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Xtrackers MSCI Nordic: analisi (ISIN IE00B9MRHC27)

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Xtrackers MSCI Nordic: analisi (ISIN IE00B9MRHC27)
A cura di Fisco Investimenti

Questa guida serve a orientare la lettura e preparare domande migliori. Non sostituisce la valutazione del caso concreto: norme, documenti e scadenze possono cambiare in base alla situazione personale o aziendale.

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📅 Pubblicato il 11 Giugno 2026

Xtrackers MSCI Nordic UCITS ETF: analisi completa (ISIN IE00B9MRHC27)

Scheda completa dell’ETF sulla Scandinavia: la «regione di qualità» (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia), gli industriali d’ingegneria e Novo Nordisk, il rischio cambio delle corone e la tassazione italiana. Dati ufficiali datati.

  • TER 0,30% · Distribuzione · in EUR (corone)
  • Scandinavia: la «regione di qualità»
  • Industriali d’eccellenza + Novo Nordisk
  • Quasi tutta fuori dall’euro (corona svedese)

Dati ufficiali aggiornati al 31 maggio 2026 (composizione) e al giugno 2026 (patrimonio). Fonte: Xtrackers / DWS (factsheet ufficiale) e justETF.

Lo Xtrackers MSCI Nordic UCITS ETF permette di investire, con un solo acquisto, nelle Borse della Scandinavia: le maggiori aziende quotate di Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia. In un colpo solo si comprano alcuni dei marchi più ammirati al mondo — il colosso farmaceutico Novo Nordisk (i farmaci anti-obesita’), Spotify, i campioni dell’ingegneria Atlas Copco, Volvo, Sandvik — in una delle regioni più prospere, innovative e «ben gestite» del pianeta.

In questa scheda lo analizziamo a fondo — composizione, costi, rischi e tassazione italiana — con dati ufficiali sempre datati. E lo facciamo con un angolo preciso: i Paesi nordici sono, da decenni, sinonimo di «qualità». Sono economie ricche e stabili, con istituzioni solidissime, bassa corruzione, ottima governance aziendale e una straordinaria capacita’ di innovazione (nascono qui aziende globali sproporzionate rispetto alle dimensioni dei loro Paesi). L’indice riflette questa eccellenza: è dominato da industriali di qualità di fama mondiale (l’ingegneria scandinava è leggendaria), con in più una superstar della sanita’ (Novo Nordisk) e alcuni nomi della tecnologia. C’è poi un dettaglio importante: la Scandinavia è quasi tutta fuori dall’euro (solo la Finlandia lo usa), il che aggiunge una componente valutaria — la corona svedese, soprattutto. Capire questo profilo — una regione di qualità, diversificata e per lo più «non euro» — è la chiave per usare bene questo ETF.

1. Scheda sintetica del fondo

Nome completo Xtrackers MSCI Nordic UCITS ETF 1D
ISIN IE00B9MRHC27
Ticker XDN0 / A1T791
Indice replicato MSCI Nordic Countries
Costo annuo (TER) 0,30%
Metodo di replica Fisica a replica totale
Politica dei proventi Distribuzione (annuale)
Valuta del fondo Euro (sottostante in gran parte in corone)
Esposizione geografica Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia
Domicilio Irlanda
UCITS / armonizzato Sì (UCITS, armonizzato)
Patrimonio (AUM) oltre 1 miliardo di euro (al giugno 2026)
Numero di titoli circa 81
Data di lancio 4 settembre 2013
In sintesi: la Scandinavia (Svezia 42%/Finlandia/Danimarca/Norvegia) in un acquisto = la «regione di QUALITÀ». Industriali d’ingegneria d’eccellenza (Atlas Copco, Sandvik, Volvo) + la superstar Novo Nordisk (anti-obesita’) + Spotify/Nokia + banche. Quasi tutta FUORI dall’euro (corona svedese). A distribuzione, TER 0,30%.

2. Cos’è: la regione nordica «di qualità»

Partiamo dal capire cosa rende speciale la Scandinavia come area di investimento. I quattro Paesi nordici — Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia — sono tra le economie più avanzate, ricche e «ben governate» del mondo. Condividono un modello fatto di welfare solido, conti pubblici in ordine, istituzioni trasparenti e una cultura d’impresa orientata alla qualità e all’innovazione. Il risultato è sorprendente: nazioni piccole per popolazione hanno generato un numero straordinario di aziende globali di prim’ordine, leader mondiali nei loro settori. È una concentrazione di eccellenza imprenditoriale rara da trovare altrove.

