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Vanguard FTSE North America UCITS ETF (VNRA): analisi (ISIN IE00BK5BQW10)

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Vanguard FTSE North America UCITS ETF (VNRA): analisi (ISIN IE00BK5BQW10)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 8 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

Vanguard FTSE North America UCITS ETF (VNRA): analisi completa (ISIN IE00BK5BQW10)

Scheda completa dell’ETF sul Nord America (USA + Canada): cosa contiene, il dominio delle big tech, cosa aggiunge il Canada, il confronto con l’S&P 500 e gli ETF mondiali, costi, rischi e tassazione italiana. Dati ufficiali, datati.

  • TER 0,08% · Replica fisica · 586 titoli
  • USA ~95% · Canada ~5%
  • Tecnologia ~41% · NVIDIA, Apple, Microsoft
  • Accumulazione · Rischio cambio dollaro

Dati ufficiali aggiornati al 30 aprile 2026 (composizione, geografia, settori, patrimonio, rendimenti). Fonte: Vanguard (factsheet ufficiale del fondo).

Il Vanguard FTSE North America UCITS ETF (ticker VNRA su Borsa Italiana) è uno degli strumenti più semplici ed economici per esporsi all’intero mercato azionario del Nord America: Stati Uniti e Canada. Con un solo acquisto si comprano quasi 590 tra le maggiori aziende del continente americano — dai colossi tecnologici di Wall Street alle grandi banche, fino ai gruppi energetici e minerari canadesi.

È un ETF molto vicino, ma non identico, a un fondo sull’S&P 500: copre infatti tutto il Nord America e non i soli Stati Uniti, aggiungendo il Canada. La domanda che si pone chi lo guarda è quasi sempre la stessa: «in cosa è diverso da un ETF sull’S&P 500 o sull’America, e quale scegliere?». In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione reale, il peso enorme della tecnologia, cosa aggiunge il Canada, il confronto con gli altri ETF americani e globali, le valutazioni, il cambio, i costi, i rischi e la tassazione italiana — usando solo dati ufficiali dell’emittente, sempre datati.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo Vanguard FTSE North America UCITS ETF (USD) Accumulating
ISIN IE00BK5BQW10
Ticker su Borsa Italiana VNRA
Indice replicato FTSE North America Index
Costo annuo (OCF) 0,08%
Metodo di replica Fisica
Politica dei proventi Accumulazione (reinveste i dividendi)
Valuta del fondo / esposizione valutaria USD; rischio cambio soprattutto sul dollaro USA (non coperto)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM strategia) circa 5,96 miliardi di dollari (al 30 aprile 2026)
Numero di titoli 586 (al 30 aprile 2026)
Composizione geografica USA ~95% · Canada ~5% (al 30 aprile 2026)
Peso della tecnologia circa 41% (al 30 aprile 2026)
Rapporto prezzo/utili (P/E) circa 26,9x (al 30 aprile 2026)
Rendimento da dividendo (sottostante) circa 1,1% (al 30 aprile 2026)
Data di lancio 23 luglio 2019
In sintesi: tutto il mercato azionario nordamericano (USA ~95% + Canada ~5%) in un ETF a costo bassissimo (0,08%), quotato in euro. Dominato dalle big tech americane (tecnologia ~41%, prime 10 oltre un terzo del fondo). Molto simile a un S&P 500, con un piccolo tocco canadese. Ad accumulazione.

2. Che cosa significa «North America» (e la differenza con l’S&P 500)

«North America» significa, semplicemente, le grandi aziende quotate negli Stati Uniti e in Canada. È quindi un’esposizione a un continente, non a un singolo Paese, anche se — vista la dimensione enorme dell’economia americana — gli Stati Uniti pesano da soli circa il 95%, lasciando al Canada poco meno del 5%. In pratica è un fondo «quasi-USA» con un piccolo tocco canadese.

