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iShares S&P 500 Industrials: analisi (ISIN IE00B4LN9N13)

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iShares S&P 500 Industrials: analisi (ISIN IE00B4LN9N13)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026

iShares S&P 500 Industrials Sector UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B4LN9N13)

Scheda completa dell’ETF sul settore industriale USA: l’«economia reale» (macchine, aerospazio-difesa, trasporti, elettrificazione). Il ciclo industriale, i megatrend reshoring/difesa/reti, la buona diversificazione interna e la tassazione italiana.

  • TER 0,15% (bassissimo) · Accumulazione
  • Economia reale: macchine, aerei, treni, reti
  • Ben diversificato (top10 ~40%)
  • Megatrend: reshoring, difesa, elettrificazione

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF. I rendimenti indicati sono dati di mercato.

L’iShares S&P 500 Industrials Sector UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nell’intero settore industriale statunitense: le aziende che costruiscono macchine, aerei, motori, treni, impianti e tecnologie per l’industria, presenti nell’indice S&P 500. In pratica raccoglie il cuore dell’«economia reale» americana — da Caterpillar (le ruspe gialle) a Boeing (gli aerei), da RTX (aerospazio e difesa) a Deere (i trattori).

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso: in un mondo finanziario ossessionato dalla tecnologia e dai titoli digitali, questo ETF rappresenta la scommessa sulla «vecchia» economia che produce cose concrete — eppure tutt’altro che antiquata, perché cavalca alcuni dei megatrend più forti del momento: il ritorno delle fabbriche in patria (reshoring), il boom della difesa e dell’aerospazio, l’elettrificazione e il rinnovo delle reti. È il grande ciclico industriale: un settore legato all’andamento dell’economia, ma con un motore tutto suo, diverso da quello che muove le banche o le compagnie petrolifere.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo iShares S&P 500 Industrials Sector UCITS ETF USD (Acc)
ISIN IE00B4LN9N13
Ticker IUIS / QDVI
Indice replicato S&P 500 Capped 35/20 Industrials
Costo annuo (TER) 0,15%
Metodo di replica Fisica a replica totale
Politica dei proventi Accumulazione (proventi reinvestiti)
Valuta del fondo USD (dollaro USA)
Esposizione geografica Stati Uniti (settore industria dell’S&P 500)
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 600 milioni di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 79
Data di lancio 20 marzo 2017
In sintesi: il cuore dell’«economia reale» USA (macchine, aerospazio-difesa, trasporti, elettrificazione). Costo bassissimo 0,15%, BEN diversificato (top10 ~40%, nessun titolo domina). Il ciclico industriale: cavalca reshoring, difesa, elettrificazione.

2. L’economia reale: aziende che producono cose concrete

Partiamo da cosa rappresenta, davvero, questo settore. Gli «industriali» sono le aziende che fanno funzionare l’economia fisica: producono i macchinari, i mezzi di trasporto, gli impianti e le attrezzature che servono a tutte le altre industrie per costruire, muovere merci e persone, generare energia. È un settore vario e concreto, fatto di aziende che esistono spesso da oltre un secolo e che rappresentano la spina dorsale produttiva degli Stati Uniti.

A differenza della tecnologia (intangibile, fatta di software e brevetti) o della finanza (che muove denaro), l’industria produce cose: ruspe, aerei, motori, treni, generatori, robot. Per questo è un settore che molti investitori trovano più comprensibile e tangibile, e che ha un legame diretto con la salute concreta dell’economia: quando le imprese investono, costruiscono fabbriche, ammodernano gli impianti e comprano nuovi macchinari, gli industriali prosperano. È anche un settore con una forte componente di ingegneria e know-how: costruire un motore aereo o una turbina è enormemente complesso, e poche aziende al mondo sanno farlo, il che le protegge dalla concorrenza. Comprando questo ETF si scommette sulla capacita’ dell’industria americana — storicamente tra le più avanzate e innovative — di continuare a costruire le macchine di cui il mondo ha bisogno. Non è una scommessa «vecchia»: è una scommessa sull’ossatura produttiva di un’intera economia.