A differenza di un ETF su un singolo Paese, questo investe su un’intera regione, il che lo rende più diversificato: il rischio è distribuito su quattro economie diverse e su oltre ottanta aziende. Il peso maggiore spetta alla Svezia (che da sola vale oltre il 40% dell’indice, essendo la più grande e con più aziende quotate), seguita da Finlandia, Danimarca e Norvegia. C’è un aspetto valutario da capire subito: di questi quattro Paesi, solo la Finlandia fa parte dell’eurozona; Svezia (corona svedese), Danimarca (corona danese) e Norvegia (corona norvegese) hanno valute proprie. Investendo in quest’area, quindi, ci si espone soprattutto alla corona svedese, oltre che alle altre valute scandinave. È un mercato sviluppato e di qualità, non una scommessa speculativa: tende a offrire solidita’ e buone aziende, più che rendimenti esplosivi.

Da ricordare: 4 economie ricche, stabili, ben governate, innovative. ETF REGIONALE (più diversificato di un single-country): Svezia dominante (>40%). Solo la Finlandia è nell’euro: esposizione soprattutto alla corona svedese. Mercato sviluppato, di qualità.

3. Le due anime: industriali d’ingegneria e Novo Nordisk

Guardando dentro il fondo (al 31 maggio 2026), emergono le due grandi anime dell’eccellenza nordica. La prima, e la più caratteristica, è quella degli industriali di qualità: la Scandinavia è, da sempre, una potenza mondiale dell’ingegneria. L’indice è ricchissimo di questi campioni: Atlas Copco (compressori e macchinari di precisione, un gioiello industriale), Sandvik (utensili e macchinari), Volvo (camion e mezzi pesanti), Assa Abloy (leader mondiale delle serrature e della sicurezza), DSV (un gigante della logistica). Sono aziende spesso poco note al grande pubblico ma leader globali nei loro mercati di nicchia, sinonimo di qualità, affidabilita’ e innovazione. Questa forte presenza industriale (quasi un terzo dell’indice) da’ al fondo un’anima legata all’economia reale e al ciclo degli investimenti globali.

La seconda anima, più recente e spettacolare, è la superstar sanitaria: la danese Novo Nordisk, la prima posizione del fondo. Novo Nordisk è diventata una delle aziende più preziose d’Europa grazie ai suoi farmaci contro il diabete e, soprattutto, contro l’obesita’ (i celebri Ozempic e Wegovy), un mercato dal potenziale enorme. La sua presenza aggiunge all’indice una componente di crescita e una nota difensiva (la sanita’). Accanto a queste due anime ci sono altri nomi di rilievo: la tecnologia con Spotify (lo streaming musicale svedese) e Nokia (le reti di telecomunicazione finlandesi); la finanza con Nordea, la grande banca nordica; e le holding di partecipazioni come Investor, il braccio finanziario della storica famiglia svedese Wallenberg, che controlla una fitta rete di aziende del Paese. Il ritratto è quello di un’economia completa e di altissima qualità: ingegneria d’eccellenza, una stella della sanita’, tecnologia e finanza solida.

# Società Paese Peso
1 Novo Nordisk Farmaceutica (Danimarca) 7.99%
2 Spotify Streaming musica (Svezia/Lux) 5.20%
3 Investor AB Holding (Wallenberg, Svezia) 4.66%
4 Nordea Bank Banca (Finlandia) 3.60%
5 Volvo Camion e mezzi (Svezia) 3.49%
6 DSV Logistica (Danimarca) 3.32%
7 Atlas Copco Macchinari industriali (Svezia) 3.17%
8 Nokia Reti telecom (Finlandia) 2.95%
9 Sandvik Utensili/macchinari (Svezia) 2.70%
10 Assa Abloy Serrature/sicurezza (Svezia) 2.45%
Prime 10 posizioni (al 31 maggio 2026)Novo Nordisk8.0%Spotify5.2%Investor AB4.7%Nordea Bank3.6%Volvo3.5%DSV3.3%Atlas Copco3.2%Nokia3.0%Sandvik2.7%Assa Abloy2.5%
Pesi delle prime 10 posizioni. Fonte: Xtrackers / DWS (factsheet ufficiale) e justETF, dati al 31 maggio 2026.
Ripartizione geograficaSvezia42.1%Finlandia14.9%Danimarca14.7%Norvegia9.4%Altri18.9%
Ripartizione geografica indicativa.
Settori prevalenti Industriali ~31% / Finanziari ~21%
Mercato Sviluppato (developed)
Titoli circa 81
Da ricordare: anima 1 = industriali d’ingegneria di fama mondiale (Atlas Copco, Sandvik, Volvo, Assa Abloy, DSV ~1/3). Anima 2 = la superstar Novo Nordisk (anti-obesita’, 1ª posizione). + Spotify/Nokia (tech), Nordea (banca), Investor (Wallenberg).

