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iShares S&P 500 Health Care: analisi (ISIN IE00B43HR379)

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iShares S&P 500 Health Care: analisi (ISIN IE00B43HR379)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

iShares S&P 500 Health Care Sector UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B43HR379)

Scheda completa dell’ETF sul settore sanitario USA: difensivo (la gente si cura sempre) e in crescita strutturale (l’invecchiamento della popolazione). Composizione reale, il peso di Eli Lilly, i rischi politici e la tassazione italiana. Dati ufficiali, sempre datati.

  • TER 0,15% (bassissimo) · Accumulazione
  • ~60 titoli: farma, biotech, dispositivi
  • Difensivo + megatrend demografico
  • Concentrato: Eli Lilly + J&J ~25%

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. Il rendimento indicato è un dato di mercato.

L’iShares S&P 500 Health Care Sector UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nell’intero settore della sanita’ statunitense: le grandi case farmaceutiche, le biotecnologie, i produttori di dispositivi medici, le assicurazioni sanitarie e le aziende di strumenti per la diagnostica e la ricerca. In pratica, isola e raccoglie tutte le aziende del settore sanitario presenti nell’indice S&P 500, da Eli Lilly a Johnson & Johnson.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso: la sanita’ è un settore speciale, con due caratteristiche che lo rendono uno dei più interessanti per un investitore di lungo periodo. La prima è la difensivita’: la gente si cura sempre, in ogni fase del ciclo economico, il che rende la domanda stabile e poco sensibile alle recessioni. La seconda è un potente megatrend demografico: la popolazione mondiale invecchia, e una popolazione più anziana spende molto di più in salute. Difesa nel breve, crescita strutturale nel lungo: è la combinazione che rende questo settore così particolare.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares S&P 500 Health Care Sector UCITS ETF USD (Acc)
ISIN IE00B43HR379
Ticker IUHC / QDVG
Indice replicato S&P 500 Capped 35/20 Health Care
Costo annuo (TER) 0,15%
Metodo di replica Fisica a replica totale
Politica dei proventi Accumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondo USD (dollaro USA)
Esposizione geografica Stati Uniti (settore sanita’ dell’S&P 500)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 2,2 miliardi di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 60
Data di lancio 20 novembre 2015
In sintesi: tutto il settore sanitario USA dell’S&P 500 (farma, biotech, dispositivi, assicurazioni). ~60 titoli, costo bassissimo 0,15%. Un raro settore «difensivo ma in crescita»: stabile nelle crisi, con il vento in poppa della demografia.

2. Un settore difensivo: la gente si cura sempre

Partiamo dalla difensivita’, perché è la qualità che distingue la sanita’ da quasi tutti gli altri settori. La domanda di cure mediche, farmaci e servizi sanitari è in larga parte indipendente dal ciclo economico: quando arriva una recessione, le persone tagliano le vacanze, rimandano l’auto nuova, riducono le spese superflue — ma non smettono di curarsi, di comprare i farmaci di cui hanno bisogno, di andare dal medico. La salute non è un lusso rinunciabile, è una necessità.

Questo rende i ricavi delle aziende sanitarie relativamente stabili e prevedibili, anche nei momenti difficili dell’economia. Storicamente, il settore sanitario tende a comportarsi in modo «difensivo»: scende meno della media nelle fasi di crisi e di paura, offrendo una certa protezione al portafoglio. Non è un porto sicuro come un titolo di Stato — resta pur sempre un investimento azionario, che nelle crisi scende anche lui — ma è tra i settori azionari più «resistenti». È il motivo per cui molti investitori lo considerano un modo per avere un’esposizione azionaria un po’ meno nervosa, capace di partecipare ai rialzi delle borse con una rete di protezione in più nei ribassi.

Da ricordare: la domanda di cure è poco sensibile alle recessioni — la salute non è un lusso rinunciabile. Per questo la sanita’ scende meno della media nelle crisi. Resta comunque azionaria, non un porto sicuro.

3. Il megatrend: invecchiamento e innovazione

Veniamo al secondo grande motore, quello di lungo periodo: la demografia. È uno dei pochi megatrend praticamente certi del nostro tempo: la popolazione mondiale, e in particolare quella dei Paesi sviluppati, sta invecchiando rapidamente. Le persone vivono più a lungo, e la quota di anziani sul totale cresce di anno in anno. E gli anziani, semplicemente, hanno bisogno di molte più cure: una persona di settant’anni spende per la salute un multiplo di quanto spende una di trenta.