Da ricordare: gli industriali producono macchine, aerei, motori, treni, impianti — la spina dorsale produttiva dell’economia. Un settore concreto e «tangibile», con forte ingegneria e know-how che protegge dalla concorrenza.

3. Un settore ciclico: legato agli investimenti delle imprese

La caratteristica che definisce il settore industriale è la sua natura ciclica: prospera quando l’economia cresce e soffre nelle recessioni. È facile capire perché: le aziende comprano nuovi macchinari, costruiscono fabbriche e ammodernano gli impianti soprattutto quando sono ottimiste sul futuro e hanno ordini in arrivo. Quando invece l’economia rallenta e arriva l’incertezza, la prima cosa che le imprese tagliano o rimandano sono proprio gli investimenti (il cosiddetto «CAPEX», la spesa in beni strumentali): nessuno compra una nuova ruspa o una nuova linea di produzione se teme una recessione.

Per questo gli industriali amplificano il ciclo economico: volano nelle fasi di espansione e di fiducia, soffrono nelle fasi di paura e contrazione. È una natura che condividono con altri grandi settori ciclici, ma con un motore specifico: mentre le banche dipendono soprattutto dai tassi d’interesse e le compagnie petrolifere dal prezzo del greggio, gli industriali dipendono dal ciclo degli investimenti delle imprese e dalla domanda di beni durevoli. Gli indicatori che gli investitori guardano per «prevedere» questo settore sono quelli legati all’attività manifatturiera, agli ordini di nuovi macchinari, ai piani di spesa delle aziende e dei governi. Comprare gli industriali, in sostanza, è una scommessa ottimistica sull’economia reale: si scommette che le imprese continueranno a investire, a costruire, a produrre. È una scommessa con buon potenziale nelle fasi buone, ma con un rischio reale nelle fasi di recessione, quando gli investimenti si fermano per primi.

Da ricordare: gli industriali volano quando le imprese investono (nuove fabbriche, macchinari) e soffrono nelle recessioni, quando gli investimenti si fermano per primi. Motore diverso da banche (tassi) ed energia (petrolio): il ciclo del CAPEX.

4. Composizione: aerospazio, macchine, trasporti, energia

Guardando dentro il fondo (al 31 maggio 2026, circa 79 titoli), si scopre un paniere ben diversificato e ricco di nomi storici. A differenza del settore tecnologico — dominato da tre giganti — qui la concentrazione è molto più equilibrata: la prima posizione, Caterpillar (il colosso delle macchine per il movimento terra, le iconiche ruspe gialle), pesa circa il 6,5%, e le prime dieci posizioni insieme valgono circa il 40% — una distribuzione molto più sana di tanti ETF settoriali.

Il paniere racconta bene le diverse anime dell’industria moderna. C’è un forte blocco aerospazio-difesa: GE Aerospace (i motori per gli aerei di tutto il mondo), RTX (la ex Raytheon, colosso della difesa) e Boeing (gli aerei civili e militari). C’è il blocco dell’energia e dell’elettrificazione: GE Vernova (impianti per la generazione elettrica e le reti) ed Eaton (componenti elettrici). Ci sono le macchine per le costruzioni e l’agricoltura (Caterpillar e Deere, i trattori verdi). C’è il blocco dei trasporti: Union Pacific (le grandi ferrovie merci americane) e perfino Uber (classificata tra gli industriali per la mobilita’). E ci sono i conglomerati tecnologico-industriali come Honeywell. È un campionario completo dell’ingegneria americana, e la sua varietà è un punto di forza: nessun singolo titolo o sotto-settore domina eccessivamente, il che rende il fondo meno fragile di altri settoriali più concentrati.

