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XEON: l’ETF monetario per la liquidità — analisi e tassazione (ISIN LU0290358497)

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XEON: l’ETF monetario per la liquidità — analisi e tassazione (ISIN LU0290358497)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 10 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 11 Giugno 2026

XEON: l’ETF monetario per parcheggiare la liquidità — analisi completa (ISIN LU0290358497)

Scheda completa dell’ETF monetario in euro più diffuso: come funziona, rischi, confronto con il conto deposito e tassazione italiana — con la matematica del bollo che quasi nessuno spiega.

  • TER 0,10% · In euro (no cambio)
  • Tasso €STR · Legato alla BCE
  • Accumulazione · Imposta differita
  • AUM oltre 21 mld € · Replica swap

Dati ufficiali aggiornati al giugno 2026. Fonte: Xtrackers/DWS (factsheet ufficiale) e justETF. I rendimenti per anno solare sono dati di mercato e dipendono dai tassi BCE del periodo.

Lo Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap UCITS ETF — quasi tutti lo conoscono con il suo ticker, XEON — è il più diffuso «ETF monetario» in euro d’Europa, con un patrimonio di oltre venti miliardi. Non è un ETF pensato per crescere: è uno strumento per parcheggiare la liquidità, cioè per far fruttare i soldi che non vuoi (o non vuoi ancora) investire, ottenendo un rendimento vicino ai tassi di interesse a brevissimo termine dell’area euro.

È diventato popolarissimo tra gli investitori italiani come alternativa al conto deposito e come «sala d’attesa» per il capitale tra un investimento e l’altro. In questa scheda lo analizziamo a fondo — come funziona, i rischi, e soprattutto la tassazione italiana, con la matematica spesso trascurata del bollo e del confronto con il conto deposito. Perché su uno strumento che rende poco, ogni decimale conta.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap UCITS ETF 1C
ISIN LU0290358497
Ticker su Borsa Italiana XEON
Tipo di strumento ETF monetario (mercato monetario euro)
Indice replicato Solactive €STR +8.5 Daily (tasso €STR)
Costo annuo (TER) 0,10%
Metodo di replica Sintetica (swap unfunded, più controparti)
Politica dei proventi Accumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondo EUR (nessun rischio di cambio)
Domicilio Lussemburgo
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 21 miliardi di euro (al giugno 2026)
Data di lancio 25 maggio 2007
In sintesi: il più grande ETF monetario in euro, costo 0,10% annuo, in euro (nessun rischio di cambio). Serve a parcheggiare la liquidità, non a crescere. Rendimento legato ai tassi BCE; replica a swap.

2. A che cosa serve davvero: parcheggiare la liquidità

Partiamo dall’uso, perché è ciò che lo rende speciale. Ogni investitore ha una parte di patrimonio che resta liquida: il fondo di emergenza, i soldi destinati a un acquisto futuro, il capitale che aspetta il momento giusto per entrare sui mercati, o semplicemente la quota di portafoglio che si vuole tenere «al sicuro». Lasciare questa liquidità ferma sul conto corrente significa, di fatto, perderci: l’inflazione ne erode il potere d’acquisto e il conto non rende quasi nulla.

Uno strumento come XEON serve esattamente a questo: far rendere la liquidità a brevissimo termine, con oscillazioni di prezzo praticamente nulle e la possibilità di vendere e rientrare in possesso del denaro in qualsiasi giorno di Borsa. È la versione «in ETF» di un fondo monetario. Non promette guadagni: promette di non lasciare i soldi a rendere zero, mantenendoli comunque facilmente accessibili. È un attrezzo di gestione della liquidità, non un investimento per il rendimento.

I casi d’uso concreti sono molti. C’è chi lo usa per il fondo di emergenza, tenendolo a rendere qualcosa senza rinunciare alla disponibilità immediata. C’è chi vi parcheggia il capitale destinato a un acquisto programmato (una casa, un’auto, le tasse da pagare). C’è chi lo impiega come «sala d’attesa» per entrare gradualmente sui mercati con un piano di accumulo, lasciando fruttare la parte non ancora investita. E c’è chi lo tiene come componente difensiva e «cuscinetto» del portafoglio, da cui attingere per ribilanciare quando le Borse scendono. In tutti questi casi il filo conduttore è lo stesso: serve liquidità che renda qualcosa e che sia disponibile in fretta, senza rischio di prezzo significativo.