4. La tesi della «qualità» (governance, innovazione)

Vale la pena soffermarsi sul tratto che unisce tutto questo e che è la vera tesi d’investimento sulla Scandinavia: la «qualità». Non è un termine vago, ma un insieme di caratteristiche concrete che gli investitori internazionali apprezzano. Le aziende nordiche sono note per la solidita’ dei bilanci, per l’eccellente governance (il rispetto degli azionisti, la trasparenza, l’attenzione alla sostenibilita’ sono nel DNA del «modello nordico»), per la forte propensione all’innovazione e per una gestione prudente e di lungo periodo. Sono, in media, aziende «fatte bene»: non le più esplosive, ma tra le più affidabili e durature.

Questo profilo «di qualità» ha implicazioni precise. Da un lato, rende la regione relativamente resiliente e adatta a chi cerca solidita’ nel lungo periodo; le migliori aziende nordiche hanno una storia di crescita costante e di creazione di valore per gli azionisti. Dall’altro, va detto che la qualità si paga: come accade per il vicino mercato svizzero, le ottime aziende scandinave tendono a trattare a valutazioni non «a sconto», riflettendo la loro reputazione. C’è poi una particolarita’ tipica dell’area: la forte presenza di holding familiari (come la Investor dei Wallenberg in Svezia), strutture che controllano molte aziende e che garantiscono stabilita’ e visione di lungo periodo, anche se talvolta complicano la struttura proprietaria. Nel complesso, investire nei Paesi nordici significa scommettere su una regione che ha fatto della qualità, dell’innovazione e della buona gestione il proprio marchio di fabbrica — un profilo che la rende uno dei mercati sviluppati più apprezzati, pur con i limiti di una crescita più «solida» che esplosiva.

Da ricordare: la tesi nordica è la QUALITÀ: bilanci solidi, governance eccellente, innovazione, gestione prudente (il «modello nordico»). Aziende «fatte bene», resilienti. Ma la qualità si paga (valutazioni non a sconto, come la Svizzera).

5. I rischi: Novo Nordisk, ciclo industriale, corone

Anche una regione solida come quella nordica ha i suoi rischi, che vanno conosciuti. Il primo è la concentrazione su alcuni temi e nomi. Pur essendo diversificato su quattro Paesi e ottanta titoli, l’indice ha un peso elevato negli industriali (sensibili al ciclo economico globale: in una recessione, la domanda di macchinari e camion cala) e una forte dipendenza da poche grandi aziende, su tutte Novo Nordisk. Quest’ultima merita un’attenzione particolare: è diventata così grande e preziosa che il suo andamento influenza pesantemente l’indice (e quello dell’intera Borsa danese); un problema specifico sui suoi farmaci anti-obesita’ (una delusione clinica, una concorrenza più aggressiva del previsto, pressioni sui prezzi) avrebbe un impatto sproporzionato. Questa dipendenza da Novo Nordisk è uno dei rischi specifici più rilevanti.

Il secondo rischio è valutario: come abbiamo visto, la maggior parte dell’area è fuori dall’euro, e l’esposizione è soprattutto alla corona svedese (oltre che alle corone danese e norvegese). Queste valute possono oscillare contro l’euro, e la corona svedese, in particolare, ha attraversato fasi di debolezza: è un fattore in più da considerare, che può incidere sul rendimento in euro (in positivo o in negativo). Il terzo è la natura ciclica di buona parte dell’economia (industriali, banche): pur essendo aziende di qualità, restano legate alla salute dell’economia mondiale ed europea. Infine, va ricordato che si tratta di mercati relativamente piccoli rispetto ai giganti globali, e che — come per ogni mercato «di qualità» — le buone aziende si pagano a valutazioni non economiche, il che lascia meno margine in caso di delusioni. Nel complesso, comunque, i rischi sono quelli, contenuti, di una regione sviluppata e ben gestita: nulla a che vedere con la volatilita’ di un mercato emergente.