# Società Paese Peso
1 Caterpillar Macchine movimento terra 6.52%
2 GE Aerospace Motori aerei 5.89%
3 RTX (Raytheon) Aerospazio e difesa 5.12%
4 GE Vernova Impianti per l'energia/rete 4.65%
5 Boeing Aerei civili e militari 3.09%
6 Uber Technologies Mobilita'/trasporti 2.93%
7 Union Pacific Ferrovie merci 2.85%
8 Honeywell Tecnologie industriali 2.84%
9 Deere & Co Macchine agricole 2.81%
10 Eaton Componenti elettrici 2.75%
Prime 10 posizioni (al 31 maggio 2026)Caterpillar6.5%GE Aerospace5.9%RTX (Raytheon)5.1%GE Vernova4.7%Boeing3.1%Uber Technologies2.9%Union Pacific2.9%Honeywell2.8%Deere & Co2.8%Eaton2.8%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: iShares (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Ultimi 12 mesi +18,88%
Ultimi 3 anni +61,68%
Settore Industria (92%)
Da ricordare: a differenza del tech, qui la concentrazione è equilibrata (Caterpillar ~6,5%, top10 ~40%). Quattro anime: aerospazio-difesa (GE Aerospace/RTX/Boeing), macchine (Caterpillar/Deere), energia/reti (GE Vernova/Eaton), trasporti (Union Pacific/Uber).

5. I megatrend: reshoring, difesa, elettrificazione

Cio’ che rende oggi questo settore particolarmente interessante è che, dietro l’apparenza «tradizionale», cavalca alcuni dei megatrend più potenti del momento. Il primo è il reshoring (o «nearshoring»): dopo decenni di delocalizzazione in Asia, molte aziende americane stanno riportando le fabbriche in patria o vicino a casa, spinte dalle tensioni geopolitiche, dai problemi delle catene di fornitura emersi con la pandemia e dagli incentivi pubblici. Questo significa nuove fabbriche da costruire e da attrezzare, e a beneficiarne sono proprio gli industriali che vendono macchine, impianti e automazione.

Il secondo megatrend è la difesa: in un mondo tornato pericoloso, con guerre e tensioni internazionali, i governi di mezzo pianeta stanno aumentando la spesa militare, a vantaggio dei colossi dell’aerospazio e della difesa ben rappresentati nel fondo (RTX, GE Aerospace, Boeing). Il terzo è l’elettrificazione e la transizione energetica: il passaggio alle rinnovabili, le auto elettriche e l’enorme fabbisogno di energia (anche per i data center dell’intelligenza artificiale) richiedono di ricostruire e potenziare le reti elettriche e gli impianti di generazione, un lavoro colossale che favorisce aziende come GE Vernova ed Eaton. C’è infine il grande tema delle infrastrutture: strade, ponti, ferrovie e aeroporti da rinnovare, sostenuti da imponenti piani di spesa pubblica. Sommati, questi megatrend disegnano un quadro in cui l’«economia reale» — lungi dall’essere un residuo del passato — torna centrale. È la tesi di fondo di chi investe oggi negli industriali: la prossima grande ondata di crescita passa anche dalle fabbriche, dalle reti e dalle macchine, non solo dai server e dai software.

Da ricordare: dietro l’apparenza «tradizionale», il settore cavalca megatrend potenti: reshoring (fabbriche in patria), difesa (spesa militare su), elettrificazione (reti da rifare per rinnovabili/auto elettriche/data center IA), infrastrutture.

6. I rischi specifici: Boeing, commesse pubbliche, materie prime

Oltre alla ciclicita’, che è il rischio «di sistema» del settore, vale la pena conoscere alcuni rischi più specifici degli industriali, perché aiutano a capire cosa può andare storto. Il primo è il rischio della singola azienda: in un settore fatto di poche grandi imprese che producono cose complesse, i problemi di un singolo colosso possono pesare. L’esempio più noto degli ultimi anni è Boeing, il gigante degli aerei, che ha attraversato una lunga crisi tra problemi di sicurezza, di produzione e di reputazione: vicende che hanno colpito il titolo e, di riflesso, chi lo possedeva. La buona notizia è che un ETF diversificato come questo attenua questi colpi, perché Boeing è solo una delle tante posizioni; ma il rischio specifico, in un settore di «campioni nazionali», resta un fattore da conoscere.

