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Invesco Preferred Shares ETF: azioni privilegiate (ISIN IE00BDVJF675)

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Invesco Preferred Shares ETF: azioni privilegiate (ISIN IE00BDVJF675)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026

Invesco Preferred Shares UCITS ETF (azioni privilegiate): analisi completa (ISIN IE00BDVJF675)

Scheda completa dell’ETF sulle azioni privilegiate americane: lo strumento ibrido azione/bond, il reddito ~5,5%, perché si comporta come un’obbligazione, i rischi e la tassazione italiana. Dati ufficiali datati.

  • TER 0,50% · Distribuzione trimestrale · in USD
  • Azioni privilegiate: ibrido azione/bond
  • Reddito ~5,5%, ma niente crescita
  • ~47% banche USA, sensibile ai tassi

Dati ufficiali aggiornati al giugno 2026 (patrimonio e caratteristiche). Fonte: Invesco (scheda ufficiale) e justETF. Rendimento da distribuzione e pesi settoriali sono indicativi e variano nel tempo.

L’Invesco Preferred Shares UCITS ETF permette di investire in una categoria di strumenti poco conosciuta in Italia ma molto diffusa negli Stati Uniti: le azioni privilegiate (in inglese preferred shares o preferred securities). Si tratta di uno strumento «ibrido», a meta’ strada tra un’azione e un’obbligazione, che ha caratteristiche di entrambe ma non coincide con nessuna delle due. L’ETF ne raccoglie circa 256 in un unico prodotto, replicando un indice di azioni privilegiate americane a tasso fisso, ed è costruito per offrire un reddito elevato (con un rendimento da distribuzione storicamente intorno al 5,5%, pagato trimestralmente).

In questa scheda lo analizziamo a fondo — cosa sono le azioni privilegiate, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati, e con un angolo molto preciso. Perché le preferred shares sono uno strumento frainteso: il nome contiene la parola «azioni», ma si comportano molto più come obbligazioni ad alto rendimento. Pagano un dividendo fisso e generoso (come una cedola), hanno la priorita’ sui dividendi rispetto alle azioni ordinarie, ma in cambio non danno diritto di voto e offrono poco potenziale di crescita (il loro prezzo è relativamente stabile, non «vola» come un’azione). Sono emesse soprattutto da banche e società finanziarie americane. Capire questa doppia natura — e i rischi che ne derivano — è la chiave per usarle bene, soprattutto da parte di chi cerca reddito.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo Invesco Preferred Shares UCITS ETF (Dist)
ISIN IE00BDVJF675
Ticker PRFD
Strumento Azioni privilegiate USA a tasso fisso (ibride)
Indice replicato BofA ML Diversified Core Plus Fixed Rate Preferred
Costo annuo (TER) 0,50%
Metodo di replica Fisica (completa)
Politica dei proventi Distribuzione TRIMESTRALE
Rendimento da distribuzione circa 5,5% l’anno (storico)
Valuta del fondo USD (non coperto; esiste EUR hedged)
Settore prevalente Finanziari ~47% (banche)
Domicilio Irlanda
Patrimonio (AUM) circa 90 milioni di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 256
In sintesi: le AZIONI PRIVILEGIATE USA = ibrido tra azione e bond. Dividendo FISSO alto (~5,5%) come una cedola, ma niente voto ne’ crescita (prezzo stabile, sensibile ai tassi come un bond). Emesse soprattutto da BANCHE (finanziari ~47%). Strumento da REDDITO. Distribuzione trimestrale, 26%. TER 0,50%, USD.

2. Cosa sono le azioni privilegiate

Partiamo dal capire cosa sia un’azione privilegiata, perché è un oggetto a se’. Quando una società (tipicamente una grande banca americana) ha bisogno di capitale, può raccoglierlo in tre modi principali: emettendo obbligazioni (debito, su cui paga interessi e che deve rimborsare), emettendo azioni ordinarie (capitale «puro», con diritto di voto e dividendi variabili), oppure emettendo azioni privilegiate — una via di mezzo. L’azione privilegiata è tecnicamente capitale (come le azioni ordinarie, non è un debito), ma paga un dividendo fisso predeterminato (come fosse la cedola di un’obbligazione), tipicamente alto. In cambio di questo reddito stabile e prioritario, chi possiede preferred rinuncia a due cose: al diritto di voto nelle assemblee e alla partecipazione alla crescita dell’azienda (se la società prospera, l’azione ordinaria sale, la preferred no — resta ancorata al suo valore, come un bond).

