuta del fondo | USD (non coperto) |
| Domicilio | Irlanda |
| UCITS / armonizzato | Sì (UCITS, armonizzato) |
| Patrimonio (AUM) | circa 340 milioni di euro (al giugno 2026) |
| Numero di titoli | circa 237 azioni |
2. Come funziona la «covered call»
Partiamo dal capire il meccanismo della «covered call», perché è il cuore di tutto. Immagina di possedere un paniere di azioni americane. Una opzione «call» è un contratto che da’ a un altro investitore il diritto di comprare da te quelle azioni a un prezzo prefissato entro una certa data. Vendendo questa opzione, tu incassi subito un «premio» (una somma di denaro). In cambio, ti impegni a cedere il guadagno oltre quel prezzo prefissato: se le azioni salgono molto, il compratore esercitera’ il suo diritto e tu non parteciperai alla parte di rialzo oltre la soglia. La strategia «covered call» consiste proprio in questo: possedere le azioni e vendere ripetutamente opzioni call su di esse, incassando un flusso costante di premi. È come «affittare» il potenziale di rialzo del proprio portafoglio in cambio di un reddito immediato e regolare.
Applicata da questo ETF, la tecnica funziona così: il fondo costruisce un portafoglio di azioni americane «difensive» (selezionate per essere meno volatili della media), e ogni mese vende opzioni call sull’indice S&P 500, incassando i premi. Questi premi, sommati ai dividendi delle azioni, vengono distribuiti agli investitori sotto forma di cedola mensile (da cui il rendimento elevato, intorno all’8%). Il risultato è un profilo molto particolare: da un lato, il fondo incassa reddito e oscilla meno dell’S&P 500 (perché i premi delle opzioni «ammortizzano» i cali); dall’altro, partecipa solo in parte ai grandi rialzi (perché le call vendute «tagliano» i guadagni oltre la soglia). È un compromesso deliberato: si rinuncia a una parte della crescita per ottenere reddito e stabilita’. Capire questo scambio è indispensabile, perché definisce quando questo strumento brilla e quando, invece, delude.
| 1. Portafoglio azionario | azioni USA «difensive» (selezione dall’S&P 500) |
|---|---|
| 2. Vendita di opzioni «call» | ogni mese, sull’indice S&P 500 |
| 3. Incasso dei «premi» | diventano la cedola mensile (~8% annuo) |
| 4. Il prezzo da pagare | rinunci a buona parte dei rialzi forti |
3. Dentro il fondo: reddito alto, volatilita’ bassa
Cosa significa, in pratica, possedere questo ETF (dati al 31 maggio 2026)? Significa avere uno strumento che si comporta in modo diverso da un normale ETF azionario, a seconda di cosa fa il mercato. Sotto il «cofano» ci sono circa 237 azioni americane difensive (è un fondo a gestione attiva: i gestori scelgono i titoli, non si limitano a copiare un indice), più la strategia in opzioni sull’S&P 500. Il tratto distintivo è la volatilita’ ridotta: storicamente intorno al 9%, contro circa il 15% dell’S&P 500 «classico». In altre parole, questo ETF è notevolmente più tranquillo di un investimento azionario puro: scende meno nei cali, ma — ed è il rovescio della medaglia — sale anche meno nei rialzi.
L’altro tratto distintivo è ovviamente il reddito: la cedola mensile, con un rendimento da distribuzione storicamente intorno all’8% annuo, è molto più alta di quella di un normale ETF azionario (che distribuisce, se va bene, l’1-2% di dividendi). È bene capire da dove arriva questo 8%: non è un «miracolo», ma il frutto della vendita delle opzioni (i premi incassati). È un reddito «sintetico», costruito con una tecnica finanziaria, non un dividendo «naturale» pagato dalle aziende. Questo ha due implicazioni. La prima è che l’entita’ della cedola varia nel tempo: dipende da quanto «rendono» le opzioni (più il mercato è nervoso, più i premi sono ricchi; nei mercati molto calmi, i premi calano). La seconda è che una parte di quella cedola, di fatto, «erode» il potenziale di crescita del capitale: stai incassando oggi cio’ a cui rinunci domani (i grandi rialzi). È una distinzione fondamentale: con questo ETF non «ottieni reddito gratis», ma converti parte della tua potenziale crescita futura in reddito presente.