Da capire bene: forte DIPENDENZA da Novo Nordisk (così grande da muovere l’indice), ciclicita’ degli industriali, e RISCHIO VALUTARIO (regione quasi tutta fuori dall’euro, soprattutto corona svedese, a volte debole). Rischi comunque contenuti (mercato sviluppato).

6. Nordici, Europa, Svizzera, sanita’: come usarli

Veniamo alla precisazione di sempre, qui utile per collocare bene i Paesi nordici rispetto agli altri modi di investire in Europa. Il primo confronto è con un ETF sull’Europa o sull’eurozona (un EURO STOXX 50, o un ampio ETF europeo): la differenza fondamentale è che la Scandinavia è quasi tutta fuori dall’eurozona (solo la Finlandia ne fa parte), e quindi è poco rappresentata negli indici dell’area euro. Comprare questo ETF significa fare una scommessa mirata su una regione specifica — la Scandinavia, con le sue valute e il suo profilo di qualità — anziche’ sull’ampio mercato europeo. Un ampio ETF «Europa» include in parte i nordici, ma con un peso ridotto: chi vuole una dose concentrata di Scandinavia sceglie questo.

Il secondo confronto, il più istruttivo, è con la Svizzera (che analizziamo a parte): sono due mercati «cugini», entrambi sviluppati, di qualità e fuori dall’euro, ma con un’anima diversa. La Svizzera è difensiva e concentratissima (tre colossi — Nestle, Roche, Novartis — pesano meta’ dell’indice, nei settori anticiclici dell’alimentare e del farmaceutico); i Paesi nordici sono più diversificati e «industriali» (tanti campioni dell’ingegneria, più ciclici, con in più la superstar Novo Nordisk). Chi cerca la massima difesa sceglie la Svizzera; chi cerca una regione di qualità più varia e legata all’economia reale sceglie i nordici. Rispetto a un ETF settoriale sulla sanita’: attenzione a Novo Nordisk, che è presente sia qui sia li’ — ma in questo ETF è solo una delle anime, non l’intero tema. In un portafoglio, i Paesi nordici hanno il ruolo di tassello «di qualità» e di diversificazione europea fuori dall’euro: un modo per aggiungere alcune delle migliori aziende del mondo, con un profilo solido e innovativo. Da usare con misura, come satellite, non come mattone «core».

7. Per chi ha senso (e per chi no)

Per chi ha senso, dunque, questo ETF? Ha senso per l’investitore che apprezza la «qualità» e vuole aggiungere al portafoglio un tassello di eccellenza europea fuori dall’euro: chi ammira le grandi aziende nordiche (gli industriali d’ingegneria, Novo Nordisk, le banche solide) e crede nel «modello scandinavo» fatto di buona governance, innovazione e gestione prudente. È adatto a chi cerca un mercato sviluppato e diversificato (quattro Paesi, oltre ottanta aziende), con un profilo solido e di lungo periodo, e a chi vuole diversificare la propria esposizione europea oltre i soliti grandi Paesi dell’eurozona, aggiungendo anche una componente valutaria (la corona svedese).

Ha invece meno senso per chi cerca rendimenti esplosivi o per chi vuole un mattone «core»: per quello restano gli ETF mondiali o europei ampi. I Paesi nordici offrono qualità e solidita’, non scommesse speculative. Ha poco senso per chi non vuole il rischio valutario delle corone scandinave (soprattutto quella svedese), o per chi non è a suo agio con la forte dipendenza da Novo Nordisk e con la ciclicita’ della componente industriale. E va ricordato che, come ogni mercato «di qualità», le buone aziende qui si pagano a valutazioni non economiche, e che è un fondo a distribuzione (tassa i dividendi ogni anno). Come ogni scommessa regionale, va inserita con misura — un tassello satellite, non il nucleo del portafoglio. Usata così, come dose concentrata di eccellenza scandinava e di diversificazione europea fuori dall’euro, è uno strumento solido e di qualità; comprata aspettandosi grandi guadagni rapidi, deludera’, perché la Scandinavia offre soprattutto solidita’ e buone aziende, non scommesse esplosive.