3. Come funziona: il tasso €STR e la BCE

XEON replica un indice costruito sul tasso €STR (Euro Short-Term Rate), il tasso di riferimento dei prestiti overnight (cioè «da un giorno all’altro») tra le banche dell’area euro, calcolato dalla Banca Centrale Europea. È, in pratica, il tasso più «vicino» a quello deciso dalla BCE per il brevissimo termine.

Il meccanismo è semplice: ogni giorno il valore del fondo cresce di una quota pari al tasso €STR (più un piccolo aggiustamento previsto dall’indice), capitalizzando giorno dopo giorno. Quando i tassi BCE sono positivi, il fondo guadagna; se i tassi scendono, guadagna di meno; se i tassi tornassero negativi — come accadde tra il 2015 e il 2022 — il fondo potrebbe arretrare leggermente. Il rendimento, dunque, non è fisso ma segue i tassi della BCE: è il suo pregio (si adegua in tempo reale ai rialzi) e il suo limite (cala quando la BCE taglia).

Una precisazione utile: il tasso €STR non va confuso con l’Euribor. L’Euribor è il tasso a cui le banche si aspettano di prestarsi denaro su scadenze più lunghe (una settimana, un mese, tre mesi…) e incorpora quindi anche le attese sui tassi futuri; l’€STR è il tasso effettivo overnight, cioè di un solo giorno, ed è il più «puro» riferimento del costo del denaro a brevissimo. XEON segue quest’ultimo, capitalizzato giorno per giorno: per questo il suo andamento è così regolare e privo di scossoni, e per questo reagisce quasi immediatamente alle decisioni della BCE, senza l’effetto «anticipo» tipico dei tassi a scadenza più lunga.

Esiste anche una classe a distribuzione dello stesso fondo (con un ISIN diverso), che stacca periodicamente i proventi invece di reinvestirli. La classe analizzata qui è quella ad accumulazione (1C), di gran lunga la più diffusa e — come vedremo nella parte fiscale — la più efficiente per chi parcheggia liquidità su più anni, perché rinvia la tassazione al momento della vendita.

4. La replica a swap: il punto che spaventa (e perché)

C’è un aspetto che spesso preoccupa chi legge la scheda tecnica: XEON usa una replica sintetica a swap, non possiede direttamente titoli del mercato monetario. In pratica il fondo stipula un contratto (uno swap) con una o più banche d’affari, che si impegnano a corrispondergli il rendimento dell’indice €STR. La parola «sintetico» fa pensare al rischio di controparte, ed è giusto conoscerlo — ma va inquadrato.

Primo: si tratta di uno swap unfunded e con più controparti (grandi banche internazionali), il che diluisce il rischio rispetto a un’unica controparte. Secondo, e soprattutto: la normativa UCITS impone limiti stringenti all’esposizione verso una singola controparte (non oltre il 10% del patrimonio) e richiede che lo swap sia garantito da collaterale. In condizioni normali il fondo detiene quindi titoli a garanzia che coprono l’esposizione. Il rischio di controparte non è zero, ma è incorniciato da regole pensate proprio per contenerlo. Per la maggior parte degli investitori, su un orizzonte di parcheggio della liquidità, è un rischio gestito e accettabile — ma è corretto sapere che esiste e che è di natura diversa da quello di un conto deposito.

C’è anche un risvolto positivo della replica a swap, spesso ignorato: su un indice «di tasso» come l’€STR, lo swap consente di seguire il rendimento in modo molto preciso e con costi operativi bassi, evitando di dover comprare e far ruotare continuamente una moltitudine di titoli a brevissima scadenza. È uno dei motivi per cui XEON riesce a tenere un TER così contenuto (0,10%) e una replica molto fedele. La scelta della struttura sintetica, qui, non è una scorciatoia rischiosa ma la soluzione tecnicamente più efficiente per replicare un tasso overnight.

5. Il rendimento segue i tassi (e oggi scende)

Il grafico mostra il rendimento per anno solare. Si nota subito il tratto distintivo: numeri piccoli e positivi quando i tassi salgono, vicini allo zero quando i tassi sono a terra. Nel 2022, ancora in regime di tassi quasi nulli, il rendimento è stato sostanzialmente piatto; con il rialzo dei tassi BCE del 2023-2024 è salito intorno al 3-4%; nel 2025, con la BCE che ha iniziato a tagliare, è sceso di nuovo.

