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iShares Developed Markets Property Yield (REIT): analisi (ISIN IE00B1FZS350)

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iShares Developed Markets Property Yield (REIT): analisi (ISIN IE00B1FZS350)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026🔄 Aggiornato il 12 Giugno 2026

iShares Developed Markets Property Yield UCITS ETF (REIT): analisi completa (ISIN IE00B1FZS350)

Scheda completa dell’ETF immobiliare globale: il «mattone in Borsa» (REIT) con dividendo trimestrale ~3%. Cosa sono i REIT, perché sono sensibili ai tassi (il crollo del 2022), perché non è come comprar casa, e la tassazione italiana (niente IMU). Dati ufficiali, sempre datati.

  • Immobiliare globale (REIT) · Distribuzione
  • Dividendo trimestrale ~3% dagli affitti
  • Sensibile ai tassi (crollo nel 2022)
  • Data center + logistica + negozi

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. Il rendimento da dividendo e i rendimenti indicati sono dati di mercato, variabili nel tempo.

L’iShares Developed Markets Property Yield UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nell’immobiliare quotato di tutto il mondo sviluppato: centinaia di società immobiliari — i cosiddetti REIT — che possiedono e affittano magazzini, centri commerciali, data center, uffici, appartamenti, immobili sanitari e altro ancora, in decine di Paesi. In pratica è un modo per portare in portafoglio il «mattone», ma in forma liquida e diversificata, comprabile in Borsa come un qualsiasi ETF.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso, perché questo ETF introduce una vera e propria asset class a parte, diversa dalle azioni «normali» e dalle obbligazioni: l’immobiliare. Per l’investitore italiano, da sempre innamorato del mattone, è uno strumento particolarmente interessante — ma anche spesso frainteso. Comprare un ETF immobiliare non è come comprare casa, e capire cosa sono i REIT, come generano reddito e perché sono così sensibili ai tassi d’interesse è essenziale per usarlo bene, sfruttando il suo bel dividendo senza farsi sorprendere dai suoi rischi.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares Developed Markets Property Yield UCITS ETF USD (Dist)
ISIN IE00B1FZS350
Ticker IWDP / IUKP (varianti)
Indice replicato FTSE EPRA/NAREIT Developed Dividend+
Costo annuo (TER) 0,59%
Metodo di replica Fisica a campionamento ottimizzato
Politica dei proventi Distribuzione (cedola trimestrale)
Rendimento da dividendo ~2,9% (variabile)
Valuta del fondo USD (dollaro USA)
Esposizione REIT/immobiliare quotato mondo sviluppato
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 1 miliardo di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 325
Data di lancio 20 ottobre 2006
In sintesi: il «mattone in Borsa» — centinaia di società immobiliari (REIT) del mondo sviluppato che affittano magazzini, data center, negozi. Dividendo trimestrale ~3%. Asset class a parte, ma molto sensibile ai tassi (crollo nel 2022). NON è come comprar casa.

2. Cosa sono i REIT (e come pagano il dividendo)

Partiamo dalle basi, perché il concetto di REIT è la chiave di tutto. Un REIT (sigla inglese per «Real Estate Investment Trust», fondo di investimento immobiliare) è una società quotata in Borsa il cui mestiere è possedere e gestire immobili che generano un reddito: per esempio magazzini affittati ad aziende di logistica, centri commerciali, palazzi di uffici, data center, residenze. Comprando un’azione di un REIT, in sostanza, si diventa comproprietari di un grande portafoglio di immobili gestito da professionisti, e si ha diritto a una quota degli affitti che quegli immobili producono.