8. Replica, costi e alternative

Sul piano tecnico, il fondo adotta una replica fisica a replica totale (compra effettivamente le azioni quotate nelle Borse scandinave), è domiciliato in Irlanda, è UCITS armonizzato ma a distribuzione (stacca un dividendo, di norma annuale). Il costo annuo (TER) è dello 0,30%, ragionevole per un ETF regionale. Il fondo ha buone dimensioni (oltre 1 miliardo di euro) ed è liquido, negoziabile su Borsa Italiana. Segue l’indice MSCI Nordic Countries, che raccoglie le maggiori aziende dei quattro Paesi.

Il fondo è denominato in euro, ma le aziende sottostanti operano e guadagnano in larga parte in corone (svedese, danese, norvegese): l’investitore italiano è quindi esposto all’andamento di queste valute contro l’euro, soprattutto della corona svedese (data la dominanza della Svezia). Solo la quota finlandese è «già in euro». È un’esposizione valutaria da tenere presente, che può incidere — in positivo o in negativo — sul rendimento. Esistono alcune alternative per investire in Scandinavia o nei singoli Paesi (per esempio ETF sulla sola Svezia, o sulla sola Danimarca, o sui Paesi nordici con metodologie diverse), oltre a versioni ad accumulazione di altri emittenti: chi è interessato può confrontarle in base alla composizione geografica, alla politica dei proventi e al peso dei singoli nomi (in particolare di Novo Nordisk). Resta il fatto che, qualunque sia il prodotto, la sostanza dell’investimento «nordico» — qualità, industriali d’eccellenza e una superstar sanitaria — non cambia.

9. Tassazione italiana

Sul piano fiscale, lo Xtrackers MSCI Nordic è un ETF azionario UCITS armonizzato domiciliato in Irlanda: per l’investitore italiano valgono le regole degli ETF azionari, identiche a quelle di un qualunque altro ETF su azioni. Il fatto che investa in Paesi in larga parte fuori dall’euro non cambia nulla dal punto di vista fiscale: cio’ che conta è che sia armonizzato (UCITS), e lo è. Le plusvalenze alla vendita sono tassate al 26%; non si applica il 12,5%, riservato ai titoli di Stato white list.

C’è una particolarita’ legata alla natura distributiva del fondo: ogni dividendo incassato (di norma annuale) è tassato subito al 26%, nell’anno in cui lo ricevi, anche se non vendi la quota. Si perde quindi il vantaggio del differimento d’imposta tipico degli ETF ad accumulazione. Vale poi la consueta asimmetria sulle plusvalenze: il guadagno è «reddito di capitale», la perdita è «reddito diverso» (zainetto fiscale, 4 anni), e i due non si compensano tra loro. La classe ad accumulazione (di altri emittenti) sarebbe più efficiente per chi punta alla pura crescita di lungo periodo.

Un aspetto specifico riguarda la valuta: poiché l’investimento è in larga parte in corone scandinave, l’eventuale effetto di cambio (positivo o negativo) è parte integrante della plusvalenza o della perdita tassata. Sul fronte operativo: con un intermediario italiano in regime amministrato fa tutto la banca (trattiene il 26% su dividendi e plusvalenze, applica il bollo dello 0,2%, senza obblighi dichiarativi); con un broker estero in regime dichiarativo te ne occupi tu, con quadro RW e IVAFE (0,2%), oltre alla gestione del rischio di cambio sulle corone.

Esempio pratico

Un esempio numerico. Investi 10.000 euro in questo ETF. Ogni anno incassi, poniamo, 200 euro di dividendi: su questi paghi subito il 26%, cioè 52 euro l’anno, anche senza vendere (è la differenza con un ETF ad accumulazione). Dopo qualche anno in cui le eccellenti aziende nordiche sono cresciute (magari trainate da Novo Nordisk e dagli industriali), se rivendi a 13.000 euro, sulla plusvalenza di 3.000 euro paghi un altro 26%, cioè 780 euro, non riducibili con minusvalenze pregresse (asimmetria). Attenzione: il risultato finale in euro dipende anche dal cambio delle corone scandinave (soprattutto quella svedese): un loro rafforzamento amplifica il guadagno, un indebolimento lo erode.

Da ricordare: ETF azionario armonizzato: 26% su dividendi E plusvalenze, asimmetria minusvalenze (zainetto 4 anni). A distribuzione → dividendi tassati ogni anno. Occhio al rischio di cambio sulle corone scandinave.