La lezione è chiara: il rendimento di XEON è una fotografia dei tassi BCE del momento, e va guardato con questa consapevolezza. Non esiste un «rendimento di XEON» stabile da proiettare nel futuro: se la BCE continuerà a tagliare, il rendimento calerà di conseguenza. Quello che resta costante è la funzione: tenere la liquidità al passo con i tassi a breve, con rischio di prezzo minimo. La volatilità a un anno è stata intorno allo 0,08% e il massimo calo dello 0,01%: numeri che dicono «strumento sostanzialmente stabile».

Rendimento per anno solare (in euro)20252.22%20243.79%20233.27%2022-0.03%
Rendimenti per anno solare in euro. Fonte: Xtrackers/DWS (factsheet ufficiale) e justETF, dati al giugno 2026.

6. I rischi (contenuti, ma da conoscere)

Avvertenza: XEON non è coperto dalla garanzia sui depositi (FITD) come un conto deposito, e il suo rendimento cala quando la BCE taglia i tassi. È un parcheggio della liquidità, non un investimento per il rendimento: dopo tasse, bollo e inflazione il netto reale è modesto.

I rischi vanno detti con onestà, anche se sono contenuti. Il rischio di prezzo è minimo: XEON oscilla pochissimo. Il rischio di rendimento, invece, è reale ma «al ribasso del guadagno», non del capitale: se la BCE taglia i tassi, il rendimento futuro scende. Il rischio di controparte dello swap esiste, anche se mitigato dalle regole UCITS e dal collaterale.

C’è poi un punto che molti ignorano: a differenza di un conto corrente o di un conto deposito, XEON non è coperto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (la garanzia pubblica fino a 100.000 euro per depositante). È uno strumento finanziario, non un deposito bancario. In compenso, il suo patrimonio è separato da quello dell’emittente e investito secondo le regole dei fondi. Sono due forme di sicurezza diverse, ed è bene saperlo. Infine il rischio reale: dopo tasse e bollo, il rendimento netto può non battere l’inflazione. XEON protegge dal «rendere zero», non garantisce di preservare il potere d’acquisto.

Vale infine la pena ribadire una cosa sul rischio di reinvestimento: a differenza di un titolo a tasso fisso, che blocca il rendimento fino alla scadenza, XEON non «congela» nulla. Se i tassi scendono, il tuo rendimento scende con loro, giorno per giorno. È un bene quando i tassi salgono (ne approfitti subito) ma un limite quando scendono (non hai bloccato il tasso più alto di prima). Per questo, chi è convinto che i tassi caleranno e vuole «fissare» un rendimento per qualche anno, talvolta preferisce un titolo di Stato a tasso fisso a XEON: sono due filosofie diverse di gestione della liquidità, entrambe legittime a seconda delle proprie aspettative sui tassi.

7. XEON contro conto deposito, BOT e fondi monetari

Vale la pena confrontarlo con le alternative più comuni per la liquidità. Il conto corrente non rende quasi nulla: XEON è quasi sempre meglio. Il conto deposito offre un tasso spesso simile, a volte superiore se vincolato, ed è coperto dalla garanzia sui depositi fino a 100.000 euro; in cambio, però, vincola il capitale per un periodo e il suo interesse è tassato subito ogni volta che viene pagato. XEON resta liquido ogni giorno e — vedremo — differisce la tassazione alla vendita.

I titoli di Stato a breve (BOT, o BTP a scadenza vicina) offrono un vantaggio fiscale importante — l’aliquota agevolata del 12,5% — che XEON non ha; in cambio richiedono di scegliere e gestire la singola scadenza. I fondi monetari tradizionali fanno un lavoro simile a XEON ma spesso con costi più alti e senza la negoziabilità in Borsa. Non esiste lo strumento «migliore» in assoluto: dipende da quanto ti serve la liquidità immediata, dall’orizzonte e dalla tua situazione fiscale. XEON brilla soprattutto come parcheggio flessibile e senza vincoli.

8. Tassazione italiana: la matematica che conta

Su uno strumento che rende poco, la fiscalità non è un dettaglio: può mangiarsi una fetta consistente del già modesto rendimento. Qui fiscoinvestimenti ti aiuta a fare i conti per davvero.

26% sul guadagno, niente aliquota del 12,5%

XEON è un ETF UCITS armonizzato, quindi segue le regole fiscali degli ETF. Il guadagno (la differenza tra prezzo di vendita e di acquisto) è tassato al 26%. Non si applica l’aliquota agevolata del 12,5%: quella è riservata ai titoli di Stato dei Paesi white list, e XEON non investe in titoli di Stato ma replica un tasso tramite uno swap. È un punto importante, perché distingue XEON da un BOT o da un BTP a breve, che invece beneficiano del 12,5%.