I REIT hanno una caratteristica fiscale particolare (nei Paesi dove esistono, come gli Stati Uniti): per legge sono obbligati a distribuire ai soci gran parte dei loro profitti sotto forma di dividendi, in cambio di agevolazioni fiscali sulla società. Per questo sono storicamente strumenti «da reddito»: pagano dividendi generosi e regolari, alimentati dagli affitti incassati. Questo ETF ne raccoglie centinaia in un colpo solo, di tutto il mondo sviluppato, ed è a sua volta a distribuzione: paga agli investitori una cedola, di norma trimestrale, con un rendimento da dividendo storicamente interessante (intorno al 3%). È la sua attrattiva principale: trasformare il «mattone» in un flusso di reddito periodico, senza dover comprare, gestire e affittare un immobile fisico. In altre parole, ti rende «padrone di casa» di migliaia di immobili nel mondo, ma senza inquilini da rincorrere ne’ caldaie da riparare.

Da ricordare: un REIT è una società quotata che possiede e affitta immobili e distribuisce gran parte dei profitti come dividendi. Questo ETF ne raccoglie ~325 e paga una cedola trimestrale alimentata dagli affitti (~3%).

3. Il rischio numero uno: la sensibilita’ ai tassi

Veniamo al punto più importante da capire sui REIT, quello che spiega i loro alti e bassi: la sensibilita’ ai tassi d’interesse. L’immobiliare quotato, infatti, soffre quando i tassi salgono, e ne beneficia quando scendono — un comportamento per molti versi simile a quello delle obbligazioni. Ci sono due ragioni.

La prima è il debito: le società immobiliari comprano gli immobili in larga parte a credito, con molti prestiti. Quando i tassi salgono, il costo di quei debiti aumenta e i profitti si riducono. La seconda è il confronto con le alternative: il dividendo di un REIT (poniamo il 3%) è attraente quando i titoli di Stato e i conti deposito rendono poco; ma quando i tassi salgono e un BTP «sicuro» offre il 4%, il dividendo immobiliare diventa relativamente meno appetibile, e il prezzo dei REIT scende per riallinearsi. È esattamente cio’ che è accaduto nel 2022: con l’impennata dei tassi, gli ETF immobiliari hanno subito un crollo pesante, tra i peggiori di quell’anno difficile. È la stessa dinamica che colpisce le obbligazioni a lunga scadenza, ed è il rischio numero uno di questa asset class. Chi compra un ETF immobiliare deve saperlo: non è lo strumento «tranquillo» che il mattone evoca nell’immaginario, ma un investimento azionario e sensibile ai tassi, capace di cadute importanti. Il rovescio della medaglia è che, quando i tassi scendono, i REIT possono rimbalzare con forza: storicamente sono tra i settori che più beneficiano di un allentamento monetario.

Da capire bene: i REIT soffrono quando i tassi salgono (comprano a debito + il dividendo diventa meno attraente dei BTP) e rimbalzano quando scendono. Nel 2022, con l’impennata dei tassi, sono crollati. NON è un investimento «tranquillo».

4. Cosa c’è dentro: logistica, data center e i nuovi immobili

Vale la pena guardare cosa c’è davvero dentro questo ETF, perché l’immobiliare moderno è molto più vario di quanto si immagini. Al 31 maggio 2026 le prime posizioni raccontavano bene i megatrend di oggi. In testa c’è Prologis, il colosso mondiale dei magazzini e della logistica: possiede i grandi capannoni da cui partono le consegne del commercio elettronico (cavalca quindi il boom degli acquisti online). Subito dopo, due nomi sorprendenti: Equinix e Digital Realty, i giganti dei data center — gli enormi capannoni pieni di server che fanno funzionare internet, il cloud e l’intelligenza artificiale. Anche questi sono «immobili», sia pure di un tipo nuovo, e cavalcano il megatrend digitale.