Questo è il primo concetto da fissare, perché spiega la differenza con un classico ETF sull’S&P 500. L’S&P 500 contiene le 500 maggiori aziende dei soli Stati Uniti; questo fondo ne contiene quasi 590 e aggiunge il Canada. Le due esposizioni si somigliano moltissimo (entrambe dominate dai giganti tecnologici americani), ma non sono identiche: il Nord America è leggermente più ampio e include l’economia canadese, fatta soprattutto di banche, energia e materie prime.

La tesi d’investimento è quella di puntare sul mercato azionario che da oltre un decennio traina i rendimenti mondiali: quello americano, patria delle grandi aziende tecnologiche e dell’innovazione. È l’esposizione «al cuore» della borsa globale, con l’aggiunta marginale del vicino canadese. Vedremo che ha grandi punti di forza, ma anche una concentrazione e valutazioni che richiedono consapevolezza.

3. L’indice replicato e il metodo

Il fondo replica il FTSE North America Index, che raccoglie le società a grande capitalizzazione di Stati Uniti e Canada, ponderate per capitalizzazione corretta per il flottante: pesano di più le aziende più grandi. La replica è fisica: il fondo acquista direttamente i titoli dell’indice nelle stesse proporzioni, senza derivati né controparti.

Al 30 aprile 2026 il fondo deteneva circa 586 azioni, una platea ampia che copre tutto il listino delle grandi imprese nordamericane. La concentrazione ai vertici è elevata, come per tutti gli indici americani: le prime dieci posizioni valgono circa il 37,3% del fondo. È un dato alto, che riflette il peso schiacciante dei pochi giganti tecnologici, e va capito bene perché è il vero «motore» (e il vero rischio) di questo ETF.

Quotato in euro su Borsa Italiana (ticker VNRA), il fondo segue automaticamente l’evoluzione dell’indice. La valuta di riferimento è il dollaro, e — trattandosi di aziende quotate in dollari USA e canadesi — l’esposizione valutaria reale è soprattutto al dollaro americano, non coperta.

4. Composizione: il dominio delle big tech

La composizione (dati al 30 aprile 2026) è dominata dalle grandi aziende tecnologiche americane, le celebri «big tech». In testa c’è NVIDIA (circa il 7,2%), il colosso dei chip per l’intelligenza artificiale, seguito da Alphabet (Google), Apple, Microsoft e Amazon. Già queste prime cinque aziende valgono circa un quarto dell’intero fondo: una concentrazione enorme in pochissimi titoli.

Completano le prime dieci posizioni altre protagoniste dell’economia americana: Broadcom (semiconduttori), Meta (Facebook, Instagram), Tesla (auto elettriche), Berkshire Hathaway (la holding di Warren Buffett) e JPMorgan Chase (la più grande banca americana). È la fotografia di un mercato dominato dalla tecnologia e dall’innovazione, in cui poche aziende giganti hanno un peso decisivo.

Questa concentrazione è la caratteristica più importante da capire. Da un lato è stata la fonte degli straordinari rendimenti del mercato americano negli ultimi anni (le big tech hanno trainato tutto); dall’altro è un rischio: se questi pochi giganti dovessero attraversare una fase difficile, l’intero fondo ne risentirebbe in modo sproporzionato. Comprare il Nord America significa, in larga parte, scommettere sulle grandi aziende tecnologiche americane.

# Società Paese Peso
1 NVIDIA Tecnologia 7.20%
2 Alphabet (Google) Tecnologia 6.20%
3 Apple Tecnologia 6.00%
4 Microsoft Tecnologia 4.70%
5 Amazon Beni discrezionali 3.90%
6 Broadcom Tecnologia 3.00%
7 Meta Platforms Tecnologia 2.10%
8 Tesla Beni discrezionali 1.70%
9 Berkshire Hathaway Finanza 1.30%
10 JPMorgan Chase Finanza 1.20%
Prime 10 posizioni (al 30 aprile 2026)NVIDIA7.2%Alphabet (Google)6.2%Apple6.0%Microsoft4.7%Amazon3.9%Broadcom3.0%Meta Platforms2.1%Tesla1.7%Berkshire Hathaway1.3%JPMorgan Chase1.2%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: Vanguard (factsheet ufficiale del fondo), dati al 30 aprile 2026.