Il termine «privilegiata» si riferisce a un vantaggio preciso: in caso di distribuzione dei dividendi, gli azionisti privilegiati vengono pagati prima di quelli ordinari; e in caso di liquidazione della società, vantano un diritto prioritario rispetto agli azionisti ordinari (anche se restano comunque dopo gli obbligazionisti). È quindi un «privilegio» relativo: meglio delle azioni ordinarie nell’ordine dei pagamenti, ma peggio delle obbligazioni. Il risultato è uno strumento dal profilo molto particolare: rende come un’obbligazione ad alto rendimento (dividendo fisso ~5,5%), oscilla meno di un’azione (il prezzo è relativamente stabile, influenzato soprattutto dai tassi d’interesse, come un bond), ma porta un rischio maggiore di un’obbligazione senior (è subordinata, e il dividendo — in casi estremi — può essere sospeso). È uno strumento pensato per il reddito, non per la crescita: chi lo compra cerca una cedola generosa, non un investimento che si apprezza nel tempo.

Come un'OBBLIGAZIONE dividendo FISSO e alto (~5,5%), prezzo stabile, poco potenziale di crescita
Come un'AZIONE è capitale (non debito), niente scadenza, subordinata ai bond
Diversa da entrambe priorita’ sui dividendi vs azioni ordinarie, ma NIENTE diritto di voto
Chi le emette soprattutto BANCHE e società finanziarie USA
Da ricordare: è CAPITALE (non debito) che paga un dividendo FISSO alto. «Privilegiata» = pagata prima delle azioni ordinarie sui dividendi, ma DOPO le obbligazioni. Meglio delle ordinarie nell’ordine dei pagamenti, peggio dei bond. Reddito, non crescita.

3. Dentro il fondo: ~47% banche, sensibile ai tassi

Cosa significa, in pratica, possedere questo ETF (dati al 31 maggio 2026)? Significa possedere un paniere di circa 256 azioni privilegiate americane a tasso fisso, con una caratteristica che salta subito all’occhio: la fortissima concentrazione sul settore finanziario. I finanziari (banche e assicurazioni) pesano circa il 47% del fondo — quasi la meta’. Non è un caso: le azioni privilegiate sono uno strumento «tipico» delle banche, che le usano da sempre per raccogliere capitale (rientrano in parte nei loro «cuscinetti» patrimoniali). Tra i principali emittenti compaiono grandi nomi come JPMorgan e Bank of America. Seguono, molto più staccati, il settore immobiliare (i REIT, altri grandi emittenti di preferred) e gli altri. In pratica, possedere questo ETF significa fare una scommessa concentrata sulla salute delle banche americane: il suo destino è legato a doppio filo a quello del sistema finanziario USA.

Sul piano del comportamento, il fondo si muove come un ibrido tra bond e azione, ma con il baricentro spostato verso il bond. La sua volatilita’ è contenuta (intorno all’8% in periodi normali), molto più bassa di un’azione e in linea con un’obbligazione ad alto rendimento. Il fattore che ne muove di più il prezzo sono i tassi d’interesse: come per un bond a tasso fisso, quando i tassi salgono, il prezzo delle preferred scende (perché il loro dividendo fisso diventa meno attraente rispetto ai nuovi rendimenti di mercato), e viceversa. Sono quindi sensibili ai tassi come le obbligazioni a lunga scadenza. L’altro fattore è il «rischio bancario»: in caso di crisi del settore finanziario, le preferred — subordinate e concentrate sulle banche — possono soffrire più di un’obbligazione senior. Per il resto, il «cuore» dello strumento è la sua cedola alta: è uno strumento da reddito, da valutare per il flusso che genera più che per la sua (modesta) capacita’ di apprezzarsi.

Composizione settoriale (% indicativa)Finanziari (banche, assicurazioni)47.0%Immobiliare (REIT)6.0%Telecomunicazioni3.0%Altri settori44.0%
Composizione settoriale al 31 maggio 2026 (indicativa): dominano i finanziari. Fonte: Invesco (scheda ufficiale) e justETF.
Indice BofA ML Diversified Core Plus Fixed Rate Preferred Securities
Numero di titoli circa 256
Rendimento da distribuzione circa 5,5% l’anno (trimestrale)
Da ricordare: ~256 preferred, ~47% finanziari (scommessa sulle banche USA). Volatilita’ ~8% (più di un bond, meno di un’azione). Mosso soprattutto dai TASSI (salgono → prezzo scende) e dal rischio bancario.