| Rendimento da distribuzione (cedola) | circa 8% l’anno (mensile) |
|---|---|
| Volatilita' del fondo | circa 9% (ridotta) |
| Volatilita' dell'S&P 500 «normale» (confronto) | circa 15% |
| Partecipazione ai grandi rialzi | PARZIALE (tagliata dalle call) |
4. Perché sceglierlo (e quando delude)
Perché scegliere questo strumento? La tesi è chiara e legittima: reddito alto e regolare con minore volatilita’. Per chi è in fase di «decumulo» (per esempio un pensionato che vuole integrare l’assegno con una rendita mensile), o semplicemente per chi desidera un flusso di cassa costante dal proprio capitale senza dover vendere quote, questo ETF è uno strumento molto efficace: «stacca» ogni mese una cedola generosa, e lo fa oscillando meno di un investimento azionario puro. C’è poi un vantaggio nei mercati «laterali» o leggermente positivi (quando le borse non vanno ne’ molto su ne’ molto giu’): in questi contesti, la strategia covered call brilla, perché i premi delle opzioni si incassano «per intero» (le call non vengono esercitate) e si sommano a una modesta crescita delle azioni. Storicamente, è proprio nei mercati piatti o moderati che questi strumenti battono l’investimento azionario tradizionale.
Va detto, però, con altrettanta chiarezza, quando questo strumento delude: nei grandi rialzi. Quando il mercato corre con forza (come negli anni trainati dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale), le opzioni call vendute «tagliano» i guadagni, e questo ETF resta nettamente indietro rispetto a un S&P 500 «normale». Chi confronta i due, in una fase di mercato toro, vede il proprio fondo «income» salire molto meno — pur incassando le cedole — e può provare frustrazione. È il prezzo strutturale della strategia: non si può avere al tempo stesso il reddito alto, la bassa volatilita’ e tutta la crescita. La covered call è un compromesso: scambia la parte alta del rendimento potenziale (i grandi rialzi) con reddito e stabilita’. Chi sceglie questo ETF deve farlo con piena consapevolezza di questo scambio, sapendo che lo strumento è costruito per generare reddito, non per massimizzare la crescita del capitale nel lungo periodo.
5. I rischi: costo opportunita’, cedola variabile, capitale
I rischi di questo ETF sono, nel complesso, moderati (è comunque un investimento in azioni americane di grandi aziende, con volatilita’ ridotta dalla strategia), ma con alcune particolarita’ importanti. Il primo, già visto, è il «costo opportunita’» nei rialzi: nelle fasi di mercato toro, l’ETF sottoperforma nettamente un S&P 500 classico, perché rinuncia a buona parte della crescita. Su orizzonti molto lunghi e in mercati storicamente al rialzo, questa rinuncia può tradursi in un rendimento totale (crescita + reddito) inferiore a quello di un semplice ETF azionario. Il secondo è che resta un fondo azionario: nei cali di mercato scende anch’esso (la strategia attenua i ribassi grazie ai premi, ma non li elimina: non è uno strumento «protetto»).
Il terzo è la variabilita’ della cedola: l’8% non è garantito ne’ fisso. Dipende da quanto «rendono» le opzioni, che a loro volta dipendono dal nervosismo del mercato: in periodi molto calmi la cedola può ridursi. Il quarto è un rischio di «erosione del capitale» da non sottovalutare: se la cedola distribuita è più alta di quanto il fondo «genera» davvero (premi + dividendi + crescita), una parte della distribuzione finisce per intaccare il valore del capitale nel tempo (il prezzo della quota cresce meno, o cala). Il quinto è il rischio valutario: il fondo è in dollari e non è a cambio coperto. Il sesto è la natura attiva e «a opzioni» della strategia: è più complessa di un semplice ETF a replica passiva, dipende dalle scelte dei gestori e dall’andamento del mercato delle opzioni. Nel complesso, è uno strumento dal profilo più tranquillo di un azionario puro, ma da scegliere per il reddito, non aspettandosi che «vinca» nei grandi mercati toro: per quello è strutturalmente inadatto.
6. Income vs S&P 500 vs high dividend vs versione Global
Veniamo alle precisazioni fondamentali, perché qui gli equivoci sono molteplici. Il primo confronto è con un ETF sull’S&P 500 «classico» (di cui parliamo a parte): non sono la stessa cosa, anzi. L’S&P 500 «normale» punta a massimizzare la crescita (partecipi a tutti i rialzi), ma oscilla di più e distribuisce pochi dividendi. Questo ETF, al contrario, punta al reddito e alla stabilita’ (cedola ~8%, volatilita’ ridotta), ma rinuncia a buona parte dei rialzi. Sono due strumenti per obiettivi opposti: crescita del capitale da una parte, reddito dall’altra. Il secondo confronto è con un ETF «high dividend» (alto dividendo): attenzione, perché il reddito qui ha un’origine diversa. L’high dividend distribuisce i dividendi «veri» pagati da aziende generose; questo ETF distribuisce soprattutto i premi delle opzioni (un reddito «sintetico», costruito con una tecnica finanziaria). Possono entrambi dare reddito, ma con meccanismi e rischi differenti.