Chi sono le principali società in portafoglio

Conoscere i protagonisti aiuta a capire da cosa dipende l’andamento del fondo.

NVIDIA è diventata la regina del mercato grazie ai suoi chip per l’intelligenza artificiale, indispensabili per addestrare i grandi modelli. Alphabet (Google) domina la pubblicità online e la ricerca; Apple è il colosso dell’iPhone e dell’ecosistema digitale; Microsoft regna nel software aziendale e nel cloud; Amazon nell’e-commerce e nei servizi cloud. Sono le aziende che hanno cambiato il modo in cui viviamo e lavoriamo, e che pesano per oltre un quarto del fondo.

Accanto a loro, Broadcom e Meta completano il blocco tecnologico, Tesla porta l’auto elettrica, mentre Berkshire Hathaway (la holding di Warren Buffett) e JPMorgan rappresentano la grande finanza americana «tradizionale». È un insieme che riflette il dominio degli Stati Uniti nell’innovazione tecnologica, con un solido nucleo finanziario. Il piccolo peso canadese (banche ed energia) resta sullo sfondo, ma aggiunge una sfumatura diversa, più «di valore».

5. Il peso enorme della tecnologia

Sul piano settoriale (dati al 30 aprile 2026) il fondo è dominato dalla tecnologia, che da sola vale circa il 41% del portafoglio. È un peso enorme, il più alto tra tutti gli ETF azionari principali, e racconta meglio di ogni altro dato la natura di questo mercato: il Nord America è tecnologia. Seguono, molto più staccati, i beni di consumo discrezionali (circa il 13%, dove pesano Amazon e Tesla), i finanziari (circa l’11%) e gli industriali (circa l’11%).

Questa concentrazione settoriale è la grande forza e la grande fragilità del fondo. È stata la forza perché la tecnologia ha trainato i rendimenti per oltre un decennio, premiando chi era esposto al mercato americano. È la fragilità perché un portafoglio così sbilanciato su un solo settore è più vulnerabile: una crisi della tecnologia (per valutazioni eccessive, regolamentazione, o un raffreddamento dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale) avrebbe un impatto pesante.

Per l’investitore questo significa che comprare il Nord America non equivale a comprare un’esposizione «neutra» all’economia: significa puntare in modo marcato sull’innovazione tecnologica americana. È una scommessa che storicamente ha pagato benissimo, ma che concentra molto il rischio su un singolo tema e su poche aziende.

Composizione settoriale (al 30 aprile 2026)Tecnologia40.9%Beni discrezionali13.2%Finanziari11.1%Industriali11.0%Salute7.7%Energia4.3%Beni di prima necessità3.4%Utilities2.6%Telecomunicazioni2.0%Materiali di base2.0%Immobiliare1.8%
Composizione settoriale. Fonte: Vanguard (factsheet ufficiale del fondo), dati al 30 aprile 2026.

6. Cosa aggiunge il Canada

La differenza più concreta tra questo ETF e un fondo sull’S&P 500 (o sugli Stati Uniti puri) è la presenza del Canada, che pesa circa il 4,7%. È una quota piccola, ma porta un’esposizione diversa e per certi versi complementare a quella americana.

L’economia canadese, infatti, è molto diversa da quella statunitense: non è dominata dalla tecnologia, ma dalle grandi banche (tra le più solide e generose di dividendi al mondo), dall’energia (petrolio, gas, con i giganti dei giacimenti di sabbie bituminose), dalle materie prime e dai trasporti (le grandi ferrovie). È un mercato più «di valore», ciclico e legato alle risorse naturali, l’opposto del profilo tecnologico americano.

In pratica, il Canada aggiunge una piccola dose di diversificazione settoriale: un po’ più di banche, energia e materie prime in un fondo altrimenti dominato dalla tecnologia. È un tocco marginale (meno del 5%), che non cambia la natura sostanzialmente «americana e tecnologica» del prodotto, ma è proprio ciò che distingue un ETF «Nord America» da uno sui soli Stati Uniti. Per chi vuole l’America con un piccolo extra di diversificazione verso le risorse naturali, è un dettaglio gradito.