4. Perché sceglierle (e i loro limiti)

Perché scegliere le azioni privilegiate? La ragione è una sola, ma forte: il reddito. Le preferred offrono un dividendo fisso e generoso (storicamente intorno al 5,5%), nettamente più alto sia dei dividendi delle azioni ordinarie (tipicamente 1-3%) sia delle cedole delle obbligazioni «sicure». Per chi cerca un flusso di cassa regolare e abbondante — un pensionato, un investitore in fase di decumulo, chi vuole «far fruttare» il capitale con una cedola — sono uno strumento interessante. In più, rispetto a un’azione «pura», offrono una maggiore stabilita’ di prezzo (oscillano meno) e la priorita’ nei dividendi. Si collocano in una sorta di «terra di mezzo» del rapporto rischio-rendimento: rendono più di un’obbligazione investment grade, oscillano meno di un’azione, e per questo piacciono a chi vuole reddito alto senza la piena volatilita’ del mercato azionario.

Va detto, però, con chiarezza, quali sono i limiti di questa scommessa. Il primo è la rinuncia alla crescita: chi compra preferred ottiene reddito, ma non partecipa all’apprezzamento delle aziende (se le banche prosperano, le loro azioni ordinarie salgono, le preferred no). In un mercato toro azionario, le preferred restano molto indietro. Il secondo è la sensibilita’ ai tassi: in fasi di forte rialzo dei tassi d’interesse, il prezzo delle preferred scende (come i bond a lunga scadenza), e l’investitore può subire perdite in conto capitale che erodono il vantaggio della cedola. Il terzo, già visto, è la concentrazione sul settore bancario: in una crisi finanziaria, le preferred possono soffrire più di un’obbligazione senior (sono subordinate e «tutte uova nello stesso paniere» — le banche). Investire in preferred significa quindi scegliere reddito e stabilita’ relativa rinunciando alla crescita, e accettando una doppia sensibilita’: ai tassi e alla salute delle banche americane. È una scelta sensata per chi mette il reddito al primo posto, meno per chi punta a far crescere il capitale.

Da ricordare: PRO: reddito alto (~5,5%) + minore volatilita’ delle azioni + priorita’ sui dividendi. CONTRO: niente crescita (restano indietro nei tori), sensibili ai tassi, concentrate sulle banche. Reddito e stabilita’ in cambio di crescita.

5. I rischi: tassi, banche, subordinazione, call

I rischi di questo ETF sono intermedi (sta tra un bond e un’azione), ma con alcune particolarita’ da conoscere bene. Il primo è il rischio di tasso d’interesse: le preferred a tasso fisso si comportano come obbligazioni a lunga scadenza, quindi quando i tassi salgono il loro prezzo scende, anche in modo significativo. È un rischio tutt’altro che teorico (lo si è visto nel 2022, quando il rialzo dei tassi colpi’ duramente le preferred). Il secondo è la concentrazione sul settore finanziario (~47% banche e affini): il fondo è fortemente esposto alla salute delle banche americane, e in una crisi bancaria soffrirebbe più di un portafoglio diversificato. Il terzo è la subordinazione: in caso di guai di un emittente, gli azionisti privilegiati vengono dopo gli obbligazionisti (anche se prima degli ordinari); e il dividendo, in casi estremi, può essere sospeso.

Il quarto rischio è il «call risk»: molte preferred sono «richiamabili», cioè l’emittente può decidere di rimborsarle a un prezzo prefissato; tende a farlo quando gli conviene (quando i tassi scendono), limitando così il guadagno dell’investitore proprio nelle fasi favorevoli (un’asimmetria a sfavore di chi le possiede). Il quinto è il rischio valutario: il fondo è in dollari e — in questa classe — non è a cambio coperto (esistono versioni «EUR hedged»). Il sesto, da non sottovalutare, è il «costo opportunita’»: in un mercato azionario in forte crescita, le preferred restano nettamente indietro (incassi la cedola, ma perdi tutta la crescita). Nel complesso, è uno strumento dal profilo «income», più tranquillo di un’azione ma più rischioso di un’obbligazione senior, da scegliere per il reddito e con la consapevolezza della sua forte esposizione ai tassi e alle banche.

Da capire bene: rischio TASSI (a tasso fisso, scendono di prezzo se i tassi salgono – vedi 2022), CONCENTRAZIONE sulle banche (~47%), SUBORDINAZIONE (dopo i bond, dividendo sospendibile), «call risk», cambio dollaro, costo opportunita’ nei tori. Strumento income, non «sicuro».