10. Conclusione

Lo Xtrackers MSCI Nordic è lo strumento per investire in una delle regioni più prospere, innovative e «di qualità» del mondo: la Scandinavia (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia). È una scommessa sull’eccellenza: i campioni mondiali dell’ingegneria (Atlas Copco, Sandvik, Volvo, Assa Abloy), la superstar sanitaria Novo Nordisk (i farmaci anti-obesita’), la tecnologia (Spotify, Nokia), le banche solide e le storiche holding familiari (i Wallenberg). È un mercato sviluppato e diversificato su quattro Paesi, con un profilo di buona governance, innovazione e solidita’ che ne fa uno dei più apprezzati al mondo.

Va inteso per quello che è: uno strumento di qualità e solidita’, non un motore di rendimenti esplosivi. Vanno considerati alcuni rischi: la forte dipendenza da Novo Nordisk (diventata così grande da influenzare pesantemente l’indice), la ciclicita’ della componente industriale, e — aspetto importante — il rischio valutario, dato che la regione è quasi tutta fuori dall’euro (l’esposizione principale è alla corona svedese). Ed è un fondo a distribuzione, che tassa i dividendi ogni anno. Sul piano fiscale resta un normale ETF azionario armonizzato (26%, asimmetria). Per capire quanto spazio dare a un tassello di qualità come questo, vale la pena consultare le nostre altre schede o un professionista. La sintesi: la Scandinavia è una scommessa «di qualità» — alcune delle migliori aziende del mondo, in una regione ben governata e fuori dall’euro — da usare con misura come tassello satellite e di diversificazione europea, con la consapevolezza che offre soprattutto solidita’, innovazione e buone aziende, non scommesse esplosive, e con un occhio alla corona svedese e al peso, ormai ingombrante, di Novo Nordisk. È la regione che dimostra come Paesi piccoli, ma ben governati e capaci di innovare, possano produrre un numero straordinario di campioni globali: per chi apprezza la qualità e la cerca anche fuori dai grandi mercati, la Scandinavia è una delle finestre più interessanti che il continente europeo abbia da offrire.

Domande frequenti

Quali Paesi e quali aziende contiene?

I quattro Paesi nordici: Svezia (oltre il 40%, la più grande), Finlandia, Danimarca e Norvegia. Le aziende sono campioni mondiali: industriali d’ingegneria (Atlas Copco, Sandvik, Volvo, Assa Abloy), la farmaceutica Novo Nordisk, la tech (Spotify, Nokia), le banche (Nordea) e le holding familiari (Investor/Wallenberg). Oltre 80 titoli.

Perché' si parla di mercato «di qualità'»?

Perché i Paesi nordici sono noti per istituzioni solide, bassa corruzione, ottima governance aziendale, innovazione e gestione prudente (il «modello nordico»). Le loro aziende sono in media «fatte bene»: solide, affidabili, durature. Non le più esplosive, ma tra le più apprezzate. La qualità, però, si paga (valutazioni non a sconto).

C'e' rischio di cambio?

Sì. La Scandinavia è quasi tutta FUORI dall’euro: solo la Finlandia lo usa. L’esposizione principale è alla corona svedese (data la dominanza della Svezia), oltre alle corone danese e norvegese. Queste valute possono oscillare contro l’euro, incidendo sul rendimento (in positivo o negativo).

Quanto pesa Novo Nordisk?

Molto: è la prima posizione e una delle aziende più preziose d’Europa (grazie ai farmaci anti-obesita’ Ozempic e Wegovy). È diventata così grande da influenzare pesantemente l’indice: un problema sui suoi farmaci avrebbe un impatto sproporzionato. È uno dei rischi specifici di questo ETF (la dipendenza da un solo nome).

Come e' tassato in Italia?

Come un normale ETF azionario armonizzato: dividendi e plusvalenze al 26%, niente 12,5%, asimmetria sulle minusvalenze (zainetto 4 anni). Essendo a distribuzione, i dividendi sono tassati ogni anno. Con broker estero servono RW e IVAFE. Occhio al rischio di cambio sulle corone scandinave.

Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o un invito all’investimento. I dati di prodotto sono tratti da fonti ufficiali alla data indicata e possono variare nel tempo; verifica sempre il factsheet aggiornato e il KIID/KID prima di investire. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Milano · Autore e responsabile editoriale

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