Composizione geografica (al 30 aprile 2026)Stati Uniti95.2%Canada4.7%Regno Unito0.1%
Composizione geografica. Fonte: Vanguard (factsheet ufficiale del fondo), dati al 30 aprile 2026.

7. Nord America, S&P 500 o ETF mondiale: quale scegliere

La domanda più frequente di chi guarda questo ETF è: meglio il Nord America, l’S&P 500 o un ETF mondiale? Vale la pena rispondere con chiarezza, perché sono scelte che si sovrappongono molto.

Nord America vs S&P 500: sono quasi gemelli. L’S&P 500 è le 500 maggiori aziende dei soli Stati Uniti; il Nord America ne ha quasi 590 e aggiunge il Canada (~5%). Le performance storiche sono molto simili, perché entrambi sono dominati dalle stesse big tech americane. La differenza pratica è minima: chi sceglie il Nord America ottiene un pizzico di diversificazione canadese in più; chi sceglie l’S&P 500 ottiene l’indice americano più celebre e seguito al mondo. Nessuna delle due è «meglio» in assoluto.

Nord America vs ETF mondiale: qui la differenza è sostanziale. Un ETF mondiale (come un FTSE All-World) contiene Stati Uniti per circa il 60-65%, ma aggiunge Europa, Giappone, mercati emergenti e tutto il resto. È molto più diversificato geograficamente. Scegliere il Nord America al posto di un ETF mondiale significa rinunciare alla diversificazione globale per concentrarsi sul mercato americano: una scelta che ha pagato benissimo nell’ultimo decennio, ma che è anche una scommessa sul fatto che l’America continui a battere il resto del mondo. La storia dei mercati insegna che la leadership tra le aree geografiche ruota nel tempo, quindi è una decisione da prendere con consapevolezza. Molti investitori usano un ETF mondiale come nucleo e, semmai, aggiungono il Nord America come «sovrappeso» tattico sugli USA.

8. Le valutazioni e i dividendi

Sul fronte delle valutazioni, al 30 aprile 2026 il fondo presentava un rapporto prezzo/utili (P/E) di circa 26,9 volte, un rapporto prezzo/valore contabile molto alto (circa 5,1) e un rendimento da dividendo basso, intorno all’1,1%. Sono valutazioni elevate, decisamente più alte di quelle dei mercati europei o giapponesi, che riflettono sia l’alta qualità e redditività delle aziende americane (il rendimento sul capitale supera il 26%) sia le grandi aspettative di crescita incorporate nei prezzi.

Valutazioni alte non significano necessariamente «bolla», ma impongono prudenza. Da un lato, le aziende americane sono mediamente più profittevoli e in più rapida crescita di quelle del resto del mondo, il che giustifica in parte prezzi più alti. Dall’altro, comprare a multipli elevati riduce il margine di sicurezza: se la crescita futura dovesse deludere, o se l’entusiasmo per la tecnologia e l’intelligenza artificiale si raffreddasse, i prezzi alti diventerebbero un punto debole.

Il basso rendimento da dividendo (poco più dell’1%) conferma che questo è un mercato «di crescita» più che «di reddito»: le aziende americane preferiscono reinvestire gli utili o riacquistare azioni proprie anziché distribuire dividendi generosi. Trattandosi della classe ad accumulazione, comunque, i pochi dividendi non vengono distribuiti ma reinvestiti automaticamente nel fondo.

9. Il nodo del cambio: l’esposizione al dollaro

Il cambio è un fattore importante anche per questo ETF. La valuta di riferimento è il dollaro, e il fondo investe in aziende quotate in dollari americani (per il 95%) e canadesi (per il 5%), senza coprire il rischio di cambio. Per un investitore in euro, quindi, il rendimento dipende sia dall’andamento delle borse nordamericane sia da quello del dollaro USA rispetto all’euro.