Il resto del paniere copre tutte le anime del settore: i centri commerciali (Simon Property), i negozi affittati a catene solide (Realty Income, celebre per pagare un dividendo addirittura mensile), il self-storage, cioè i magazzini-deposito per privati (Public Storage, Extra Space), gli immobili sanitari come cliniche e residenze per anziani (Ventas, che cavalca l’invecchiamento della popolazione), e perfino i casino’ e gli immobili dell’intrattenimento (VICI Properties). È un campionario affascinante: comprando questo ETF non si scommette solo sul «mattone» tradizionale (uffici e negozi, peraltro in parte in difficoltà dopo la pandemia e con lo smart working), ma anche sui nuovi immobili dell’economia digitale — data center e logistica — che sono oggi tra i più richiesti. Geograficamente, il fondo è dominato dagli Stati Uniti (oltre il 60%, perché li’ il modello REIT è nato ed è più sviluppato), seguiti da Giappone, Australia, Hong Kong e dai Paesi europei.

# Società Paese Peso
1 Prologis Logistica/magazzini (USA) 7.50%
2 Equinix Data center (USA) 5.86%
3 Digital Realty Trust Data center (USA) 3.80%
4 Simon Property Group Centri commerciali (USA) 3.70%
5 Realty Income Negozi in affitto (USA) 3.42%
6 Public Storage Self-storage (USA) 2.62%
7 Ventas Immobili sanitari (USA) 2.34%
8 Iron Mountain Archiviazione/data center (USA) 1.84%
9 VICI Properties Casino' e intrattenimento (USA) 1.79%
10 Extra Space Storage Self-storage (USA) 1.69%
Prime 10 posizioni (al 31 maggio 2026)Prologis7.5%Equinix5.9%Digital Realty Trust3.8%Simon Property Group3.7%Realty Income3.4%Public Storage2.6%Ventas2.3%Iron Mountain1.8%VICI Properties1.8%Extra Space Storage1.7%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Ripartizione geograficaStati Uniti62.8%Giappone7.8%Australia3.7%Hong Kong3.4%Altri (Europa/Asia)22.3%
Ripartizione geografica (USA dominante). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Rendimento da dividendo ~2,9%
Ultimi 12 mesi +10,41%
Ultimi 3 anni +20,77%

5. Una asset class «diversa»: diversificazione e inflazione

Una delle ragioni più interessanti per possedere una fetta di immobiliare è la diversificazione. L’immobiliare quotato è considerato una asset class a se’, distinta dalle azioni «normali» e dalle obbligazioni, con dinamiche almeno in parte diverse. Storicamente i REIT non si muovono perfettamente in sincronia con il resto della Borsa: a volte salgono quando le azioni arrancano, o viceversa, perché rispondono a fattori loro propri (il ciclo immobiliare, gli affitti, i tassi).

Per questo molti gestori inseriscono una piccola quota di immobiliare in un portafoglio ben costruito: come «terzo ingrediente» accanto ad azioni e obbligazioni, può contribuire ad attenuare le oscillazioni complessive e ad aggiungere una fonte di reddito (il dividendo). C’è poi un altro pregio spesso citato: nel lungo periodo l’immobiliare tende a offrire una certa protezione dall’inflazione, perché gli affitti — e il valore degli immobili — tendono a crescere con il costo della vita (molti contratti di locazione sono indicizzati). Attenzione, però, a non sopravvalutare questa diversificazione: come abbiamo visto, nei momenti di forte rialzo dei tassi (il 2022) i REIT possono crollare insieme a tutto il resto, anzi peggio. La decorrelazione non è garantita in ogni circostanza. Resta comunque un tassello utile e «diverso», che molti portafogli non hanno e che vale la pena conoscere — soprattutto per un investitore italiano abituato a pensare al mattone come a un pilastro del patrimonio.

Da ricordare: l’immobiliare è un «terzo ingrediente» accanto ad azioni e obbligazioni, con dinamiche in parte diverse e una certa protezione dall’inflazione nel lungo periodo. Ma la decorrelazione non è garantita: nel 2022 è crollato con tutto il resto.

6. Le tante anime dell’immobiliare: data center contro uffici

Un aspetto che molti non colgono è che «immobiliare» oggi vuol dire cose molto diverse tra loro, che vivono stagioni opposte. Conviene distinguere, perché dentro questo ETF convivono anime che si comportano in modo differente. Ci sono gli immobili «nuovi» e in forte crescita: i data center (Equinix, Digital Realty), trainati dal cloud e dall’intelligenza artificiale, e la logistica (Prologis), trainata dal commercio online — sono oggi i segmenti più richiesti e dinamici dell’immobiliare mondiale.