6. Preferred vs high dividend vs bond vs AT1

Veniamo alle precisazioni fondamentali, perché le preferred si collocano in mezzo a diversi altri strumenti e vanno tenute distinte. Il primo confronto è con un ETF «high dividend» (azioni ad alto dividendo, di cui parliamo a parte): attenzione, sono cose diverse. L’high dividend contiene azioni ordinarie di aziende che pagano dividendi generosi: hanno diritto di voto, partecipano alla crescita dell’azienda (il prezzo può salire molto) e il dividendo può aumentare nel tempo. Le preferred, invece, pagano un dividendo fisso (non cresce), non danno voto e non partecipano alla crescita: sono molto più simili a un’obbligazione. Chi cerca «reddito + crescita» sceglie l’high dividend; chi cerca «reddito stabile, alto e basta» sceglie le preferred. Il secondo confronto è con un ETF su obbligazioni corporate (di cui pure trattiamo): le preferred rendono di più, ma sono subordinate (più rischiose) e più concentrate sulle banche; i bond senior sono più sicuri ma rendono meno.

Il terzo confronto è il più istruttivo, e riguarda le obbligazioni AT1/CoCo europee (di cui trattiamo a parte). Sono «cugine» delle preferred: entrambe sono strumenti ibridi e subordinati emessi soprattutto dalle banche, a meta’ tra debito e capitale, con cedole alte. Ma con una differenza di intensita’: le AT1 europee sono la versione più «estrema» (possono essere azzerate di colpo in una crisi, come ha mostrato Credit Suisse nel 2023); le preferred americane sono l’ibrido bancario più «soft»: anch’esse subordinate e rischiose, ma con meccanismi in genere meno brutali e automatici. In un certo senso, le preferred USA e le AT1 europee sono le due facce — una più «morbida», una più «dura» — dello stesso concetto: il capitale ibrido delle banche. In un portafoglio, questo ETF ha il ruolo di «generatore di reddito» a meta’ tra bond e azione, per chi cerca una cedola alta e relativamente stabile, accettando l’esposizione ai tassi e alle banche americane. Non è un sostituto della parte azionaria «di crescita» del portafoglio, ne’ della parte obbligazionaria «sicura»: è una componente income a se’.

7. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso, prima di tutto, per chi cerca reddito alto e regolare: il pensionato o l’investitore in fase di decumulo che vuole una cedola generosa (~5,5%) e una minore volatilita’ rispetto alle azioni, e che non ha bisogno di far crescere il capitale (gli basta il flusso). Ha senso per chi vuole diversificare le fonti di reddito del proprio portafoglio, aggiungendo uno strumento «income» diverso sia dalle azioni ad alto dividendo sia dalle obbligazioni. Ha senso, infine, per chi ha una visione moderatamente favorevole sui tassi (crede che non saliranno molto, anzi magari scenderanno: scenario in cui le preferred si apprezzano) ed è sereno sulla solidita’ delle banche americane.

Ha invece meno senso per chi punta sulla crescita del capitale: le preferred non partecipano ai rialzi azionari, e nel lungo periodo, in mercati al rialzo, restano nettamente indietro rispetto a un ETF azionario (per la crescita servono azioni «vere»). Ha meno senso per chi teme un forte rialzo dei tassi (che farebbe scendere il prezzo delle preferred) o una crisi bancaria (data la fortissima concentrazione sui finanziari). Ha poco senso, infine, per chi cerca un investimento «sicuro» al pari di un titolo di Stato: le preferred sono subordinate e più rischiose. E va ricordato il peso fiscale (come vedremo): essendo a distribuzione, ogni cedola è tassata subito, il che le rende meno efficienti per chi è in fase di accumulo. La regola d’oro: le preferred sono uno strumento da reddito, da scegliere con consapevolezza della loro doppia natura (rendono come un bond ad alto rendimento, ma con un rischio «bancario» e di tasso da non sottovalutare). Usate per quello che sono, sono un’ottima fonte di cedole; scambiate per «azioni che crescono» o per «obbligazioni sicure», deludono.