Il terzo confronto — e il più importante per il nostro catalogo — è con la sua «sorella globale», il JPMorgan Global Equity Premium Income (di cui trattiamo a parte): applicano la stessa identica strategia (covered call per il reddito), ma su universi diversi. Quello che vedi qui è la versione americana (azioni USA, S&P 500): più concentrata sul mercato a stelle e strisce. La versione «Global» applica la stessa tecnica a un portafoglio azionario mondiale, più diversificato geograficamente. La scelta tra le due dipende da quanta America vuoi nel tuo motore di reddito: tutta (versione USA) o distribuita nel mondo (versione Global). In un portafoglio, questo ETF ha il ruolo di «generatore di reddito» azionario americano a bassa volatilita’: ideale per chi vuole una rendita mensile da Wall Street accettando di rinunciare ai grandi rialzi. Non è un sostituto di un ETF azionario «di crescita» (per chi punta a far crescere il capitale nel lungo periodo): è una scelta per chi mette il reddito al primo posto.
7. Per chi ha senso (e per chi no)
Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso, prima di tutto, per chi cerca reddito: il pensionato o l’investitore in fase di decumulo che vuole una rendita mensile generosa dal proprio capitale senza dover vendere quote, e che apprezza la minore volatilita’ rispetto a un azionario puro. Ha senso per chi pensa che i mercati, nei prossimi anni, saranno laterali o moderati (contesto in cui la covered call brilla). Ha senso, infine, come componente «income» di un portafoglio diversificato — accanto (non al posto) a strumenti di pura crescita — per chi vuole bilanciare la ricerca di rendita con quella di crescita. Per questi profili, è uno strumento efficace e ben costruito, gestito da una casa di primo piano.
Ha invece meno senso per il giovane investitore in fase di accumulo, con un orizzonte lungo, il cui obiettivo è far crescere il capitale: per lui, rinunciare ai grandi rialzi (e per giunta pagare le tasse su una cedola mensile, come vedremo) è controproducente; molto meglio un ETF azionario «classico» ad accumulazione, che cattura tutta la crescita e differisce le imposte. Ha meno senso per chi crede in un mercato toro trainato dalla tecnologia (resterebbe deluso dalla sottoperformance). E ha poco senso per chi cerca un investimento «sicuro»: resta pur sempre azionario, scende nei cali. La regola d’oro: questo ETF è uno strumento da reddito, non da crescita. Scelto per quello che è (una rendita mensile a volatilita’ ridotta), mantiene le sue promesse; scelto pensando di «battere l’S&P 500», delude quasi sempre nei mercati al rialzo. La consapevolezza dello scambio (reddito contro crescita) è tutto.
8. Gestione attiva, costi e la scelta della classe
Sul piano tecnico, si tratta di un ETF a gestione attiva (non a replica passiva di un indice: i gestori J.P. Morgan selezionano le azioni e governano la strategia in opzioni), domiciliato in Irlanda, UCITS armonizzato e a distribuzione mensile (paga la cedola dodici volte l’anno). Il costo annuo (TER) è dello 0,35%: più alto di un ETF passivo «base» (per via della gestione attiva e della strategia in opzioni), ma contenuto rispetto a molti fondi a gestione attiva tradizionali. Il fondo replica la filosofia della celebre versione americana JEPI (uno dei più grandi ETF «income» del mondo), portata in versione europea UCITS; è relativamente giovane (lanciato a fine 2024) ma ha già raccolto un patrimonio significativo (intorno ai 340 milioni di euro), segno del forte interesse degli investitori europei per le strategie di reddito.