È un fattore tutt’altro che secondario: il cambio euro/dollaro può muoversi anche del 10-15% in un anno, amplificando o erodendo significativamente il rendimento. Un dollaro forte gonfia i guadagni per chi investe in euro; un dollaro debole li riduce, anche a fronte di una borsa americana in rialzo. Esistono versioni «a cambio coperto» (EUR hedged) di alcuni ETF americani per chi vuole neutralizzare questo effetto, ma comportano costi aggiuntivi e, sul lungo periodo, l’effetto del cambio sulle azioni tende in parte a compensarsi.

Il punto da ricordare è che, comprando il Nord America in euro, si assume un’esposizione al dollaro: è parte integrante dell’investimento, non un dettaglio. Va messa in conto, soprattutto su orizzonti brevi, in cui le oscillazioni valutarie possono pesare quanto (o più) di quelle della borsa.

10. Metodo di replica, domicilio e proventi

Il fondo è domiciliato in Irlanda, è un fondo UCITS armonizzato e quota su Borsa Italiana in euro con ticker VNRA. La classe analizzata è ad accumulazione: i dividendi incassati dalle aziende vengono reinvestiti automaticamente nel fondo, a vantaggio dell’interesse composto e dell’efficienza fiscale (esistono anche versioni a distribuzione). La valuta di riferimento è il dollaro; l’esposizione valutaria reale è soprattutto al dollaro USA, non coperta.

La replica fisica e l’eccellente liquidità mantengono lo scostamento dall’indice (tracking error) molto contenuto: i dati ufficiali mostrano il fondo allineato quasi perfettamente al benchmark, anzi leggermente sopra negli ultimi periodi. È un ETF solido e di buone dimensioni, con un patrimonio complessivo della strategia di circa 5,96 miliardi di dollari (al 30 aprile 2026), un livello che garantisce ottima liquidità e continuità.

11. Costi reali e dimensione del fondo

Il costo annuo dichiarato (OCF, spese correnti) è dello 0,08%: un valore tra i più bassi in assoluto sul mercato, tipico degli ETF sui grandi indici americani, dove la concorrenza spinge i costi al minimo. Al costo si aggiungono lo spread denaro-lettera e le commissioni del proprio intermediario. La quotazione diretta in euro su Borsa Italiana rende il fondo molto comodo da acquistare, fermo restando che la comodità della valuta di scambio non elimina il rischio di cambio sul dollaro.

La dimensione è solida: il patrimonio complessivo della strategia è di circa 5,96 miliardi di dollari (al 30 aprile 2026, con circa 2,83 miliardi sulla singola classe analizzata), un livello che assicura liquidità e allontana ogni timore di chiusura. Il costo bassissimo è uno dei principali argomenti a favore di questo tipo di ETF.

12. I rischi (da leggere con attenzione)

Attenzione: è un azionario al 100% molto concentrato: su un Paese (USA ~95%), su un settore (tecnologia ~41%) e su pochi giganti (prime 10 oltre un terzo del fondo). Valutazioni elevate (P/E ~27) e rischio di cambio sul dollaro non coperto. Meno diversificato di un ETF mondiale.

I rischi di questo ETF sono quelli, accentuati, di un investimento fortemente concentrato sul mercato americano. Il primo è il rischio di mercato: è un azionario al 100%, che nelle crisi può perdere il 30-40% o più. Il secondo, più specifico, è la concentrazione: su un solo Paese (gli USA pesano il 95%), su un solo settore (la tecnologia vale il 41%) e su pochi titoli (le prime dieci aziende sono oltre un terzo del fondo). È molto meno diversificato di un ETF mondiale.

Il terzo rischio sono le valutazioni elevate: comprare a multipli alti (P/E quasi 27) riduce il margine di sicurezza e rende il fondo più vulnerabile a delusioni sulla crescita o a un raffreddamento dell’entusiasmo per la tecnologia e l’intelligenza artificiale. Il quarto è il rischio di cambio sul dollaro, non coperto, che può incidere molto sul risultato in euro. A questi si aggiunge il rischio «tematico»: una parte importante dei rendimenti recenti dipende da poche aziende legate all’AI, una scommessa che potrebbe non ripetersi in futuro.