Il secondo è la dipendenza dalle commesse pubbliche e dalla geopolitica: gran parte del comparto aerospazio-difesa vive di contratti con i governi, e quindi dipende dalle decisioni politiche, dai bilanci statali e dalle tensioni internazionali. È un’arma a doppio taglio: il clima geopolitico teso degli ultimi anni ha spinto la spesa militare (un bene per il settore), ma un cambio di rotta politica o tagli ai budget potrebbero penalizzarlo. Il terzo è il costo delle materie prime e delle catene di fornitura: costruire macchine e aerei richiede acciaio, componenti e una logistica complessa, e shock sui prezzi o interruzioni delle forniture (come si è visto durante la pandemia) possono comprimere i margini. C’è infine una considerazione geografica: questo ETF è interamente statunitense, mentre alcuni dei più grandi gruppi industriali e della difesa al mondo sono europei (si pensi ai colossi dell’aerospazio del Vecchio Continente) o asiatici. Chi volesse un’esposizione davvero globale all’industria — includendo i campioni europei, oggi sostenuti dai piani di riarmo del continente — dovrebbe valutare un ETF industriale mondiale come alternativa o complemento. Conoscere questi rischi specifici non deve spaventare, ma aiuta a investire con gli occhi aperti, sapendo che dietro la solidita’ dell’«economia reale» ci sono comunque fragilita’ concrete.

Attenzione: oltre alla ciclicita’, ci sono rischi specifici — la singola azienda (la crisi Boeing), la dipendenza da commesse pubbliche/geopolitica (difesa), il costo di materie prime e forniture. Ed è tutto USA: i grandi gruppi della difesa europei restano fuori.

7. È una «fetta» dell’S&P 500: come usarla bene

Come per ogni ETF settoriale, la precisazione di sempre: questo fondo non è un investimento «diverso» dal mercato americano, ma una sua fetta. Le aziende industriali che contiene sono le stesse già presenti in un S&P 500 o in un indice mondiale; comprandolo non si aggiunge qualcosa di nuovo da zero, ma si sovrappesa deliberatamente l’industria rispetto al suo peso «naturale» (che negli indici generali è relativamente contenuto, schiacciato dal predominio della tecnologia).

Ha senso, quindi, per chi ha una convinzione precisa: crede che il settore industriale fara’ meglio della media — magari perché crede nei megatrend del reshoring, della difesa e dell’elettrificazione — e vuole scommetterci sopra; oppure vuole bilanciare un portafoglio troppo sbilanciato sulla tecnologia, aggiungendo una componente di «economia reale» più legata al ciclo industriale che a quello digitale. Proprio questa funzione di contrappeso è uno degli usi più sensati: chi ha molta tecnologia (magari «nascosta» dentro l’S&P 500 e gli indici mondiali) può trovare negli industriali un modo per diversificare verso un settore con driver diversi. Non ha invece molto senso come aggiunta distratta o come duplicato casuale del mercato. Come ogni scommessa settoriale, va fatta con intenzione e come inclinazione misurata, tenendo d’occhio quanto pesa davvero il settore sul totale. Il suo pregio, rispetto ad altri settoriali, è la buona diversificazione interna: non si scommette su uno o due titoli, ma su decine di aziende di comparti diversi, il che lo rende un’inclinazione settoriale relativamente più equilibrata.

8. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso per l’investitore che ha una visione ottimistica sull’economia reale e crede nei grandi megatrend industriali del momento — reshoring, difesa, elettrificazione, infrastrutture — e vuole scommetterci in modo diversificato. Ha senso per chi vuole bilanciare un portafoglio troppo concentrato sulla tecnologia, aggiungendo un settore «reale» con driver diversi. Ed è apprezzato da chi cerca un’esposizione ciclica ma più equilibrata di altri settori, grazie alla buona diversificazione interna del fondo (nessun titolo domina). Il tutto a costo bassissimo (TER 0,15%).