Due aspetti pratici. Il primo è la valuta: il fondo è in dollari e — in questa classe — non è a cambio coperto, quindi l’investitore italiano è esposto al rischio sul dollaro (esistono spesso classi alternative, anche a cambio coperto: vale la pena verificare). Il secondo è la politica di distribuzione: questa è la classe a distribuzione (cedola mensile), pensata proprio per chi cerca reddito; esistono o possono esistere anche classi ad accumulazione (che reinvestono i proventi), più adatte a chi non ha bisogno del flusso mensile e vuole far crescere il capitale con efficienza fiscale. La scelta della classe — distribuzione vs accumulazione — è cruciale e dipende dal tuo obiettivo: incassare un reddito periodico, oppure capitalizzare. Trattandosi di una strategia «income» per definizione, la classe a distribuzione è quella «coerente» con la sua natura, ma comporta — come vedremo — un costo fiscale.
9. Tassazione italiana: il costo del reddito mensile
Sul piano fiscale, il JPMorgan US Equity Premium Income è un ETF UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF armonizzati. Le distribuzioni (la cedola mensile) e le plusvalenze sono tassate al 26%; non si applica il 12,5% (riservato ai titoli di Stato white list: qui siamo su azioni e strategie in opzioni). C’è però un punto cruciale, legato proprio alla natura «income» di questo strumento, che molti trascurano: essendo a distribuzione mensile, ogni cedola che incassi viene tassata subito, al 26%, nel mese in cui la ricevi. Non c’è differimento: paghi le tasse sul reddito man mano che lo incassi, dodici volte l’anno.
È il rovescio della medaglia del reddito mensile, e va capito bene confrontandolo con un ETF ad accumulazione. Con un ETF ad accumulazione (che reinveste i proventi), la tassazione è differita alla vendita: i proventi continuano a lavorare «a interesse composto» senza il prelievo annuale, un vantaggio importante nel lungo periodo. Con questo ETF a distribuzione, invece, ogni cedola è «monetizzata» e tassata subito: ottieni il reddito (comodo se ti serve liquidità), ma rinunci al vantaggio del differimento e dell’interesse composto sui proventi. Per chi è in fase di decumulo (e quel reddito gli serve davvero), è un compromesso accettabile; per chi è in fase di accumulo e non ha bisogno del flusso, è fiscalmente inefficiente (meglio una classe ad accumulazione). Vale inoltre la consueta asimmetria: le eventuali minusvalenze sono «redditi diversi» (zainetto, 4 anni), non compensabili con le cedole (redditi di capitale).
Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (preleva il 26% su ogni cedola e applica il bollo dello 0,2%, senza obblighi dichiarativi); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con il quadro RW e l’IVAFE (0,2%), oltre alla gestione del rischio di cambio sul dollaro.
Esempio: mercato toro vs mercato laterale
Un esempio per capire il compromesso. Immagina due investitori, ciascuno con 50.000 euro. Il primo compra un S&P 500 «classico»; il secondo questo ETF «income». In un anno di mercato molto positivo (l’S&P 500 fa +20%, trainato dalla tecnologia), il primo investitore guadagna circa il 20% (10.000 euro di crescita); il secondo, invece, partecipa solo in parte a quel rialzo (le call «tagliano» i guadagni): magari ottiene un +8-10% complessivo (crescita ridotta) più la cedola, ma resta nettamente indietro. In un anno così, l’ETF income delude chi lo confronta con l’indice. È lo scenario in cui la covered call mostra il suo limite strutturale.
Cambiamo scenario: un anno di mercato «laterale» (l’S&P 500 chiude piatto, +1%, dopo molti alti e bassi). Il primo investitore guadagna quasi nulla (+1%); il secondo, invece, incassa la sua cedola dell’8% (i premi delle opzioni, che in un mercato nervoso ma piatto si raccolgono «per intero») e oscilla pure meno. In questo contesto, l’ETF income vince nettamente. Ecco la lezione: questo strumento non è «meglio» o «peggio» in assoluto di un ETF azionario, dipende dal mercato. Brilla nei mercati piatti o moderati e per chi cerca reddito; resta indietro nei grandi rialzi e per chi cerca crescita. Sapere in quale «stagione» di mercato ci si trova — e soprattutto quale sia il proprio obiettivo (reddito o crescita) — è cio’ che determina se questo ETF è la scelta giusta. Il risultato in euro dipende anche dal cambio sul dollaro.
10. Conclusione
Il JPMorgan US Equity Premium Income è lo strumento per ottenere un reddito mensile elevato (storicamente intorno all’8%) da azioni americane, con una volatilita’ ridotta, grazie alla strategia «covered call» (possedere azioni e vendere opzioni per incassarne i premi). È una macchina da reddito, non da crescita: il suo segreto — e il suo limite — sta in un compromesso ben preciso. Si rinuncia a buona parte dei grandi rialzi del mercato (le opzioni «tagliano» i guadagni oltre una soglia) in cambio di reddito alto e maggiore stabilita’. Brilla nei mercati laterali o moderati; resta indietro nei mercati toro trainati dalla crescita.