Questo significa che la domanda di farmaci, cure, dispositivi medici e assistenza è destinata a crescere strutturalmente per decenni, a prescindere dagli alti e bassi dell’economia. È un vento in poppa potente e duraturo per l’intero settore. A questo si aggiunge un secondo grande motore di crescita: l’innovazione. La sanita’ è uno dei settori dove la ricerca avanza più rapidamente — nuove terapie, biotecnologie, farmaci rivoluzionari (basti pensare ai recenti farmaci contro l’obesita’ e il diabete, che hanno trasformato le prospettive di alcune aziende), chirurgia robotica, diagnostica avanzata. La combinazione di una domanda demografica in crescita e di un’innovazione continua fa della sanita’ un raro settore «difensivo ma in crescita»: stabile come pochi, ma con prospettive di espansione di lungo periodo. È questa doppia natura il suo principale fascino come investimento.

4. Composizione: farma, biotech, dispositivi e assicurazioni

Al 31 maggio 2026 il fondo conteneva circa 60 titoli — tutte le aziende sanitarie dell’S&P 500 — ma con una concentrazione elevata in testa. La prima posizione è Eli Lilly, che da sola pesa quasi il 14%: è l’azienda diventata protagonista assoluta grazie ai suoi farmaci contro l’obesita’ e il diabete, un mercato in esplosione. Segue Johnson & Johnson (oltre l’11%), colosso storico della farmaceutica e dei dispositivi. Le prime due, insieme, valgono circa un quarto del fondo.

Il resto del paniere è un campionario dell’eccellenza sanitaria americana: grandi case farmaceutiche (AbbVie, Merck), il gigante delle assicurazioni sanitarie UnitedHealth, le biotecnologie (Amgen, Gilead), gli strumenti per laboratori e ricerca (Thermo Fisher), i dispositivi e la diagnostica (Abbott) e la robotica chirurgica (Intuitive Surgical). È un’esposizione completa a tutte le anime del settore: farmaci, biotech, dispositivi, assicurazioni, strumenti. Va notata, però, la forte dipendenza dai pochi nomi in cima: il destino del fondo è legato in misura significativa all’andamento di Eli Lilly e Johnson & Johnson, una concentrazione di cui essere consapevoli.

# Società Paese Peso
1 Eli Lilly Farmaceutica (anti-obesita') 13.75%
2 Johnson & Johnson Farma/dispositivi 11.11%
3 AbbVie Farmaceutica 7.25%
4 Merck Farmaceutica 5.63%
5 UnitedHealth Group Assicurazione sanitaria 4.62%
6 Amgen Biotecnologie 3.57%
7 Thermo Fisher Scientific Strumenti/laboratori 3.49%
8 Abbott Laboratories Dispositivi/diagnostica 3.36%
9 Gilead Sciences Biotecnologie 3.27%
10 Intuitive Surgical Robotica chirurgica 3.09%
Prime 10 posizioni (al 31 maggio 2026)Eli Lilly13.8%Johnson & Johnson11.1%AbbVie7.2%Merck5.6%UnitedHealth Group4.6%Amgen3.6%Thermo Fisher Scientific3.5%Abbott Laboratories3.4%Gilead Sciences3.3%Intuitive Surgical3.1%
Pesi delle prime 10 posizioni: notare il peso di Eli Lilly e J&J. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Ultimi 12 mesi +14,26%

5. Le cinque anime del settore

Per capire davvero cosa si compra, conviene distinguere le diverse anime che convivono dentro il settore sanitario, perché hanno caratteristiche e rischi differenti. La prima sono le grandi case farmaceutiche «classiche» (Eli Lilly, Johnson & Johnson, AbbVie, Merck): aziende mature, molto redditizie, che vivono di farmaci protetti da brevetto e di una pipeline di nuove scoperte. La seconda sono le biotecnologie (Amgen, Gilead): più orientate alla ricerca di frontiera, potenzialmente più esplosive ma anche più rischiose, perché molto dipende dal successo o dal fallimento di singoli farmaci sperimentali.