Vale inoltre la consueta asimmetria fiscale degli ETF: il guadagno è «reddito di capitale» e non è compensabile con eventuali minusvalenze pregresse. È un limite teorico, ma su XEON conta poco: lo strumento oscilla così poco che è difficile generare minusvalenze rilevanti, e altrettanto difficile avere grandi guadagni da voler compensare. La fiscalità di XEON è, in sostanza, semplice: 26% sul piccolo guadagno, al momento della vendita.

Il vantaggio dell’accumulazione: imposta differita

C’è però un vantaggio fiscale autentico, ed è la classe ad accumulazione. XEON non distribuisce interessi: li reinveste, facendoli capitalizzare. Questo significa che la tassa del 26% si paga solo quando vendi, non ogni anno. Su un conto deposito, invece, l’interesse è tassato al 26% ogni volta che viene accreditato: paghi subito, e reinvesti solo il netto. Con XEON, finché non vendi, capitalizza il lordo. Su orizzonti di più anni questo differimento dell’imposta produce un piccolo ma concreto vantaggio di interesse composto a tuo favore. È il principale motivo «tecnico» per cui molti preferiscono XEON al conto deposito a parità di tasso.

Il bollo dello 0,2%: il costo nascosto

Attenzione però al convitato di pietra: l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore del deposito titoli. Sembra poco, ma su uno strumento che rende, poniamo, il 2% lordo, lo 0,2% di bollo equivale a un decimo dell’intero rendimento, prima ancora delle imposte. È un costo che con XEON paghi sempre (se detenuto presso un intermediario italiano), mentre un conto deposito «puro» (non un dossier titoli) può essere soggetto a un bollo fisso di 34,20 euro l’anno per le persone fisiche. La convenienza relativa, quindi, dipende dagli importi: su somme elevate il bollo fisso del conto deposito può pesare meno dello 0,2% proporzionale. È un calcolo da fare caso per caso — ed è esattamente il tipo di dettaglio che fa la differenza su strumenti a basso rendimento.

Un confronto fiscale che molti si pongono è quello con i titoli di Stato a breve (BOT e BTP a scadenza ravvicinata). Qui XEON parte svantaggiato: i titoli di Stato italiani godono dell’aliquota agevolata del 12,5% sugli interessi e sulle plusvalenze, contro il 26% di XEON. A parità di rendimento lordo, dunque, un BOT lascia in tasca di più. In compenso XEON è più comodo: non devi scegliere la scadenza, reinvestire alla scadenza del titolo (il cosiddetto rischio di «rinnovo») né gestire più operazioni; capitalizzi e basta, e vendi quando vuoi. La scelta è quindi tra il maggior vantaggio fiscale dei titoli di Stato e la massima semplicità e flessibilità di XEON: per piccole somme e parcheggi brevi spesso vince la praticità, per importi più grandi e orizzonti definiti può convenire il titolo di Stato.

Adempimenti e (assenza di) rischio cambio

Sugli adempimenti, vale quanto detto per ogni ETF. Con un intermediario italiano in regime amministrato è la banca a fare da sostituto d’imposta, ad applicare il bollo dello 0,2% e a gestire tutto: non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con quadro RW e IVAFE (0,2%) al posto del bollo. Trattandosi di un fondo in euro, non c’è alcun rischio di cambio: un vantaggio non da poco rispetto a molti altri ETF e un motivo in più per cui funziona bene come parcheggio della liquidità in euro.

Esempio pratico: 20.000 euro per un anno

Un esempio per fissare i conti. Parcheggi 20.000 euro in XEON per un anno in cui rende il 2% lordo: il guadagno lordo è 400 euro. Da qui togli il bollo dello 0,2% (circa 40 euro) e, alla vendita, il 26% sul guadagno (circa 104 euro). Il netto è attorno ai 256 euro, cioè un rendimento netto reale di poco sopra l’1,2%. Non è una fortuna — ed è il punto: XEON serve a non lasciare quei 20.000 euro a rendere zero sul conto, non a farti guadagnare. Se nel frattempo l’inflazione fosse superiore all’1,2%, staresti comunque perdendo un po’ di potere d’acquisto: meno che tenendoli fermi, ma comunque qualcosa.