Va mantenuto il senso delle proporzioni: si tratta di un ETF azionario diversificato su quasi 590 aziende, non di una scommessa su pochi titoli, e rappresenta il mercato che ha guidato i rendimenti mondiali per oltre un decennio. Ma la sua concentrazione (geografica, settoriale e sui pochi giganti) lo rende più rischioso di un indice globale: è una scelta legittima, da fare con consapevolezza e con un peso calibrato.

13. Che ruolo può avere in portafoglio

Il ruolo tipico di questo ETF dipende dalla filosofia dell’investitore. Per alcuni è il nucleo del portafoglio: chi crede nella superiorità di lungo periodo del mercato americano lo usa come pilastro centrale, accettandone la concentrazione in cambio dell’esposizione al motore dell’economia mondiale. Per altri è un sovrappeso tattico: un modo per aumentare la quota di USA rispetto a quella «di mercato» che si avrebbe con un ETF mondiale, scommettendo che l’America continui a fare meglio del resto del mondo.

È bene essere consapevoli del trade-off. Concentrarsi sul Nord America ha pagato benissimo nell’ultimo decennio, ma significa rinunciare alla diversificazione geografica globale: è una scommessa sulla continuità della leadership americana, che la storia dei mercati non garantisce. Chi preferisce non scommettere sulla geografia sceglie un ETF mondiale come nucleo; chi è convinto del primato USA sceglie il Nord America (o l’S&P 500).

Attenzione alle sovrapposizioni: chi possiede già un ETF azionario mondiale detiene già gli Stati Uniti per circa il 60-65% del portafoglio; aggiungere questo fondo significa sovrappesarli ulteriormente, concentrando ancora di più il rischio sulle stesse big tech. È una scelta legittima, ma da fare sapendo bene cosa si sta facendo. Conoscere cosa si possiede già è il primo passo per non ritrovarsi, senza accorgersene, con un portafoglio fatto quasi solo di America e tecnologia.

14. Tassazione italiana

Sul piano fiscale questo è un ETF azionario UCITS armonizzato, e segue le regole semplici degli ETF azionari, senza l’aliquota «mista» che riguarda gli ETF obbligazionari sui titoli di Stato.

Le plusvalenze realizzate alla vendita sono tassate al 26%. Trattandosi della classe ad accumulazione, non ci sono dividendi distribuiti da tassare anno per anno: i (pochi) proventi vengono reinvestiti nel fondo e l’intera imposizione è rinviata al momento della vendita, a vantaggio dell’interesse composto. Vale l’asimmetria fiscale tipica degli ETF armonizzati: le plusvalenze sono «redditi di capitale» e non compensabili con minusvalenze pregresse; le perdite realizzate vendendo l’ETF sono «redditi diversi» che finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro altri redditi diversi entro i quattro anni successivi.

Sugli adempimenti: con un intermediario italiano in regime amministrato è la banca a fare da sostituto d’imposta, applicare le imposte e l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, senza obbligo di quadro RW; con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con quadro RW e IVAFE dello 0,2% annuo. Come per ogni azionario estero non coperto, il 26% si applica al risultato in euro, che incorpora già l’effetto del cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro e, dopo qualche anno positivo, rivendi a 16.000 euro: la plusvalenza è di 6.000 euro, tassata al 26% per 1.560 euro, con un netto di 4.440 euro. Trattandosi di una classe ad accumulazione, durante il periodo di possesso non hai pagato nulla sui (pochi) dividendi, perché reinvestiti automaticamente nel fondo: l’imposta si paga tutta e sola al momento della vendita, sul guadagno complessivo. Va sottolineato un punto: quei 6.000 euro di guadagno sono il risultato combinato dell’andamento della borsa nordamericana e del cambio dollaro/euro. Un dollaro forte può aver gonfiato il risultato in euro, un dollaro debole averlo ridotto: è la natura di un investimento azionario estero non coperto dal cambio, e va messa in conto, soprattutto sugli orizzonti più brevi.