All’estremo opposto ci sono i segmenti «tradizionali» in difficoltà. Gli uffici, in particolare, hanno sofferto molto dopo la pandemia e con la diffusione dello smart working: con tanti dipendenti che lavorano da casa, alcuni palazzi di uffici sono rimasti semivuoti, i loro affitti e il loro valore sono calati, e questo ha pesato sulla parte del settore esposta a quel comparto. Anche i grandi centri commerciali hanno dovuto reinventarsi di fronte alla concorrenza dell’e-commerce. Nel mezzo ci sono segmenti solidi e difensivi: i negozi affittati a catene affidabili con contratti lunghissimi (Realty Income), il self-storage (i magazzini-deposito per privati, sorprendentemente redditizi), gli immobili sanitari (cliniche e residenze per anziani, sostenuti dall’invecchiamento della popolazione). Il bello di un ETF ampio come questo è che li raccoglie tutti insieme: chi compra non deve indovinare quale tipo di immobile andra’ meglio, ma prende l’intero panorama, diversificando tra i segmenti in crescita e quelli più maturi. È un modo per cogliere i megatrend immobiliari (data center, logistica) senza scommettere tutto su uno solo, e per stemperare la sofferenza dei comparti in difficoltà (uffici) con la forza di quelli in espansione. La varietà, qui, è una protezione.

Da ricordare: «immobiliare» oggi vuol dire cose opposte: data center e logistica in forte crescita (cloud, IA, e-commerce), uffici in difficoltà (smart working), e segmenti difensivi (self-storage, sanitari). L’ETF ampio li prende tutti: la varietà è una protezione.

7. Non è come comprare casa: le differenze

Un chiarimento doveroso, soprattutto per il pubblico italiano: comprare questo ETF non è come comprare casa, ed è bene capire bene le differenze. Acquistare un immobile fisico significa possedere un singolo bene, illiquido (per venderlo servono mesi), con costi di gestione, tasse (IMU), manutenzione, il rischio dell’inquilino che non paga e una forte concentrazione (tutto il capitale su un solo immobile, in una sola città).

Un ETF immobiliare, al contrario, ti rende comproprietario di centinaia di immobili in decine di Paesi e tipologie (logistica, data center, negozi, sanita’…), con poche centinaia di euro, vendibili in qualsiasi momento con un clic. Niente notaio, niente inquilini, niente manutenzione: la gestione è demandata ai professionisti delle società immobiliari. In compenso, ci sono due differenze importanti. La prima: il prezzo dell’ETF oscilla ogni giorno in Borsa, spesso più del valore «reale» degli immobili, perché risente dell’umore dei mercati (un immobile fisico, non avendo un prezzo quotato di continuo, da’ l’illusione di essere più stabile, ma è solo che non lo vedi oscillare). La seconda: con l’ETF non hai l’uso del bene ne’ la leva del mutuo che caratterizza l’acquisto della prima casa. Sono due cose complementari, non alternative: la casa in cui vivi è anche un bene d’uso e una scelta di vita; l’ETF immobiliare è un investimento finanziario, liquido e diversificato, per avere esposizione al settore senza i vincoli del mattone fisico. Confonderli è un errore classico.

8. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso per l’investitore che vuole aggiungere al portafoglio una asset class diversa da azioni e obbligazioni — l’immobiliare — per diversificare e per avere una fonte di reddito periodico (il dividendo trimestrale intorno al 3%). Ha senso per chi crede nel valore di lungo periodo del mattone e nei megatrend immobiliari di oggi (logistica del commercio online, data center dell’IA), ma non vuole — o non può — comprare un immobile fisico, con tutti i suoi costi e vincoli. Ed è apprezzato da chi cerca una certa protezione dall’inflazione nel lungo termine.