Va capito per quello che è: uno strumento da reddito, ideale per chi è in fase di decumulo (pensionati, chi vuole una rendita mensile) o per chi punta sulla stabilita’, ma inadatto a chi è in fase di accumulo e cerca la massima crescita del capitale (per quello servono ETF azionari «classici» ad accumulazione). È importante distinguerlo dall’S&P 500 «normale» (crescita vs reddito), dagli ETF «high dividend» (qui il reddito è «sintetico», da opzioni, non da dividendi veri) e dalla sua «sorella globale» (stessa strategia, ma su azioni mondiali anziche’ solo USA). Sul piano fiscale, attenzione al rovescio della medaglia del reddito mensile: essendo a distribuzione, ogni cedola è tassata subito al 26%, senza il differimento di cui gode un ETF ad accumulazione — un costo fiscale che lo rende inefficiente per chi non ha bisogno del flusso. Per capire se fa per te — e quale classe scegliere — vale la pena consultare le nostre altre schede (S&P 500, high dividend, la versione Global) o un professionista. La sintesi: è un ottimo «distributore» di reddito azionario americano a bassa volatilita’, a patto di accettare lo scambio di fondo — reddito oggi in cambio di crescita domani.
Domande frequenti
Come fa a rendere l'8% all'anno?
Con la strategia «covered call»: possiede azioni USA e ogni mese VENDE opzioni call sull’S&P 500, incassando dei «premi» che distribuisce come cedola mensile. NON è un dividendo «naturale» delle aziende, ma un reddito «sintetico» costruito con le opzioni. Il prezzo da pagare: si rinuncia a buona parte dei grandi rialzi.
Allora e' meglio di un ETF sull'S&P 500?
Dipende dal mercato e dal tuo obiettivo. Nei mercati LATERALI o moderati questo ETF VINCE (incassa i premi, oscilla meno). Nei grandi RIALZI resta NETTAMENTE indietro (le call «tagliano» i guadagni). È uno strumento da REDDITO, non da crescita: per far crescere il capitale nel lungo periodo, un S&P 500 «classico» è più adatto.
Che differenza c'e' con la versione «Global» (jepg)?
Stessa strategia (covered call per il reddito), universo diverso. QUESTA è la versione AMERICANA (azioni USA, S&P 500). La «Global» applica la stessa tecnica a un portafoglio azionario MONDIALE, più diversificato. Scegli in base a quanta America vuoi nel tuo motore di reddito.
La cedola dell'8% e' garantita?
No. Dipende da quanto «rendono» le opzioni, che variano col nervosismo del mercato (più volatilita’ = premi più ricchi; mercati molto calmi = cedola più bassa). Inoltre, se la distribuzione supera quanto il fondo genera davvero, una parte può «erodere» il capitale. L’8% è storico/indicativo, non fisso.
Come e' tassato in Italia?
ETF armonizzato: 26% su cedole e plusvalenze (no 12,5%). ATTENZIONE: essendo a DISTRIBUZIONE mensile, ogni cedola è tassata SUBITO al 26%, senza differimento (a differenza di un ETF ad accumulazione, dove si paga solo alla vendita). Comodo per chi cerca reddito, ma fiscalmente inefficiente per chi è in accumulo. Cambio dollaro.