8. Replica, costi e le classi (hedged, tasso variabile)

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica (possiede realmente le azioni privilegiate dell’indice), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e — in questa classe — a distribuzione trimestrale (paga la cedola quattro volte l’anno, coerentemente con la sua vocazione «income»). Il costo annuo (TER) è dello 0,50%: in linea con gli ETF specialistici su questo tipo di strumenti (le preferred richiedono una selezione e una gestione più complesse di un indice azionario «base»). Il fondo è di dimensione contenuta (intorno ai 90 milioni di euro), lanciato nel 2017, e segue l’indice BofA Merrill Lynch Diversified Core Plus Fixed Rate Preferred Securities, che raccoglie le preferred americane a tasso fisso, denominate in dollari.

Due aspetti pratici. Il primo è la valuta: questa classe è in dollari e non è a cambio coperto, quindi l’investitore italiano somma al rischio preferred anche il rischio sul dollaro; esistono però versioni «EUR hedged» (a cambio coperto) e versioni ad accumulazione (più efficienti per chi non vuole il flusso di cassa e preferisce reinvestire). La scelta della classe — distribuzione vs accumulazione, coperta vs non coperta — dipende dal proprio obiettivo (reddito periodico o crescita) e dalla propria tolleranza al rischio di cambio. Il secondo è che esiste anche una variante a «tasso variabile» (variable rate preferred): a differenza di questa (a tasso fisso, più sensibile ai tassi), le preferred a tasso variabile adeguano la cedola all’andamento dei tassi, risultando meno penalizzate quando i tassi salgono — un’alternativa da considerare in fasi di tassi in rialzo. Per chi cerca semplicemente una cedola alta e stabile, questa versione a tasso fisso resta la più diretta e diffusa.

9. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’Invesco Preferred Shares è un ETF UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF armonizzati. Le distribuzioni (la cedola trimestrale) e le plusvalenze sono tassate al 26%; non si applica il 12,5% (riservato ai titoli di Stato white list: qui siamo su azioni privilegiate, cioè capitale di aziende). Un punto importante, legato proprio alla natura «income» di questo strumento: essendo a distribuzione trimestrale, ogni cedola che incassi viene tassata subito, al 26%, nel trimestre in cui la ricevi. Non c’è differimento: paghi le imposte sul reddito man mano che lo incassi, quattro volte l’anno.

È il rovescio della medaglia del reddito periodico, da valutare rispetto a un ETF ad accumulazione. Con un ETF ad accumulazione, la tassazione è differita alla vendita, e i proventi lavorano «a interesse composto» senza prelievo annuale — un vantaggio nel lungo periodo. Con questo ETF a distribuzione, invece, ogni cedola è monetizzata e tassata subito: ottieni il reddito (comodo se ti serve liquidità), ma rinunci al differimento. Per chi è in fase di decumulo (e quel reddito gli serve davvero), è un compromesso accettabile; per chi è in fase di accumulo, una classe ad accumulazione (o un altro strumento) sarebbe fiscalmente più efficiente. Vale inoltre la consueta asimmetria: le eventuali minusvalenze sono «redditi diversi» (zainetto, 4 anni), non compensabili con le cedole (redditi di capitale).

Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (preleva il 26% su ogni cedola e applica il bollo dello 0,2%, senza obblighi dichiarativi); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con il quadro RW (monitoraggio) e l’IVAFE (0,2%), oltre alla gestione del rischio di cambio sul dollaro (per la classe non coperta).

Esempio: la doppia natura nei tre scenari

Un esempio per capire la doppia natura. Immagina tre investitori, ciascuno con 20.000 euro. Il primo compra azioni ordinarie di banche americane; il secondo le loro obbligazioni senior; il terzo questo ETF di azioni privilegiate. In un anno in cui le banche prosperano e la borsa sale, il primo investitore guadagna molto (le azioni ordinarie salgono del 20-30% e incassa pure il dividendo); il terzo, invece, incassa la sua bella cedola del 5,5% ma non partecipa alla corsa (il prezzo delle preferred resta stabile): resta nettamente indietro. È il limite delle preferred nei mercati toro: tanto reddito, niente crescita.

Cambiamo scenario: un anno in cui i tassi sono stabili e la borsa va lateralmente (ne’ su ne’ giu’). Ora il primo investitore guadagna poco (solo il dividendo, ~2%), mentre il terzo incassa la sua cedola del 5,5% con prezzo stabile: in questo contesto, le preferred vincono (rendono di più con minore volatilita’). Terzo scenario, il più insidioso: un anno di forte rialzo dei tassi. Qui le preferred (a tasso fisso, sensibili ai tassi come i bond a lunga scadenza) vedono il prezzo scendere — magari del 10-15% — e la cedola incassata non basta a compensare la perdita in conto capitale: è lo scenario in cui le preferred deludono di più (come accadde nel 2022). La lezione: le preferred non sono «meglio» o «peggio» in assoluto, dipendono dal contesto — e brillano soprattutto in mercati laterali e con tassi stabili o in calo. Il risultato in euro dipende anche dal cambio sul dollaro.