Ha invece meno senso per l’investitore che cerca stabilita’ e teme le forti oscillazioni: i REIT sono azioni a tutti gli effetti, volatili e — soprattutto — molto sensibili ai tassi, capaci di crolli pesanti quando i tassi salgono (come nel 2022). Ha poco senso per chi è convinto che i tassi resteranno a lungo molto alti, un contesto sfavorevole all’immobiliare. E ha poco senso come componente sovradimensionata: è un «terzo ingrediente», da inserire con misura (tipicamente una piccola quota), non il nucleo del portafoglio. Va anche ricordato che chi possiede già una casa di proprietà ha già una forte esposizione all’immobiliare nel proprio patrimonio: aggiungere un ETF immobiliare la aumenta ulteriormente, ed è bene tenerne conto nel quadro complessivo. Usato con consapevolezza, è un tassello utile e «diverso»; comprato pensando che sia un investimento «tranquillo come il mattone», espone a brutte sorprese.

9. Replica, costi e le varianti (acc, USA, Europa)

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a campionamento ottimizzato (compra una selezione rappresentativa dei REIT dell’indice), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e a distribuzione (paga una cedola trimestrale, alimentata dagli affitti). È un fondo storico (esiste dal 2006) e di buone dimensioni (oltre un miliardo di euro), liquido e negoziabile su Borsa Italiana. Il costo annuo (TER) è di circa lo 0,59%, più alto della media degli ETF su grandi indici azionari: è normale per un ETF settoriale e «di reddito», ma incide sul rendimento e va messo in conto.

La valuta del fondo è il dollaro, coerente con la forte presenza di REIT statunitensi, con il consueto rischio di cambio per l’investitore italiano (anche se il fondo è globale e contiene immobili in molte valute). Il nome «Property Yield» (rendimento immobiliare) sottolinea proprio la vocazione da reddito dell’indice sottostante, che seleziona i REIT con dividendi più consistenti. Esiste anche una versione ad accumulazione per chi preferisce reinvestire i dividendi e differire la tassazione, e altri ETF immobiliari (per esempio sui soli REIT statunitensi, o sul solo immobiliare europeo) per chi cerca un’esposizione geografica diversa. Resta uno strumento utile ma da maneggiare con consapevolezza dei suoi rischi, in primis quello legato ai tassi.

10. Tassazione italiana (niente IMU!)

Sul piano fiscale, l’iShares Developed Markets Property Yield è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: anche se investe in immobili, dal punto di vista fiscale è a tutti gli effetti un ETF azionario (i REIT sono società quotate, non immobili fisici, quindi niente IMU, niente catasto, niente imposte sugli immobili). Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%, e i dividendi trimestrali sono anch’essi tassati al 26% al momento dell’incasso; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

Trattandosi di un ETF a distribuzione, va tenuto presente che ogni cedola sconta subito il 26%: non c’è il differimento d’imposta tipico degli ETF ad accumulazione (dove i proventi si reinvestono e si tassano solo alla vendita). Per chi cerca il reddito periodico è proprio cio’ che vuole; per chi punta alla crescita di lungo periodo, la versione ad accumulazione è fiscalmente più efficiente. Vale poi la consueta asimmetria fiscale sulle plusvalenze: il guadagno è «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi», quindi le minusvalenze finiscono nello «zainetto» (utilizzabile solo contro redditi diversi entro quattro anni) e non compensano i guadagni dell’ETF stesso.

Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo e tassa direttamente le cedole, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%), tassazione di plusvalenze e dividendi, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF: con un rendimento da dividendo intorno al 3%, incassi circa 300 euro lordi di cedole all’anno, su cui paghi subito il 26% (78 euro), per circa 222 euro netti. Se poi rivendi le quote con una plusvalenza di 1.500 euro, anche questa è tassata al 26% (390 euro), senza poterla ridurre con minusvalenze pregresse. Se invece vendessi in perdita (per esempio dopo un rialzo dei tassi come nel 2022), la minusvalenza andrebbe nello zainetto fiscale. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro.