La terza anima sono i dispositivi medici e la diagnostica (Abbott, Intuitive Surgical con la sua chirurgia robotica): aziende che producono apparecchiature e strumenti, spesso con ricavi più stabili e ricorrenti (pensa ai materiali di consumo usati di continuo negli ospedali). La quarta sono gli strumenti per la ricerca e i laboratori (Thermo Fisher), i «fornitori di picconi e pale» della ricerca medica. E la quinta, molto particolare, sono le assicurazioni sanitarie (UnitedHealth), che negli Stati Uniti hanno un peso enorme e un modello di business completamente diverso da quello di chi produce le cure. Il bello di un ETF settoriale come questo è che le raccoglie tutte insieme, dando un’esposizione completa all’intera filiera della salute: chi non saprebbe quale sotto-settore scegliere li prende tutti, diversificando il rischio specifico di ciascuno.

6. La rivoluzione dei farmaci anti-obesita’

Merita un approfondimento il fenomeno che, più di ogni altro, ha trasformato il settore negli ultimi anni: la rivoluzione dei farmaci contro l’obesita’ e il diabete. Una nuova classe di medicinali si è rivelata straordinariamente efficace nel far perdere peso, aprendo un mercato potenzialmente enorme — l’obesita’ è un problema diffusissimo in tutto il mondo occidentale. Le aziende leader in questo campo, su tutte Eli Lilly, hanno visto i loro ricavi e il loro valore in borsa esplodere, diventando le protagoniste assolute del settore (non a caso Eli Lilly è oggi la prima posizione del fondo, con un peso vicino al 14%).

È un esempio perfetto di come l’innovazione possa creare improvvisamente valore enorme nella sanita’, e di come un ETF settoriale permetta di partecipare a questi sviluppi senza dover indovinare in anticipo quale singola azienda vincera’. Ma è anche un monito sui due lati di questa concentrazione: da un lato, chi possedeva il fondo ha beneficiato del boom; dall’altro, un peso così alto su un singolo tema e una singola azienda crea una dipendenza. Se la corsa di questi farmaci dovesse rallentare — per concorrenza, per problemi di sicurezza emersi, o semplicemente perché le aspettative erano già troppo alte — il fondo ne risentirebbe in misura amplificata. È la dimostrazione concreta che, anche in un settore «difensivo», la concentrazione su pochi grandi nomi introduce un rischio specifico di cui tenere conto. Le mode, anche quelle fondate su scoperte reali, possono sempre rientrare.

7. È una «fetta» dell’S&P 500: come usarla bene

Una precisazione utile per chi già possiede un ETF sull’America: questo fondo non è un investimento «diverso» dal mercato americano, ma una sua fetta. Le aziende che contiene sono le stesse del settore sanitario già presenti in un S&P 500 o in un indice mondiale; comprando questo ETF non si aggiunge qualcosa di nuovo da zero, ma si sovrappesa deliberatamente la sanita’ rispetto al suo peso «naturale» nel mercato.

Ha senso, quindi, per chi ha una convinzione specifica: crede che la sanita’ fara’ meglio della media del mercato, grazie alla demografia e all’innovazione, e vuole scommetterci sopra; oppure vuole rendere il proprio portafoglio più difensivo, aumentando il peso di un settore stabile. Non ha invece molto senso come «aggiunta» distratta accanto a un S&P 500, perché si finirebbe per avere semplicemente più sanita’ senza un motivo preciso, con il rischio di una sovrapposizione inconsapevole. Come ogni scommessa settoriale, va fatta con intenzione e come inclinazione misurata, non come duplicato casuale di cio’ che si ha già.

Un modo utile di pensarlo è questo: in un S&P 500 la sanita’ pesa «in automatico» una certa percentuale, decisa dal mercato; comprando questo ETF in aggiunta, scegli di portarla a un peso più alto, perché tu ci credi più del mercato. È una decisione attiva e legittima, ma va presa con consapevolezza del dosaggio complessivo: sommando la sanita’ già contenuta nel tuo indice principale e quella aggiunta con questo ETF, è bene sapere quanto pesa davvero il settore sul totale del portafoglio, per non ritrovarsi sbilanciati senza averlo deciso.