Ha invece meno senso per l’investitore prudente o avverso alle oscillazioni: il settore è ciclico e soffre nelle recessioni, quando le imprese fermano gli investimenti. Ha poco senso per chi è convinto che l’economia stia per entrare in una fase di forte rallentamento (uno scenario sfavorevole agli industriali). E, come sempre, ha poco senso comprarlo «sopra» un S&P 500 senza una ragione precisa, duplicando inconsapevolmente la componente industriale. Va inserito con misura — una quota satellite, non il nucleo del portafoglio — e con la consapevolezza che concentrarsi su un solo settore, per quanto diversificato al suo interno, è più rischioso che possedere il mercato intero. Usato così, con intenzione e dosaggio, è uno strumento utile per esprimere una visione positiva sull’economia reale e per dare al portafoglio un contrappeso concreto rispetto al predominio della tecnologia.

9. Replica, costi e il rapporto con gli ETF sulla difesa

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a replica totale (compra effettivamente le azioni del settore), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato e ad accumulazione (i dividendi sono reinvestiti). Il costo annuo (TER) è di appena lo 0,15%, molto basso per un ETF settoriale. Il fondo è di dimensioni medie (alcune centinaia di milioni di euro) ma liquido e negoziabile su Borsa Italiana. La valuta di riferimento è il dollaro, con il consueto rischio di cambio per l’investitore italiano.

Una nota utile sul rapporto con altri ETF settoriali: il settore industriale comprende anche un robusto blocco aerospazio-difesa, che alcuni investitori preferiscono comprare «puro» tramite ETF tematici dedicati alla difesa. La differenza è che qui l’aerospazio-difesa è solo una parte di un settore più ampio e diversificato (che comprende anche macchine, trasporti, elettrificazione): chi vuole l’esposizione completa all’industria sceglie questo fondo, chi vuole scommettere solo sulla difesa sceglie un tematico specifico. Affiancarli è possibile, ma va ricordato che si sovrappongono in parte. Trattandosi della «fetta industriale» dell’S&P 500, l’esposizione è interamente statunitense: esistono anche ETF sul settore industriale a livello globale o europeo per chi cerca una diversificazione geografica. Va infine ricordato che molte di queste aziende «mature» distribuiscono dividendi: la versione ad accumulazione, come questa, li reinveste automaticamente.

10. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, l’iShares S&P 500 Industrials è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un qualunque ETF azionario (la natura settoriale non comporta particolarita’ fiscali). Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

Vale la consueta asimmetria fiscale: il guadagno è «reddito di capitale», le perdite sono «redditi diversi». In pratica non puoi compensare un guadagno su questo ETF con minusvalenze pregresse; le minusvalenze che eventualmente generi finiscono nello «zainetto fiscale», utilizzabili solo contro redditi diversi (plusvalenze su azioni singole, certificati o ETC) entro quattro anni. Su un settore ciclico come questo, dove le recessioni possono portare cadute marcate, è un meccanismo da conoscere.

La classe ad accumulazione offre il consueto vantaggio: non distribuendo dividendi, non genera tassazione durante il possesso, e il 26% si applica solo alla vendita, differendo l’imposta. Sugli adempimenti, con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca, che applica anche l’imposta di bollo dello 0,2% annuo, e non devi indicare nulla nel quadro RW. Con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu: quadro RW, IVAFE (0,2%) e tassazione delle plusvalenze, oltre al rischio di cambio sul dollaro.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF e, dopo qualche anno di forte ciclo industriale (sostenuto da reshoring e spesa in difesa), rivendi a 13.000: la plusvalenza è di 3.000 euro, tassata al 26% per 780 euro. Trattandosi di un ETF, quei 780 euro non sono riducibili con minusvalenze pregresse; viceversa, se lo vendessi in perdita dopo una recessione, la minusvalenza andrebbe nello zainetto, utilizzabile contro futuri redditi diversi entro quattro anni. Il risultato in euro dipende anche dal cambio euro/dollaro nel periodo.