Da ricordare: tassazione da ETF azionario (26% sulle plusvalenze). Asimmetria sulle minusvalenze. Niente aliquota ridotta del 12,5% (riguarda solo i titoli di Stato). Essendo ad accumulazione, niente dividendi tassati ogni anno. Il 26% si applica al risultato in euro, che include già l’effetto del cambio sul dollaro. RW/IVAFE solo con broker estero.

15. Conclusione

Il Vanguard FTSE North America UCITS ETF è uno strumento efficiente ed economico (costo 0,08%) per esporsi all’intero mercato azionario nordamericano: gli Stati Uniti per il 95% e il Canada per il restante 5%. È il «cuore» della borsa mondiale, dominato dalle grandi aziende tecnologiche americane che hanno guidato i rendimenti dell’ultimo decennio, con l’aggiunta di un piccolo tocco canadese (banche, energia, materie prime) che lo distingue da un puro ETF sull’S&P 500.

Va però capito per quello che è: un’esposizione fortemente concentrata — su un Paese (gli USA), su un settore (la tecnologia, al 41%) e su pochi giganti — e a valutazioni elevate. È stata una scelta vincente negli ultimi anni, ma comporta una scommessa implicita sulla continuità della leadership americana e una minore diversificazione rispetto a un ETF mondiale. Rispetto all’S&P 500 le differenze sono minime (il Canada in più); rispetto a un ETF globale, la rinuncia alla diversificazione geografica è sostanziale. Sul piano fiscale, la semplicità del regime azionario e l’efficienza dell’accumulazione lo rendono facile da gestire. Se questa scheda ti ha aiutato a capire cosa contiene davvero, come si confronta con gli altri ETF americani e globali e quali rischi comporta, ha fatto il suo lavoro. Per il giusto peso degli Stati Uniti nel tuo portafoglio e per gli aspetti fiscali, vale la pena approfondire con le nostre guide o con un professionista.

Domande frequenti

In cosa è diverso da un ETF sull'S&P 500?

È molto simile, ma non identico. L’S&P 500 contiene le 500 maggiori aziende dei soli Stati Uniti; il Nord America ne ha quasi 590 e aggiunge il Canada (~4,7% al 30 aprile 2026). Le performance storiche sono molto vicine, perché entrambi sono dominati dalle stesse big tech americane. La differenza pratica è un pizzico di diversificazione canadese in più.

Cosa aggiunge il Canada?

Una piccola dose (~5%) di diversificazione settoriale diversa da quella americana: grandi banche, energia, materie prime e trasporti, settori più «di valore» e ciclici. Non cambia la natura sostanzialmente americana e tecnologica del fondo, ma è proprio ciò che distingue un ETF «Nord America» da uno sui soli USA.

Quanto pesa la tecnologia?

Moltissimo: circa il 41% al 30 aprile 2026, il peso più alto tra gli ETF azionari principali. Le prime posizioni sono NVIDIA, Alphabet (Google), Apple, Microsoft e Amazon, che da sole valgono circa un quarto del fondo. Comprare il Nord America significa, in larga parte, scommettere sulle grandi aziende tecnologiche americane.

Meglio questo o un ETF mondiale?

Dipende dalla filosofia. Un ETF mondiale contiene gli USA per circa il 60-65% ma aggiunge Europa, Giappone ed emergenti: è molto più diversificato. Scegliere il Nord America significa rinunciare alla diversificazione globale per concentrarsi sull’America: ha pagato negli ultimi anni, ma è una scommessa sulla continuità della leadership USA.

Qual è il rischio di cambio?

Il fondo investe in dollari (USA e canadesi) e non copre il cambio: per un investitore in euro il rendimento dipende anche dal dollaro USA contro l’euro, che può muoversi del 10-15% in un anno. Un dollaro forte gonfia i guadagni, uno debole li riduce. È parte integrante dell’investimento, non un dettaglio.

Come è tassato in Italia?

È un ETF azionario armonizzato: le plusvalenze sono tassate al 26%. Non si applica l’aliquota ridotta del 12,5% (riguarda solo i titoli di Stato). Essendo ad accumulazione, non ci sono dividendi distribuiti da tassare ogni anno: l’imposta si paga tutta alla vendita. RW/IVAFE solo con broker estero.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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