Da ricordare: è un ETF azionario (i REIT sono società, non immobili tuoi → niente IMU): 26% su plusvalenze e dividendi, nessun 12,5%, le cedole (è a distribuzione) scontano subito l’imposta, rischio di cambio sul dollaro, RW/IVAFE solo con broker estero.

11. Conclusione

L’iShares Developed Markets Property Yield è lo strumento per portare in portafoglio il «mattone in Borsa»: centinaia di società immobiliari (REIT) di tutto il mondo sviluppato, che possiedono e affittano magazzini, data center, negozi, immobili sanitari e altro, distribuendo agli investitori un dividendo trimestrale generoso (intorno al 3%) alimentato dagli affitti. È una vera asset class a parte, diversa da azioni e obbligazioni, utile per diversificare e per avere reddito, e ben esposta ai megatrend di oggi (logistica del commercio online, data center dell’IA).

Va però capito per quello che è: non un investimento «tranquillo come il mattone», ma un fondo azionario, volatile e — soprattutto — molto sensibile ai tassi d’interesse, capace di crolli pesanti quando i tassi salgono (come nel drammatico 2022) e di forti rimbalzi quando scendono. E non è come comprare casa: è liquido, diversificato e senza i vincoli del mattone fisico, ma con un prezzo che oscilla ogni giorno. Sul piano fiscale è un normale ETF azionario: 26% su plusvalenze e dividendi (che, essendo a distribuzione, scontano subito l’imposta), nessun 12,5%, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per capire quanta immobiliare ha senso nel tuo patrimonio — soprattutto se possiedi già una casa — vale la pena consultare le nostre guide dedicate o un professionista. La sintesi: è un modo intelligente e liquido di avere il mattone in portafoglio, da dosare con misura e con la consapevolezza che, dietro la solidita’ evocata dagli immobili, si nasconde un investimento sensibile ai tassi e tutt’altro che immobile.

Domande frequenti

Cosa sono i REIT?

Sono società quotate in Borsa che possiedono e affittano immobili che generano reddito (magazzini, data center, negozi, uffici…). Per legge distribuiscono gran parte dei profitti come dividendi, in cambio di agevolazioni fiscali. Comprando questo ETF diventi comproprietario di centinaia di REIT, con diritto a una quota degli affitti.

Comprare questo ETF e' come comprare casa?

No. La casa è un singolo bene illiquido, con IMU, manutenzione e inquilini, e ti da’ l’uso del bene. L’ETF ti rende comproprietario di centinaia di immobili nel mondo, vendibili in un clic, senza vincoli di gestione. Ma il prezzo oscilla ogni giorno in Borsa e non hai l’uso del bene ne’ la leva del mutuo. Sono cose complementari, non alternative.

Perché' nel 2022 gli ETF immobiliari sono crollati?

Perché i REIT sono molto sensibili ai tassi d’interesse: comprano immobili a debito (i tassi alti aumentano i costi) e il loro dividendo diventa meno attraente quando i titoli di Stato rendono di più. Nel 2022, con l’impennata dei tassi, hanno subito un crollo pesante. È il loro rischio numero uno — ma quando i tassi scendono possono rimbalzare con forza.

Quanto rende il dividendo?

Il rendimento da dividendo è storicamente intorno al 3% (l’indice seleziona i REIT con cedole più consistenti), pagato di norma trimestralmente. È la principale attrattiva del fondo. Attenzione: è a distribuzione, quindi ogni cedola sconta subito il 26%; esiste anche una versione ad accumulazione, fiscalmente più efficiente per il lungo periodo.

Come e' tassato in Italia? Devo pagare l'IMU?

No IMU: i REIT sono società quotate, non immobili tuoi. È un normale ETF azionario: plusvalenze e dividendi al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo a distribuzione, le cedole scontano subito l’imposta. Con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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