Da ricordare: 26% sul guadagno solo alla vendita (accumulazione = imposta differita), niente 12,5%, ma occhio al bollo 0,2% che su rendimenti bassi pesa molto. Nessun rischio di cambio.

9. Che ruolo può avere in portafoglio

Il ruolo di XEON in un portafoglio è chiaro e prezioso, purché non lo si confonda con un investimento. È il contenitore della liquidità tattica e del fondo di emergenza (la parte che vuoi sempre accessibile), la «sala d’attesa» per il capitale che entrerà gradualmente sui mercati, e il posto dove tenere la quota difensiva del portafoglio quando non si vuole rischio di tasso (a differenza di un ETF obbligazionario a lunga scadenza, che invece oscilla con i tassi).

Va invece evitato l’errore di vederlo come un sostituto degli investimenti: il suo rendimento, dopo tasse, bollo e inflazione, è destinato a essere modesto e a calare se la BCE taglia i tassi. È un attrezzo di gestione della liquidità, non un motore di crescita del patrimonio. Usato per ciò che è — un parcheggio flessibile, liquido e senza rischio di prezzo significativo — è uno degli strumenti più utili e sottovalutati a disposizione dell’investitore italiano.

10. Conclusione

XEON è lo standard di fatto per chi vuole far fruttare la liquidità in euro senza vincoli e senza oscillazioni rilevanti: enorme, liquido, economico (TER 0,10%), in euro e quindi senza rischio di cambio. La replica a swap e l’assenza della garanzia sui depositi sono i suoi limiti, da conoscere ma per molti accettabili in cambio della flessibilità. Il rendimento segue i tassi BCE: ottimo quando salgono, magro quando scendono.

Sul piano fiscale il quadro è semplice (26%, niente 12,5%, asimmetria poco rilevante), con un vantaggio reale — il differimento dell’imposta grazie all’accumulazione — e un costo da non sottovalutare, il bollo dello 0,2% che su rendimenti bassi pesa molto. Per decidere se conviene più di un conto deposito o di un BOT serve fare i conti sul tuo caso: importo, orizzonte, tasso del momento e fiscalità. Le nostre guide su tassazione, bollo e titoli di Stato possono aiutarti a farli con precisione.

Domande frequenti

Che cos'è XEON in parole semplici?

È un ETF «monetario» in euro: serve a parcheggiare la liquidità ottenendo un rendimento vicino ai tassi di interesse a brevissimo termine dell’area euro (il tasso €STR, legato alle decisioni della BCE). Oscilla pochissimo e si può vendere ogni giorno di Borsa. Non è pensato per crescere, ma per non lasciare i soldi a rendere zero.

Quanto rende XEON?

Dipende dai tassi BCE del momento. Quando i tassi salgono rende di più (intorno al 3-4% nel 2023-2024), quando scendono rende meno (circa il 2% nel 2025). Non esiste un rendimento fisso: segue in tempo reale i tassi a breve. Da questo vanno tolti il bollo dello 0,2% e il 26% di tasse sul guadagno.

È più conveniente di un conto deposito?

Dipende. XEON è liquido ogni giorno (niente vincoli) e differisce la tassazione alla vendita, grazie all’accumulazione. Il conto deposito è coperto dalla garanzia sui depositi fino a 100.000 euro e tassa l’interesse subito. Su importi elevati va confrontato anche il bollo (0,2% proporzionale su XEON contro l’eventuale bollo fisso del conto). È un calcolo da fare sul proprio caso.

La replica a swap è pericolosa?

Comporta un rischio di controparte, perché XEON non possiede titoli ma uno swap con grandi banche. Tuttavia è uno swap con più controparti e, soprattutto, le regole UCITS limitano l’esposizione verso ciascuna (max 10%) e richiedono garanzie. Il rischio non è zero ma è incorniciato da regole pensate per contenerlo.

Come è tassato in Italia?

Come un ETF armonizzato: 26% sul guadagno, pagato solo alla vendita (è ad accumulazione). Non si applica il 12,5% dei titoli di Stato. Con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche il bollo dello 0,2%; con un broker estero servono quadro RW e IVAFE.

XEON ha rischio di cambio?

No. È un fondo in euro che replica un tasso in euro: per un investitore dell’area euro non c’è rischio di cambio. È uno dei motivi per cui funziona bene come parcheggio della liquidità in euro, a differenza di molti ETF in dollari.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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