Da ricordare: ETF armonizzato: 26% su cedole e plusvalenze (no 12,5%). A distribuzione trimestrale → ogni cedola tassata SUBITO, niente differimento (meno efficiente per chi accumula). Asimmetria sulle minusvalenze. Cambio dollaro.

10. Conclusione

L’Invesco Preferred Shares è lo strumento per investire nelle azioni privilegiate americane: uno strumento ibrido, a meta’ tra azione e obbligazione, costruito per generare un reddito alto e relativamente stabile (cedola ~5,5% trimestrale). La sua natura va capita a fondo: nonostante il nome contenga «azioni», le preferred si comportano molto più come obbligazioni ad alto rendimento — dividendo fisso, prezzo stabile, poca crescita, forte sensibilita’ ai tassi d’interesse — e sono fortemente concentrate sul settore bancario americano (che le emette per raccogliere capitale).

Va scelta per quello che è: uno strumento da reddito, ideale per chi cerca una cedola generosa con minore volatilita’ delle azioni (pensionati, fase di decumulo), inadatto a chi punta sulla crescita del capitale (le preferred restano indietro nei mercati toro). È importante distinguerla dalle azioni ad alto dividendo (ordinarie, con crescita e voto), dalle obbligazioni senior (più sicure, meno redditizie) e dalle AT1/CoCo europee (le «cugine» più estreme, che possono essere azzerate: le preferred USA sono l’ibrido bancario più «soft»). I suoi rischi principali sono la sensibilita’ ai tassi (salgono i tassi, scende il prezzo) e la concentrazione sulle banche. Sul piano fiscale, attenzione al reddito trimestrale tassato subito al 26% (senza il differimento di un ETF ad accumulazione), più il cambio dollaro. Per capire se fanno per te — e quale classe scegliere — vale la pena consultare le nostre altre schede (high dividend, corporate bond, AT1) o un professionista. La sintesi: le preferred sono un’ottima macchina da cedole a meta’ tra bond e azione, da usare per il reddito e con piena consapevolezza della loro esposizione ai tassi e alle banche americane.

Domande frequenti

Cosa sono esattamente le azioni privilegiate (preferred shares)?

Uno strumento IBRIDO a meta’ tra azione e obbligazione. Pagano un dividendo FISSO e alto (~5,5%) come una cedola, hanno priorita’ sui dividendi rispetto alle azioni ordinarie, ma NON danno diritto di voto e non partecipano alla crescita dell’azienda (il prezzo è stabile, come un bond). Sono emesse soprattutto da banche USA per raccogliere capitale.

Si comportano come azioni o come obbligazioni?

Molto più come OBBLIGAZIONI ad alto rendimento, nonostante il nome. Il prezzo è relativamente stabile e dipende soprattutto dai TASSI d’interesse (salgono i tassi → scende il prezzo, come un bond a lunga scadenza). Sono uno strumento da REDDITO, non da crescita: nei mercati toro azionari restano nettamente indietro.

Che differenza c'e' con le AT1/CoCo europee?

Sono «cugine»: entrambe ibridi subordinati emessi dalle banche. Ma le AT1 europee sono la versione ESTREMA (possono essere AZZERATE di colpo in una crisi, vedi Credit Suisse 2023); le preferred USA sono l’ibrido bancario «soft», anch’esso subordinato e rischioso ma con meccanismi in genere meno brutali. Due facce dello stesso concetto (capitale ibrido delle banche).

Qual e' il rischio principale?

Doppio: 1) i TASSI (a tasso fisso, scendono di prezzo quando i tassi salgono, come nel 2022); 2) la CONCENTRAZIONE sul settore finanziario (~47% banche/assicurazioni), che le rende esposte alla salute delle banche USA. Sono inoltre subordinate (dopo gli obbligazionisti) e il dividendo, in casi estremi, può essere sospeso. Cambio dollaro.

Come sono tassate in Italia?

ETF armonizzato: 26% su cedole e plusvalenze (no 12,5%). Essendo a DISTRIBUZIONE trimestrale, ogni cedola è tassata SUBITO al 26% (niente differimento, a differenza di un ETF ad accumulazione). Comodo per chi cerca reddito, meno efficiente per chi accumula. Cambio dollaro (classe non coperta).

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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