Da capire bene: non è un investimento «diverso» dal mercato USA, ma una sua fetta. Comprandolo sovrappesi la sanita’. Ha senso per convinzione specifica o per più difensivita’, non come aggiunta casuale a un S&P 500 che già la contiene.

8. I rischi (politica, brevetti, concentrazione)

Veniamo ai rischi, che pure ci sono e sono specifici. Il primo, e il più rilevante, è il rischio politico e regolatorio. La sanita’, soprattutto negli Stati Uniti, è un tema politico caldissimo: il prezzo dei farmaci è al centro del dibattito da anni, e le riforme volte a calmierarlo (per esempio dando allo Stato il potere di negoziare i prezzi di alcuni medicinali) possono ridurre i profitti delle aziende farmaceutiche. Ogni tornata elettorale americana porta con se’ incertezza su possibili interventi nel settore.

Il secondo rischio specifico è il cosiddetto «patent cliff» (la «scogliera dei brevetti»): i farmaci di maggior successo sono protetti da brevetti che, prima o poi, scadono, aprendo la strada ai concorrenti generici e facendo crollare i ricavi del prodotto. Le grandi case farmaceutiche vivono in una corsa continua per sostituire i farmaci che perdono il brevetto con nuove scoperte, e non sempre ci riescono. A questi si aggiungono il rischio delle cause legali (frequenti nel settore), la concentrazione su pochi nomi e su un solo settore, e — trattandosi di aziende americane — la concentrazione geografica sugli Stati Uniti e il rischio di cambio sul dollaro. Investire in un solo settore, per quanto solido, è intrinsecamente meno diversificato che investire nel mercato intero: è una scommessa mirata, con i suoi rischi specifici.

Un rischio più sottile, ma importante per non avere aspettative ingenue, riguarda le valutazioni. La reputazione di settore «difensivo e in crescita» è ormai ben nota a tutti gli investitori, e questo fa sì che le grandi aziende sanitarie raramente siano «a buon mercato»: spesso scambiano a prezzi elevati, perché il mercato incorpora già le buone prospettive demografiche e l’innovazione attesa. Il rischio, quindi, non è tanto che il settore vada male (di solito regge bene), quanto di pagarlo troppo al momento dell’acquisto, con il risultato di rendimenti futuri più contenuti del previsto. È lo stesso meccanismo che vale per le aziende di qualità: cio’ che è solido e desiderabile tende a costare caro, e il prezzo pagato conta sempre. Va aggiunto che, in alcune fasi, la sanita’ può anche restare indietro rispetto a un mercato trainato da altri settori (come la tecnologia di crescita): la difensivita’ ha il suo prezzo, e si paga in termini di minor slancio nelle grandi corse rialziste. Conoscere questi limiti aiuta a comprarlo per le ragioni giuste e con aspettative realistiche.

9. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso per l’investitore che vuole una esposizione difensiva e di lungo periodo a un settore con venti strutturali favorevoli, e che condivide la tesi che demografia e innovazione continueranno a trainare la spesa sanitaria. Ha senso per chi cerca un modo per rendere il proprio portafoglio un po’ meno nervoso, aggiungendo un settore stabile, senza rinunciare al potenziale di crescita. Ed è adatto a chi non saprebbe quale singola azienda farmaceutica scegliere e preferisce comprare l’intero settore, diversificando.

Ha invece meno senso per chi è a disagio con il rischio politico e regolatorio (che nella sanita’ è sempre presente e imprevedibile), per chi non vuole concentrazione su pochi nomi, e per chi già possiede un S&P 500 e lo comprasse senza una ragione precisa, finendo per duplicare inconsapevolmente la sua componente sanitaria. Come ogni scommessa settoriale, va inserito con misura — una quota satellite, non il nucleo del portafoglio — e con la consapevolezza che concentrarsi su un solo settore, per quanto solido e promettente, è intrinsecamente più rischioso che possedere il mercato intero. Usato così, con intenzione e dosaggio, è uno strumento di qualità; usato senza criterio, è solo un modo per sbilanciarsi senza accorgersene.

10. Replica, costi e la versione globale

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a replica totale, è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e ad accumulazione (i dividendi sono reinvestiti). Il costo annuo (TER) è di appena lo 0,15%, molto basso per un ETF settoriale: gli ETF di iShares sui settori dell’S&P 500 sono tra i più economici della categoria. Il fondo è di buone dimensioni e liquido, negoziabile su Borsa Italiana. La valuta di riferimento è il dollaro, con il consueto rischio di cambio per l’investitore italiano.