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- iShares MSCI India (NDIA) — Azionario India
- iShares Core EURO STOXX 50 — Azionario eurozona
- iShares Global Clean Energy (INRG) — Energia pulita (tematico)
- iShares EUR High Yield Bond (IHYG) — Obbligazionario high yield
- iShares MSCI World Small Cap (WSML) — Azionario small cap mondiale
- iShares Physical Silver ETC (argento) — Argento fisico (ETC)
- VanEck Gold Miners (GDX) — Minatori d’oro
- iShares Italy Govt Bond (BTP) — Titoli di Stato Italia
- JPMorgan Global Equity Premium Income (JEPG) — Azionario «da reddito» (covered call)
- iShares MSCI China — Azionario Cina
- iShares Bitcoin ETP (IB1T) — Bitcoin / cripto (ETP)
- iShares MSCI World Momentum Factor — Azionario fattoriale (smart beta)
- iShares MSCI EM ex-China — Azionario emergenti (no Cina)
- iShares Core S&P 500 (CSPX/SXR8) — Azionario USA
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- SPDR Russell 2000 US Small Cap — Azionario small cap (USA)
- VanEck Global Wide Moat — Azionario strategia (economic moat)
- iShares STOXX Europe 600 Banks — Azionario settore (banche europee)
- iShares EM Local Government Bond — Obbligazionario emergenti (valuta locale)
- Xtrackers S&P 500 Equal Weight — Azionario strategia (S&P 500 equipesato)
- WisdomTree Physical Palladium — ETC metallo prezioso (palladio)
- VanEck Global Fallen Angel High Yield — Obbligazionario strategia (fallen angels)
- VanEck Space Innovators — Azionario tematico (economia dello spazio)
- Xtrackers MSCI World ex USA — Azionario sviluppato (mondo SENZA USA)
- WisdomTree Carbon — ETC materia prima (prezzo CO2 europeo)
- Invesco AT1 Capital Bond — Obbligazionario bancario (AT1/CoCo)
- WisdomTree Physical Ethereum — ETP cripto (Ethereum)
- Invesco Preferred Shares — Azioni privilegiate USA (ibrido)
- WisdomTree Agriculture — ETC materie prime agricole (cibo)
- KraneShares CSI China Internet (KWEB) — Azionario tematico (internet cinese)
- iShares US Mortgage Backed Securities — Obbligazionario USA (agency MBS)
- Global X Nasdaq 100 Covered Call (QYLD) — Azionario reddito (covered call estrema)
- iShares USD Floating Rate Bond — Obbligazionario tasso variabile (FRN)
- WisdomTree Brent Crude Oil — ETC materia prima (petrolio Brent)
- iShares European Property Yield — Azionario settore (immobiliare Europa)
- Xtrackers MSCI Thailand — Azionario emergente (Thailandia)
- iShares MSCI EMU Small Cap — Azionario Eurozona (small cap)
- iShares MSCI Japan Small Cap — Azionario Giappone (small cap)
- iShares Euro Covered Bond — Obbligazionario garantito (covered bond)
- iShares J.P. Morgan EM Corporate Bond — Obbligazionario emergente (corporate)
- iShares Asia Property Yield — Azionario settore (immobiliare Asia)
- iShares $ Treasury Bond 20+yr (IDTL) — Obbligazionario governativo USA (lungo)
- iShares $ High Yield Corp Bond (IHYU) — Obbligazionario high yield (USA)
- iShares MSCI EM Small Cap — Azionario emergente (small cap)
- iShares MSCI World Islamic — Azionario mondiale (Sharia-compliant)
- SPDR S&P Euro Dividend Aristocrats (SPYW) — Azionario reddito (dividend aristocrats Eurozona)
- iShares China CNY Bond — Obbligazionario governativo (Cina, yuan)
- 21Shares Solana Staking ETP — ETP cripto (Solana)
- iShares MSCI Canada — Azionario paese (Canada)
- Franklin FTSE Taiwan — Azionario paese (Taiwan)
- WisdomTree Global Quality Dividend Growth — Azionario globale (qualita’/dividend growth)
- iShares MSCI Australia — Azionario paese (Australia)
- Xtrackers MSCI Singapore — Azionario paese (Singapore)
- iShares USD TIPS — Obbligazionario di Stato USA (anti-inflazione)
- Xtrackers Spanish Equity — Azionario paese (Spagna)
- VanEck Junior Gold Miners — Azionario settoriale (miniere oro junior)
- iShares JPM USD EM Bond EUR Hedged — Obbligazionario sovrano emergente (coperto EUR)
- WisdomTree Europe Defence — Azionario tematico (difesa europea)
- VanEck Uranium & Nuclear Technologies — Azionario tematico (filiera nucleare)
- Amundi Global Luxury — Azionario tematico (lusso globale)
- iShares Electric Vehicles & Driving Technology — Azionario tematico (auto elettrica/guida)
- iShares JPM USD EM Corp Bond EUR Hedged — Obbligazionario CORPORATE emergente (coperto EUR)
- WisdomTree Industrial Metals — ETC commodity (metalli industriali)
- iShares EUR AAA CLO Active — Obbligazionario credito strutturato (CLO AAA)
- iShares Core DAX — Azionario paese (Germania)
- iShares FTSE MIB — Azionario paese (Italia)
- Amundi CAC 40 — Azionario paese (Francia)
- iShares AEX — Azionario paese (Olanda)
- iShares US Aggregate Bond — Obbligazionario IG USA (all-in-one)
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