Da ricordare: è un normale ETF azionario: 26% sulle plusvalenze, nessun 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze, imposta differita grazie all’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, RW/IVAFE solo se detenuto tramite broker estero.

11. Conclusione

L’iShares S&P 500 Industrials è lo strumento per scommettere sull’economia reale americana: le aziende che costruiscono macchine, aerei, motori, treni e impianti, in un unico ETF a costo bassissimo. È il grande ciclico industriale, legato al ciclo degli investimenti delle imprese — un motore diverso da quello che muove le banche (i tassi) o le compagnie petrolifere (il greggio). E, dietro l’apparenza «tradizionale», cavalca alcuni dei megatrend più potenti del momento: il reshoring delle fabbriche, il boom della difesa, l’elettrificazione delle reti e il rinnovo delle infrastrutture.

Tra i suoi pregi spicca la buona diversificazione interna: a differenza di altri settoriali dominati da pochi giganti, qui le prime dieci posizioni pesano circa il 40% e nessun titolo schiaccia gli altri, il che lo rende un’inclinazione settoriale più equilibrata. Va comunque trattato per quello che è: una scommessa settoriale ciclica, da fare con intenzione (per convinzione sui megatrend industriali o per bilanciare un portafoglio troppo «tech»), non un duplicato casuale dell’S&P 500. Il suo rischio principale è la ciclicita’: nelle recessioni, quando le imprese fermano gli investimenti, gli industriali soffrono per primi. Sul piano fiscale è un normale ETF azionario: 26%, asimmetria delle minusvalenze, vantaggio dell’accumulazione, rischio di cambio sul dollaro, quadro RW solo se detenuto tramite broker estero. Per capire quanto spazio dare a una scommessa settoriale nel tuo portafoglio, vale la pena consultare le nostre guide dedicate o un professionista. La sintesi: gli industriali sono la scommessa sull’ossatura produttiva dell’economia e sui megatrend del «mondo che torna a costruire», da dosare con misura e con la consapevolezza che restano un settore ciclico, legato alla salute dell’economia reale. Per chi crede che il futuro non si giochi solo nei server e nei software, ma anche nelle fabbriche, nelle reti e nelle macchine, gli industriali sono il modo più diretto e diversificato di mettere quella convinzione in portafoglio, con la misura e la pazienza che ogni scommessa ciclica richiede.

Domande frequenti

Cosa contiene il settore industriale?

Le aziende che fanno funzionare l’economia fisica: macchine (Caterpillar, Deere), aerospazio e difesa (GE Aerospace, RTX, Boeing), impianti per l’energia e l’elettrificazione (GE Vernova, Eaton), trasporti (Union Pacific, Uber) e conglomerati industriali (Honeywell). È il cuore dell’«economia reale», fatto di aziende che producono cose concrete.

Perché' e' un settore «ciclico»?

Perché le aziende comprano nuovi macchinari e costruiscono fabbriche soprattutto quando sono ottimiste sul futuro. Nelle recessioni la prima cosa che tagliano sono gli investimenti, e gli industriali soffrono. A differenza delle banche (mosse dai tassi) e dell’energia (dal petrolio), il loro motore è il ciclo degli investimenti delle imprese.

Quali megatrend cavalca?

Diversi e potenti: il reshoring (le fabbriche che tornano in patria, da costruire e attrezzare), il boom della difesa (governi che aumentano la spesa militare), l’elettrificazione e il rinnovo delle reti (per rinnovabili, auto elettriche e data center dell’IA) e il rilancio delle infrastrutture. L’«economia reale» torna centrale.

E' concentrato come il settore tecnologico?

No, è uno dei suoi pregi: è ben diversificato. La prima posizione (Caterpillar) pesa circa il 6,5% e le prime dieci insieme circa il 40%, una distribuzione molto più equilibrata di altri settoriali dominati da due-tre giganti. Si scommette su decine di aziende di comparti diversi, non su pochi nomi.

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze. Essendo ad accumulazione, l’imposta si paga solo alla vendita. Con intermediario italiano fa tutto la banca; con broker estero servono RW e IVAFE.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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