Trattandosi della «fetta sanitaria» dell’S&P 500, l’esposizione è quasi interamente statunitense: è un investimento sulla sanita’ americana, la più grande, innovativa e profittevole del mondo, ma anche la più esposta ai rischi regolatori interni agli Stati Uniti. Esistono anche ETF sulla sanita’ a livello globale (che includono i grandi nomi europei come Novo Nordisk, Roche, Novartis): chi cerca una diversificazione geografica del settore, e non solo l’America, può valutarli come alternativa o complemento.

11. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’iShares S&P 500 Health Care è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un qualunque ETF azionario (la natura settoriale non comporta particolarita’ fiscali). Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno è «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni.

La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF e, dopo qualche anno favorevole alla sanita’, rivendi a 13.500: la plusvalenza è di 3.500 euro, tassata al 26% per 910 euro. Trattandosi di un ETF, quei 910 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse; viceversa, se lo vendessi in perdita (magari dopo una riforma sui prezzi dei farmaci che penalizza il settore), la minusvalenza andrebbe nello zainetto, utilizzabile contro futuri redditi diversi entro quattro anni. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: è un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

12. Conclusione

L’iShares S&P 500 Health Care è uno degli ETF settoriali più interessanti per un investitore di lungo periodo, perché combina due qualità rare: la difensivita’ (la gente si cura sempre, anche nelle recessioni) e un potente megatrend di crescita (l’invecchiamento della popolazione e l’innovazione medica). È un raro settore «difensivo ma in crescita», a costo bassissimo (0,15%), che da’ accesso all’eccellenza sanitaria americana — dalle grandi farmaceutiche alle biotecnologie, fino alla robotica chirurgica.

Va però trattato per quello che è: una scommessa settoriale mirata, da fare con intenzione (per convinzione sulla sanita’ o per rendere più difensivo il portafoglio), non un duplicato casuale di un S&P 500 che già la contiene. I suoi rischi specifici — politico-regolatori (prezzi dei farmaci), patent cliff, concentrazione su pochi nomi e su un solo Paese — vanno conosciuti. Sul piano fiscale è un normale ETF azionario: 26%, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per approfondire questi aspetti, o per capire quanto spazio dare a una scommessa settoriale nel tuo portafoglio, vale la pena consultare le nostre guide dedicate o un professionista. La sintesi: la sanita’ è uno dei pochi settori che unisce stabilita’ e crescita strutturale, ma resta una scommessa concentrata su un unico settore e un unico Paese, da dosare con misura e da inserire in un portafoglio già ben diversificato.

Domande frequenti

Perché' la sanita' e' considerata un settore «difensivo»?

Perché la domanda di cure e farmaci è poco sensibile al ciclo economico: nelle recessioni la gente taglia molte spese, ma non smette di curarsi. Questo rende i ricavi delle aziende sanitarie stabili e prevedibili, e il settore tende a scendere meno della media nelle fasi di crisi. Resta comunque un investimento azionario.

Qual e' il megatrend di lungo periodo?

L’invecchiamento della popolazione: viviamo più a lungo e la quota di anziani cresce, e gli anziani spendono molto di più in salute. La domanda sanitaria è destinata a crescere strutturalmente per decenni. A questo si aggiunge l’innovazione continua (nuovi farmaci, biotech, robotica chirurgica).

Quali sono i rischi principali?

Soprattutto il rischio politico-regolatorio: negli USA il prezzo dei farmaci è un tema caldo e le riforme possono ridurre i profitti. Poi il «patent cliff» (la scadenza dei brevetti dei farmaci di successo), le cause legali, la concentrazione su pochi nomi (Eli Lilly e J&J pesano un quarto) e su un solo Paese e settore.

Ha senso se ho già' un ETF sull'S&P 500?

Questo ETF è una «fetta» dell’S&P 500, non qualcosa di nuovo: comprandolo sovrappesi la sanita’. Ha senso solo se hai una convinzione specifica (credi che la sanita’ fara’ meglio della media) o vuoi rendere il portafoglio più difensivo. Non come aggiunta casuale, che creerebbe solo una sovrapposizione inconsapevole.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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